Missioni Consolata - Settembre 1906

130 U. 8ortsolata poste sponde del Po, la Chiesa e la Patria avranno nella forte regione pedemontana un sicuro propugnacolo, e nei suoi abitatori i degni eredi dei grandi e degli umili eroi, meritamente commemorati ed onorati in queste feste bicentenarie. t'assedio B la bat,aglia di Toriqo nel 1706 ~= VI. Arrivo del principe Eugenio e preparativi di battaglia. Il principe E~< genio riordina r esercito imperiale - Geniale BilO piano di marcia per cond11rlo dal lago di Garda;,. Piemo1tte - Fortuna con cui lo esegllisce, sconcertando i capi supremi dell'esercito gallispano di Lombardia - I1tcontro del principe Eugetoio e di Vittorio Amedeo II a Carmagnola - I due principi salgono a Superga per esplorare il campo galtispano - Concertano il loro piano di attacco - Voto di Vittorio Amedeo II - Assalto al castello di Pia11ezza- Maria Bricca. Era finalmente giunta l'ora segnata in Cielo per la liberazione di Torino. Sotto le mura dell'eroica città, ridotta all'estrema distretta, stava per apparire l'uomo pr0vvidenziale, il grande capitano che tra i suoi titoli d'onore ebbe pur quello di Cavaliere della Consolata: il principe Eugenio di SavoiaSoisson. Dopo la sconfitta toccata all'esercito imperiale d'Italia a Calcinato (19 aprile 1706), egli era tornato a riassumerne il supremo comando. Due mesi però gli occorsero per riordinare l'esercito, e coi rinforzi d'uomini e di attrezzi guerreschi giuntigli man mano dalla Germania, metterlo in grado di potersi cimentare con vantaggio contro le forze superiori dell'esercito gallispano di Lombardia, che gli stava di fronte sotto il Vendome. Ma ai primi di luglio il principe Eugenio ha le sue truppe distese dal lago di Garda al basso Adige, ove matura il suo piano strategico e lo eseguisce con tale audace genialità d'azione, che il passaggio attraverso un paese occupato dal nemico è dalla storia registrato come una delle più belle gesta del grande capitano. Senza sgomentarsi sormonta le estese e robuste fortificazioni con cui il Vendome si teneva sicuro di chiudergli il passo; richiamata l'attenzione del nemico sull'Adige medio, passa il fiume più in basso, e colle sue mosse sagaci riesce a gettare il Vendome - buon capitano, ma indeciso per carattere - in tale mare d'incertezze che lo riducono quasi all'inerzia. Approfittando delle medesime, il principe Eugenio varca anche il P o e si dispone ad attraversare la regione emiliana. Il Vendome chiamato in Fiandra, è sostituito dal duca d' Orleans e dal conte mare- . sciallo Ferdinando Marsin, al comando dell'esercito gallispano. Ma il cambiamento non muta la condotta nè la fortuna del principe Eugenio, il quale, continuando nel suo sistema di sconcertare il nemico, lo vede man mano ritirarsi davanti dalle linee del Panaro e dalla Secchia, tanto che in un dato momento gli balena il pensiero di risolvere con una battaglia nel basso Modenese il problema della liberazione di Torino. Ma poi muta pensiero; per meglio assecurarsi la marcia in avanti espugna Carpi e Reggio fortificate e presidiate dal nemico, ed il 19 agosto giunge a Cadeo, a soli 10 chilometri da Piacenza. Qui da messi di Vittorio Amedeo riceve comunicazione della lettera, datata 13 agosto, con cui il Daun chiede se non sia il caso di arrendersi, data la penuria di polvere nella piazza assediata. Il principe Eugenio risponde al cugino ed al Daun colle più incoraggianti parole, conchiudendo « Io marcierò giorno e notte ». E da par suo tiene la parola. Facendo percorrere ai suoi soldati, sotto il sollione e l'arsura, trenta e più chilometri al giorno, avanza rapidamente, e non incontrando nella gola di Stradella la resistenza che supponeva dovergli ivi essere fatta dalle forze dell' Orleans o da quelle del La Feuillade, il 23-24 l'esercito imperiale si raduna a Voghera; il 26 transita audacemente tra le due fortezze di Alessandria e Tortona tenute dal nemico; nei due giorni seguenti varca la Bormida ed il Tanaro ed entra in territorio piemontese per un ponte militare, fatto gettare all'uopo dal duca di Savoia. La sera dello stesso giorno 28 agosto, precedendo le sue truppe, il principe Eugenio si porta a Villanova d'Asti, ove trovata una

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=