Agosto 1906 periodico R.eli$ioso Mef)sile ESCI!J DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA TORINO
~~~.. ~ .. ~t, {l_ ~xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx~ ~"\\ ,.~~~~~ t CUJ«td a~.&qeRhl e CH~4de ~ ~ Da persone redidenti fuori Torino ci viene spesso rivolta dimanda lf J se c'incarichiamo di provveder loro dei cuori d'argento o candele da \ accendersi nel santuario. E alla nostra risposta affermativa, ci pas· sano l'incarico inviandoci l'importo. A risparmiare questo doppio disturbo avvertiamo una volta per sempre che la Direzione del pe· riodico (la quale è affatto indipendente dall'Amministrazione del santuario) si assume a favore dei snoi abbonati questo incarico di provveder cuori d'argento e candele, quali rimette alla sacrestia del santuario, procurando che le candele siano immediatamente accese, ed i cuori vengano appesi all'altare dell'Immagine miracolosa. Per comodità dei richiedenti registriamo qui i prezzi dei tipi più ordinari di cuori di argento e di candele votive : Candele bianche: L. 0,10 · 0,15 · 0,20- 0,25- 0,30- 0,40. 0,50 - -~ 0,60 - 0,80 · 1,20 · 1,50 - 1,80. - Torcie: L. 3,10 - 3,60. Candele colorate-miniate: L. 0,20 -0,30 . 0,35 . 0,45 -0,60 -<J,70 - 1,00 - 1,45 . 2,10 - 4,25. Cuori d'argento lisci: L. 0.30 - 0,35 . 0,40- 0,60 -O, 70 -0,90. 1,00 -1,60-2.10 -3,50. - Cuori contornati in filigrana: L. 1,60 ~ - 2,40-3,15 -3,75 -3,90 . 4,20 - 4,90 - 5,50. Cuori racchiusi entro cornici ovali di metallo dorato: L. 0,90. 1,20 - 1,50 · 2,60 · 3,40 -4,70 · 6,10 -7,50 -ecc., ecc. o ULTIMA NOVITÀ CON PROPRIETÀ RISERVATA CARTOLINE ORIGINALI AFRICANE Brttish East Africa 's witd types and customs Abbiamo iniziato questa prima serie con 23 soggetti originalissimi: sono vere fotografie al bromuro tratte da negative prese espressamente per questo scopo tra i selvaggi dell'Africa equatoriale. Prezzo di ogni cartolina L. 0,10 Prezzo della collezione.completa. di 23 soggetti L. 2,10 più cen- .tesimi 15 di porto raccomandato. · A titolo d'esperimento mandiamo la collezione completa in esame contro deposito di L. 2,25 da parte del committente, pronti a riprenderei indietro tutte od in parte le cartoline stesse (se rimandateci in buon stato e con spedizione raccomandata) ed a ritornare al committente il suo deposito, con deduzione delle sole spese postali. Insistiamo sull'avve1·tenza che le spedizioni di queste cartoline siano sempre richieste e fatte raccomandate, perchè quelle spedite senza raccomandazione, molte volte non pervennero al destinatario. Sono soggetti curiosissimi e si capisce la tentazione..... La Direzione non 1·isponde delle spedizioni non raccomandate. ~ ~
~~nsoiata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE ~~~~ J ~ 801.\<I:D<!:.A.RIO 1 DffiEZIONE , • Duca degli Abruzzi al Ruwenzori - Benedizioni delle f ~ prime campane per le Missioni della Consolata - Le camPIAZZA DELLA CONSOLATA pane nella Chiesa _ Campanella africana (inno dei Missionari della Consolata - L'assedio e la battaglia di Torino r TORINO J nel 1706- Indulgenze e chi visit~ H_ santuario.n_el mese di agosto - Orario delle Sacre Funz10m pel mese d1 ag~sto. ~~ ( 01/erte per te missioni della Consolata in A~rioa, etili pubblicate, co:~anto vanta;;::: Il Duna degli Abruzzi al fluweqzori S<:ienza, sui viaggi da lui compiuti al .. \ S. Elia nell'Alaska ed al Polo Nord. E non mancheremo di regalarne un sunto ai i nostri lettori, molti fra i quali sappiamo Si sono pienamente avverati i lieti . aver preso un interessamento vivissimo pronostici da noi fatti ai piedi di Maria alla nuova spedizione del giovane PrinSantissima Consolatrice, sul felice esito cipe, e aversecondate le nostre preghiere della spedizione di S. A. R. il Duca degli ~ alla Consolata affinchè essa fosse da Lei Abruzzi al Ruwenzori nell'Africa equato- benedetta. riale. Il valoroso Principe esploratore Intanto, a nome anche dei nostri abtoccava l'estrema vergine vetta nevosa ~ bonati e lettori, mandiamo a S. A. R. del colosso africano il giorno 18 giu- un plauso vivissimo ed un reverente gno p. p., come egli annunziò con suo saluto di bentornato, più significativo dispaccio del 5 luglio a S. M. il R~ in questo memorando 1906 sacro allfl d'Italia. antiche glorie del nost~o Piemonte. Ci È ·questo il terzo ardimento del Duca l pare che la novella prova dica alto che, degli Abruzzi coronato da piena vittoria. all'occorrenza, i nepoti di Vittorio AmeAncora non ci è dato conoscere a prezzo ·deo II i;>aprebbero ancora e sempre viudi quali nobili fatiche ed attraverso quali ~ cere coll'aiuto di Dio e sotto gli auspici ardue peripezie la cima, rimasta finora di Maria SS., e che ad essi, come inaccessibile, sia stata conquistata. Aspet- ·nel 1706 , non mancherebbero seguaci tiarno una prossima relazione del viaggio degni fra i figli delle forti terre subaleompiuto dalla spedizione tra la sponda l pine, nè la cooperazione cordiale di tutto del Vittoria Nyanza e la grande mon- il loro popolo. tagna; relazione che non sfigurerà certamente vicino a quelle per cura di S. A. --~~r'iJ--- =~= l
114 l' 12 eo.,sòlatci Benedizione delle prime campane PER LE MISSIONI DELLA CONSOLATA ==~=.= Una cara festicciuola. ebbe luògo recentemente .all'Istituto della Consolata per le Missioni Estere: una di quelle festicciuole in cui i grandi e piccoli benefattori di tali Missioni .e quanti da vicino s'interessano ai progressi delle ,medesime si trovano in famiglia. A conferire .tale gentile carattere ' a queste riunioni hanno la loro parte la chiesina raccolta e graziosa come tutto l'ambiente_, dell'Istituto , rispecchiante nella sua forma di austero villino la previdenza del buon padre di famiglia, che nel piccolo e nel modesto getta le solide basi del grande. Motivo e scopo della festa era una ,gioia comune agli intervenuti: la bene- .dizione delle prime campan~ destinate alle Missioni del Kénya nell'Africa equatoriale. All'ora prefissa, le 15, agcolto alla porta dal Can. co Allamano Supe- . riore delle Missioni, fa il suo ingresso nella cappella dell'Istituto l'Eminent. mo Cardinale Ricgelmy, che ha voluto a sè riservata, quale ·compito càro al suo cuore, la consecrazione dèi sacri bronzi. Durante l' .F,:cce sacerdos magnus inappuntabilmente eseguito in musica liturgica da gl.ovani s·acerdoti del Co11vitto della Consolata, Sua Eminenza si prostra al- · l'altare per l'adorazione del SS. Sacra- .mento. Assunti quindi in sacrestia , i sacri paramenti, scende nel cortile-giardino dell'Istituto. Le nuove campane fanno bella mostra dì sè appese a corde graziosamente intrecciate con fiori sotto un padiglione adorno di tappezzerie: esse sono in numero di sette. Gli invitati, assai numerosi, hanno preso posto in seggiole allineate in molte file dirimpetto