Missioni Consolata - Settembre 1906

Jlt eoflSO{ata 143 principe Eugenio, venuto a soccorrere in modo cosi splendido e decisivo Torino. Sulla soglia della cattedrale l'arcivescovo Mons. Vibò vestito dei sacri paramenti pon· ~ificali, attorniato dal Capitolo Metropolitano e da un'eletta accolta di clero, stava aspettando i due principi vittoriosi. Tra il venerando presule ed il duca di Savoia, per questioni di diritto ecclesiastico, eranvi stati contrasti, non ancora finiti quando il sovrano era uscito di Torino. Ma ciò non aveva menomamente influito sulla patriottica condotta di Mons. Vibò nel tempo dell'assedio, ed il sovrano aveva saputo degnamente apprezzarla; i due si abbracciarono e baciarono col più spontaneo impulso di cordialità, affermando cosi in cospetto di tutto il popolo la comune esultanza per la liberazione di Torino. Mai Te Deum fu cantato da una folla con più slancio, con più concorde e sincero sentimento di riconoscenza a Dio per il ricevuto benefizio. La grandezza di questo- pari a quella del pericolo scampato dalla piazza assediata - era scritta a chiari e terribili caratteri di fuoco sulle fortificazioni di Torino e sul campo di battaglia. «La cittadella sconquassata e sfigurata dai tiri dell'artiglieria; la faccia destra del bastione di S. Maurizio rovesciata; la sinistra del bastione Beato Amedeo distrutta dalla metà in su; la punta della mezzaluna del soccorso demolita e la sua faccia sinistra aperta da due larghe breccia; i parapetti delle controguardie bruciati». Cosi descrive un cronista il tratto più bersagliato dei baluardi ; ma dapertutto le mura di Torino portavano le impronte della rabbia delle artiglierie del La Feuillade che, anche nel tempo -della battaglia, non avevano cessato un furioso quanto oramai inutile fuoco. Dicevano l'accanimento posto dal maresciallo francese per eseguire il borioso suo vanto di voler radere al suolo Torino le batterie ancora cariche puntate contro la cittadella e la città; il terreno sconvolto dalle gallerie francesi di mina; l'immensa rete delle trincee, delle parallele, dei ridotti chiusi nell'ampio circuito delle linee di controvallazione e di circonvallazione. La gravezza del pericolo corso da Torino si poteva altresì misurare dall'ecatombe di vittime umane che aveva costato la sua liberazione. Gli austro-piemontesi, costretti ad affrontare e combattere, stando allo scoperto, un nemico protetto da fortificazioni, avevano g a·vuti uccisi 52 uffiziali, tra cui il Dalmtith, ed un migliaio di soldati e circa 2300 feriti. I gallispani avevano lasciati sul campo dai 1500·ai 2000 morti, non computando gli an-· negati nel Po e nella Dora, e più di 5000 prigionieri, dei quali circa 1800 feriti. Il maresciallo Marsin, colpito a morte, come abbiamo veduto, a fianco del duca d'Orleans, fu ricoverato nella chiesa della Madonna di Campagna convertita in ambulanza, dove morì poi il giorno dopo ed ebbe modesta tomba, segnata. da una iscrizione tuttora conservata. Ma ora il lutto s'era volto in gioia ed in trionfo per Torino. L'immenso campo dal quale per più di tre mesi erano venute alla piazza assediata tante minaccia e tante sofferenze; il campo che s'era stretto intorno alla città come un'orribile morsa di ferro e di fuoco per ridurla alla disperazione ed alla resa, s'apriva ora come una zona opulenta di trofei e di bottino. « Si può dire che i gallispani perdessero quasi tutto ciò che avevano intorno a Torino: 146 cannoni da campo, 50 mortai, un gran numero di bandiere, stendardi, timpani; un intero spedale da campo ; gli accampamenti con tutte le tende; la cancelleria campale con carte di molta importanza; quasi: tutto il traino; i cavalli di 13 reggimenti di dragoni e una massa di altri materiali, compresi moltissimi oggetti di lusso, che gli uffi-· ciali francesi d'alto grado eran soliti di portare in campagna ». Cosi nella autorevole opera : Le campagne del Principe Eugenio. ·. Prima ancora che la vittoria fosse compiuta, il popolo torinese aveva portato al santuario della Consolata tre bandiere tolte ai nemici; la sera stessa del 7 settembre vi furono recati grandi trofei d'armi, di stendardi e d'oggetti guerreschi. Il di 8 settembre poi, si ripetè al santuario la funzione fatta alla vigilia nella metropolitana con un solenne Te Deum. Principe e popolo, dopo rese le dovute grazie all' Onnipotente, sentivano imperioso il bisogno di tributare un tenero, grandioso omaggio di riconoscenza alla Madre di Consolazione, davanti alla cui taumaturga imagine tanto si era pianto e pregato. Ma la gratitudine viva e profonda, che era in tutti gli animi, non poteva appagarsi di una dimostrazione passeggera, per quanto solenne. Perciò il 29 settembre 1706 il Corpo Decurionale della Città di Torino, ad unani-

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