Missioni Consolata - Ottobre 1906

mancava il C!J.rbone ~l'opera languiva com- ,passionevolmente.. Arrivò. alfine il mezzodì e con esso. pure un kiondo (sacco indigeno), ma _piccolino piccolino, il quale-per guadagnar tempo ......,.. non fu neanco rovesciato per terra, ma senz'altro sul fuoco, sempre pre.parato. Le patate che il kiondo conteneva bastavano appena per una metà dei denti dell' operaio c~losso; eppure egli non ne mangiò più di due·o tre. E] le altre? Una parte andò ai suoi compagni di lavoro:.e fin qui, dato il costume, nulla di straordinario; ma un'altra parte andò pure in bocca a due oziosi vagàbondi, capitati lì per caso in quel momento e che forse nella stessa mattinata avevano già mangiato - non dic::o pane veh! - ma patate a tradimento in chissà , quanti luoghi, senz'averne pur gu~dagnata la minima parte. Davvero che non potei ·più dimenticare questo fatto, ed oggi ancora· esso mi suggerì un nuovo esperimento fra i miei operai. « Passavo isrezionantlo il loro lavoro, intanto mi succhiavo un pezzo di. canna da· zucche~o, cosa ghiottissima per gli indigeni e che, dico il vero, piaèe anche a me. - « Padre - mi chiese subito uno di loroche hai in mano? - Lo vedi, un kagiogoma . (bastone che hanJ;l.O sempre in mano gli Akikùiu e fa loro da arma ecce,llente)J ri· sposi scherzoso. :...._Già..... e di che albero è? - Oh, bella!. non sai di che albero si fa il , kagiogoma? - Oh, si che 'lo so!· ~ so_pure che nori è bianco come quello che tu hai in mano. - Ma~ vedi, il mio è di un albero speciale, che si lavora così..... E mi misi a tritare la mia canna coi denti. «Scherzato cosi alquanto, dal poco di canna da zucchero che mi rimaneva:- non piu 'di una spanna-tagliai la metà; la diedi all'operaio che m'era più vicino, e feci le viste ' di andarmene. Intanto tenevo d'occhio il pri· vilegiato._. Egli, sebbene ·gli si leggesse in .viso la voglia matta di succhiarsi' avidamente quella leccornia, senza dir parola; dato un morsicone nel pezzetto di canna, lo pàssò tòsto ·al suo vicino e questi ad un altro.... Erano cinque operai, e tutti ebbero la loro 155· parte giusta di quella mezza spanna di kagiogopza dolce. Come volentieri avrei data a ·ciascuno una canna intera, se l'avessi avuta! tanto mi piacque siffatta cordialità e fratellanza. Credo che ogni Akikùiu - senza tante chiacchere - sarebbe in fatto , di socialismo mi~lior maestro di molti tribuni socialisti così generosi a parole.... « Ed il reciproco affettò, la solidarietà che lega fra loro tutti gli Akikùiu, fa si che essi rimangono subito·presi da una certa simpatia per lo straniero che parla il loro linguaggio e segue le loro usanze : simpatia che si in uta poi in reverente ammirazione, in vero e profondo affetto, quando è un bianco, un essere superiore secondo essi che si fa uno dei.loro, non solo. per l'esteriorità, ma per le prove palpabili e costanti che loro dà di interes· samento e di amore. È questa credo - dopo la grazia di Dio- la cagione principale che ci va di più in più guadagnando il cuore di questi buoni indigeni, e rende poco a poco illimitata la _loro fiducia nel missionario e nella sua potenza presso Dio e presso gli uomini, spingendoli ad affidare al Padre la decisione delle cause più importanti; ad attendere da lui la buona riuscita dei più delicati e: difficili, affari. Narrerò a questo proposito due fatti recenti. · «Come tutte le cose buone, lo spirito di fratellanza, di' cui ho fin qui detto, ha le sue deficienze e ~e ~ue eccezioni in. persone, per fortuna abbastanza rare. Ed appunto perchè è r.àro che fra Akikùiu si manchi gravemente contro irmutuo amore e la mutua solidarietà,, le offese sono più sentite e più lungo ne dura il risentimento. Tale fu il caso di due capi assai importanti, fr9: i quali fui chiamato a far da paciere. Essi erano irreconciliabili nemici fin dai primi tempi in cui il governo inglese incominciò ,ad affermarsi nel paese. Ed il motivo era questo: per relazioni fatte al governatore da uno dei due capi, l'altro fu punito dal governo col sequestro 'dì tutti .j suoi buoi e·montoni, sicchè da ricco fu ridotto - non dirò al lastrico che qùi non c'è ombra di lastricati·_ ma alla più squallida \miseria. Non potrei dire.quanta malizia

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=