al. padiglione, ci'onde possono comodamente seguire la funzione. E questa comincia subito a svolgersi nella 'sua mistica maestà, . a ,cui aggiungono una nota ·di. letizia il luogo apèrto, il verde circostante, l'armonium che acéompagna il ' canto di salmi e di altre parti delle pre- . gh.iere liturgiche. Sua Eminenza, infaticabile, recita le lunghe preci di rito, durante le quali più e più volte fa il giro del padiglione a fine di aspergere ciascuna campana coll'acqua benedetta, di .profumarla coll'incènso, di segnarla col sacro crisma e colf'olio santo. L'assistenza ségue colla massima attenzione tutti gli atti dell'augusto conseqrante, così pieni di alto signifi9ato: è emozionante l'atto liturgico per cui le campane una ad una si · fanno passare per la fiàmma viva, si~ bolo di mistica purificazione; quando poi in fine esse vengono tutte insieme suonate a festa, uno spontaneo moto dì santa gioia fa sussultare tutti i cuori, ·e l'irrompere nelle menti di pensieri e visioni lontane iNumidisce più d'un ciglio. Ma bene interpreta ciò che passa nella eletta assistenza un breve e felicissimo •discorso del Ca:t:dinale Arcivescovo, che riassumian;to nei punti sostanziali: « Sia benedetta la divina Provvidenza - dice l'Em.mo -la quale oggi ha voluto che qui si compiesse una così cara funzione, colla benedizione di queste nuove campane destinate a lodar Dio nel centro dell'Africa, chiamando nello stesso tempo al ai Lui culto i popoli che i missionari della Consolata stanno evangelizzando.. · c Noi, così lontani da quelle regioni e coll'ancora imperfetta conoscenza clie abbiamo
Ut (Zof1S01ata 115 dei loro abitanti, non possiamo esattamente. t~apere quello che nella mente e nel cuore dei poveri Africani verrà suscitato dal suono di queste campane. Ma ben possiamo immaginare che per una parte saranno sentimenti di gioia: essi godranno delle armonie che verranno prodotte nell'aria.; dall'altra parte impareranno a conoscere in quei suoni un invito alla preghiera, ai catechismi, all'eser- <lizio della fede cattolica. · «Noi intanto benediciamo il Signore, il quale avendo in questi ultimi tempi rivolto <lon speciale affetto il suo sguardo ai popoli dell'Africa ha disposto che Torino avesse una cosi bella parte alla loro evangelizzaziòne. 'Sappiamo far tesoro di questa grazia di predilezione. È poco qut)llo che noi facciamo coll'offrire queste campane, se pensiamo arie fatiche, ai martirii cui vanno incontro i missionari; ma Dio è cosi buono che ci tien conto del tenue obolo come della più piccola a2ione da noi fatta per dargli gloria, èd a fine di estendere il suo regno. «Noi non possiamo far gim:i.gere la nostra voce a poveri neri Akikùiu, ma faremo loro giungere il suono di queste campane: sarà dunque come se noi stessi li invitassimo alla fede, alla preghiera. Là, nei paesi infedeli, assai più che i~~; mezzo a noi ancora ·regna il demonio, ma dove c'è 'Dio lo spirito maligno non può più nuocere; e noi col suono di queste campane, nelle quali la benedizione infuse una soprannaturale virtù contro il nemico delle anime, tendiamo a distruggere il suo regno nel centro dell'Africa. Oh, queste campane parleranno per coloro che le hanno offerte ai buoni missionari della Consolata; parleranno per Torino, per il Piemonte, per noi. tutti che qui raccolti abbiàmo pregato affinchè esse giungano felicemente a. destinazione e compiano al loro sacro ufficio. «Io mi-rallegro pertanto con quanti hanno preso parte a quèsta pia cerimonia della benedizione delle nuove campane; mi rallegro con tutti i benefattori di questo Istituto, ed in modo speciale coi giovani missionari qui presenti che aspirano al momento di recarsi in Africa, a. vivervi una vita quasi di olocaustct al Signore per la salute dei, popoli infedeli. Noi tutti aiutiamolf colle preghiere, affinchè corrispondano sempre alla santità della loro vocazione; sosteniamoli· con tutti i mezzi a noi possibili, affinchè possano sempre più 'estendere il regno di Dio ed aiùtare i poveri nostri fratelli africani :.. Un temporale che minaccia e che ha già dato ad intervalli un po' di pioggia, obbliga gl'invitati, a lasciare più presto che non avrebbero voluto l'Istituto, tutti . però portano seco una soave, profonda impressione della festà ed un ricordo gentile distribuito all'uscita: la nuova bella immagine della Consolatà d'Africa, ai cui piedi, intorno ad un missionario, sta un riuscitissimo gruppo di neri. * *,* Salvete, o campane·novellamente benedette! Dalla città della Consolata andate all'incantevole plaga africana che Maria SS. .ha conquistata. Il vostro transito per l'oceano immenso ne tenga incatenate le tremende cqllere; sia punzio di gioia e di pace celeste il vostro passaggio attraverso le sconfinate steppe e gli ardenti deserti. Sa:lvetel Per voi avranQo la voce le umili chiesette, o·r mute) sul cui rustico altare già sorride Madre amorosa, già splende mistica stella la divina ·consolatrice. Nelle albe lucide d'uno stranio cielo, di collina. in collina, come di strofa in strofa, voli il vostro giulivo inno a Lei : Ave Maria! - E negli arde~ ti mer,iggi, nei rapidi rp.eravigliosi tramonti sotto l'equatore, il vostro squillo argentino sc~nda alle lussureggianti vallì selvagge, trascorra per le vergini foreste piene di fiori e del mistero di mille vite, e ripeta: Ave Maria! Al novissiJ;Uo salùto, dagli innumeri
116 12 eo.,solata villaggi sepolti tra i banani e le palme, l risponderà tutto un popolo, ieri pagano e barbaro, ogg!levaJ?.tesi in massa verso il cristianesimo e la civiltà. Salvete, o campane novellamente benedette l Nella vertigine del movimento · moderno, possa il vostro suono vittorioso -propagarsi fulmineo d'eco in eco attraverso l'Africa ardente riallacciando le antiche glorie della Cartagine d'Agostino .a quelle della Mombasa di Francesco Zaverio e delle mille località etiopiche percorse dal grande Massaia ! Suonate, o·campane benedette, suonate a distesa, affrettando col vostro richiamo l'avvento dell'unico ovile sotto ~n solo Pastore! ---~Y-~- Iscrizioni poste sulle 7 campane AUG. RICHELMIUS. CARD. ARCHIEP. TAURINENS. SACERDOTIBUS A CONSOLAT. SIBI LECTISSIMIS. IN HONOR. B. M. V. LABIS NESCIAE. AFROR. CONVERS.' VERAMQ. PROSPER. INHIANS D. D. DICAVITQUE AN. DOM. MCMV. Dono di S. Em. il Card. Agostino Richelmy - Arcivescovo di Torino ITE IN DOMUM MATRIS VESTRAE ET INVENIETIS PROVIJ:?ENTIAM DOMI'NI MATER DIVINAE PROVIDENTIAE ORA PRO NOBIS AEMIL. MANACORDA EP. FOSSANENSIS AN. DO. MCMV Dono di S. E. Monsignor E. Manacorda · Vescovo di Fossano L'ASSOCIAZIONE NAZION,ALE OFFRE AI VALOROSI FIGLI DELLA CONSOLATA 15 DICEMBRE 1905 ' Dono dell'Àssociazione Nazionale per.soccorrere i missionari cattolici italiani A SOLIS ORT-U USQUE AD OCCASUM LAUDATE NOMEN DOMINI Dono