.. J1t eortsolata 125 mezzaluna son fatti _a pezzi; quelli che salgono sono quasi tutti uccisi; quelli che li appoggiano son fulminati nel fosso ». , Ma ad un tratto rintrona uno scoppio che vince il rumore dei cannoni e dei mortai. Percosso da una bomba nemica, s'e incendiato un cumulo di munizioni posto momentaneamente nel centro della mezzaluna per averlo sottomano. Questa mina spontanea e una gr!l-ve iattura per i difensori: tutte le file ne sono scomposte; tutti gli ufficiali, meno il colonnello Daun, e molti soldati rimangono feriti od uccisi. Per fortuna però gli assalitori sgomentati dal tremendo scoppio, nel cuor della notte, non sanno rendersi conto ·di ciò che succede e non avvertono o non osano approfittare dell'inattesa occasione per riguadagnare il vantaggio perduto, sicché la vittoria, messa un istante in forse dal malaugurato accidente, dopo cinque ore di fierissima mischia rimane ai piemontesi. Questi nel mattino dell'indomani, 26 agosto, con uno splendido assalto, a cui sono incuorati specialmente dal La Roche d'Allery «il quale con fervore marziale spesso nei cimenti si distingueva tirand'osi dietro l'animo degli altri ufficiali» - come scrive un cronist~~o - riescono altresì a snidare i nemici rincarati nei saglienti delle controguardie del B. Amedeo e S. Maurizio. Il combattimento, interrotto soltanto da brevi soste, aveva du~ato dodici ore ed a ragione il Daun, così parco di parole e di lodi, nel farne rapporto al duca scriveva: «E' mio dovere assicurare Vostra Altezza che ufficiali e soldati non avrebbero potuto condursi meglio»- .Questa fazione così gloriosa per i piemol}- tesi, quasi lieto presagio, segnò il punto culminante dell'assedio di Torino. Esso durò ancora 11 giorni, ma colla m~la .riuséita dell'affrettato assalto generale .del 26-27 il La Feuillade aveva perduto la miglior carta del suo giuoco. Sebbene il presidio austro-piemontese avesse nel brillante fatto d'armi avuti uccisi 400 soldati e 30 ufficiali, una nuova immensa forza morale . gli era venuta dal successo; evidentemente le cittadelle mistiche del Padre Valfre centuplicavano le forze nella cittadella materiale, dove tutti più che mai sentivano che 6gni nuovo giorno di resistenza era una probabilità guadagnata al trionfo finale. Il Daun e gli altri capi seguitavano a riparare, a prevedere e prov:vedere, e con loro e coll'eroico presidio era l'anima della cittadinanza, la grande anima di Torino e del Piemonte,. che-vegliava, lavorava, soffriva e pregava,. specialmente davanti all'imagine taumaturga della Consolata. Le lettere di Vittorio Amedeoannunzianti il progredire dell.;_ marcia dell'e-- sercito liberatore, comunicate in parte al pubblico, suscitavano il più grande entusiasmo. I viveri cominciavano a scarseggiare alquanto in città; i proiettili micidiali vi pio-- vevano incessanti; il fumo e l'odore di polvere ne guastavano l'atmosfera, e l'afa della stagione ed i miasmi erano accresciuti dai gr!londi fuochi che ora ardevano ogni notte nei fossi della cittadella, co~p}endo al doppio ufficio di in-· cenerire i cadaveri ivi giacenti, e di servire di faci ai combattenti pro aris et focis. Ma. nessuno si lagnava del crescente disagio. La milizia cittadina, sebbene fino allora avesae anch'essa date egregie prove di abnegazionee di valore nella guardia delle fortificazioni, anche esterne, e nella custodia delle mura e delle porte di Torino, in quel periodo supremo reclamava altamente l'onore di partecipare in modo diretto ai pericoli della lottà ed al vit- . torioso esito finale, di cui si andava man mano facendo più sicura la fiducia nelle menti e nei cuori. A soddisfare la giusta domanda, 500 uemini della milizia furono accampati, come truppa di riserva, presso la Porta Nuovanèll'angolo morto tra la città. e la cittadella, nella previsione di un prossimo nuovo assalto generale, che non tardò difatti molto. Prima di far cenno del medesimo però, dobbiamo esporre succintamente un fatto, nel cui pro-- tagonista piacque al nostro popolo personificare l'eroismo degli umili, il quale ebbe pure tanta e si bella parte nell'epica difesa di Torino. Verso la mezzanotte dal' 29 al 30 agosto-- alcuni granatieri francesi (guidati a quanto pare da qualche disertore); strisciando furtivi nel fosso della mezzaluna del' Soccorso, rie-. scono a guadagnare l'entrata della galleria capitale superiore del baluardo. Qui conviene , notare che mentre le gallerie inferiori parti-. vano dall'interno della cortina retrostante ai bastioni, invece le superiori, molto più brevi, . muovevano dall'esterno dei medesimi, sicché da; esse conveniva diséendere nelle prime per penetrare nella piazza. I primi temerari invasori·non tardano ad essere uccisi dai soldati del presidio di guardia alPingresso della galleria; ma questi sono in breve soprafatti dal
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