Missioni Consolata - Agosto 1906

Ut (Zof1S01ata 115 dei loro abitanti, non possiamo esattamente. t~apere quello che nella mente e nel cuore dei poveri Africani verrà suscitato dal suono di queste campane. Ma ben possiamo immaginare che per una parte saranno sentimenti di gioia: essi godranno delle armonie che verranno prodotte nell'aria.; dall'altra parte impareranno a conoscere in quei suoni un invito alla preghiera, ai catechismi, all'eser- <lizio della fede cattolica. · «Noi intanto benediciamo il Signore, il quale avendo in questi ultimi tempi rivolto <lon speciale affetto il suo sguardo ai popoli dell'Africa ha disposto che Torino avesse una cosi bella parte alla loro evangelizzaziòne. 'Sappiamo far tesoro di questa grazia di predilezione. È poco qut)llo che noi facciamo coll'offrire queste campane, se pensiamo arie fatiche, ai martirii cui vanno incontro i missionari; ma Dio è cosi buono che ci tien conto del tenue obolo come della più piccola a2ione da noi fatta per dargli gloria, èd a fine di estendere il suo regno. «Noi non possiamo far gim:i.gere la nostra voce a poveri neri Akikùiu, ma faremo loro giungere il suono di queste campane: sarà dunque come se noi stessi li invitassimo alla fede, alla preghiera. Là, nei paesi infedeli, assai più che i~~; mezzo a noi ancora ·regna il demonio, ma dove c'è 'Dio lo spirito maligno non può più nuocere; e noi col suono di queste campane, nelle quali la benedizione infuse una soprannaturale virtù contro il nemico delle anime, tendiamo a distruggere il suo regno nel centro dell'Africa. Oh, queste campane parleranno per coloro che le hanno offerte ai buoni missionari della Consolata; parleranno per Torino, per il Piemonte, per noi. tutti che qui raccolti abbiàmo pregato affinchè esse giungano felicemente a. destinazione e compiano al loro sacro ufficio. «Io mi-rallegro pertanto con quanti hanno preso parte a quèsta pia cerimonia della benedizione delle nuove campane; mi rallegro con tutti i benefattori di questo Istituto, ed in modo speciale coi giovani missionari qui presenti che aspirano al momento di recarsi in Africa, a. vivervi una vita quasi di olocaustct al Signore per la salute dei, popoli infedeli. Noi tutti aiutiamolf colle preghiere, affinchè corrispondano sempre alla santità della loro vocazione; sosteniamoli· con tutti i mezzi a noi possibili, affinchè possano sempre più 'estendere il regno di Dio ed aiùtare i poveri nostri fratelli africani :.. Un temporale che minaccia e che ha già dato ad intervalli un po' di pioggia, obbliga gl'invitati, a lasciare più presto che non avrebbero voluto l'Istituto, tutti . però portano seco una soave, profonda impressione della festà ed un ricordo gentile distribuito all'uscita: la nuova bella immagine della Consolatà d'Africa, ai cui piedi, intorno ad un missionario, sta un riuscitissimo gruppo di neri. * *,* Salvete, o campane·novellamente benedette! Dalla città della Consolata andate all'incantevole plaga africana che Maria SS. .ha conquistata. Il vostro transito per l'oceano immenso ne tenga incatenate le tremende cqllere; sia punzio di gioia e di pace celeste il vostro passaggio attraverso le sconfinate steppe e gli ardenti deserti. Sa:lvetel Per voi avranQo la voce le umili chiesette, o·r mute) sul cui rustico altare già sorride Madre amorosa, già splende mistica stella la divina ·consolatrice. Nelle albe lucide d'uno stranio cielo, di collina. in collina, come di strofa in strofa, voli il vostro giulivo inno a Lei : Ave Maria! - E negli arde~ ti mer,iggi, nei rapidi rp.eravigliosi tramonti sotto l'equatore, il vostro squillo argentino sc~nda alle lussureggianti vallì selvagge, trascorra per le vergini foreste piene di fiori e del mistero di mille vite, e ripeta: Ave Maria! Al novissiJ;Uo salùto, dagli innumeri

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