Missioni Consolata - Settembre 1906

1!1 eot'}solata 135 Questa marcia - al sommo rischiosa come abbiamo detto - era. stata rego~ata con tutte le precauzioni dell'arte militare. Ma esse riuscirono superflue: il nemico che con facilità avrebbe ·potuto contrastarla sboccando in massa dalle linee tra il Po e la Dora, non uscì dal suo 11-tteggiamento passivo e diede appena un debole segno di vita in un inatteso episodio Durante la marcia, i nostri scoprirono avanzarsi sull'opposta sponda della Dora un convoglio nemico, composto di oltre un migliaio di muli e cavalli carichi di munizioni da guerra e di vettovaglie: esso, sotto buona scorta di cavalleria, proveniva da Susa e muoveva su Pianezza. Apprendere la notizia e concepire l'audacissima idea di fare un buon colpo, fu per i due principi di Savoia cosa dello stesso istante. Essi danno tosto gli ordini opportuni. Due schiere della loro cavalleria, bravamente guidate dal generale piemontese Di Monaste· rolo e dal tedesco Falkenstein, guadano in due punti la Dora e piombano sul convoglio in marcia. I cavalieri che lo scortano, sebbene si difendano bravamente, sono sopraffatti e vanno ih rotta: soltanto una piccola parte di essi, fuggendo a briglia sciolta, con un quinto dei quadrupedi giunge a salvamento nel campo francese; circa 200 uomini sono fatti prigionieri e 500 muli catturati: il resto della spedizione, confuso e smarrito, cerca rifugio nel castello di Pianezza I nostri con un rinforzo di cavalleria e di ·granatieri, circondano senz'altro il castello, non impediti da un drappello di 160 gallispani, il quale - data la sua esiguità- pare piuttosto venuto per una dimostrazione che per una lotta. Nella notte poi, scoperto un passaggio ai sotterranei del castello, vi penetrano; ne sorprendono il presidio e parte ne uccidono, parte ne fan prigioniero, impadronendosi di un ricco bottino. La tradizione locale ha associato al brillante episodio guerriero il nome di un'eroina popolana, che fa degno riscontro a Pietro Micca. Si narra che una giovane pianezzese, a nome Maria Bricca, donna di virile coraggio e dal cuore caldo di amor patrio, dopo aver rivelato agli austro-piemontesi l'esistenza dell'entrata sotterranea al castello di Pianezza, si facesse ella stessa guida ai soldati e, brandendo una scure, li precedesse fin nel salone dove gli ufficiali francesi stavano in tutta sicurezza giocando e bevendo in allegra brigata. Il fatto, ricordato da un'iscrizione sul luogo, è indubbiamente vero; mattare che abbia subito nei suoi particolari qualche variante e siasi adornato di qualche abbellimento leggendario. Checchè ne sia, esso sta a dimostrare sempre meglio lo schietto e rude patriottismo piemontese che, cementando la bella unione d'intenti tra sovrano e popolo, fu nella guerra del 1706 un così prezioso elemento di resistenza e di vittoria Il 6 settembre tutto l'esercito austro-piemontese passò senza ostacoli la Dora su ponti . militari ad Alpignano e, volgendo a levante, andò a porre il campo nel tratto designato tra la Stura e la Dora, colla sinistra davanti a Venaria Reale e la destra dirimpetto a Col· legno, preparandosi ad assaltare l'indomani la linea di circonvallazione, che i gallispani -viste le mosse dell'avversario-vi ave· vano frettolosamente innalzata e non peranco ben finita. Il conte di Santena si accostò colle sue truppe alle fortificazioni francesi delle alture, seguito dalle provvigioni che, se gliene veniva il destro, doveva introdurre in Torino. Il Daun, che nel frattempo era stato sempre tenuto al corrente di quanto si operava, per mezzo di fidati emissari e di convenuti segnali dati con fuochi accesi sulla vetta di Superga, fu avvertito di tenersi pronto per l'indomani ad appoggiare con una vigorosa sortita del presidio l'azione dell'esercito liberatore. Il giorno tanto atteso era finalmente giunto, nè senza divino consiglio la campale battaglia era fissata per il 7 settembre, vigilia della Natività di Maria SS.: una delle feste, di cui, a testimonianza della loro riconoscente pietà verso la Madre di Dio, solenni editti di antecessori di Vittorio Amedeo avevano uffi· cialmente stabilita in perpetuo la celebrazione in tutti gli Stati di Casa Savoia. VII. La ·battaglia. AtratfJa delta grande giornata - .L'esercito austro-piemontese si avanea tra la Dora e la Stura - Tre sanguinosissimi assalti alte linee j'ra11cesi - Il duca di Savoia riesce primo a superar/e - (Jttarto vittorioso assalto del pr•'ncipe di Anhalt - Il principe Ji:ttgenr'o sj'onaa le trincee gallispane al centro - Il dttca d'Orlea11s ed il Marsin j'eriti- Ostì11ata resistenza ileirata sinistra gallispana- Sortita delpresidio di Toritto- Il 11emico in piena rotta. a 11 due avversari stavano dunque per decidere d'un colpo in campo aperto la lunga lite,

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