del Rev.mo Canonico Ferrero Padre della Piccola Casa d. D. P. (Gottolengo) FRATRES AFROS VOOA QUI FILII SINT VIRGINIS FLORUM MATRIS PERAMATAE BRAYDENSES Dono dei Braidesi e del Rev. Priore D. Burzio Gaspare CECILIA DOGLIOTTI COI.:ONGO E FAMIGLIA INVOCANDO LE PREGHIERE DEI MISSIONARI DELLA CONSOLATA OFFRONO 8 DICEMBRE 1905 Dono deUa Sig.a Cecilia Dogliotti-Colongo ANNO XXV AB ELECTIONE CANONICI IOSEPHI ALLAMANO IN RECTOREM SANCTUARII B. M. V. DE CONSOUATIONE IOANNA MARIA ROSSANO OBSERVANTER D. D. DICATQUE DIE II OCTOBRIS AN. DOM. MCMV Dono deUa Sig.na Giovannina M. Rossano. LE CAMpANE JEL~A apiESA L'uso delle campane è antichissimo nella Chiesa. Nei tre primi secoli, costretta_dalla persecuzione a celebrare i sacri riti sulle tombe dei ·martiri nelle Catacombe romane, essa non poteva se non con una segreta parola d'ordine invitarvi i fedeli; ma uscita vittoriosa alla luce del sole dovette servirsi all'uopo di pubblici segnali. Questi furono dapprima dati percotendo con mazzuoli certe sottili assicelle dette legni santi, oppure sco-· tendo solide tabelle ferrate, simili .a quelle ancora in uso nella settimana santa. Cotali strumenti però apparvero rozzi e deboli nella crescente rgloria dei Cristianesimo e nel rapido moltiplicarsi dei suoi seguaci; se ne trovarono allora di più nobili e meglio rif)pon· denti al bisogno: le campane, degne di suçeedere alle storiche trombe d'argento usate come sacri segnali presso il popolo ebreo. Si crede generalmente che le ·prime campane venissero fabbricate nella Campania,. regione d'Italia detta ora Terra di Lavor&, _ove fondevasi il famoso aes ca_~panum, il più
]11 · <Zof1solata 117 pregiato e fine bronzo. Non' si è potuto fin qui accertare se l'inventore delle medesime sia stato S. Paolino vescovo di Nola, come vogliono alcuni, nè stabilire il tempo preciso in cui esse cominciarono a funzionare. Checchè n:e sia, la storia fa menzione delle campane nn dal secolo VI, e da quel punto l'uso se ne andò generalizzando prima in Occidente .e poi in Oriente. Nei secoli X e XI gettaronsi in Italia campane ornate di sigle, di simboli -e di bassorilievi, veri capolavori comprovanti l'eccellenza a cui era giunta l'arte di fond~re il bronzo. Dopo le italiane, che tenevano il primato, le migliori campane si fusero in Francia, in Allemagna .ed in Olanda. Siccome tutto quanto serve al divin culto -deve essere consacrato, fin dai primi tempi fu ordinato che ogni campana, prima che si ponga sul campanile, venga benedetta secondo .l'ordine per ciò stabilito dalla sacra liturgia. A dnre un'idea dell'eccellenza e dell'alto scopo -del sacro rito, basterà riportare·tradotta una delle preghiere della benedizione: « O Dio, - dice il funzionante - che per mezzo di Mosè vostro.servo avete ordinato che fossero fatte trombe d'argento, a:ffinchè mediante il loro suono armonioso il popolo fosse avvisato -di recarsi al sacrifizio e di prepararsi a pre- .gare, fate che questo vaso che si destina alla vostra Chiesa sia santificato dal vostro Spirito Santo, e allorquando verrà percosso e manderà un suono grato e piacevole alle -orecchie del popolo cristiano, la fede ed il fervore d~ lui aumentino di giorno in giorno, , -e le insidie dei suoi nemici, il fracasso della .grandine e degli uragani, i turbini e la violenza delle tempeste rimangano dissipati e siano stornati i funesti effetti del fulmine. :,Raffrenate con la vostra mano onnipotente i nemici della nostra salute, e fate che all'udire quaRta campana essi tremino alla vista -della croce di Gesù Cristo, al nome del quale -ogni ginocchio si piega in cielo, in, terra e ' nell'inferno ... La benedizione dei sacri bronzi viene talora impropriamente chiamata battesimo, perchè a -ciascuna campana si dà' d'ordinario il Ìiome -d'un santo o d'una sa~ta, seèondo una gen· tile e pia usa~za tramandataci dai nostri mag· giori. Lo squillo della campana non deve dunque essere considerato come un semplice suono materiale, più ·o meno armonioso, ma come un sacro segnale dotato di spirituale virtù. Quante volte, difatti, i peccatori più ostinati, i phì superbi increduli non si sentirono irre· sistibilmente spinti al tempio, ai piedi di Gesù sacramentato, dai rintocchi annunzianti il ' sacro sermone, o dal concerto delle.campane sonante a gloria per la messa-della notte di Natale o del fulgido mattino di Pasqua? Il Renan, nella sua troppo celebre Storia del popolo d'Israele in cui cercò di demolire i fondamenti stessi del Cristianesimo, tra altri scatti dell'anima sua rimasta, suo malgrado, cristiana, ha questo strappatogli dal giu· livo suono delle campane di Parigi annunzianti una festa religiosa: « Suonate campane, suonate a distesa! Se quanto io vado dicendo potesse farvi tacere, come io diverrei allora tacito e guardingo! ». Oh, la santa, la potente poesia che si sprigiona dalle vibrazioni sonore dei sacri bronzi! Chi non se l'è sentita scendere in cuore dal bianco campanile del villaggio perduto tra il verde, o dalla storica torre d'una cattedrale sontuosa? Moltissimi fra i più grandi genii, a comin· ciare da Dante per venire ai contemporanei, furono ispirati dal suono delle campane. Ma -cosa altamente significativa! - essi sentirono spontaneo, irrefrepabile prorompere dal loro petto il verso soavè o la prosa alata, non al suono trionfaÌe c che vien giù dai campanili in larghe ondate, in'labili torrenti • ma alliève, argentino squillo del sacro bronzo che _all'alba o al cader del giorno invita i fedeli a. salutare la Madre di Dio. Sono impareggiabili per finezza di cesello e squisitezza di sentimento, che egli stesso confessò spontaneo, alcune terzine del Carducci nella sua ode per la ristorazione della storica chiesuola di Polenta sui colli di Ravenna. Dopo·avednvitato gl'ìtaliani à. render la voce al sacro luogo dove pregò Dante,·dove
