· · Ottobre 1906 q ~· p· j'.' A:n.:n.o VIII-N.10 ... ,~:==1 AUGUSTA:: TAURINORUM · l>: ~ r<J. ~~J I{Vo · CONSOLATRIX ET PATRONA . ~ ~ ~~~J!~~ ~ .,.--. ( ... ~r feriodico R.eli~ioso Me11sile ESCE DIREZIONE AL PRlNCIPIO PIAZZA. DELLA CONSOLATA DEL MESE TORINO . Te1 .. 0Ja.O ·-•ea-Di:oo.... I.-OI.IIIL1• N. aa-~~ . . .
OFFERTE per le MISSIONI della CONSOLATA IN AFRICA E PER ABBONAMENTO AL PERIOD'IGO ~ .. -- Rivoli: Vecco Angela, 4 - Cuneo: Giovanna Forneri, 5 - Cherasco: Suore Carmelitane, 5 - Abbadia A.lpina : Famiglia Simondi, 2 - Castelnuovo d'A.sti : Filipello Prassede, 2 - Moncalieri : Roaso Francesco, 2 - Giaveno : Chiampo Giovanni, 2 - Ivrea : Rossi D. Antonio, 2 - Spinetta: Teol. Michele Viotti, 3 - S. Maurizio: Francesco Comandone, 2 - Cumiana : Bardino Catterina, 26 - Piscina: N. N., 3,20; Santiano Luigia, 2 - A.lba : Tarroricta Domenieo, ! - Pancalieri: Emilia Alberti, 2,50 - Rivoli: Borghese Giovanni, 2 - Montaldo T.: Delmastro Mithelina, 2' - Marene : Bellone Maria, 2 - Colonia S. Marco : Giarda Teresa, IO; Maria Bernardi, 2 ; Maria Tosel, 3 - Colonia Bagistero : Albina Trespi, 4 - Saluzzo : Gabriele Bernardino, 5. Ceva: Biestro Domenica, 2 - Pecetto Torinese: Bosio Virginia, 3 - Moncalieri: N. N., 0,25 ; Belley Francesca, l - Buenos A.yres : Ardussi Giuseppe, 10 - Cuorgnè : Giovanni Ponzetti, maestra, 2 - Villanova Solaro: Gattino Valentina, 20 - Saluzzo: Ponso Bartolomeo, 3 - Racconigi : Costamagna Angiolina, l - A.irasca : Colombatto Marghérita, maestra, 2 - Pinerolo: Avv. Balbis, p. g. r., 5-Savoia: Luigi Martel, l - Volpiano: L&UII.ra Margherita, 0,50 - Valdellatorre: Maria ed Angiolina Maru11hi, 2 - Carmagnola: F. F., p. g. r., 25 - Poirino : Maria Bello, per ottenere guari!ione, 5 - Strambino : D. Giovanni Ariano, 2 - Fiano : Benedetto Giuseppina, 3 - Ceretto di Carignano: L. B., p. g. r., lO - Volpiano: Ghiotti Felicita, 5; conte Joffred'o de Baurepos, 30 - Gravellona : Superiora dell'Ospedale, 5 - Borgomanero : Sorelle Bruni, 2 - Biella : Luisa Gallo, 12,50 - Grugliasco : Anglesio Alberto, 5 - Chieri : Tritca Filomena, 2 - Cldiano: N. Alfonsina, 2 - Lombriasco: Campo Vitalina, 2. Torino : Una persona divota, 5 ; Lorea Teresa, 3 ; Prina Giuseppino e Luigina Quirino per ottenere buon risultato negli esami, 2; Garrone Paola, 5 ; Nobil donna Gilda Finardi Ferrari, 5; N. N., riconoscente, 15; Defabiani Domitilla, 2 ; Teresa Mizzoli, 2; Tondini Marianna, 2 ; Coniugi Tacehinardi, 2 ; Coccone CJelia, 2 ; Ernesta Rossetti, 5 ; Roncale Erminia, l, Vignotti Catterina, 2; Bertolina Sera:flna, p. g. r., 5; N. N., 0,50; Maria Passore, invocando grazia, lO; Dedonatis Domenica (offerta mensile), l ; Ferraro Francesco, l; Elda B., nel più bel giorno di sua vita, lO ; ~ar Desolina, 2; Sorelle Garola, 2 ; Maria Giathetti, p. ~. r., 5; Sorelle Martina (off. mens.), 0,50; Bertino (off. mens.), 0,50; Famiglia Colli, 2; Aschieri Antonio, riconoscente, 5; Amateis Seeondina, 2; Gamba Tere!a (off. mens.), 0,50; Mosca Margherita, l. Torino : Carletti Lodovica, 2 ; Mosso Catterina, 5; Gaietti Catterina, 2; Cottolengo Teresa, 2; Rosa Lebolo, 3; A. P. C., 2; Pegurri Catterina, 2; Carolina Nerchiali (off; mens.), l; Saroglia Maria, 3; Lubatti Maria, 3; Rossi Maria, 5; Anna Turletti, 2; Luisa Av.ogadro,5; Colonnetti Prudenza Fasella, 5 ; Adelaide Carletta Asehieri, 2; E. B., 5 ~ Varetto Agnese, l; Amalia Stroppiana, 2; Dott. Achille Marehe11a, 5; Rina Piantanida, 2; Fornaro Catterina, 2; Famiglia Brigando, l; Erminia Emprim GUardini, invocando grazia, 20; Adelaide Porrone, 2,50; Bozzo Presbitero Irene, in ringraziamento, lO; N. N., IO; Seazzola Elisa, 2 e Elisa Bracchi, p. g. r., 5; N. N., 5; N. N., l ; Sorelle Dogliotti, 3; Bonino Giacinta, 2 ; Rossi Giuseppina; 3; Cravella Eugenia, 2; Graglia Giuseppina, l; Maria Dellacà, l; Teresa Ras, p. g. r., 2; Penna Radagonda, !. Azeglio : Cesarina Lova Tos, 2,50 - Cavour : Cerrutti Giuseppe, 2 - Pavia : Dardanelli Teresa, 3 - Villarfocchiardo : Rumiano Clelia, 3 - Biella : Grammo Quinto, 5 - . Polonghera : Piovano Agnese, 0,50 - Cuneo: Teresa Fresia, 2 - S. Waurizio: N. N., 5 - Livorno Toscana: Silvestri Edoardo, 5 - Majflione: Flecchia :Q. Giovanni, mae1tro, 2 - Intra : Imperatori Erminia, 2,50 - S. Sebastiano Po ; Famiglia Birolo Simone, 2 - Luserna: De Canale Luigia, 2 - Grugliasco : Audisio Felicina, 2 - VolTera: Raeca Giuseppe, 2 - None: Chiaverotti Teresa, 2 r Candiolo: Blanda Lucia, p. g. r., 2,50 - Moncalieri : Ravasso Franeesea, l -. S. Mauro Torinese: Casale Luigina, 2- Pine· rolo: Pignatta Giovanni, 2 ; Pagliero Anna, 2 - Forno di Rivara: Bertoldo Luisa, 3 - Montafia : Rossetti Catterina , 2 - ·Mezzenile : T. T. L., l - Rivoli: Battaglia Felicita, 2. S. Margherita : Braganti Clorinda, 2 - Rivarolo C. Bisacca Maria, l - Dogliani : Angela Travaglia, 2 - Giaveno: N. ·N., 2 - Almese: Suppo Maria, 0,50 - Caramagna P.: Teologo Vittorio Bonardi, arciprete, 5 - Savigliano: Maria Bessé, 2: Eugenia ved. Bianco, 2 ; Debenedetti Francesca, 2 - Casalborgone : ~io-
