Luglio 1906 fi., f VIII • N. '7 Ar1:1:1o ~~ZlW , URINORUM ~ } AUGUST.IE TA X ET PATRONA \. • ~ CONSOLATRI ~ ~ p.' t· et> so MeJlsile periodico ·~e 171o ESCE AL PRINCIPIO DEL MESE DIREZIONE ONSOLATA ?IAZZA DELLA. C TORINO
.. Da persone residenti fuori Torino ci viene spesso rivolta dimanda se c'incarichiamo di provveder loro dei cuori d'argento o candele da accendersi nel santuario. E alla nostra risposta affermativa1 ci passano l'incarico inviandoci l'importo. A risparmiare questo doppio disturbo avvertiamo una volta per sempre ch.a la Direzione del periodico (la quale è affatto indipendente dall'Amministrazione del santuario) si assume a favore dei suoi abbonati questo incarico di provveder cuori d'argento e candele, quali rimette alla sacrestia del san.tuario, procurando che le candele siano immediatamente accese, ed i cuori vengano appesi all'altare dell'Immagine miracolo~:~a. Per comodità dei richiedenti registriamo qui i prezzi dei tipi più ordinari di cuori di argento e di candele votive: Candele bianche: L. 0,10 -·0,15 - 0,20- 0,25- 0,30 . 0,40- 0,50 - 0,60 - 0,80 - 1,20 - 1,50 - 1,80. - Torcie: L. 3,10 - 3,60. Candele colorate-miniate: L. 0,20 . 0,30 . 0,35 . 0,45 -0,60 -0,70 - 1,00 - 1,45 . 2,10 - 4,25. Cuori d'argento lisci : L. 0,30 - 0.35 -0,40- 0,60 . O, 70 . 0.90. 1,00 - 1,60 · 2,10 - 3,50. - Cuori contornati In filigrana: L. 1,60 - 2,40. 3,15 . 3,75 - 3,90 . 4,20 - 4,90 - 5,50. Cuori racchiusi entro cornici ovali di metallo dorato: L. 0,90 -1,20 · 1,50 · 2,60 · 3,40 · 4,70 · 6,10 · 7,50 · ecc., ecc. ULTIMA NOVITÀ CON PROPRIETÀ RISERVATA CARTOLINE ORIGINALI AFRICANE Brttish East Africa • s wttd types and customs Abbiamo iniziato questa prima serie con 23 soggetti originalissimi: sono vere fotografie al bromuro tratte da negative prese espressa· mente per questo scopo tra i selvaggi dell'Africa equatoriale. Prezzo di ogni cartolina L. 0,10 Prezzo della collezione completa. di 23 soggetti L. 2,10 più centesimi 15 di porto raccomandato. A titolo d'esperimento mandiamo la collezione completa in esame contro deposito di L. 2,25 da parte del committente, pronti a riprenderei indietro tutte od in parte le cartoline stesse (se rimandateci in buon stato e con spedizione raccomandata) ed a ritornare al committente il suo deposito, con deduzione delle sole spese postali. Insistiamo sull'avvertenza che le spedizioni di queste cartoline siano semp1·e richieste e fatte raccomandate, perchè quelle spedite senza raccomandazione, molte volte non pervennero al destinatario. Sono soggetti curiosissimi e si capisce la tentazione..... La Direzione non risponde delle spedizioni non raccoma,ndate.
