120 vano offerti anche ·i loro cavalli di lusso per il trasporto delle'fascine e dei gabbioni occorrenti a terminare le provvisorie fortificazioni avanzate, ora, con alto esempio di amor patrio, pagava,no volentieri ·di borsa e di persona nella pubblica assistenza e nelle faticose '·cariche civili e militari, dando spesso in quéste ultime la vita nel dirigere le s9rtfte 'e le difese. Anche il ceto medio·della borghesia ed i popolani andavano a gara nel sosten~re i generosi di~ fensori di Torino; ·a riparare i guasti 'delle' fortificazioni, non solo gli uomini, ma le do~ne stesse «forti oltre il loro sesso ~ come scrive il Botta- in gran numero intente si vedevano il; scavare e tragittar terra nelle f~sse e nei luoghi più infestati dalle ba.tterie, a -star~ene colà immobili ed"intrepide al lavoro, a.nche' al cospetto degli squarcia.ti cadaveri delle loro compa.gne ». Ed un altro autore, minutissimo narratore delle circostanze dell'assedio, il Tarizzo, ha pagine toccanti sull'opera pa.triottìcà dei fanciulli ·ricoverati all'Ospizio di Carità. Mentre i vecchi·del pio luogo pregavano per la. sa.lvezza. della patria, i giovanetti i• quali «non avevano miglior ·scorta che la propria innocenza, 'camminavano a piccole squadre col riso sulle labbra a lavorare attorno alle opere sotterranee delle mine ove, se taluno rimaneva estinto ~otto le rovine, trattone fuori il piccolo cadavere, se lo caricavano sulle spalle e lo riportavano sotto gli occhi del pubbljco tra le sacre mura ·d'onde era partito». I signori di S. Paolo, come i membri delle altre ·opere pie_della città, moltiplicavano i soccç>rsi, e sopperiyano del proprio, quando non basta~ vano le' rendite delle amministrazioni; cure particolarissime si avevano ai feriti. «E' vera· mente una bella gara di virtù cristiane e militari: se la carità è difesa dal valòre, il valore è soccorso dalla carità»· Così il Solaro. Nell'esercizio della carità grandeggiò il clero regolare'e secolare di Torino, con una costan-Za 'ed un'abnegazione che tutti gli storici hanno riconosciuta ed albimente lodata. L'accorrere di giorno 'e di notte, anche dove maggiore era il pericolo, per assistere e confortare i mo· rimti e raccogliere i feriti; il dirigere, ed anche effettuarè sulle p~oprie braccia, il trasporto di questi alle ambulanze ed agli ospedali, era opera comune e giornaliera, a cui attendevano volenterosi i sace!doti dimoranti in Torino,, uscendo dai templi dove ininterrotte preghiere e sacri sermoni mantenevano vivo in loro e nel popolo la fiducia nel Dio degli eserciti, è l'impegno di meritarsene l'aiuto collo scrupoloso adempimento dei doveri di cristiani e di cittadini. L'ottùagenario Arcivescovo di Torino, Monsign~r Vibò, precedeva il suo clero coll'esempio, ed accanto al nome di lui la storia ha scritto indelebilmente quello di un altro venerando veglia.rdo, ,ora all'onore degli altari: · il padre Sebastiano Valfrè dell'oratorio di San Filippo. · < ~ · · ./ · Nella sua profonda umiltà e forse senza neppure sospettarlo, il P. Sebastiano Valfrè fu una vera e po'tenta forza morale nei più terribili gio!ni dell'assedio di Torino, per la fi. ducia della vittoria che egli - con profetica tnènte - ·seppe ispirare nella cittadinanza e nei combattenti. A tale che gli domandava se i francesi avrebbero presa Torino, il P . .Valfrè coll'usata semplicità rispondeva: Prendere To· rino? Ma vi sono certe cittadelle che lo impe diranno. Il ·sant'uomo alludeva alle chiese, e specialmente al santuario della Consolata. E meglio chiari il ~uo ·pensier~ in una dottrina che suscitò·un vero sacrofuroredipatriottismo, nella quale egli lasciò chiaramente intendere che i piemontesi certamente avrebbero ·vinto se ·erano' divoti della Madonna. Non è a dire quindi come i cittadini ricevessero riverenti dalle mani di lui le immagini e le medaglie della Consolata che egli distrib~iva in· gran copia, e dom·e ·alle sue esortazioni continuassero a recarsi a ·pregare appiè della Tauma· turga Effigie, con una frequenza che· aumen- 'tava èol c~escere del pericolo in quell'angolo di Torino così esposto al 'fuoco nemico. Alle novene di giugno, più sopra accennate,. due altre per ordine <!el duca ne erano seguite, . ill0 e l'Ù luglio: Nella piazza di s.-carlo; dove erano i cariaggi dell'artiglieria, il P~ Valfrè aveva fatto eJ;igere un altare coll'immagine della· Madonna: presso cui ogni sera.· sull'imbrunire sifadunavailrèggimento delle Guaràie aÌla recita del rosario èd al'canto del~e litanie, dopo di che ciascuno ripigliàva. il suo posto . di vigilanza intrepida sugli spalti, e sovente - la nota toccante è ancora del Botta .:...._ nel tornarsene alle loro guardie, commossi dallo spirito religioso, si privavano di quel poco denaro che aveva·no, per darlo a qualche po. vero che per istrada gliel'andava domandando : cuori e mani forti per natura, per uso, per esercizio, per religione ». Una sola cosa si palesava in ·Torino di più /
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