·' / Ottobre 1908 ·~~nsoiata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE ~ - DmEZIONE ~~ eO~M:.A.RIO . j Chiusura delle solenni Commemorazioni Bicentenarie RePIAZZA D[lLA CONSOLATA ~ ligiose nel santuario-basilica della. Consolata-L'assedio e la. battaglia. di Torino nel 1706: Le felici conseguenze della vittoria- Vita di Missione- La messa del Missionario - TORINO Breve relazioni di grazie pervenute alla sa.crestia del san- J tua.rio - Indulgenze a chi visita il santuario nel mese di ottobre- Orario delle'Sacre Funzioni pel mese di ottobre. ( 0/ret'te pet' IIJ llltBBÌO..Ì della co-olata ... A~rica. Chiusura dell~ solenni Commemorazioni Bicentenade Religiose NEL SANTUARIO-BASILICA DELLA CONSOLATA Dal 7 àl 9 settembre, rinfrescando ,le () antiche JDemorie in sentimenti imperi- i turi di religione e di patria, si rivissero nel santuario-basilica della Consolata i memorandi giorni del 1706, in cui rifulse sui nostri avi la potenza della l Vergine Liberatrice, ed essi a Lei sacrarono la loro perenne riconoscenza. A dare alla chiusura .delle religiose ~ commemorazioni bicentenarie maggior lieta circostanza, un segno della memore gratitudine della sua Calabria.' Anche stavolta le sacre, solenni fun- ' zioni ebbero al santuario la nota dominante da ciò che costituisce il celeste, . soavissimo fascino di tutte le feste alla · Consolata: il concorso straordinario dei devoti, il loro schietto, sa:oto entusiasmo ed esemplarissimo contegno: * * * ·maeetà e dec~r~, accettan~o l'invito. del nostro amat1ss1mo Càrdmale ArCive-1 l Fin dalla sera del6 sette~bre, nella chiesa scovo,. convennero· a Torino S. Emidi S. Andrea era_ stata esposta la grande nenza il Cardinale 'Boschi Arcivescovo statua argentea della Consola.ta, sul maghidi Ferrara, e le LL. Eccellenze Monsi- ~ . fico suo trono ornato di trofei guerreschi gnor Valfrè di Bonzo Arci-vescovo di composti di cannoni, mortai rovesciati, proietVercelli e Mons. Morabito Vescovo di ' tili, scudi, alabarde (V. incisione · a pag.147), ·14Heto .che volle dare a Torino, nella . i quali tutti, come gli orifiammi e le ban-
146 Jll· -e" o flS O {a t a . -· ' . \ \ ;diere colla. ·figura. del sole, con fiordalisi e motti diversi,·riproducono esattamente quelli tolti, ~on altro svariato e ricc~ botti~io; dal ca.mp,o gallispanÒ, e dal popolo recati· ai piedi della taumaturga effigie il giorno stesso e l'indomani della vittoria. Spalline e medaglie militari inghirlandavari.o ' la s~atua, . pendenti, a guis:a di festoni, dalla.specie di - arco intorno ad essa. formato da. ricche scolture rappresentanti cornucopie ed angioletti. A completare· il significato e .l'impressione degli ornamenti del trono, all'altare maggiore e.ra.vi il grandiosissimo apparato fatto inte- ~a.mente di ~mori votivi: d_alle le.sene delle .colonnine alle piramidi portanti le lunghe .file'di" ceri ed al palliotto o~igina.lissimo (v ed i incisione a. .pàg. 149). Nessuna ric'chezza. di candelabri d'oro e d'argento massiccio, po· trebbe parlare più vivamente agli intelletti ed' a.i cuori della potenza e tenerezza materna. di Maria. SS. Consolatrice. * * * Il 7 settembre, anniversario della battaglia e della. vittoria, fu -veramente giorno di preghiera. Come già nell'antico di t~rribile e glorioso, i torinesi precedettero d'assai la. luce mattutina. per adire al santuario. Moltissimi s'accostarono alla sacra mensa, specie a.l!a messa. letta. di S. E. il Cardinale _Boschi, ed oltremodo commoventi riuscirono le comunioni oollettive di pii istituti, richiamanti al pensiero quel patriottico, assiduo implora~e l'aiuto di Maria. SS. nel te~po dell'assedio. Il pio pellegrinaggio di devoti, frU: i quali di forestieri giu~ti da ogni parte del Piemonte, continuò per tutta la giornata. alla caratteristica venerazione dell~ statua, ai cui piedi s'andavano accumulando le offerte di ceri e di fiori. L_a. benedizione della sera fu impartita. dall'Arcivescovo di Vercelli, il fortunato parente del B. Sebastiano V_alfre,·· e non passò inosservata nè indifferente la bella. coincidenza. La Schola Cantorum esegui ' .magistralmeii.te un mottetto appositamente composto dal Ìnàestro Pagella. La pia 1'olla si rivers'ò quindi da tutte le porte sul piaz- , .zale, per.ammirare la stupenda illuminazione · della facciata del santuario, fatta a cùra_ del Comitato. Ma in più bella, spirituale'luçe terminò la giornata ;nell'intern~- del' te_mpio già chiuso al pubb)ico: alle 22_1}2 .vi si fece J' Esposizione solenne del SS. Sacramento, · davanti a cui una numerosaaccoltadi membri dell'Associazione per l'adorazion~ nottm;na vegliarono in preghiera fino alla. fùlgid~ 'alba del domani ; mistica vigilia ' d'armi in preparazione alla giornata trionfale ch~ ·doveva essere il giorno sacro alla Na.tività di Maria Santissima. * ' * * L'H settembre, fin dalle 4, ora. . in cui se ne apersero le porte, il santuario il!-cominciò ad essere gremito. Per il rilevante numero di sacerdoti che chiedevano l'onore e lp. gioia di celebrare nel santuario, si ·ebbero in tutto il ,mattino molte messe contemporanee ai· diversi altari. Nè mai cessò intanto la, distribuzione del pane eucaristico: il nostro amatissimo Cardinale Arcivescovo, che celebrò all'a.itare della tàumaturga .immagine alle 7, e- come sempre usa-infra missam volle di sua ·mano fare la comunione generale, dovette infine stanco, ma .più ,ancora consolato, cedere l'ambito 'COmpito ad altri sacerdoti. Alla messa. di S. Eminenza erano convenute le Associazioni éa.ttoliche coi rispettivi vessilli. Alquanto più tardi, con imponente accompagnamento, alla cui testa stavano le Associazioni Operaie della Consolata, si portò la statua della Madonna alla Metropolitana, sontuosamente parata per le grandi funzioni com_memora.tive. ' Alle 10,30 incominciò ivi la. messa solenne -celebrata. da S. Em. il Cardinale Bqschi; dai rispettivi ~seggi assistevano il Cardinale Rich~lmy · e tutti i Vescovi presenti ~ Torino, eccetto Mons. Sp~J-ndre il quale in quell'ora stessa, alla presenza dei . nostri Sovrani e delle Autorità éivili e militari, 'celebrava la. messa. ·alla Madonna di Cam- ,pagna e benediceva l'Ossa.rio. in cui, con cristiano pensiero, furono riuniti 1 resti dei
\ \ Statua argentea della Consolata sul trono adorno di trofei guerreschi del 1706.