.lltl . lo stesso -grande poeta ingiesé Byron, can-I e potente, alle ore del giorno più feconde di tore di Aroldo, benchè protestante, compose delicati pensieri e 'di· interiori impressiòni. · alcune strofe rivolgendosi all'immagine di ' Quando nella serena purezza del cielo un Maria, il Carducci .prosegue: ~ nuovo giorno si leva sulla terra e dice al c , ••••••• , ••• , il campanil risorto malvagio: « Ecco, tu hai ancora una speranza: ' Canti di clivo in clivo alla campagna . t'adopra·oggi a conseguire il regno dei Cieli-., Ave Maria! Ave Maria! Quando sull'aure corre la campana che lieve tintinna pare soggiunL'umil saluto, i piccioli mortali • f gere: « Coraggio! Invoca Maria: ella ti sal- <:Jurv~n la fr9nte, piegano i gioocchi Dante ed Aroldo. verà! ». A chi sul finire di meste, burrascose Tant1è. La Chiesa, sempre provvida e sa- giornate si sente stanco, sfiduciato de}mondo; piante, operò da tenera madre dando ad ogni a chi più vivo e doloroso ricorre in quell'ora tempio la s:ua voce sonora, dolce richiamo ai l il_pensiero dei cari perduti; a chi è straziato giusti' ed' agli erranti. Ma ella fu 'profonda da un'ansia o da uri rimorso, la dolce squilla psioologà assoçiando il ricordo della più pura ripe~e: « Saluta Maria, a Lei ti affida e troe vaga'delle creature, deila Signor:a..più soave &> verai perdono, speranza, verace conforto». ~~====~c~==~==~~~~~~,~~~==~bz=====-~======~ CAIM::PANELLA AFRICANA ' INNO DEI MISSIONARI DELLA CONSOLATA Campanella, i tuoi squilli d'at·gento Come lieti ci suonano al eor, Quando' scorron su l'ali del vento, Quando sembra che parli il Signor! Din, don, don l Se t~ luccichi al sole, Od echeggi di man.e e di sera, Sempre par che una santa preghiera· Lieve lieve si effonda pel ciel: Campanella, recata al lontano Continente che giace oltre mar, Pur sull'orrido suolo africano, Su, i·intocca, ed invita a pregar. Din, don, don! E_ le genti disperse .All'udir quell'insolita voce, Volontieri nel segno di Croce Tempreranno lo spirito anel. Campanellà, sull'erma chiesetta . A. Maria il bell'Ave dirai; E tu, o 'Madre d'amor benedetta, .A.l tuo piè qnegl'ignndi trarrai. Din, don, don! A. Lei dunque accorrete, O fratelli assetati di speme, -Perchè pur nel-camitieo seme Vibra e splende lo spirto i.J.nmortal. .A.l tuo suono tra preci ed osanna Piegheran più. di cento tribù; Sarà tempio ogni loro capanna, Se di fede segnai sarai tu. Din, don, don! , Una santa canzone . S'accompagna alle sqnille festose; So'no figli, son padri, son spose · Che sospiran la gloria ete,·Jml. Torino, Gù<gno 1906. Campanella, se nn giorno il dolore Triste e greve ad alcun scendet·à, Il tuo suono ci -amdi al Signore, Al Signor che le gioie ridà. Din, don, don l Penseremo i Yegliardi Che lasciammo lontani, dolenti, E d'Italia i giardini fiorenti, E le sponde tranquille del Po. Campanella, che fosti _sact·ata Di Torino nei dolci sentier, Dove ride la Vergin beata, Che consola ogni nostro pensier, Din, don, don! rifiorir fa in noi stessi Il desir de' le cose più belle, E la Vergin ricinta di stelle, E la Casa che un dì Ci ospitò. Cam]lanella, frattanto risuona Su le torride piaghe di Cam; Tu di fede e di pace incorona I reietti che al Ciel radduciam. Din, don, don! -Lunge, lunge ricaccia Il negriero a rapina anelante, E la iena di notte ululante. E il l'ion che dattorno ruggì•.. Cau,tpanella, se mai le nostt·e ossa Su quei solchi dovranno perir, Til, pietosa, alla povera fossa Dirai pace e dat·ai nn sospir! Din1 don, don! La tua squilla argentina~ Collaudando di mane e di sem, Ci sarà santamente foriera De la squilla de l'ultimo dì. Avv. CARLO BIANCHETTI.
1!1 eof1SO(ata 119 ' L'assedio e la battaglia di Toriqo l nel 170t\ ~-~~ La prima fase dell'assedio. (Segue art. IV) Il duca di Savoia, infatti, continuava ad essere in ispirito alla testa dei suoi nella piazza assediata ed a sollevarne gli animi colla parola 'scritta e colle gesta, anche quando non gli riusciva di dar loro alcun immediato soccorso materiale. Uscito - co!pe s'è detto - dalla sua capitale il 18 giugno, egli oltre allo scopo principale di sollecitare la venuta di un esercito liberatore, due altri se ne era proposti: di molestare e disturbare il nemico, e di tenere il più lungamente possibile Torino a contatto col territorio ci:t;costante. E nel primo di questi minori·intenti era riuscito al di là delle sue speranze, sebbene in ;modo al tutto diverso da quello da lui divisato. Appena il La Feuillade aveva saputo il duca di Savoia fuori di Torino, ben prevedendo le gravi noie che egli avrebbe. date all'esercito assediante, credette .fare un colpo da maestro cercando di averlo tosto nelle mani. Lasciata perciò provvisoriamente al generale Chamaraude la direzione dell'assedio, egli tolse .di sotto Torino 10.000 uomini, per metà di cavalleria, e con essi si mise suÌle traccia di Vittorio Amedeo. I' limiti imposti a questi· articoli. ci vietano di seguire il duello qi abilità strategica impegnatosi tra i due avversari e finito, quasi lieto presagio, a tutta gloria del più debole per numero di soldati. L'indomito sovrano del bersagliato .Piemonte accarezzò da principio l'idea <l,i approfittare del frazionamento che aveva potuto constatare nelle fo-rze.del nemico, per gettarsi di sorpresa col suo piccolo nerbo di cavalleria nelle linee assedianti e liberare, senz'altri soc, co.rsi, Torir1o. Distolto a fatica dal temerario progetto da supplici lettere del generale Daun a cui aveva chiesto consiglio .e cooperazione, Vittorio Amedeo, col suo piccolo corpo volante .e col favore di popolazioni , fedeli, riuscì a tenere per un mese in iscacco forze più di tre volte superfori alle sue. Sempre sfuggendo a}- l'accanito persegaimento ed alle abili mosse aggiranti del nemico, anzi vincendo talora vere piccole battaglie -come gli avvenne il 7luglio presso S~affarda - egli passò successivamente nei territorii di Cherasco, F,ossano, Cun'eo e Saluzzo e finalmente nelle valli del Pellice, d'onde, spinte auda_cissime punte' di cavalleria l · fino alle porte di Torino, si ritrasse.nelle gole dei monti sovrastanti. Intanto che i cavalli si rifacevano nei pascoli alpini, ·il duca lasciò prendere il meritato riposo af' suo manipolo di p~odi, e rinforzatolo con 1200 valdesi scelti e ben armati, attese il momento propizio per uscire da quel nido d'aquila dove, suo malgrado, il nemico aveva dovuto !asciarlo sostare. Il La Feuillade per schiacciare quell'idra (come egli chiamava Vittorio Amedeo II seri-. vendo a Parigi) e per impedirgli di ricevere dal mare soccorsi dalle potenze.marittime della Grande Alleanza, oltr11 i 10.000 uo~ini distolti dal corpo assediante Torino, aveva messo in moto le truppe gallispane che stavano nel Monferrato ed il presidio spagnuolo di Finale; aveva assediata Ceva, occupati qua e là cento terre e sbocchi. Ma egli dovette rassegnarsi a tornare colle mani vuote· frèttoloso verso Torino, dove, oltre gli ordini del duca d'Or· leans, lo chiam~~ovano imperi9samente le vicende dell'assedio e Je minaccia che comincia· vano a venire da Levante dalle mosse del principe Eugenio. E verso il 25 giugno già. erano tornate a riunirsi anch'esse all'esercito assediante le truppe mosse ~ontro il duca di Savoia, permettend'o a questi di riportare il suo q1,1artiere nei pressi di Carmagnola, sempre meglio risoluto di riprendere ·i tèntativi per venire in .aiuto alla sua Torino. A .tal fine però non era stato inutile neppure il tempo in cui egli aveva dovuto forzatamente aggirarsi per le terre· rimastegli del suo stato; nè anche fuggiasco aveva interrotta · l'attiva corrispondenza che, per mezzo di'messi .fidati, teneva da una parte col principe Eugenio, d-all'altra col Daun. Le lettere del sovrano consigliavano, sorreggevano ed incuoravano i difensori di Torino; ma anche al c~or& indomito dei duca il!piravano nuovo ardore le notizie che ricev.eva dalla città assediata, dove - tolte le inevitabili parziali defezioni - la condotta del presidio e della popolazione continuava, in generale, ad essere eccellente e quale il ' principe stesso l'aveva vista negli apparecchi delle ultime difese e nel principio dell'assedio. · · J nobili ed i ricchi borghesi che allora ave- /
