Missioni Consolata - Ottobre 1906

152 Jll ' eof1SO{ata indugio dell'opportunità ?he loro si offriva, per cacciare interamente 'i ga.llispa.ni da.Jl'Ita.lia. settentrionale. ' Essi, oltre la Lombardia, vi occupavano la parte orientale dell'odierno Piemonte con Asti, Alessandria, Tortona, . Casale e Va.- lenza; una gran parte del Modenese con Mirandola e Guastalla, ed ·il marchesato di Finale in Liguria. A difesa di questo vasto territorio stavano circa 30.000 uomini, ma CO!Ii dispersi e frazionati .in. presidi di città e piazze da guerra, che a riunirli Senza danno ed a porta.rli in aperta campagna, di- • sciplina.ti rapidamente ad unità di comando e d'azione, sarebbe occorso il genio di un Napoleone I. Invece, in assenza dell'Orleans e del Vend'òme, la responsabilità del supremo comando ed ii peso .delle vittoriose armi austro-piemontesi veniva a cadere sul ~ecchio governatore ·ai Milano, il principe di Va.udemont, assolutamente incapace d( scostarsi dalle più elementari regole di guerra del tempo, e d'altronde non munito forse di abbastanza ampi poteri per agire a suo senno. Molto a lui superiore per capacità era,· invece, il generale Medavi che il duca d'Orleans, ven~ndo in Piemonte, aveva lasciato a tener testa ai due generali Wetzel e principe di Assia-Casse!, ai quali il principe ' Eugenio aveva dato l'incarico di tenergli aperte le comunicazioni, ·e di facilitare la sua marcia verso Torino con opportune diversioni in Lombardia. Questi però per dissidii scoppiati fra loro, non avevano molto ben corrisposto alla fiducia dell'illustre loro capo, ed il 9 settembre avevano perduta una ab· bastanza importante battaglia presso Ca-· stiglione delle Stiviere. Fortunatamente mentre il :Meda.vi, incoraggiato dai"suoi fortunati successi, già si disponeva a; passare il Po chiudendo ai nostri le comunicazioni col Veneto, giunse la notizia della splendida vittoria di Torino, la quale valse ad arrestare i progressi del' generale gallispano, prima ancora ch_!l i du_!l pr_incipi vincitori gi:nngessero a cambiare anche qui radicalmente lo stato delle ,cose. Essi, fattolo precedere da alcune forti squadre per esplorare il terreno e preparare le mosse, il 13 settembre già mettevano in movimento tutto il loro 86ercito, staccandone· ma.n mano ·piccoli corpi per operare contem- ,poraneamente su punti diversi,, ll 15. Ohi-: vasso ed il 20 settembre Crescentino, cedevano ai generali Kriechbaum e Visconti ; mentre i castelli d'Ivrea e di Bard aprivano le porte al Saint-Remy, incaricato di chiudere la strada dalla Savoia. in valle d'Aosta, ed i cittadini di Novara, sotto le cui mura. s'erano accampati col grosso delle loro forze i due principi, costringevano i 600 gallispani che ne forsnavano il presidio ad arrendersi, salva la libertà. Il 23 settembre l'eaercito passava .il Ticino, non incontrando ostacoli dal generale francese Ohateaumorand, il quale si era suc· cessivamente ritirato dalla Dora Baltea alla Sesia e da questa al Ticino ed altre ; il 26 · il principe Eugenio entrava solennemente in· Milano, padrone della città, .da cui al suo appressarsi s'era allontanato il Vaudemont ritraendosi colle sue schiere verso·Cremona, ma non dal castello, difeso dal vecchio ener· gico generale spagnuolo, marchese di Florida. Vittorio Amedeo II, caduto ammalato, aveva dovutofermarsi con buona scorta sulla destra del Ticino. Lasciato al generale Konigsegg l'incarico di a~sedia.re il èastello di Milano e dato al Daun quello d'investire Pavia, . il grande capitano procedeva col suo corpo d'esercito alla volta dell'Adda, occupando Lodi ed altre piccole terre fortificate poste · sul suo cam· mino. All'Adda sostò due giorni per chiarire quale fondamentò avesse la voce, corsa già. per la seconda volta, che il duca d'Orleans stesse per rivalicare le Alpi. Riconosciutala. falsa, ed avuta invece l'insperata. notizia che iÌ 2 ottobre Pavia, sebbene ben. munita e presidiata era caduta, si portò sotto Pizzi· ghettone, dove lo raggiunse l'augusto suo cugino ristabilitosi in salute. , Finallora i dùe principi, più che'colle armi, avevano vinto col terrore del nome e col- . l'aureola del genio e della vittoria; Pizzighettone fu la prima fortezza che loro resi-

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