148 eof}SO(ata 1\ • l vincitòri e dei vinti rintracciati sotto le cZolle del circostante campo della battaglia. Alla: Metropolitana l'Em.mo Cardinale Ri· chelmy tenne, . infra -4fissam, una splendida allocuzione, x:ievocando .le gloriose mem,òrie della liberazione di Torino e della devozione dei torinesi alla Vergine Consolatrice. * * * Ardentemente aspettata, arrivò infine l'ora. della storica processione, istituita con suo decreto da Vittorio Amedeo. II dopo l'ottenuta grazia·della vittoria. L'anima del nostro popolo, sebbene così profondamente·sincera, sia quando pratica la· sua religioné fra le mura del tempio',,sia quando- come Pietro Micc!lo - compie Ij.ell'ombra i suoi sacrifizi per la ·patria, anzi appunto perchè allora è sincera, sente nei momenti tipici prepotente il bisogno di· dimostrare; di portare alla luce del sole e di effondere in pubblico i suoi santi entusiasmi. La processione riuscì quindi uno . ~i quegli spettacoli - sempre nuovi nella loro antichità ~ che scuotono anche le turbe degl'indifferenti, urtano i tristi e rianimano i buoni, oper~~dÒ come una poderosa; ventata ·vivificatrice, che porta alle anime il mistico ·ossigeno di alte idealità. Il lunghissimo ed ordinatissimo corteo cominciò a sfilare poco dopò le 16 così disposto: i fanciÌllli degli Oratori festivi maschili e femminili; le Associazioni Mariane operaie; gli Jstitutt e le Conf~aternite delia città, le Figlie di Maria delle varie parrocchie di Torino e del suburbio, le cui bianche divise mettono una cosi gaia nota di mistica freschezza nelle processioni in onore di, Maria Santissima, e così bene simboleggiano la purezza di Lei, giglio cpe profuma l'eterna reggia di Dio. I .membri del Comitato esecutivo maschile per le .commemorazioni bicentenarie religiose precedevano immediata· mente le imponenti file del clero, così ordi· nate: Clero regolare; Seminario 'Arcivescovile l Sacerdoti in cotta; ·Parroci fuori di Torino con 1p.ozzetta; Vicari foranei; Parroci suburbani; Parroci della città; Collegiate diocesailè e della SS. Trinità; çapitolo Me· tropolitano. Seguivano Mons. Castrale, Mons. Spandre e Mons. Valfrè di Bonzo Arcivescovo di V.ercelli ; quindi i Cardinali Richelmy e Boschi i qu~li ·precedevano immediatamente l'argentea statU!j. della Consolata. Dietro la medesima veiLivanò i Professori delle Facoltà 'l'eologica e Legale Pontificie, 'nelle loro divise, e numf~rosiss~me Assoc~azioni cattoliche con -bandiere:' La processione percQrse le vie : Venti Settembre, Garibaldi, Consolata e, fa~ta una sosta al santuario dove venne impartita la benedizione col SS. Sacramento, rit9rnò ~Ila Metropolitana. Le fitte ali di cittadini e ·forestieri d'ogni ceto che formavano .una siepe viva lungo t~tto il percorso, te-!}nero un contegno rispettoso; nè si ebhe,a lamen- ·tare alcun aisordine Q spiacevole incidente. Rientrata la processione nella Metropolitana e f~tta l'esposizione .del Santissimo, S.' Em. il Card. Richelmy intonava il solenne l . - Te Deum, ripetuto con grande slancio e commozione indicibile daile _molte migliaia di persone che grt~mivano il tempio e l'intiero piazzale attorno ad. esso. La benedizione solen~e ,del SS. Sacramento impartita dallo stesso Em. Cardinale Richelmy, prima dall'altare e poscia~ stilla spianata davanti alla porta maggiore del duomo, chiuse·sull'imbrunire la grandiosissima funzione,' alla .quale in posti distinti erano presenti : il Sindaco di Torino senatore Secondo Frola , il prefetto comm. Gasperini, il generale Barbieri comandante del Corpo d'Armata, il .generale Ponza di S. Martino generale di P ivisione, il comm. Onnis primo presidente. dèlla Corte di Cassazione. / ** * \ Alle ore 19 - come già nel 1706 l'indo· mani della vittoria - il solenne Te Deum si ripeteva a1 santuario colla Benedizione del SS. impartita da M.r Spandre. Così l'inno solenne di ringraziamento, dopo aver risuonato il ' . giorno innanzi à Superga e poco prima alla Metropolitana, come voce divina soavissima
. - l l Altare maggiore del santuario coll'apparato,.rivestito intieramènte di cuori {l'argfnto• . .
150 ·J.ll ~~OflSOlata ' : eh~ tocca infine il suo più .alto tono e s'in· ' cott,~pa di note 'trionfali; v~ni_v.a ad eccheg-: gi~,re .ai pie~i di quella taumatùrga effigie, d'onde scaturì per i nostri padri la ragione 1 della · gioia che ancora - a due ·secoli di l l di.~tanza - ci allieta e conforta. ; Non vorremmo·ripeterei:. ma come variare le ftaèi; quando il fatto da ksprimere è ~empre identico,·ed in questa identità appunto sta la sua bellezza? Nè la lunga sacra funzione preceqente; nè l'ora già avanzata del giorno; nè:le molteplici attrattive di festeggiamenti d'~ltro genere,· valsero a far. sì che il san·· tuario non fosse letteralmente stipato di popola, come ai 'giorni epici dell'assedio e della viFtoria, implorante e plau~ente alla Ve,rgine Liberatrice. Anche il domani, 9 settembre; continuò per tutta la giornata al santuario il concòrso de~te grandi occasioni di pii torinesi e di for~atieri, di cui certo ben .pochi, anche fra gli ~accorsi a Torino per altri motivi che di religione, vollero privarsi di una visita di coSi alt~ interes;e storico. Dall'alt~ré su cui la 'collocò la ·riconoscenza di Vittorio Amedeo II, l'imagine taumaturga di·Maria SS., circonfusa' di candida luce, ·coronàta di sim-· boliche, fulgide stelle di gemme, pareva so~ridere benigna. Ed intanto - commento . divino a quel celeste sorriso - dai trofei gu~rreschi, ·dai mille e mille cu:ori votivi t dalle fiammelle oranti delle lampade e dei ceri, .dal profumo dei ·fiori profusi intorno ,. so~geva un'onda mistica di ricordi e di spe· ranze che, tutto avvolgendo l'ambiente del tempio, anche H visitatore pr~fano soavemente sforzava 1 ad un tacito assenso di lode e di preghierà; ad una istintiva implorazione di nuove vittorie morali, inéruente, per sè' e per la paìria. Oh, Maria Consolatrice! La stessa preghiera, in questi giorni fecondi ·di rinno\'a• mento, si levò al vostro kono da innumeri labbra di figli devoti. Voi esauditela, a pro 'delle nostre famiglie, delle nostre beìle città, deÙa diletta .nostra Italia,. · · Congratulazioni assai vive ci vennero da molti abbonati .e lettori per il nostro numero di settembre sulla battaglia di Torino, lodandosene specialmente l:a concisione e la chiarezza del racconto, per :'cui ::-' co~e · diver;se persone s~ espressero - « leggendo pareva loro di ~edere coi .propri occhi lo· svolgersi del terribile dramma :. che tanta gioria diede alle armi piemontesi ed ai loro insuperabili duci, protetti da Maria SS: Oons~latrice. Negli articoli ~torici anche stavoltft - come è nostro uso çostante ·_ non abbiamo risparmiato fatica per con· sulta1·~ l'e migliori• opere sull'argomento. Ai benevoli, cui piacque esplicitamente · riconoscerlo, .Presentiamo· i nostri' . ringraziamenti; il loro plauso ci è un p1·ezioso incoraggiamento a nuove migliorie del periodiéo i· a far si che esso accoppii in avvenire se'n}pre meglifJ - negli alti soggetti che tratta ::-- la soda istruzione co)la varietà ed il diletto. L'assedio ela,'b&Uaglia di Torìqu nel 1706 ==~= IX. , Le felici conseguenze ·della vittoria., Lo splendido esito.della grande battaglia del 7. settembre. ì 706, segnava certo per il Piemonte e per la Grande Alleanza un pal;JSO gigantesco verso un faustQ.scioglimenio della guerra in Itali·a~; tuttavia colla liberazione di Torino questò scopo supremo non poteva dirsi a~cora pienamente raggiunto. Pertanto i due principi di Savoia.che ad esso avevano posta l'alta mira, non potevano,,anche per breve ora, posare sui meritati allori. Nella notte stessa seguenté alla,gloriosa giornata, Vittorio Amedeo'ed il principe Eugènio, raccoltisi ·coi capi ·della difesa di 'Torino e coi generali dell'esercito liberatore, avvisavano sul da farsi per' completare 'i frutti imme l.