~~nsoiata PERIODIOO RELIGIOSO MENSILE TORINO •• •ztc La Festa della Consolata nel 1go6 ========~========= La festa della Consolata, antica di otto " secoli, come tutte le cose segnate col ~ suggello di Dio, ritorna ogni annQ con una sempre nuova impronta di attua- f lità, con un nuovo straordinario motivo ~ ..di svolgersi più devota e solenne. Fu, sotto questo aspetto, caratteristico ii f primo lustro di questo ~ecolo ventesimo, e lo è stato il 1906 iniziando splendidamente il secondo. l Un ricordo patrio della più alta importanza ed una recente duplice gloria del sant~ario si sono unite in quest'anno a rinnovare il sacro affetto dei torinesi f per la loro· Consolata: la commemorazione bicentenaria della vittoria di Tori'no nel 1706, e· la nuova dignità conferità allo storico tempio, mercé la sua erè-1· zione in Bàsilica Pontificia .e la sua aggregazione a S. Maria Maggiore di Roma. Una pia folla riempì il santuario, assiepò la sacra mensa nei Nove Sabati, ai quali ben si può applicare il versetto dei Salmi : Dies diei eructat verbum, perchè ognuno di essi trasmise al seguente la parola della preghiera e della .lode a Maria Consolatrice. E dai Sabati benedetti il verbo passò ai giorni della solenne novena, concentrando, moltiplicando, innalzando la nota del fervore santo, fino a che essa potè ~spandersi sublime nella grandiosità giuliva della vigilia e della festa. L'illuminazione del 19 giugno fu un nuovo sterminato poema di luce, stupendo agli occhi, più stupendo ai cuori. Nell'epico assedio del 1706. i difensori
98 di Torino si servivano l'a. notte di pot~nti l Te Deum innalzato alla Vergine Liberafanàli .e di proiettili infuocati, per aver trice l'indomani della gloriosa battagli~ guida nelle loro m_osse ccmtro il nemico. ~ di Torino. Le centinaia di migliaia di lumi testè Dies- diei eructat verbum l Mutarono i accesi in onore della Consolata, ancora tempi, · passarono secoli ed eventi, 'ma una volta ·affermando la fede del vero la festa della Consolata; sta e grandeggia popolo nostro, hanno, quali incruenti l coll'a dolcezza delle usanze che tornano, palle infuocate, risposto alle empie pr~o- colla stabilità delle cose costanti. Noi, vocazioni con cui lo si vorrebbe seri-' lontani .posteri, ·ci sentiamo in perfetta stianizzare. ~- armonia di idee e di sentimenti coi vaLe funzioni del 2o degnamente coro- lorosi nostri antenati del 1706 ai piedi nate dalla imponente processione (l), di' Maria Consolatrice. Ed ella, che a · per _la scala aurea <;lei ricordi, ci hanno loro diede la vittoria splendidissima, fatti rimontare di festa in festa, di be-~ accettando benigna l't)maggio di nostra neficiò in beneficio, fino all'entusiastico fedeltà saprà, come in passato, essere gelosa custode delle glorie patrie del ' ' l forte ,Piemonte, ed onnipotente interce- (1) Disturbata mòme;.tane(tmente da un gruppo di scia- • gurau, 1a processione si riordinò tosto, proseguendo in d\trice di quell'aiuto di Dio, per cui solo modo trionfale fino al santuario. Anche di questi infelici, , si fonda su granitiche basi la prosperità vittime di perverse dottrine, voglia la Consolata aver.pietà, illuminarli, convertirli. . " morale e materiale dei popoli. =======~~~======= AGGREGAZION~ DEL SANTUARIO BASILICA DELLA CONSOLATA alla. Basilica. Patriarcale di S. Maria. Maggiore in Roma. =========~======~= Al segno di speciale devozione per la Con-· ~ detta Patriarcale Primaria Basilica Romana. solata e 'di benevolenza verso i pii torinesi Il relativo decreto emanato da S. E. il Cardidato da S. S. Pio X, colFerezione del nostro nale Vannutelli è datato dal 3 giugno, ed in santuario in Basilica Pontificia, un altro se virtù del medesimo il Santuario-Basilica della' ne è venuto ad aggiungere per parte del l Consolata di Torino è ammesso « a parteciVenerando Capitolo della Patriarcale Basi- , «pare e comunicare delle grazie, delle indullica Liberiana di ~om~, più nota sotto il < genze, dei privilegi ed indulti apostolici, dai suo _titolo di Santa. Maria Maggiore. f «Sommi Pontefici concessi alla Basilica LiConosciuto appena il nostro desiderio in -« beriana ». Cosicchè -secondo l'ordinativo proposito, il prefato illustre Capitolo, di cui è del decreto stesso __: «tutti i fedeli d'ambo i Arciprete l'Em.mo Cardinale Vincenzo Vannu- « sessi che ben disposti vengono al santuario telli, compiacevasi con spontaneo moto e con l «della Consolata, possono lucrare e godere munifica, graziosa esenzione da ogni onere , « nella forma consueta della Chiesa tutte di _procedura, accordare al nostro santuario <le indulgenze ed i privilegi spirituali e le l'unione, l'aggregazione ed incorporazione a <grazie di cui godono i fedeli che visitano