120 vano offerti anche ·i loro cavalli di lusso per il trasporto delle'fascine e dei gabbioni occorrenti a terminare le provvisorie fortificazioni avanzate, ora, con alto esempio di amor patrio, pagava,no volentieri ·di borsa e di persona nella pubblica assistenza e nelle faticose '·cariche civili e militari, dando spesso in quéste ultime la vita nel dirigere le s9rtfte 'e le difese. Anche il ceto medio·della borghesia ed i popolani andavano a gara nel sosten~re i generosi di~ fensori di Torino; ·a riparare i guasti 'delle' fortificazioni, non solo gli uomini, ma le do~ne stesse «forti oltre il loro sesso ~ come scrive il Botta- in gran numero intente si vedevano il; scavare e tragittar terra nelle f~sse e nei luoghi più infestati dalle ba.tterie, a -star~ene colà immobili ed"intrepide al lavoro, a.nche' al cospetto degli squarcia.ti cadaveri delle loro compa.gne ». Ed un altro autore, minutissimo narratore delle circostanze dell'assedio, il Tarizzo, ha pagine toccanti sull'opera pa.triottìcà dei fanciulli ·ricoverati all'Ospizio di Carità. Mentre i vecchi·del pio luogo pregavano per la. sa.lvezza. della patria, i giovanetti i• quali «non avevano miglior ·scorta che la propria innocenza, 'camminavano a piccole squadre col riso sulle labbra a lavorare attorno alle opere sotterranee delle mine ove, se taluno rimaneva estinto ~otto le rovine, trattone fuori il piccolo cadavere, se lo caricavano sulle spalle e lo riportavano sotto gli occhi del pubbljco tra le sacre mura ·d'onde era partito». I signori di S. Paolo, come i membri delle altre ·opere pie_della città, moltiplicavano i soccç>rsi, e sopperiyano del proprio, quando non basta~ vano le' rendite delle amministrazioni; cure particolarissime si avevano ai feriti. «E' vera· mente una bella gara di virtù cristiane e militari: se la carità è difesa dal valòre, il valore è soccorso dalla carità»· Così il Solaro. Nell'esercizio della carità grandeggiò il clero regolare'e secolare di Torino, con una costan-Za 'ed un'abnegazione che tutti gli storici hanno riconosciuta ed albimente lodata. L'accorrere di giorno 'e di notte, anche dove maggiore era il pericolo, per assistere e confortare i mo· rimti e raccogliere i feriti; il dirigere, ed anche effettuarè sulle p~oprie braccia, il trasporto di questi alle ambulanze ed agli ospedali, era opera comune e giornaliera, a cui attendevano volenterosi i sace!doti dimoranti in Torino,, uscendo dai templi dove ininterrotte preghiere e sacri sermoni mantenevano vivo in loro e nel popolo la fiducia nel Dio degli eserciti, è l'impegno di meritarsene l'aiuto collo scrupoloso adempimento dei doveri di cristiani e di cittadini. L'ottùagenario Arcivescovo di Torino, Monsign~r Vibò, precedeva il suo clero coll'esempio, ed accanto al nome di lui la storia ha scritto indelebilmente quello di un altro venerando veglia.rdo, ,ora all'onore degli altari: · il padre Sebastiano Valfrè dell'oratorio di San Filippo. · < ~ · · ./ · Nella sua profonda umiltà e forse senza neppure sospettarlo, il P. Sebastiano Valfrè fu una vera e po'tenta forza morale nei più terribili gio!ni dell'assedio di Torino, per la fi. ducia della vittoria che egli - con profetica tnènte - ·seppe ispirare nella cittadinanza e nei combattenti. A tale che gli domandava se i francesi avrebbero presa Torino, il P . .Valfrè coll'usata semplicità rispondeva: Prendere To· rino? Ma vi sono certe cittadelle che lo impe diranno. Il ·sant'uomo alludeva alle chiese, e specialmente al santuario della Consolata. E meglio chiari il ~uo ·pensier~ in una dottrina che suscitò·un vero sacrofuroredipatriottismo, nella quale egli lasciò chiaramente intendere che i piemontesi certamente avrebbero ·vinto se ·erano' divoti della Madonna. Non è a dire quindi come i cittadini ricevessero riverenti dalle mani di lui le immagini e le medaglie della Consolata che egli distrib~iva in· gran copia, e dom·e ·alle sue esortazioni continuassero a recarsi a ·pregare appiè della Tauma· turga Effigie, con una frequenza che· aumen- 'tava èol c~escere del pericolo in quell'angolo di Torino così esposto al 'fuoco nemico. Alle novene di giugno, più sopra accennate,. due altre per ordine <!el duca ne erano seguite, . ill0 e l'Ù luglio: Nella piazza di s.-carlo; dove erano i cariaggi dell'artiglieria, il P~ Valfrè aveva fatto eJ;igere un altare coll'immagine della· Madonna: presso cui ogni sera.· sull'imbrunire sifadunavailrèggimento delle Guaràie aÌla recita del rosario èd al'canto del~e litanie, dopo di che ciascuno ripigliàva. il suo posto . di vigilanza intrepida sugli spalti, e sovente - la nota toccante è ancora del Botta .:...._ nel tornarsene alle loro guardie, commossi dallo spirito religioso, si privavano di quel poco denaro che aveva·no, per darlo a qualche po. vero che per istrada gliel'andava domandando : cuori e mani forti per natura, per uso, per esercizio, per religione ». Una sola cosa si palesava in ·Torino di più /
la eo.,solata- - . 121 m= in più inferiore al bisegno: la polvere da sparo, difetto gravissimo, senza di cui il Solaro non esita. a dire che, forse la piazza si sarèbbe lio In principio dell'assedio vi erano. in Torino èirca 40.000 rubbi di polvere, corrispondenti a 368 mila chilogrammi; ma alla fine di giugno la provvista era già discesa a 22 mila rubbi, e le possjbilità di rifornire in qualche misura i magazzini andavano via via. diminuendo. Verso la metà di luglio i francesi avevano interrotto il canale che metteva in ·moto il polv~rificio del Pallone (il quale peraltro anche in tempi regolari -non dava al più che 30 o 40 rubbi di prodotto al giorno), riducendo la fabbricazione a pochi. rubbi.di polvere imp~rfetta fatta a mano con ordegni.speciali, come dice una corrispondenza del tempo. Fino agli ultimi giorni dellu glio però, il conte di Santena governatore di Cherasco, per ordine di Vittorio Amedeo, aveva approfittato della debolezza delle forze francesi che bloccavano Torino da mezzogiorno, per introdurre audacemente da quella parte della piazza, in più volte, circa 3000 rubbi di polvere. ~a il La Feuillade, tornato dal vano inseguimento del duca di Savoia, .si era accorto del grave errore· che commetteva·trascurando di chiudere interamente le uscite l dalla città, e vi aveva riparato coll'intercettare alla medesima tutte le comunicazioni coll'ester· no, sia per terra, come per la via del Po. v. La seconda fase dell'assedio. :..:! Il Beato Sebastiano Talft·è \Conforta: i feriti nelle adiacenZe del santuario della Consolata l fDa "" quad•·o esistente nella chiesa di S. Filippo) Dopo la serrata del La Feuillade s'andò aggravando, di più in più la deficienza di polvere, che costitui il pericolo maggiore per Torino nella seconda, deciberata da sè, e che tuttavia non era da im- (J putarsi - come sappiamo -: all'imprevidenza ~ dei capi~ ma soltanto all'impossibilità i!l cui essi erano dalle circostanze stati posti di procurarsi in maggior copia il prezioso esplodente. siva fase dell'assedio. Questa s'era iniziata dal punto in cui rimasero ai gallispani le prime fortificazioni estern~, cioè le freccia dell'Opera a corno e dei viciniori due bastioni della cittadella. Collegate colla qu"rta parallela le posi-