W. ,e o11so la t a 151. . diati della vittoria, aspettando dagli .eventi il consiglio per le successiVje operazioni contro il nemico. M Gli avanzi dei .vari corpi dell'esercito galIispanQ avendo preso, come si è detto, nella ritirata la via di Francia, con più o mené d'ordine e di ritardo erano giunti nella-notte , a Piossasco per ivi, secondo gli ordini ricevuti, raggrupparsi e muovere su, Pinerolo. Ma, i nostri duci, informati dai rapporti dei loro esploratori, resero loro disastrosissimo · il compimento di questo disegno. Il mattino dell' 8 settembre. due schiere di 500 cavalli .ciascuna; formata la prima di cavalleria dell'esercito alleato, la seconda ·di quella del presidio di ·Torino, si posare in marcia; seguite ,a breve distanza da una_più forte schiera comandata dal generale Langallerie, a:l quale era affidata la direzione dell'inseguimento. La retroguardia nemica oppose in sul subito una gagliarda resistenza ai, primi squadroni dei nostri, spintisi col consueto ardore troppo avanti; ma essendo ip. breve sopraggiunti gli altri reparti ad appoggiarli, i gallispani furono ap.cora una ~olta vinti ~ messi in disprdinata fuga. Incalzati senza tregua_ fino a Pinerolo, essi lasciaroi;J.o sul cammino una moltitudine di ritardatari, che vennero in·parte. uccisi ed in par~e fatti prigionieri. Altri prigionieri / in gran numero fecero pure le milizie del conte.di Sa:J?.tena, ed i contadini levatisi, al colmo dell'eccitazione, contro il vinto nemico che per tanto tempo li aveva torturati con crudeli .angherie, ed enormemente offesi e dannegg~ati distruggendo i raccolti; bruciando villaggi, conventi e chiese. Queste nuove perdite dei gallispani furono calcolate a circa 8500 uomini, che aggiunti ai rimasti morti o prigionierisul campo, fanno salire a ben 15.000 'i soldati perduti per effetto della battaglja di Torino. Quando dopo la medesima il duca d' OrM. leans, dal letto ove giaceva gravementEl feM rito, avev3: ordi_na~o la ritirata del suo,esercito, eri;\ alquanto. riconfortatp dal pensiero di potere forse fra qualche.giorno rid,iscendere in campo e riparar~. la .sconfitta. Ma ben _presto dovette perdere al riguardo ogni speranza. Oltre un'altra considerevole dimi:. , mizione. di forze, la J?.UOVa disde,tta aveva aumenta'to nell'esercito fuggiasco lo SC?mpiglio El lo scoraggiamento; esso inoltre si trovava omai :rpanca.nte degli approvvigionamenti indispensabili a continuare la campagna. Difatti sotto Torino i gallis'paÌli, ip.sieme con un immenso materiale da guerra; àvevano abbandonato · una grande qu~ntità . di viveri, ed enormi· d~positi ne aveva~~:o e_ssi medesimi incendiati e distrutti, specie a Lucento, affinchè non cadessero nelle mani dei nemièi. I generali francesi avevano ere· duto di trovare a, Pinerolo grandi magazzini di viveri, che vi si dicevano fatti ammassare da ~ittorio Amedeo tra~ndoli dalla Savoia;· ma là arrivati dovettero constatare, no~ solo .che-i magazzini n:on esistev~no, ma ~he il paese era ben l11ngi dal poter supplire alla loro mancanza, sicchè._l'esercito si sarebbe in breve trovato senza mezzi di sussistenza. Ques.to cumulo di difficoltà persu!l-se l'Orleans ed i suoi consiglieri che a provvedere sollecitamente al sos~entamento dell'esercito, come a rifornirlo di armi e munizioni, ed insieme a riordinarlo ed a rialzarne il morale abbattuto, era indispensabile portarlo al di là delle Àlpi, e lascia,rgli per · qualche tempo godere la quiete, di cui aveva assoluto bisogno per mettersi in grado di riprendere con efficacia la guerra. ~n conseguenza fu deciso1un movimento cile !l'iniziò il 12 settembr~:. la cavalleria e par.te della fanteria andarono ad accamparsi in Savoia, nel con· tado di Briançon e. fin, sulle rive 4,61 Rodano; mentre l'altra pal,'te della fanteria ri~ mase nelle,gole dell~ Alpl sul vere~~te fran-. case, conservapdo, con piccoli presidii, come posti avanzati Susa e Perps~,~-. , Dopo la battl;loglia Vittorio All;ledeo-.ed il principe Eugenio, ave-ya,no tenuto il· g~osso del loro esercito presso Torino, concedendo , qualche giorno di riposo ai soldati, intanto che spiavano le. m?sse del duca d~ Orleans, per conoscere se intendesse I;ifarsi innanzi. Ma saputo appena ch'egli ripassav;a, inyece, le Alpi, deVberarono di appfo~ttare ,,senza -'
152 Jll ' eof1SO{ata indugio dell'opportunità ?he loro si offriva, per cacciare interamente 'i ga.llispa.ni da.Jl'Ita.lia. settentrionale. ' Essi, oltre la Lombardia, vi occupavano la parte orientale dell'odierno Piemonte con Asti, Alessandria, Tortona, . Casale e Va.- lenza; una gran parte del Modenese con Mirandola e Guastalla, ed ·il marchesato di Finale in Liguria. A difesa di questo vasto territorio stavano circa 30.000 uomini, ma CO!Ii dispersi e frazionati .in. presidi di città e piazze da guerra, che a riunirli Senza danno ed a porta.rli in aperta campagna, di- • sciplina.ti rapidamente ad unità di comando e d'azione, sarebbe occorso il genio di un Napoleone I. Invece, in assenza dell'Orleans e del Vend'òme, la responsabilità del supremo comando ed ii peso .delle vittoriose armi austro-piemontesi veniva a cadere sul ~ecchio governatore ·ai Milano, il principe di Va.udemont, assolutamente incapace d( scostarsi dalle più elementari regole di guerra del tempo, e d'altronde non munito forse di abbastanza ampi poteri per agire a suo senno. Molto a lui superiore per capacità era,· invece, il generale Medavi che il duca d'Orleans, ven~ndo in Piemonte, aveva lasciato a tener testa ai due generali Wetzel e principe di Assia-Casse!, ai quali il principe ' Eugenio aveva dato l'incarico di tenergli aperte le comunicazioni, ·e di facilitare la sua marcia verso Torino con opportune diversioni in Lombardia. Questi però per dissidii scoppiati fra loro, non avevano molto ben corrisposto alla fiducia dell'illustre loro capo, ed il 9 settembre avevano perduta una ab· bastanza importante battaglia presso Ca-· stiglione delle Stiviere. Fortunatamente mentre il :Meda.vi, incoraggiato dai"suoi fortunati successi, già si disponeva a; passare il Po chiudendo ai nostri le comunicazioni col Veneto, giunse la notizia della splendida vittoria di Torino, la quale valse ad arrestare i progressi del' generale gallispano, prima ancora ch_!l i du_!l pr_incipi vincitori gi:nngessero a cambiare anche qui radicalmente lo stato delle ,cose. Essi, fattolo precedere da alcune forti squadre per esplorare il terreno e preparare le mosse, il 13 settembre già mettevano in movimento tutto il loro 86ercito, staccandone· ma.n mano ·piccoli corpi per operare contem- ,poraneamente su punti diversi,, ll 15. Ohi-: vasso ed il 20 settembre Crescentino, cedevano ai generali Kriechbaum e Visconti ; mentre i castelli d'Ivrea e di Bard aprivano le porte al Saint-Remy, incaricato di chiudere la strada dalla Savoia. in valle d'Aosta, ed i cittadini di Novara, sotto le cui mura. s'erano accampati col grosso delle loro forze i due principi, costringevano i 600 gallispani che ne forsnavano il presidio ad arrendersi, salva la libertà. Il 23 settembre l'eaercito passava .il Ticino, non incontrando ostacoli dal generale francese Ohateaumorand, il