Q liti, danneggiavano altresì il vicino interno . detto della Duchessa o di Madama e mandavano ;molti proiettili sulla città. Le sorti dell'assedio,fino allora rimaste incerte,volgevano ora a favore dell'assediante nel duello delle artiglierie, per la penuria già accennata di polvere che portava allo stato acuto il mar· tiriò del Daun, costretto a· tenere .in silenzio una parte dei magnifici suoi pezzi. Si può affermare che nessuna delle ardue difficoltà che ebbe a vincere, nessuna delle grandi responsabilità a lui addossate turbò il comandante supremo della difesa di Torino quanto la, deficienza di polvere. Le preoccupazioni per questo motivo, destatesi in lui fin da principio e che in ogni sua lettera al duca non aveva cessato di dimostrare vivissime, s'erano andate ingigantendo man mano che per il prolungarsi. della resistenza si vedeva ridotto a misurare sempre più scrupolosamente la loro razione ai cannoni, ed erano giunte al punto che, in una sua lettera del 13 a.gosto, egli aveva chiesto al suo sovrano se non stimasse conveniente iniziare col nemico trattative a buone condizioni, prima che Ìa piazza fosse ridotta agli estremi. Vittorio Amedeo aveva fatti sovrumani sforzi per attenuare il lamentato inconveniente. Ma dopo le ultime mi.sure prese dal La Feuillade una sola spedizione di polvere era riuscita a. penetrare dalla parte di terra in Torino, condotta tra rischi indicibili dal maggio,re conte di Brozolo il quale, malato al principio dell'assedio, approfittava ora con gioia dell'occasione per raggiungere alla difesa della piazza il suo reggimento, alla cui testa diede poi gloriosamente la vita. Così era fallito un ben architettato colpo di sorpresa, diretto dal duca _in persona e tendente ad introdurre polvere in Torino per la via del Po. Una forte schiera di cavalieri, là giunta per Chieri, doveva attraversare a gùado il fiume presso la Madonna del Pilone, portando ·ciascuno in groppa un sacchetto di polvere e spingendo nella piazza, .. coll'aiuto d'una sortita del presidio, 150 cavalli d'artiglieria carichi del prezioso esplodente. N è aveva avuto fortuna il mezzo esco· gitato di abbandonare alla corre.nte d~> l Po pelli di capra ripiene di polvere: i nemici, scoperto lo strata·gemma, avevano pescato con reti ed uncini i singolari galleggianti, di cui uno soltanto giunse a destinazione. Con tutto ciò Vittorio Amedeo, ben sapendo 123 o m che mani ella si fosse,· non aveva pensato in alcun modo che Torino dovesse cedere. Egli pertanto con lettera cifrata, rimessa in più copie a diversi emissari, aveva risposto al Daun «non poterai parlare di resa 'senza co· nascere in proposito il parere, del prinllipe , Eugenio, il quale era ornai giunto nei pressi di Piacenza e s'inoltrava.-a grandi giornate». E rinnovategli le istanze di tener fermo fino_ all'estremo, cosi conchiudeva: «.Io non dub.ito punto che, se anche la polvere vi venisse del tutto a mancare, voi sapreste egualmente difendervi per qualche giorno all'arma bianca». Ed il Daun, le cui lagnanza e la proposta di capitolazione non derivavano certo da pochezza d'animo, ma dal desiderio di mettere· al coperto la propria responsabilità e di sollecitare gli aiuti, non aveva deluse la fiducia e le speranze del sovrano. Con previdenza ed energia superiori ad ogni elogio, egli aveva cercato di controbilanciare i progressi degli ·assedianti col far erigere nuove opere provvisorie intorno ai baluardi, creando al nemico nuovi ostacoli per quando avesse superati quelli contro cui si travagliava; aveva rinfrescato lo stanco presidio della cittadella, facendolo passare nelle fortificazioni della collina e sostituendolo coll'intero corpo de' granatieri. La lotta per contender& ai gallispani il possesso della strada coperta era stata segnata da prodigi di valore; a non agevolare ad essi la discesa, il fosso, con ingenti sacrifizi di vite, veniva ogni notte sgombrato dalla terra e dalle macerie che le artiglierie vi facevano di continuo rovinare. I minatori seguitavano a secondare stupendamente le operazioni di difesa. Il mattino del 24 agosto, ve;rso le 10, quattro mine scoppiando contemporaneamente con gran fragore.sotto le altrettante accennate batterie puntate contro la mezzaluna del Soccorso le rovesciavano, lasciando a posto soli tre pezzi dei sedici che le componevano. Alla terribile, improvvisaesplosione i francesi che occupavano le, vicine trincee, terrorizzati, si precipitarono in folla nelle vie retrostanti e, trovandosi impedito il passo, salirono per fuggire sui parapetti delle trincee stesse, o:ffre:qdosi in bersaglio al fuoco della mezzaluna che ne fece strage. Quattro pezzi rimessi con eroica costanza in batteria nella notte seguente, furono ugualmente affondati il mattino del 25. La lotta era dunque ancora e sempre brii
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