122 llt eof1SO{ata zioni conquistate e partendo dalla medesima., gli assedianti spinsero verso le retrostanti fortificazioni trincee ed approcci diversi in vario senso ed in tanto numero - come scrive il Solaro - che non si contavano più. E la lotta ad oltranza, tra chi voleva ad ogni costo' avanzare e chi voleva ad ogni costo impedirlo, continuò accanita a colpi di cannone ed a scoppi di mina; a tremendi assalti corpo a corpo dati e respinti di giorno e di notte, alla luce del sole e nelle visc~re della terra. Sugli spalti, sui bastioni e nelle trincee più numerose erano le vittime, ma in forma più orrenda trionfava la morte fra le tenebre delle gallerie di mina, lé quali spesso divenivano per qualche tempoimpraticabili per' !~ammasso ed il fetore dei éadaveri, la cui asportazione riusciva talora tanto difficile e pericolosa che vi si adibivano i condannati a morte. Assedianti ed assediati,.avanzando per vie e sentieri sotterranei già esistenti od in costruzione, tendevano l'orecchio al rumore sordo dei picconi per indovinare i lavori dell'avversario e rovinarli, diroccando le gallerie, sventando con opportune aperture i fornelli di mina, soffocando i lavoratori coi fumacchi: speciali apparecchi che scoppiando spandevano gaz asfissianti. Nello stretto ed oscuro ambito delle gallerie si ripetevano su piccola scala tutti gli episodi della lotta all'aperto. Nella notte dal 3 al 4 agosto, mediante un pozzo profondo 13 metri, i francesi penetra: rono nella galleria capitale inferiore del bastione B. Amedeo ed incominciavano ad ·avanzarvisi, quando i piemo:b.tesi la chiusero con una barricata di sacchi 'di terra e lana. Ma non riuscirono a cacciarne gli invasori; i quali si fortificarono allo stesso modo. Per quattro giorni i due nemici rimasero così di fronte nell'angusto e buio campo di lotta; il quinto, cioè il 7 agosto, i francesi, riusciti a sfonllare la barricata dei difensori, già credevano di aver libera l'entrata nella cittadella, quando i piemontesi, per un'apertura praticata nella galleria superiore, gettarono nell'inferiore sei bombe ed un ammasso di terra e sassi che l'ostruì completamente. Una lotta più fiera e pertinace, sempre rinnovantesi dal 2 al 20 agosto, fu combattuta per il possesso delle gallerie capitali della mezzaluna del Soccorso, in cui doveva poi svolgersi uno degli episodi più celebri dell'assedio. Ma anche là la vittoria restò -infine ·,completa ai bravi granao tieri e minatori piemontesi, i quali avevano sui nemici il grande vantaggio di conoscere il terreno e di possedere già. costrutte le vie sotterranee che gli avversari dovevano faticosamente scavarsi. La loro opera, rimediando in parte alla forzata i:ç~feriorità a cui era condanna,ta l'artiglieria della piazza·, ebbe una ' parte considerevolissima a rallentare il pro· gresso dell'assediante. Questo intanto, abbandonata quasi l'azione contro l'Opera a corno e le difese di Porta Susa per rivolgerla più intensa contro la cittadella, il 20 agosto era giunto a stabilirsi nel tratto di strada coperta corrente lungo il fosso ' prospettante i tre baluardi assaliti, cioè quelli dolll. Amedeo, di S. MaU:rizio e della mezzaluna del Soccorso, e già. p~ocedeva, sotto vivo contrasto, al coronamento del fosso. All'intelligenza del racconto gioveranno qui brevissime dilucidazioni. Dai due lati del fosso - opera principalissima di difesa - quello adiacente alle tnura della fortezza dicesi scarpa, contrpscarpa l'opposto. Lungo la controscarpa, dalla parte interna e ci~ca due 'metri sotto il suo ciglio, .corre una larga strada, la quale ·rimane naturalmente protetta o co· perta dal tiro proveniente dalla campagna da un solido parapetto, di dietro il quale, salendo su apposita banchinà, i difensori possono sicuramente far fuoco sull'assalitore. Agli angoli · saglienti oppure rientranti formati dalla strada coperta nel seguire il profilo poligonale della fortezza, risultano altrettante'piccole spianate dette piazze d'armi, destinate a raccogliere . gli uomini _del presidio per una sortita o per ' muovere a parare un assalto. La eonquista della strada· coperta è un passo importantissimo per l'assediante, il quale procede tosto al coronamento . del fosso, operazione consi~ stante nel costrurre lungo il ciglio 'della con~ troscarpa una trincea continua, atta, sia a ricevere le batterie che apriranno le breccia nei muri della fortezza, sia a riparare i soldati preparantisi a penetrare per le medesime al momento opportuno coll'assalto. Difatti i .francesi, coronato il fosso, impia1n- ~ tarono tosto quattro poderose batterie ui breccia: due dirimpetto alle facce della mezzaluna del Soccorso e due nelle .sue piazze d'armi. Esse erap.o poi vigorosamente appoggiate da altre retrostanti; e specialmente da 40 mortai a tiro ricur.vo, i quali dalla quarta parallela, oltre. i bastioni direttamente assa-