quale si era suc· cessivamente ritirato dalla Dora Baltea alla Sesia e da questa al Ticino ed altre ; il 26 · il principe Eugenio entrava solennemente in· Milano, padrone della città, .da cui al suo appressarsi s'era allontanato il Vaudemont ritraendosi colle sue schiere verso·Cremona, ma non dal castello, difeso dal vecchio ener· gico generale spagnuolo, marchese di Florida. Vittorio Amedeo II, caduto ammalato, aveva dovutofermarsi con buona scorta sulla destra del Ticino. Lasciato al generale Konigsegg l'incarico di a~sedia.re il èastello di Milano e dato al Daun quello d'investire Pavia, . il grande capitano procedeva col suo corpo d'esercito alla volta dell'Adda, occupando Lodi ed altre piccole terre fortificate poste · sul suo cam· mino. All'Adda sostò due giorni per chiarire quale fondamentò avesse la voce, corsa già. per la seconda volta, che il duca d'Orleans stesse per rivalicare le Alpi. Riconosciutala. falsa, ed avuta invece l'insperata. notizia che iÌ 2 ottobre Pavia, sebbene ben. munita e presidiata era caduta, si portò sotto Pizzi· ghettone, dove lo raggiunse l'augusto suo cugino ristabilitosi in salute. , Finallora i dùe principi, più che'colle armi, avevano vinto col terrore del nome e col- . l'aureola del genio e della vittoria; Pizzighettone fu la prima fortezza che loro resi-
/ llt e o t'l so la t·a stesse valorosamente. Tuttavia il 21 ottobre essa dovette arrendersi a Vittorio Amedeo rimasto ad assediarla; mentrè il principe Eugenio investiva Alessandria, che prese il 1, 7 dello stesso mese. Poi fu la volta di Asti (2 novembre), di Tortona (29) che fece la più strenua difesa; della . cittadella di Casale (6-dicembre), avendo la città capitolato fin dal 15 novembre. Intanto si era-bo pure occupate Mortara, Modena (non · però la sua cittadella) e molti altri luoghi minori, sicchè quando dovette finalmente chiudersi la lunga campagna che nè le pioggia torrenziali e gli eccezionali allagamenti dell'autunno, nè i primi rigori àel verno avevano potttto troncare, ai gallispani non rimanevano se non le cittadelle di Milano e di Modena, le piazze di Valenza, Cremona, Mirandola e Mantova con poche altre terre dei suoi dintorni. Dei circa 11.000 uomini che avevano formate ·le guarnigioni delle città e fortezze da essi perdute, una metà era pri· gioniera, l'altra metà aveva avuta libera uscita. . Nè soltanto in Italia era stata per le due corone di Francia e Spagna disastrosissima la campagna del 1706, ma ~ltresl nelle Fiandre, 'come abbiamo a suo tempo fuggevolmente accennato. Il maresciallo di Ven· dome ivi chiamato dalla. Lombardia, per rialzare le sorti delle armi gallispane dopo la grave sconfitta loro toccata a Ramillies dagli es,erciti della Grande Alleanza, non era riuscito nel suo difficile compito ed· il duca di Marlbourough aveva colà continuato i suoi progressi vittoriosi, come in Italia il principe Eugenio e Vittorio Amedeo. Il 1707, pertanto, arrivava pieno di minaccia per la Francia.: lungi dal potere subito riprendere contro i suoi avversari l'offensiva, essa do· veva ormai pensare a. difendere il suo stesso territorio da:ll'invasiòne. D'altra parte per il duca d'Orleans o per un altro generale francese, il ripassare le Alpi e scendere in Piemonte sotto gli occhi dei due vittoriosi duci sabaudi, oltre che non facile, appariva anche ai phì fiduciosi inutile e tardiva impresa a· salvare le piazze della L'ombardia. rimaste .ancora ai gallispa.ni. Infatti, già il 6 febbraio era caduta la cittadella. di Modena, facendo presagire la sorte prossima delle altre poche fortezze, chiuse d'ogni in· torno dagli austro-piemontesi e nell'impossi· bilità di ricevere pronto socccrso. · In questa. critica. posizione Luigi XIV, facendo nel proprio interesse tacere i sentimenti d'un orgoglio ben naturale in chi era avvezzo a dettar leggi all'Europa, decise di cedere spontaneamente ciò che tra. breve gli sarebbe stato, tolto. Dopo i preliminari negoziati, il 13·marzo tra i plenipotenzia.ri del' governatore di Milano e quelli dei due principi di Savoia si conchiudeva ·un ·accordo, · mediante il qu~le i gallispa.ni st obbligavano·. a sgombrare tutte le città e fortezze che ancora occupavano nell'Italia settentrionale, e gli alleati si impegnavano a permettere all~ guarnigioni gallispane di ritirarsi senza.• molestie in Francia. L'accordo, subito ratificato dalle due parti contraenti, ebbe pronta esecuzione, e nell'aprile 1707 tutta l'Alta Italia fu sgombra da francesi e spagnuoli. Cosi si andavano man mano allargando le conseguenze benefiche della vittoria d{ To· -rino, la quale, ven11ta dopo quella di Ramillies, aveva virtualmente decise le sorti della lunga guerra cominciata fin dal 1701, e che non si chius~ definitivamente che nel1714 coi trattati di Utrecht e di Basilea. Per questi trattati, se la Casa di Savoia cedeva'alla Francia la valle di Barcellonetta' sul versante occidentale delle Alpi, ne aveva in cambio quelle di Pragelato, Fenestrelle, Exilles, Oulx, Cesana e Bardonecchia sul versante orientale, portando da questo lato il confine dei suoi domini fino alla sommità delle Alpi. ID. cambio poi della sua fedeltà alla Grande Alleanza, che in quel momento storico rappresentava la causa della libertà europea, ottenne if Monferrato, le pròvincie di Alessandria, di Lomellina e di Valsesia, e finalmente la sovranità della Sicilia con titolo reale. Quest'ultimo possesso, di capitale i!Ilporta.nza, veniva a sanzionare splendida· mente la grande considerazione e potenza. morale che_da secoli godeva la· monarchia
154 12 eortsolata '- di ~avoia, nel momento stesso in cui, coll'ampliamento dei suoi domini al di qua delle Alpi, e;sa diveniva più italiana. · · C~sì il .piccolo Piemonte ed il suo sovrano uscivano trionfa11ti dalla gigantesca lotta contro lo straniero, e gettavano le basi .di loro futura gr~ndezza, grazie allo spirito di concordia eon, cui avevano operato principe e .popolo, ricchi e poveri, laici ed ecclesia· stici; stretti tu~ti in una grande famiglia spirituale dalla religione cattolica: unica e v.era fonte e custode di quella giustizia e · ' moralità che eleva re e popoli. Faccia Iddio che la commemorazione dei ·gloriosi fatti del 1706, venuta così opportunamente a richiamarci ai ~obili esempi dei 'nostri antenati,-lasci tra noi traccia durature1 e la patria nostra, rinnovata nei vitali, eterni principii, possa raggiungere i fausti destini, a cui i suoi-stupendi progref!si materiali paiono avviarla. · ' ' 'l'f l. l ···'"-'· . ~l'a l'e p.agine dei ·nos~.ri m,ISSIOO.ari sui costumi indigeni _e s~l!a , vita, di apo- -stolico ministero, ne sceghamo .stavolta alcune scritte recent~mente-..dal P. Rodolfo .Bertagna. Queste pagine mentre ci svelano una bella caratteristica degli Akikùiu, cidè lo ·spirito di ;naturale carità fraterna e di solidarietà che regna tra loro; testimoniano purè · dell'affet- - tuosa stima che .essi nutrono pér i' Padri, dell'illimitata fiduCia _posta Ilei me- ' . ;., l I due sentimenti, in apparen~a diver.si, hanno upa r~dice ed un fondo comune, e sono l'uno all'altro legati ç~me causa o effetto : cosa· che i lettori dél per:iodico avranno già forse rilevato in altri scritti dei postri missionari, e .che SÌ bene risulta dal contesto dell~ presente esposi~ione. Ma, senza ult'eriori osservazioni, cediamo ·la parola al P. Bertagna; / Larghe l'Jracc,i(l dell'ospitalità , ko'kuiu - Un l'Jastone dolce - Socialismo ài l'Juona lega -Il Padre arl'Jitro di pac~ tra due nemici irreco11citial'Jili- Kaliokki ed il suo ;falloL'amore alla 'prova de/fuoco àelle rupieCommovente plel'Jiscito- .Elucul'Jrazioni in· ternazionali degli indigeni - Diplomazia j'ortomata - .