w eo.,solata 169 togliergli di dosso ed allontanare completamente da lui gli spiriti cattivi egli dovrebbe essere almeno entrato in convalescen1'a, gli si porta da mangiare. Ma il poverino, stremato da tanti traslochi e strapazzi subiti nel gravis· simo stato in cui si trova, ·come potrèbbe mangiare? Apre la bocca a ricevere il 1primo boccone, ma è subito preso da un accesso di tosse che -lo getta in un lungo deliquio. È proprio moribondo. Lo stregone però rassicura ' egualmente tutti: dice che il suo sistema è infallibile; che ora gli spiriti cattivi, da lui cosi abilmente ingannati, hanno lasciato il fanciullo il quale per conseguenza deve guarire. È tutta impostura, oppure una vera fede .in secolari 'superstizioni che .fa parlare lo stregone famoso? Non sap,rei dirlo; ma il mio cuore di missionario, come e ·più di ieri, è tocco d'immensa commiserazione per la cieca / ignoranza di questi poveri Akikùiu. Essi vedono, toccano con mano dagli effetti, che l'arte del fattucchiere rion opera i_miracoli aspéttatf; che le promesse superbe d~gli stregoni, ai fatti, si riducono in nulla; eppure · sono sempre pronti a scusarli; ad attribuire a forze estranee e maggiori la causa dell'in· successo. Anche stavolta, malgrado la prov·a recente di ieri, tutti credono nella parola d~llo stregone e si! confortano a vicenda, spiando nel malato i primi segni del miglioramento che si dovrebbe produrre da un momento all'altt:o, per ritornarlo in pochi giorni alla pienezza della primitiva salute. Aspettano il miglioramento e Mociri, sven.uto, non rinviene. Mando in fretta im uomo alla Missione con un biglietto, chiedend9 un cordiale, con cui riesco fiaalmente a far ricuperare i sensi all'infelice tormentato. L'indomani mattina, mentre sono a colazione, arri:va.di corsa un guerriero mandato da Vambogo a pregarmi di andar subito da Mociri, che mi chiama di continuo e piange . perchè vuol vedermi. Vado e lo trovo assai più estenuato di ieri: ··la sana fibra del fan· ci_ufio oppone omai al male l'ultima; debòle ~esistenza . .Dopo tanti giorni dacchè non è più nutrito, il bel corpo del malato, spa· vèntosamente emaciato, non è più che uno · scheletro. Al vedermi il mio Enrico p1ange di nuovo; fa pe_r porgermi la mano, m'a gliene mancano le forze. Mi prega di portarlo alla "Missione, che vuole morire vicino al Padre, giacchè se io lo lascio, qui senza di me, egli ha troppa paura della morte. Lo consolo il meglio possibile; il suo assoluto abbahdono nel Padre mi cbmmuove profondamente. Con alcune pastiglie che ho meco gli addolcisco aiquanto la, bocca, e con buone parole lo tranquillizzo cosi che riesce a prendere un po' di ·sonno. Vambogo pare aver finalmente davvero conosciuto che suo figlio deve morire e che nessuna arte dei suoi stregoni può salvarlo. 'Nella sua medesima profondissima tristezza trova la forza di rassegnarsi, giacchè gli Akikùiu sono in forido molto fatalisti. Ma ecco ancora una cerimonia: si capisce che Mociri è figlio di ·re e non un malato ordi· nario. Lo stregone di casa, o di corte che dir si voglia, il q'tlale serve il gran capo in tutte le piccole occasioni, dopo aver fatto un miscuglio di diverse medicine a me scono· sciute, fa le unzioni all'infermo: pare proprio gli amministri l'Estrema Un'Zione. 'Qnge gli occhi, la bocca, le orecchie ed i piedi del paziente, borbottando sottovoce, tanto che non riesco a c~pire un iota di quello che dice. Il ragazzo intanto non si sveglia dal suo sonno: io devo partire, chiamato dalle mie molte occupazioni, e lo faccio col tiritore. di non trovarlo vivo domani. Dico a Vambogo che, se suo figlio starà per morire, mi mandi a chiamare·, desiderando io di vederlo ancora. Il dì seguante non trovo pili il caro En· rico nel ·villaggio. S~o padre, v~nutomi ad incontrare, mi dice che il figHo, essendo agonizzante, è stato portato nella foresta, onde non avesse colla sua morte ad infettare il villaggio. Guidato da un guerriero, vado tosto dov' ei si trova, a circa un.quarto d'òra di distanza. Il poverino è steso sulla solita coperta sotto poche frasche, che devono ri· pararlo da eventùali intempèrie. Non ha più ' ' . l intorno alcun parente: lo assistono soltanto i due infermieri ed uno ,str~gone. È in istato comatoso: lo chia~~ ma non ~{ode; è troppò
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