Q liti, danneggiavano altresì il vicino interno . detto della Duchessa o di Madama e mandavano ;molti proiettili sulla città. Le sorti dell'assedio,fino allora rimaste incerte,volgevano ora a favore dell'assediante nel duello delle artiglierie, per la penuria già accennata di polvere che portava allo stato acuto il mar· tiriò del Daun, costretto a· tenere .in silenzio una parte dei magnifici suoi pezzi. Si può affermare che nessuna delle ardue difficoltà che ebbe a vincere, nessuna delle grandi responsabilità a lui addossate turbò il comandante supremo della difesa di Torino quanto la, deficienza di polvere. Le preoccupazioni per questo motivo, destatesi in lui fin da principio e che in ogni sua lettera al duca non aveva cessato di dimostrare vivissime, s'erano andate ingigantendo man mano che per il prolungarsi. della resistenza si vedeva ridotto a misurare sempre più scrupolosamente la loro razione ai cannoni, ed erano giunte al punto che, in una sua lettera del 13 a.gosto, egli aveva chiesto al suo sovrano se non stimasse conveniente iniziare col nemico trattative a buone condizioni, prima che Ìa piazza fosse ridotta agli estremi. Vittorio Amedeo aveva fatti sovrumani sforzi per attenuare il lamentato inconveniente. Ma dopo le ultime mi.sure prese dal La Feuillade una sola spedizione di polvere era riuscita a. penetrare dalla parte di terra in Torino, condotta tra rischi indicibili dal maggio,re conte di Brozolo il quale, malato al principio dell'assedio, approfittava ora con gioia dell'occasione per raggiungere alla difesa della piazza il suo reggimento, alla cui testa diede poi gloriosamente la vita. Così era fallito un ben architettato colpo di sorpresa, diretto dal duca _in persona e tendente ad introdurre polvere in Torino per la via del Po. Una forte schiera di cavalieri, là giunta per Chieri, doveva attraversare a gùado il fiume presso la Madonna del Pilone, portando ·ciascuno in groppa un sacchetto di polvere e spingendo nella piazza, .. coll'aiuto d'una sortita del presidio, 150 cavalli d'artiglieria carichi del prezioso esplodente. N è aveva avuto fortuna il mezzo esco· gitato di abbandonare alla corre.nte d~> l Po pelli di capra ripiene di polvere: i nemici, scoperto lo strata·gemma, avevano pescato con reti ed uncini i singolari galleggianti, di cui uno soltanto giunse a destinazione. Con tutto ciò Vittorio Amedeo, ben sapendo 123 o m che mani ella si fosse,· non aveva pensato in alcun modo che Torino dovesse cedere. Egli pertanto con lettera cifrata, rimessa in più copie a diversi emissari, aveva risposto al Daun «non poterai parlare di resa 'senza co· nascere in proposito il parere, del prinllipe , Eugenio, il quale era ornai giunto nei pressi di Piacenza e s'inoltrava.-a grandi giornate». E rinnovategli le istanze di tener fermo fino_ all'estremo, cosi conchiudeva: «.Io non dub.ito punto che, se anche la polvere vi venisse del tutto a mancare, voi sapreste egualmente difendervi per qualche giorno all'arma bianca». Ed il Daun, le cui lagnanza e la proposta di capitolazione non derivavano certo da pochezza d'animo, ma dal desiderio di mettere· al coperto la propria responsabilità e di sollecitare gli aiuti, non aveva deluse la fiducia e le speranze del sovrano. Con previdenza ed energia superiori ad ogni elogio, egli aveva cercato di controbilanciare i progressi degli ·assedianti col far erigere nuove opere provvisorie intorno ai baluardi, creando al nemico nuovi ostacoli per quando avesse superati quelli contro cui si travagliava; aveva rinfrescato lo stanco presidio della cittadella, facendolo passare nelle fortificazioni della collina e sostituendolo coll'intero corpo de' granatieri. La lotta per contender& ai gallispani il possesso della strada coperta era stata segnata da prodigi di valore; a non agevolare ad essi la discesa, il fosso, con ingenti sacrifizi di vite, veniva ogni notte sgombrato dalla terra e dalle macerie che le artiglierie vi facevano di continuo rovinare. I minatori seguitavano a secondare stupendamente le operazioni di difesa. Il mattino del 24 agosto, ve;rso le 10, quattro mine scoppiando contemporaneamente con gran fragore.sotto le altrettante accennate batterie puntate contro la mezzaluna del Soccorso le rovesciavano, lasciando a posto soli tre pezzi dei sedici che le componevano. Alla terribile, improvvisaesplosione i francesi che occupavano le, vicine trincee, terrorizzati, si precipitarono in folla nelle vie retrostanti e, trovandosi impedito il passo, salirono per fuggire sui parapetti delle trincee stesse, o:ffre:qdosi in bersaglio al fuoco della mezzaluna che ne fece strage. Quattro pezzi rimessi con eroica costanza in batteria nella notte seguente, furono ugualmente affondati il mattino del 25. La lotta era dunque ancora e sempre brii
124 lantemente sostenuta dalle due parti, però oramai entrambe sentivano che essa non poteva più molto a lungo protrarsi e che s'avvicinava a gran passi al ,periodo supremo, decisivo. Già sappiamo quale fosse il pericolo ' maggiore per Torino, le file dei cui difensori si erano diradate in proporzioni non meno gravi di quelle dell'esercito assediante, che tra morti, feriti, malati e· disertori aveva oramai perduto oltre 10.000 uomini. Luigi XIV, stretto da più parti dalle armi della Grande Alleanza. voleva ad ogni costo terminare presto la guerra in Piemonte, ed un desiderio più legittimo premeva Vittorio Amedeo che, colla mano nervosa già sull'elsa della spada, spiava l'arrivo del suo grande cugino. La notizia diffusasi ch'egli era davvero in marcia verso Torino, agiva poi come un nuovo, potentissimo sprone sul La Feuillade il quale, avendo ultimamente promessa a Parigi la presa di Torino per la fine d'agosto, già sentiva sferzato il suo amor proprio dall'avvicinarsi di questo termine. Soltanto i danni gravissimi inflitti alle sue batterie di breccia dalle mine piemontesi gli impedirono di dare un assalto generale ai tre bastioni combattuti della cittadella il giorno 25 agosto, onomastico di Luigi XIV, ma volle tentarlo l'indomani. Per dare la scalata ai baluardi, gli assedianti dovevano anzitutto dalla strada coperta, corrente come abbiamo detto a circa due metri dal ciglio della controscarpa, calarsi lungo il muro quasi perpendicolare del rivestimento della medesima e, ad una profondità tre, o quattro volte maggiore, raggiungere il fondo del fosso: muro e fosso esposti in pieno alla mitraglia della cittadella. Impiegando perciò il mezzo suggerito dal· l'arte militare, i zappatori gallispani prepararono in fretta sei discese nel fosso, cioè sei .gallerie che dall'esterno della controscarpa ne attraversavano il terrapieno permettendo cosi agli as_salitori di sbucare all'aperto nel fo~o. Nel frattempo da feritoie aperte nel muro di rivestimento, con tiri quasi a bruciapelo, i francesi fulminavano i difensori intenti a sgombrare il fosso, ed il rallentamento nell'operazione prodotto da questa. causa congiunto al lavorio di sgr~tolamento delle artiglierie, àccumulando le macerie preparava una via - sei;>bene_ardua e pericolosa in sommo grado - per salire alle piccole breccia ornai aperte in qualche punto. Verso le 9 pomeridiane del 26 agosto, mentre i loro mortai rovesciano sui tre soliti baluardi una furiosa grandine di pesanti proiettili, gli assedianti" fanno brillare sotto la contr~scarpa della mezzaluna del Soccorso due mine, che abbattendone il rivestimento in muratura, scoprono le discese nel fosso. Ne sbucano tosto fitte colonne di fanteria e munite di scale, fasçine e gabbioni, si dirigono con alte grida verso la mezzaluna e le attigue controguardie del S. Maurizio e del B. Amedeo. I difensori, stimando ancora imPraticabili al nemico le breccia, non