(l Padre è per noil Il Pa· dre è 1111 akikuiul- Come si completa una somma spaventosa... (?) -Scene di gioia e di riconoscenza. «Molte volte mi è accaduto di osservare in questi èari indigeni un grande spirito di fratellanza che si potrebbe chiamare cri· stiana. L'ospitalità è tra gli Akikùiu pra· ticata sempre - senza eccezioni - con una larghezza ed una cordialità commovepti. Non accade mai che uno si rechi nel villaggio dell'altro, .senza che gli venga offerto da maJlgiarll e, se è· sera, ~nche da dormire; onde spessissimo si vedono ind~vi!i-qi, star~ se.ne due o tre giorni in vill~ggj :ppcp discosti da q~ello dove abitano, ,. mangiando a ufo presso persone di cqnoscenza e riposandovi anche la notte, . ;; « È. ben difficile poi che un , indigeno, anche se è affamato e possessqre di una sola patata, la mangi davanti· ad. un altro .che non ne ha, _senza offrirgliene una pj!,rte. È caratteristico il seguente piccolo.aneddoto. Qualch~ tempo fa lavorava presso .di noi a segar travi un operaio grande e g;rosso, il quale aveva assoluto bisogno di introdurre nel suo stomaco u:n'enorm\J quantità di cibo per mantenersi in forze. Un mattino fui mç>lto stupito nel vederlo presentarsi al lavoro, senza il solito voluminqso sacco delle patate, e pronosticai subito male per il là· voro. Difatti non s'era a mezza mattinata che il poverino si sentiva internamente in· disposto e .si batteva l'anca: alla macchina
mancava il C!J.rbone ~l'opera languiva com- ,passionevolmente.. Arrivò. alfine il mezzodì e con esso. pure un kiondo (sacco indigeno), ma _piccolino piccolino, il quale-per guadagnar tempo ......,.. non fu neanco rovesciato per terra, ma senz'altro sul fuoco, sempre pre.parato. Le patate che il kiondo conteneva bastavano appena per una metà dei denti dell' operaio c~losso; eppure egli non ne mangiò più di due·o tre. E] le altre? Una parte andò ai suoi compagni di lavoro:.e fin qui, dato il costume, nulla di straordinario; ma un'altra parte andò pure in bocca a due oziosi vagàbondi, capitati lì per caso in quel momento e che forse nella stessa mattinata avevano già mangiato - non dic::o pane veh! - ma patate a tradimento in chissà , quanti luoghi, senz'averne pur gu~dagnata la minima parte. Davvero che non potei ·più dimenticare questo fatto, ed oggi ancora· esso mi suggerì un nuovo esperimento fra i miei operai. « Passavo isrezionantlo il loro lavoro, intanto mi succhiavo un pezzo di. canna da· zucche~o, cosa ghiottissima per gli indigeni e che, dico il vero, piaèe anche a me. - « Padre - mi chiese subito uno di loroche hai in mano? - Lo vedi, un kagiogoma . (bastone che hanJ;l.O sempre in mano gli Akikùiu e fa loro da arma ecce,llente)J ri· sposi scherzoso. :...._Già..... e di che albero è? - Oh, bella!. non sai di che albero si fa il , kagiogoma? - Oh, si che 'lo so!· ~ so_pure che nori è bianco come quello che tu hai in mano. - Ma~ vedi, il mio è di un albero speciale, che si lavora così..... E mi misi a tritare la mia canna coi denti. «Scherzato cosi alquanto, dal poco di canna da zucchero che mi rimaneva:- non piu 'di una spanna-tagliai la metà; la diedi all'operaio che m'era più vicino, e feci le viste ' di andarmene. Intanto tenevo d'occhio il pri· vilegiato._. Egli, sebbene ·gli si leggesse in .viso la voglia matta di succhiarsi' avidamente quella leccornia, senza dir parola; dato un morsicone nel pezzetto di canna, lo pàssò tòsto ·al suo vicino e questi ad un altro.... Erano cinque operai, e tutti ebbero la loro 155· parte giusta di quella mezza spanna di kagiogopza dolce. Come volentieri avrei data a ·ciascuno una canna intera, se l'avessi avuta! tanto mi piacque siffatta cordialità e fratellanza. Credo che ogni Akikùiu - senza tante chiacchere - sarebbe in fatto , di socialismo mi~lior maestro di molti tribuni socialisti così generosi a parole.... « Ed il reciproco affettò, la solidarietà che lega fra loro tutti gli Akikùiu, fa si che essi rimangono subito·presi da una certa simpatia per lo straniero che parla il loro linguaggio e segue le loro usanze : simpatia che si in uta poi in reverente ammirazione, in vero e profondo affetto, quando è un bianco, un essere superiore secondo essi che si fa uno dei.loro, non solo. per l'esteriorità, ma per le prove palpabili e costanti che loro dà di interes· samento e di amore. È questa credo - dopo la grazia di Dio- la cagione principale che ci va di più in più guadagnando il cuore di questi buoni indigeni, e rende poco a poco illimitata la _loro fiducia nel missionario e nella sua potenza presso Dio e presso gli uomini, spingendoli ad affidare al Padre la decisione delle cause più importanti; ad attendere da lui la buona riuscita dei più delicati e: difficili, affari. Narrerò a questo proposito due fatti recenti. · «Come tutte le cose buone, lo spirito di fratellanza, di' cui ho fin qui detto, ha le sue deficienze e ~e ~ue eccezioni in. persone, per fortuna abbastanza rare. Ed appunto perchè è r.àro che fra Akikùiu si manchi gravemente contro irmutuo amore e la mutua solidarietà,, le offese sono più sentite e più lungo ne dura il risentimento. Tale fu il caso di due capi assai importanti, fr9: i quali fui chiamato a far da paciere. Essi erano irreconciliabili nemici fin dai primi tempi in cui il governo inglese incominciò ,ad affermarsi nel paese. Ed il motivo era questo: per relazioni fatte al governatore da uno dei due capi, l'altro fu punito dal governo col sequestro 'dì tutti .j suoi buoi e·montoni, sicchè da ricco fu ridotto - non dirò al lastrico che qùi non c'è ombra di lastricati·_ ma alla più squallida \miseria. Non potrei dire.quanta malizia
