Missioni Consolata - Ottobre 1906

154 12 eortsolata '- di ~avoia, nel momento stesso in cui, coll'ampliamento dei suoi domini al di qua delle Alpi, e;sa diveniva più italiana. · · C~sì il .piccolo Piemonte ed il suo sovrano uscivano trionfa11ti dalla gigantesca lotta contro lo straniero, e gettavano le basi .di loro futura gr~ndezza, grazie allo spirito di concordia eon, cui avevano operato principe e .popolo, ricchi e poveri, laici ed ecclesia· stici; stretti tu~ti in una grande famiglia spirituale dalla religione cattolica: unica e v.era fonte e custode di quella giustizia e · ' moralità che eleva re e popoli. Faccia Iddio che la commemorazione dei ·gloriosi fatti del 1706, venuta così opportunamente a richiamarci ai ~obili esempi dei 'nostri antenati,-lasci tra noi traccia durature1 e la patria nostra, rinnovata nei vitali, eterni principii, possa raggiungere i fausti destini, a cui i suoi-stupendi progref!si materiali paiono avviarla. · ' ' 'l'f l. l ···'"-'· . ~l'a l'e p.agine dei ·nos~.ri m,ISSIOO.ari sui costumi indigeni _e s~l!a , vita, di apo- -stolico ministero, ne sceghamo .stavolta alcune scritte recent~mente-..dal P. Rodolfo .Bertagna. Queste pagine mentre ci svelano una bella caratteristica degli Akikùiu, cidè lo ·spirito di ;naturale carità fraterna e di solidarietà che regna tra loro; testimoniano purè · dell'affet- - tuosa stima che .essi nutrono pér i' Padri, dell'illimitata fiduCia _posta Ilei me- ' . ;., l I due sentimenti, in apparen~a diver.si, hanno upa r~dice ed un fondo comune, e sono l'uno all'altro legati ç~me causa o effetto : cosa· che i lettori dél per:iodico avranno già forse rilevato in altri scritti dei postri missionari, e .che SÌ bene risulta dal contesto dell~ presente esposi~ione. Ma, senza ult'eriori osservazioni, cediamo ·la parola al P. Bertagna; / Larghe l'Jracc,i(l dell'ospitalità , ko'kuiu - Un l'Jastone dolce - Socialismo ài l'Juona lega -Il Padre arl'Jitro di pac~ tra due nemici irreco11citial'Jili- Kaliokki ed il suo ;falloL'amore alla 'prova de/fuoco àelle rupieCommovente plel'Jiscito- .Elucul'Jrazioni in· ternazionali degli indigeni - Diplomazia j'ortomata - .(l Padre è per noil Il Pa· dre è 1111 akikuiul- Come si completa una somma spaventosa... (?) -Scene di gioia e di riconoscenza. «Molte volte mi è accaduto di osservare in questi èari indigeni un grande spirito di fratellanza che si potrebbe chiamare cri· stiana. L'ospitalità è tra gli Akikùiu pra· ticata sempre - senza eccezioni - con una larghezza ed una cordialità commovepti. Non accade mai che uno si rechi nel villaggio dell'altro, .senza che gli venga offerto da maJlgiarll e, se è· sera, ~nche da dormire; onde spessissimo si vedono ind~vi!i-qi, star~ se.ne due o tre giorni in vill~ggj :ppcp discosti da q~ello dove abitano, ,. mangiando a ufo presso persone di cqnoscenza e riposandovi anche la notte, . ;; « È. ben difficile poi che un , indigeno, anche se è affamato e possessqre di una sola patata, la mangi davanti· ad. un altro .che non ne ha, _senza offrirgliene una pj!,rte. È caratteristico il seguente piccolo.aneddoto. Qualch~ tempo fa lavorava presso .di noi a segar travi un operaio grande e g;rosso, il quale aveva assoluto bisogno di introdurre nel suo stomaco u:n'enorm\J quantità di cibo per mantenersi in forze. Un mattino fui mç>lto stupito nel vederlo presentarsi al lavoro, senza il solito voluminqso sacco delle patate, e pronosticai subito male per il là· voro. Difatti non s'era a mezza mattinata che il poverino si sentiva internamente in· disposto e .si batteva l'anca: alla macchina

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