Missioni Consolata - Settembre 1906

138 W eof)SO{ata l'occhio d'aquila del principe Eugenio e del duca di Savoia non era .sfuggita la circostanza della maggiore debolezza delle linee·gallispane verso la Stura, essi, a raddoppiare la facilità di superarle, avevano rinforzata l'ala sinistra con tutti i granatieri dell'esercito. . Analogo a quello·della fanteria, e dietro la medesima, lo schieramento della cavalleria doveva pur essere su due linee: la prima sotto l'alto comando del generale Visconti e del principe di Assia-Darmstadt, la seconda sotto quello del generale Langallerie. Quattro squadroni di usseri costituivano un piccolo corpo a parte. La cavalleria sommava in complesso a 103 squadroni, dei quali 17 piemontesi, ripartiti fra le due linee. I due principi di Savoia tenevano con pari autorità il supremo comando dell'esercito. Ma ecco che iniziato appena l'arrivo e lo schieramento sul campo, il combattimento principiava; e quasi a dare agli austro-piemontesi l'unico monito di cui avessero bisogno: quello, cioè, di moderare il proprio slancio, la Provvidenza permetteva che principiasse con un piccolo loro smacco. L' ala sinistra dell'esercito, avendo pernottato alla Venaria, venne a trovarsi di fronte al nemico alquanto prima dell'ala destra, partita alla stessa ora dai proprii quartieri dirimpetto a Collegno, di due buoni chilometri più lontani. Ed invece di fermarsi, secondo gli ordini, fuori del tiro dei cannoni nemici, trascinata dall'ardore dei componenti, essa si avanzò tanto da trovarsi d'improvviso esposta ad un ben nutrito fuoco d' artiglieria. Ma giova la dura lezione del· l'esperienza: le troppo ardenti truppe ubbidiscono con tanta prontezza al richiamo dei loro ufficiali, che l'errore è tosto riparato ed il piccolo, momentaneo scompiglio sparisce nella unita, magnifica compagine dell' esercito, ogni parte del quale rapidamente arriva e prende il suo posto, spiegandosi in battaglia. Vittorio Amedeo ed il principe Eugenio, seguiti dal loro Stato maggiore, passano a cavallo davanti alle schiere per incoraggiarle e per accertarsi sempre meglio della posizione del nemico; indi ordinano all'artiglieria il fuoco, che tosto prorompe da una forte batteria collocata presso la strada Veneria-Torino, e da altri pezzi disseminati lungo la fronte dell'esercito. Ma il nemico che, stando nei suoi trinceramenti, ha naturalmente potuto impiantare con maggior comodo ed in più gran numero i cannoni, 13ostiene .con vantaggio la lotta. Allora - sono le dieci e mezza - dal comando supremo passa ai rispettivi capi di brigata l'ordine di slanciare la fanteria all'assalto. Tutta la prima linea s'avanza col fucile in ispalla senza sparare, sfidando intrepida il furioso fuoco che apre qua e là vuoti nelle file. Prima a giungere alla linea di circonvallazione è ancora la sinistra, diretta dal duca di Savoia. Precedono i bravi granatieri sotto il colonnello Dalmuth, mirabilmente secondati dai prussiani dell'Anhalt. Ma se gli attaccanti fanno prodigi di valore, non si mostrano da meno i difensori delle linee, i quali non solo riescono a mantenerle intatte contro quel primo, terribile impeto, ma ad un certo punto prendono l'offensiva. Allora una brigata della seconda linea dei nostri è chiamata in rinforzo; mentre dalla sinistra la pugna si estende al centro ed alla destra su tutta la prima linea, di cui entrano man mano in azione le varie brigate. Gli ufficiali ed i comandanti danno l'esempio ai soldati; su tutte però campeggia la figura del principe Eugenio. Tra il turbinare delle armi e degli armati; fra la fitta polvere ed il fumo rosseggiante solcato dai proiettili, egli passa e vola sul suo cavallo dall'una all'alt.ra schiera, a tutte portando nuovo ardore colla presenza e coi rapidi provvedimenti. Invano per la seconda e per la terza volta i nostri tornano all'assalto: la resistenza dei gallispani è ostinata; dal centro, ove sta il duca d'Orleans, si ritenta di prendere l'offensiva. Anche l'ala destra austro-piemontese, per non essere sopraffatta, ha dovuto far avanzare la seconda linea della fanteria. Per qualche tempo, nella varia vicenda dell'accanito combattimento, in cui dall'una e dall'altra parte cadono in gran numero morti e feriti, la sorte delle armi ondeggia incerta. Ma in Torino si prega. Come già Mosè teneva levate le braccia al cielo mentre il suo popolo combatteva, così nella città che aspetta con ansia la liberazione, il padre Sebastiano Valfrè implora presso Dio l'intercessione di Colei che è forte quale esercito schierato in battaglia. Ed a lui si uniscono nella preghiera mille e mille anime pure, fra cui, qual giglio tra i fiori del campo, si estolle la carmelitana Maria degli Angeli, or venerata anch'essa sugli altari. Torino prega; Torino è divota della Madonna, e secondo la profetica parola del Padre 1

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