140 Jll 8ortsolata mente cacciata, avrebbe forse potuto togliere ai nostri il vantaggio conseguito. Ma il principe Eugenio vede e misura im· mediatamente il pericolo, e si affretta a colmare la lacuna facendo avanzare altre truppe. Le trincee sono solidamente occupate e son rivolti contro il nemico tre pezzi d'artiglieria da esso abbandonati nell'indietreggiare, sicchè quando i gallispani accorrono impetuosi è troppo tardi. Tuttavia la mischia per respingerli nuovamente è fiera e sanguinosissima; il principe Eugenio ha il cavallo ucciso, mentre poco lungi Vittorio Amedeo pone piede a terra colle sue Guardie a fine di far meglio argine alla furia dell'avversario, che infine viene definitivamente respinto. Da questo punto le sorti della giornata volgono rapidamente a sfavore dei gallispani. Invano essi cercano di rifar testa presso la Madonna di Campagna, cogli aiuti di fanti e cavalli mandati in tutta fretta dalle opposte sponde del Po e della Dora, dai corpi Albergotti e La Feuillade. Coll'ala sinistra. degli austro-piemontesi il duca di Savoia incalza il nemico; al centro sotto il principe Eugenio la cavalleria imperiale irrompe sulle squadre francesi che circondano il duca d' Orlea,ns. Queste pugnano con indicibile valore, ma quando il duca, per ben due volte ferito, è costretto a lasciare il campo ed al suo lato il Marsin cade colpito a morte, la battaglia può dirsi virtualmente vinta dai nostri. Ogni concetto direttivo vi,ene a mancare nel campo gallispano: i varii reggimenti combattono ancora quale più, quale meno bravamente, secondo l'iniziativa dei singoli comandanti; ma lo scoraggiamento, la sfiducia nei proprii generali, che già da lungo tempo serpeggiavano fra le truppe, prendono infine il sopra vvento e lo scompiglio guadagna rapidamente terreno. Solo il principe di Sassonia Gotha coi suoi, lotta ancora duramente per la conquista delle fortificazioni nemiche, le quali già più robuste - come abbiamo detto - verso la Dora ed appoggiate al castello di Lucento, sono ora difese dai dragoni del La Feuillade che, venuti ad ammassarvisi e posto piede a terra, si battono eome leoni. Ma la rotta, che si va facendo sempre più completa, della destra e del centro gallispano, sta per portare infine anche quella dell'ala sinistra. Difatti essa già cominciava a vacillare alle cari~he del nemico che ha di fronte, l[Uando si sente assalir& anche alle spalle. È il glorioso presidio di Torino, s'ceso in campo per avere la sua parte all'onore della.. .. vittoria ornai sicura. Il Daun ed il Caragli<> avevano ininterrottamente seguito lo svolgersi della battaglia dal bastione della Consolata, e giudicando arrivato il momento opportuno, avevano dato il co~venuto segnale alle loro schiere, frementi d'impazienza fin dal mattino. Il piccolo corpo di fanti e cavalli scelto perla sortita, a cui s'era aggiunto una squadra di circa 70 cittadini borghesi, tra gli applausi del popolo aveva varcati i ponti fortificati della Dora nel sobborgo del Pallone, avanzandosi verso la linea di controvallazione. Seguendo le istruzioni ricevute, una parte della cavalleria si era spinta lungo la Dora fino al Parco Vecchio, in buon punto per aiutare il duca di Savoia, corso anch'esso fin là a disperdere alcuni gruppi francesi ed impedire il passo a nuove truppe nemiche che si vedevano scendere dalle alture oltrepò; un'altra parte, movendo in direzione opposta, aveva preso, come s'è visto, alle spalle l'ala sinistra nemica. Il Daun poi, colla fanteria e col cannone, s'era dato a fulminare e disperdere i gruppi del centro e della destra gellispani che retrocedevano dalla pugna, facendo un gran numero di prigionieri. La sortita del presidio di Torino ha dato l'ultimo tracollo alla resistenza dei gallispani. Anche la loro ala sinistra è còstretta ad ab· bandonare le trincee difese con tanta eroica ostinazione, ed insieme col presidio del castello si ritira a mezzogiorno della Dora per i ponti di Lucento, battuti dall'artiglieria dell'Opera a corno e di Porta Susina. Il generale di Saint Fremont, il quale dirige la ritirata, fa quindi rompere i ponti stessi, secondo gli ordini ricevuti dal duca d'Orleans. Ma questo provvedimento, se impedisce agli austro·piemotesi di varcare in quel punto la Dora, facilita loro immensamente lo sbaragliare le ultime schiere gallispane del centro e della destra, che rimangono chiuse tra l'onda incalzante dei nemici da una parte, la Dora, il Po e la cinta di Torino dall'altra. I nostri non lasciano ai vinti alcuna sosta; non posano finchè non li hanno interamente snidati dai numerosi ridotti della linea di controvallazione, e volti in piena e generale fuga.
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