156 ci fosse stata nell'atto del delatore; certo però le conseguenze ne erano state abbastanz_a terribili per il danneggiato, da spiegare la sua collera contro l'antico collega. L'ira ·è cattiva consigliera, e dalle nuove offese da essa generate era nata l'ostinata ipimicizia. I due non s'erano più detta una parola.; non erano più entrati mai l'uno nel · villaggio dell'altro, nè 'più avevano voluto trovarsi i.nsieme in alcun luogÒ a mangiare il montone od a bere l'ngìoi, la lor bevanda prelibata. « Si ·era già ricorso più volte agli anziani del luogo - a cui solo spetta giudicare delle cause _fra indigeni - ma vani erano stati i loro baoni u:ffizi per indurre i due av:versaqi ad una riconciliazione. Colla grazia di Dio e la benedizione della Consolata, la cosa riuscì a me, sebbene non senza gran fatica. Furono i 'contendenti stessi· che mi vollero giudice fra loro, persuasi l che il Padre, il quale dicono essi - « è qui venuto per il solo bene degli Akikùiu ed è molto 'sapiente e buono», avrebbe equamente deciso del torto e della ragione e messa la pace fra loro. Malgrado le buone dispos~ioni · delle parti verso di me, dovetti - all'usò indigeno - fare un mare di parole, ma alfine la pace fu sinceramente conchiusa. I due, ritornati amici, si strinsero la mano e bevemmo tutti insieme l'ngioi, con loro e mia grandissima soddisfazione. « Il fatto fece molta impressione in paese . e vi ebbe l~rga eco di commenti a mia lod'e, ·procura'ndomi pure un'infinità di visite: visite di complimento, seccanti per le lungaggini di questi inesauribili parlatori e la conseguente Mrdita di tempo, ma pure carissime al cuo~e del missionari~; visite di racqomandazione, migliori ancora per lui, come dirette a provargli la cresciuta fiducia, apregarlo d'inte!essarsi ad altre cause: fra queste, per una importa~tissima, e con felice esito, poco tempo dopo. «Un capo, a nome Kaliokki, il cui grosso villaggio-capitale è ,,posto nelle vicinanzè della stazione ferroviaria di Limùru e della annessa stazione di polizia governativa, colla complicità di un soldato da lui corrotto, aveva tentato di far evadere dalla prigione un indigeno reo di furto. Fatto arrestare e chiamato in giudizio dal Collector, ;Kaliokki fu condannato a 50 .rupie (L. ·85) di ammenda e tre mesi di ·carcere. «La notizia della mancanza e dell'arresto di Kaliokki era venuta subito in confuso a mia cogni~ione; ma l'avvenuto giudizi() e la conseguente condanna non mi furono noti che cinq_ue o sei giorni più tardi, con - altri fatti .che mi commossero profondamente. « Seppi che in meno di due giorni s'era'Il(} raggranellate fra i sudditi e gli amici. di Kaliokki, non solo le 50.rupie dell'indennità, -offerte spontaneamente ed a fondo perduto- ma già altre 30 che si cercava attivamente di portare a 50, nella speranza di ottenere la liberazione di Kaliokki dai tre mesi di carçere, pagando 100 rupie, invece di sole 50. La·dimostrazione era stata stupenda, considerata la povertà degli indigeni ed il pregio in cui tengono una rupia (L.1,70), per guadagnare la quale occorrono loro molte giornate di lavoro, quando sono abbastanza. fortunati di trovarlo presso chi può pagare in ::noneta sonante. Eppure nessuno s'era. rifiutato: chi aveva offerto l'unica rupia pos· seduta, chi due; alcuni capi erano arrivati a poterne dare sei. Pagate le 50 rupie di indennità e raggranellate le altre 30,. una. specie di commissione si era recata ad interpellare il Collector, per sapere se pagando 100 rupie' invece di 50, il prigioniero ·sarebbe stato rimesso in·libertà. Ma avuta in risposta una recisa negativa, la commissione era tornata apportatrice di immensa desolazione. «Fu appunto il giorno di questo smacco, la sera sul cader della notte, che io fui messo a parte di quanto arami stato finallora ad arte nascosto. Ne fui tocco - come dissi - nel cuore, e tutta notte andai sognando Kaliokki prigioniero e l'aggirarsi dei buoni indigeni per liberarlo. Al mattino mi parve che il S~gnore mi desse una buona ispira~ zione ; mi suggerisse di trar ptofì:tto dal · r. fatto che poteva essere una.provvidenza per la Missione - « Predico tuttodì che il Padre ·, ...
1ll eortsolata 157 è venuto per gli Akikùiu, dicevo .tra me, e ~ adesso che tutti questi neri · s'affaticano con un sol animo per Ka.liokki, me ne resterò io con le mani alla. cintola? Se non potrò attenerne la liberazione, almeno vedano gli ~ Akikùiu che son tutto per lòro..... E poi ~ l villa.gj?;io di Ka.liokki, sotto forma di visita. ordinaria., e come s'io ancora. fossi ignaro di ogni cosa. Colà giunto, non mi fu difficile far cadere il discorso su ciò che preoccupava tutti, ed avere una. chiara e minuta. dichiarazione d'ogni particolare: - Perchè, dissi allora., non mi diceste mai nulla. di tutto questo affare? non sono io forse il vostro amico? - Oh, sì..... ma. vedi: chi condannò Ka.liokki è un eur~peÒ, ed il ladro che egli tentò di liberare aveva pure 'rubato ~ad un europeo ·,di 'Na.irobi; perciò noi non osavamo ricorrere a te che sei un europeo, per quanto tu ci voglia. bene. . « Questo timore era giustissimo, dal loro punto di vista.: gli Akikùiu che sono una cosa. sola. fra. }oro di fronte agli stra.niel-i, a.t~ribuiscono agli Europei la. medesima solidarietà. Io risposi tosto: - Cérto io amo gli Europei, ma. amo pure·gli Akikùiu, perchè il Signore comanda. di amare egualmente ·tutti gli uomini come fratelli..... D'altronde non è Ka.liokki il ladro: -egli non rubò all'europeo. Ha. commesso una cattiva azione, ma cer.to 'senza conoscerne la gravità; Kaliokki (Vedi pag. 156) da negativa IÙll P. F. Perlo. chissà? Il Collector, che già conobbi nei cinque mesi di mia dimora a Niere e che sempre mi dì,mostrò stima ed anche affetto, facendomi persino i regali di Natale, forse mi concederà il favore di cambiare la pena. di Kaliokki, contentandosi-d'una indennità. , merita. perciò compatimento ed aiuto, e ·se mi aveste avvertito subito.....: chissà che a quest'ora egli'non fosse già a. casa..... . - Davvero?! davvero?! Tu ti saresti interessato a questo fine? - E perchè no? Ma oramai quel ch'è stato è stato: voi avete fatto malissimo a tacere con me, tuttavia. tenterÒ ancora.; farò tutto il mio possibile. Scriverò o () andrò io a parlare, e chissà..... l « Non mi è possibile descrivere . l'effetto prodotto da questa mia. di~hiarazione in tutto il villaggio, il quale nelle mie parole vedeva., « Questi pensieri mi frullavano per il capo alla rinfus'a., quando, finito il ringraziamento della messa, prendevo il mi~ bastone ed in compagnia d'un uomo fidato mi avviavo· al l non una speranza o u_na promes~a, ma una certezza di sicura e piena assolutoria per il prigioniero. Oh, che bel catechismo feci quel mattino! « Per tutto il villaggio _non rimase più nep· pure un bimbo che no'n mi venisse intorno,
l - J.58 ' al grido che ·dapertutto eccheggiava.: - Il Padre è tutto per noi! Il Padre è uno dei nostri ! Il Padre lil;>ererà Kaliokki ! --=- Mi fer,mai un'or~t; e nel ritorno presi, flell:l;a, parere, informazioni alla st~~:zione ferrov;iari~t. Seppi che il Collr-ctor . era passato di là di· retto ~ Naivasha, d'onde sarebbe ritornato l'indomani. Bent), dissi fra .me, potrò -ve· nirlo. ad incontrare: una parola a bocca è meglio ehe scritta, « Il di seguente ~nfatti . J:I!.i ;recai ad attendere il Collector, ed al E!UO arrivo l'avvicinai èom.e se si trattasse d~incpntro casuale. Per fortuna, stante il caricamento di alcune merci che presentava qualche difficoltà, il treno si fermò in stazione più_dell'ordinario ed· il nostro :colloquio potè cosi prolungarsi. """"" Oh, signor Collector,' come state? - Bene:.. Oh, siete voi, caro P. Bertagna? :_ Si, io, ben fortun~~oto di rivedervi alfine... · Scambiati cosi alcuni complimenti in inglese, presi a parlare in francese, per essere meno suggestionato dal mio interlocutore.