( ' ' eòf1solata . l . ,l 99 «la Basilica di Santa Maria Maggiore in «Roma». Cosi alla nuova magnificenzl!-, al nuovo decòro esteriore del nostro santua~io, al quale per mezzo degli ultimi lavorJ ora in corso si sta dando il compimento, è venuto a corri-. spondere uu cospicuo aumento di·spirituale, preziosissimo patrimonio, a tutto ·vantaggio dei pii visitatori e frequen~atori ·del tempio sac;ro alla seéolare Patrona di Torino. ' Maria SS. Consolatrice opera come la più tenera e previdente delle madri. I tempi si vanno facendo sempre più procellosi e difficili; le potenze d'inferno si scatenano di giorno in' giorno più temerarie e furiose contro l'augusta nostra religione e contro i credenti. E la Madre di' grazie e di consolazione, a stringere sempre più 'a ' sè i suoi figli diletti, a mantenerli nella fermezza della fede e nel tradizionale attacca~ento al Successore di Pietro,.òttiene dalla divina Provvidenza sempre maggiori celesti ricchezze da dispensare loro; con sempre nuovi mezzi li incoraggia a rinnovare, anche nel campo spi· rituale, gli esempi ~i valore che resero aromiranda al mondo Torino nel 1706. Sursum corda l Se il nemico incalza, Maria ci assiste ; se gli emissari delle · infernali potestà. ci insultano e deridono, ci benedice il Vicario di Gesù Cristo; per mezzo dei suoi Principi e delle sue 'dignità. ci aiuta la Chlesa, alla qùale le contraddizioni furono ognora causa di accrescimento, di grandezza e. di finale trionfo. L'aggregazione del nç~stro santuario di Torino alla B·asilica di S. Maria Maggiore costituisce per i fedeli torinesi una gloriosa e potente alleanza. Del ,preziosissimo favore rendiamo le dovute, fervorose grà.zie al Signore, e con sempre , ' maggior devozione frequentiamo la Cl'sa della nostra dolcissima Regina, donde ·possiamo attingere i sussidi e fàvori con tanta larghezza a noi dispensati. Ai piedi della tau- ' ~aturga Effigie ricordiamo con speci~~oli rico- . . noscenti preghiere il Uegato Pontificio che sol~nne~ente la incoronava nel1904,il Cardinale' Vincenzo Vannutelli, che testè ancora,· . nella sua qualità. di Arciprete del CapitOlo . di S. ·Maria Maggiore, si degnò dimostrarsi lietissimo e premti.roso di dare a Torin~ un nuovo segno .di ·stima e di memore gentile simpatia. Ed il nostro grato omaggio si estenda a tutti g}i illustri . Membri del Venerando . Capitolo della Basilica Liberiana, i q~ali con tanto benigno, spontaneo,.unanime consenso onorando la 'nostra Cònsolata, onorarono pure noi torinesi e piemontesi, giacchè sui fig~ ai riverbera la gloria ed· il decoro della Madre. 'IL VENERA~ÌLE GIUSEPPE CAFASSO l Il pio e caldo; interessamento éhe' accolse l'<}nnunzio del. placet dato ' dal Sommo Pontefice all'introduzione della causa d! beatificazione del Venera-bile D. Giuseppe Cafasso, ci fa un lieto dovere di render.e pubblico il relativo de~ creto emesso dalla Sacra Congregazione dei Riti. Ne tornerà c~rto grata · quanto '·edificante la lettura, sta perchè nel me- ~ desimo, come in terso specchio,·è riprodotta la figura morale del degnissimo mi'nistro di Dio che due generazioni di .torinesi hanno riguardato e riguardano ' come loro benefattore, sia specialmente perchè la esaltazione di questo ·yero umile di ·mente e di cuore ~iene ad accrescere in nbi la fiducia di averlo po- ' tente avvocato presso Maria SS. Consolatrice, come già Egli si dimostrò per molti. .,
100 DECRETO per la. beatificazione e canon~zzazione del Venerabile Servo di Dio GIUSEPPE CAF!S80 Sacerdote secolare Rettore de1 Convitto Ecc~esiastico di Tori'no o religione e carità verso i poveri era cosi specchiata che si acquistarono la stima e gli animi ·dei compaesani. Il fanciulletto Giuseppe corrispose pienamente alle cure, agli avvisi, agli esempi dei g.enitori. Quanti aveano vista la sua divozione in chièsa e la sua freq~enza. alle funzioni ed ai catechismi, stupiti, lo chiama.v a n o il santetto. Di quando in quando anTra le Cause· di beatificazione e canonizza- ~ cora fanciullo, radunati i coetanei ed anche zione. dei Servi di Dio, che presso la S. Con- altri in certo sito, ripeteva fedelmente, a guisa g~egazione dei Riti hanno corso per via di di predicatore, le prediche che aveva udite in · non culto ·e che si ·intitolano dalla città. e chiesa: tanto era felice di memoria. Incominarchidiocesi di Torino, dopo qujllle dei vene- ciÒ gli studi ed i primi