avevano aumentato il numero dei soldati di guardia alle fortificazioni assalite; · cosicchè quando i francesi, con audacia ed ,;gilità singolari, le ebbero scalate, non faticarono molto ad impadronirsene passando a fil di spada un centinaio d'uomini, ed incominciarono tosto a trincerarvisi col materiale portato seco. Ma, come s'è detto testè, il Daun àveva sagacemente provveduto ad innalzare nuove barriere; ritrattisi in esse e nelle capponerie del fosso (piccoli ridotti di terra e legname), sotto la guida di un fratello del comandante, il colonnello Daun che era di ser· vizio in quella notte, i difensori, passato il primo momento di sorpresa, poteronofarfronte vigorosamente all'attacco. Intanto all'allarme accorrevano veloci i rinforzi da ogni parte della cittadella, sotto l'immediata condotta dei capi supremi. La scena grandiosa e terribile, illuminata dai lampi degli spari e da appositi razzi, è degna dell'inferno dantesco. Un furioso fuoco iniziato tosto dal ridotto novellamente riattato della mezzaluna, àlquanto più aito della cinta. esterna di essa, decima gli assalitori intenti a trincerarsi; nel mentre, sotto la guida del colonnello Rocca, i granatieri djjl presidio coll~ baionetta· innastata si slanciano alla riconquista del perduto balutLrdo. Falliscè il primo tentativo, perchè i francesi, dapprima respinti, con nuove 'schiere venute in loro aiuto alla !or volta respingono i _granatieri. Ma la lotta si ripete e accanisce con pari ardore dalle due parti. e con varia vicenda: il La Feuillade ad alta voce incoraggia -{.suoi colla promessa di larghe ricompense; i piemontesi sono animatidalla cupid~gia del premio più prezioso: la libertà. E già essi hanno il sopravvento ed incominciano a fare tale strage di nemici che « nella gioia del_respingerli - scrive il Solaro - non possia'!Ilo trattenerci dal compiangerli. Quelli che raggiungono la
.. J1t eortsolata 125 mezzaluna son fatti _a pezzi; quelli che salgono sono quasi tutti uccisi; quelli che li appoggiano son fulminati nel fosso ». , Ma ad un tratto rintrona uno scoppio che vince il rumore dei cannoni e dei mortai. Percosso da una bomba nemica, s'e incendiato un cumulo di munizioni posto momentaneamente nel centro della mezzaluna per averlo sottomano. Questa mina spontanea e una gr!l-ve iattura per i difensori: tutte le file ne sono scomposte; tutti gli ufficiali, meno il colonnello Daun, e molti soldati rimangono feriti od uccisi. Per fortuna però gli assalitori sgomentati dal tremendo scoppio, nel cuor della notte, non sanno rendersi conto ·di ciò che succede e non avvertono o non osano approfittare dell'inattesa occasione per riguadagnare il vantaggio perduto, sicché la vittoria, messa un istante in forse dal malaugurato accidente, dopo cinque ore di fierissima mischia rimane ai piemontesi. Questi nel mattino dell'indomani, 26 agosto, con uno splendido assalto, a cui sono incuorati specialmente dal La Roche d'Allery «il quale con fervore marziale spesso nei cimenti si distingueva tirand'osi dietro l'animo degli altri ufficiali» - come scrive un cronist~~o - riescono altresì a snidare i nemici rincarati nei saglienti delle controguardie del B. Amedeo e S. Maurizio. Il combattimento, interrotto soltanto da brevi soste, aveva du~ato dodici ore ed a ragione il Daun, così parco di parole e di lodi, nel farne rapporto al duca scriveva: «E' mio dovere assicurare Vostra Altezza che ufficiali e soldati non avrebbero potuto condursi meglio»- .Questa fazione così gloriosa per i piemol}- tesi, quasi lieto presagio, segnò il punto culminante dell'assedio di Torino. Esso durò ancora 11 giorni, ma colla m~la .riuséita dell'affrettato assalto generale .del 26-27 il La Feuillade aveva perduto la miglior carta del suo giuoco. Sebbene il presidio austro-piemontese avesse nel brillante fatto d'armi avuti uccisi 400 soldati e 30 ufficiali, una nuova immensa forza morale . gli era venuta dal successo; evidentemente le cittadelle mistiche del Padre Valfre centuplicavano le forze nella cittadella materiale, dove tutti più che mai sentivano che 6gni nuovo giorno di resistenza era una probabilità guadagnata al trionfo finale. Il Daun e gli altri capi seguitavano a riparare, a prevedere e prov:vedere, e con loro e coll'eroico presidio era l'anima della cittadinanza, la grande anima di Torino e del Piemonte,. che-vegliava, lavorava, soffriva e pregava,. specialmente davanti all'imagine taumaturga della Consolata. Le lettere di Vittorio Amedeoannunzianti il progredire dell.;_ marcia dell'e-- sercito liberatore, comunicate in parte al pubblico, suscitavano il più grande entusiasmo. I viveri cominciavano a scarseggiare alquanto in città; i proiettili micidiali vi pio-- vevano incessanti; il fumo e l'odore di polvere ne guastavano l'atmosfera, e l'afa della stagione ed i miasmi erano accresciuti dai gr!londi fuochi che ora ardevano ogni notte nei fossi della cittadella, co~p}endo al doppio ufficio di in-· cenerire i cadaveri ivi giacenti, e di servire di faci ai combattenti pro aris et focis. Ma. nessuno si lagnava del crescente disagio. La milizia cittadina, sebbene fino allora avesae anch'essa date egregie prove di abnegazionee di valore nella guardia delle fortificazioni, anche esterne, e nella custodia delle mura e delle porte di Torino, in quel periodo supremo reclamava altamente l'onore di partecipare in modo diretto ai pericoli della lottà ed al vit- . torioso esito finale, di cui si andava man mano facendo più sicura la fiducia nelle menti e nei cuori. A soddisfare la giusta domanda, 500 uemini della milizia furono accampati, come truppa di riserva, presso la Porta Nuovanèll'angolo morto tra la città. e la cittadella, nella previsione di un prossimo nuovo assalto generale, che non tardò difatti molto. Prima di far cenno del medesimo però, dobbiamo esporre succintamente un fatto, nel cui pro-- tagonista piacque al nostro popolo personificare l'eroismo degli umili, il quale ebbe pure tanta e si bella parte nell'epica difesa di Torino. Verso la mezzanotte dal' 29 al 30 agosto-- alcuni granatieri francesi (guidati a quanto pare da qualche disertore); strisciando furtivi nel fosso della mezzaluna del' Soccorso, rie-. scono a guadagnare l'entrata della galleria capitale superiore del baluardo. Qui conviene , notare che mentre le gallerie inferiori parti-. vano dall'interno della cortina retrostante ai bastioni, invece le superiori, molto più brevi, . muovevano dall'esterno dei medesimi, sicché da; esse conveniva diséendere nelle prime per penetrare nella piazza. I primi temerari invasori·non tardano ad essere uccisi dai soldati del presidio di guardia alPingresso della galleria; ma questi sono in breve soprafatti dal
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