-Avrei ' un favore a chiedervi, mio. 0ttim() signor Collector, m,a non vorrei abusare della vostra bontà a mio riguardo, ed introdurmi troppo avanti in affari che sono di vostra spettanza.... - Oh, _perchè tanti preamboli, .Padre? Dite, dite pure liberamente e siate certo che, se è possibile .compiacervi, sono tutto per voi; se no, abbiate pazienza.... - Allora, passeggiando su e giù per la stazione con lui, gli lasciai intendere che anche io conoscevo la gravità della colpa di Ka'-· liokki, ma sapevo pure ch'era stata da lui commessa per ignoranza; che del resto egli era un capo animato dalle migliori intenzioni , verso· il governo inglese, e che questo, per conseguenza, ci avrebbe guadagnato "molto più a rimettere in libertà Kaliokki che a. ri- ,tenerlo in carcere, data la grande popolarità di. lui nel paese, il bene ·che tutti gli vo. levano .. , «Dapprima il Collector si mostrò restio ad accondiscendére alla mia domanda: disse che la cosa era impossibile, senza ricorrere al Commissioner a Mombasa. Ma poi, aÌle replicate mie asserzioni che il gòverno avrebbe o acquistato assai nel cuore di questi neri, ac· contentandosi di . un'indennità e liberando il capo, parve arrendersi: mi promise, che avr'ebbe parlato coh Kaliokki e poi mi avrebbe subito data una risposta definitiva. Ci lasciammo così al fischio della locomotiva, colla. intes~ che, per non incomodarlo di troppo, avrei mandato io un uomo a prendere la ri~ l sposta. «Ed infatti la sera stes'sa inviai da lui un bravo suddito di Kaliokki, latore di una mia umile supplica per iscritto, nella quale descrivevo vivamente il plebiscito avvenuto per la liberazione del capo prigioniero. Forse fui imprudente, 'ma che? Il cuore mi diceva cosi, e cosi feéi. La risposta mi giunse l'indomani sera, me.ctre un mondo di gente era alla Missione in ansiosa 1 attesa, come del resto lo ero io stesso.. Aprii in fretta la let- . tera del Collector ed alle, prime parole di essa: « Acconsento a rimettere in libertà Kaliokki, mediante un ammenda» ....:_mi si allargò il cuore. Dissi commosso : Deo gratias l Sia benedetta la. Co.nsolata! - Si, grazie a 'Dio, ed a Maria.· Consolatrice · che aveva · 'presso di Lui perorato per una causa che mi stava molto a cuoté, a~teso il bene che ne ridonderà alle anime. Anche le buone Suore avevano pregato molto1 aiutandomi ad ottenere quanto io non speravo che da una grazia del. Cielo. Non ~ quindi a dirsi quanta gioia abbiano provato in cuore esse, che al pari, di tenere madri amano questi . poveri neri. «Chi però fu veramente fuori di sè per la gioia, fu tutto quel mondo d'indigeni che era con me in attesa .della risposta. Tutti parevano impazziti per la contentezz_a,, e, se avessero osato, avrebbero ·fatto qualche cosa di più che il prendermi amorosamente per mano e trascinarmi uno di qua e l'altro di là, pregandomi, scongiurandomi che andassi alle loro case a bere un po' d'ngioi, un po' d'ociuro~ - Il Padre è proprio per noi! Il Padre è proprio un akikùiu! Il Padre è il più grande, il più potente di tutti! ecc., ecc.... Tali le acclamazioni che risuonarono altamente e lungamente alla ~issione, e poi fel ' '
cero eccheggiare le colline all'intorno, mentre i radunati si disperdevano per ritornare ài loro villaggi, meglio che non le gazzette, diffondendovi la lieta notizia della prossima liberazione. di Kaliokki, insieme con }e mie lodi. ·«La libertà sarebbe però data àl capo prigioniero solt.anto contro 100 rupie 'di alll-· manda, .che unite alle 50 d'indennità, som· mavano a 150: .somma spaventosa per questi .poveri neri. 'Illato~e della risposta col quale m'era riuscito impossibile parlare tra' l'esplosione dell'immensa, irrefranabile esultanza, · venne a trovarmi il seguente mattino di buon'ora per oonferire meco. Mi portò i ringraziamenti senza fine di Kaliokki, della sua capita~, di tutti, i 1quali ad ~n·a sola voce andavano dicendo:« Ecco,"Kaliokki ha fatti? tanto per gli europei della stazione e del governo e pochissimo per il ~adre, il quale, ricco come è, non ha bisogno delle nostre grazie..... Ebbene nessuno fuori di lui fece e poteva far tanto per Kaliokki..... Il · Padre dunque è nostro, e noi siamo suoi, tutti suoi..... ecc.:.. S'intavolò quindi la questione delle rupie. Veramente sarebbe stata mia intenzione ottenere ancora che Ka:liokki venisse a casa, e pagasse poi entro un certo lasso di tempo.. Ma il nero, quando è entusiasmato, nçn conosce più limiti; non intende più ragioni e bisogna !asciarlo' fare. Mi disse perciò quell'uomo: «Senti 110 ritpìe sono già pron~, chè non lasciammo mai di collèttare da ogni parte, e tutti danno, perchè tutti vogliono bene a Kaliokki;' qualcosa ancora possiamo ricavare da alcuni ,capi e ' qualcosa ci impresterai tu; non è vero! Noi ti métteremo nelle mani i buoi ed i montoni di Kaliokki, e tu aggiusterai poi tùtto con lui :.. - Non rifiutai certo di imprestare quanto avrei regalato senz'alt.ro, se ne fossi stato padrone. « ·n giorno stesso, con mia.grande conso- )aziÒne, Kaliokki tornò .a casa versò sera, e mi mandò con tutta premura un uomo fidato a portarmi infiniti ringraziamenti e ad annunziarmi che l'indomani, terminata appena un sacrificio a Dio, sarebbe venuto a visi159 tarmi · con tutta la sua gente. Infatti egli arrivò alla Missione verso. il mezzogiorno con •un nobiie accompagnamento di guerderi e di anziani, e seguito <fa una turba di affezionati curiosi. Mi venne incontro COI). lo slancio di un tenero figlio che riveda dopo ·. lunga .a.s~enza i} padre SU,O: n?n Ì'~~niva di proclamarmi suo liberatore, ,buono .e potente, di protestare·che lui, la suà r0ba e la sua gente, tutto era mio! - I miei occhi.erano bagnati di lagrime e tutti i presenti profondamente emozionati anch'essi, facevano ·eco alle· P.Ìl.rol6, -de}: capo': Dopo quelle di Kaliokki, mi toccarono le strette di mano, i complimenli e le' benedizioni .del nobile e poi del'plebeo suo ~eguito. E quanto ora si , lodì e si parli bene dél Padre, per l'azione da lui compiuta, non .è facile a dirsi. Voglia il Signore che si possa trarne molto bene, a suo onore e gloria· ed a salute dei poveri Akikùiu!:. P. R. BERTAGN~ A q~antz' cl mandano offerte o te portano in sacrestia /accz'amo viva raccomandazz'onè di vlJier indicare ogni volta se esse sono pe'/ santuario oppure per te missioni della Consolata z'n A/rica. LA MESSA DEL MISSIONARIO Molte persone ci chiedono se possiamo assumerci la sollecita celebrazione di messe, specialmente per legati di defunii, anniversari e simili. Per l'incremento che va prendendo l'Istituto della Consolata per le missioni estere, vi si trova sempre un certo numero di giovani sacerdoti disposti ad applicare la loro messa s~condo le intenzioni di pii offerenti; lo stesso dicasi dei sacerdoti mis!?ionari che già. faticano nelle nostre stazioni di missione in Africa. A questo proposito faremo osservare che chi offre l'elemosina per una messa da celebrarsi dai missionari, concorrendo alla propagazio:r;~.e della Fede, con una sola opéra fa due atti di sommo gradimento a Dio, nel tempo stesso che assicura a sè, od ai suoi defunti, ·più abbondanti i frutti del Santo Sacrificio. La messa ha un valore sostandAle invari.àbile, che deriva dalla Vittima augusta. offerta all'Eternp Padre; ha poi un valore accidentale che dipende da varie circostanze, principali ra cui la bont& di vita del sacer-
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