elementi d~lla. gramrabili Sacerdoti Ignazio da Santhià. dell'Or-. matica latina nel proprio paese, perfezionando ·dine dei Minori Cappuccini e canonico Giu- sotto la guida di un maestro l'ingegno natuseppe Benedetto ·cottolengo, fondatore della rale coll'arte, coll'esercizio e colla grande sua Piccola Casa della Divina Provvidenza, sue- diligenza. Frattanto invitava dolcemente la cede in terzo luogo 18. causa del sacerdote famiglia a recitare il rosario alla sera, ed usò Giuseppe Cafasso,, rettore del convitto eccle: tan,ta carit&,e pazienza nell'ammaestrare un siastico di Torino, la cui santità. di vita, con- servo balbuziente che·ottenne che anche esso giunta ad esimia prudenza e dottrina, è cele- recitasse il rosario cogli altri in modo chiaro brata in tutto il Piemonte e torna di lustro e distinto. al paese nativo, a T~rino ed alle altre città. In età. di 13 anni venne a Chieri, e quivi che ~o ospitarono. Terzo di quattro figli nacque· ~ compiuti gli studi di grammatiba, di umanità. Giuseppe a Castelnuovo, paese della diocesi e di r~ttorica, indossò l'abito chiericale l'anno di Torino, li 15 gennaio 1811 e fu battezzato il 1826 e studiò con ardore la filosofia nel colgiorno dopo. I suoi genito.ri fqrono Gioa~ni legio civico. Ritornato a casa, impiegò due. Cafasso ed Or!jola Beltram<r, la cui probità., anni intieri nello studio della teologia sotto ~--~--==============---==-----===============~ DECRETUM TA.URINEN; beatijicafionis et canonizationù 'ven. Servi l)el IOSEPHI CAFASSO Sacerdoiis saecularis Collegii Ecclesias;ici Taurinensis moderatoris Inter Caur.as beatijicationis et canoniz.ationis Servorum Dei, quae apur Sacram Rituum Congregationem per viam non cultus incedunt, quaeque a civitate ~tque archidioecesi Taurine~si inscribuntur, p,ost illas vener(lbilium sacerdotum Ignatii a S• ..Agatha ex Ordine Minorum Càpuccinorum et Iosephi Benedicti Gottolengo canonici fundatoris parvae domus a divina providentia, tertia 'succedit sacerd'otis IosEPHI CAFASSO collegii ecclesiqstici Taurimnsis recloris, cuius vitae sanctitas, eximiae prudentiae ac doctrinae iuncta, per universam regionem pedemontanam celebratur, et natàle solum, urbem principem aliasque civitates holpitales illustrat In .oppido Castronovo, Taurinensis dioecesfs, die IJ Ianuarii an. rBri, a parentibus Ioanne · Cafasso et Ursula Beltramo, quorum probitas qc reUgio €l una èum bonorum copia in pauperes effusa, incolarum animos atque existimationem sibi conciliabant, tertius · 1 'e quatuor fi!iis ortus est ]osephus, die seguenti i~;~ sacro fonte regerferatus. Puerulus curis, monitis exemplisque genitorum optime respondit. Quotquot Eum viderant in tempio dev~tum et frequmtem ad sacra ,et ad cathechesim, admirantes sanctulum nuncupabant. Interdum adhuc puer, aequalibus aliisque in coetum atque locum indictum vocatis sacros sermones, quos in Ecclesia a~dierat,felici memoria, praeconis instar, diserte rept7 tebat. Studiorum elementa et latinae grammaticae institutiones in civica scbola addiscens, ingenium naturale, pr:aeceptore adiuvante, at·te, exercitatione ac diligentia sila utiliter excoluit. Interim domesticam familiam ad serotinas preces rosarias fundendas suaviter alliciebat, famulumque balbutien,tem singulari charitate et patientia prosecutus obtinuit, ut hic easdem ·preces cum ceteris explicate et distincte recitare ince- . pisset. Tertio decimo aetatis anno Cherium venit, ibique grammaticae superior(s atque humanitatis ac retho; ricae studiis absolutis, in civico collegio pbilosophiae sedulam dedit operam, clericali veste an. I 826 etiam suscepta. pomum reversus, theologicis disciplinis, do-.
]ll eoflSO(ata 101 la. disciplina. .de !l' a.rciprète Da.ssano, e ver'so ~ la. fine dell'ottobre del 1830 aggregato agli alunni del seminario di Chieri compiè felice- • . mente il corso teologiqo con somma. lode, come lo prova. la. testimonianza. dei s1;1periori. Creato debitamente sacerdote il giorno 21 set. tambre 1833, adempì èon diligenza. i doveri del sacro ministero. Per rendersi sempre più idoneo ministro del Signore venne . ~ Torino insieme col R. D. Gioa.nni Alla.mano, suo ·amico e com· pagno di studi, e frequentò le scuole prima. nel seminario metropolitano, poi riel convitto ecclesiastico fondato dal teòl. Gua.la., che insegnava. teologiO: morale. Piventa.to alunno ~ del eonvitto il giorno 28 gennaio 1834, dopo appena. 3 anni, diede gli esami e f\L approvato ad udire le confessioni ed ebbe l'incarico di aiutare lo stesso maestro. . ~ . Dopo alcuni anni, per ottemperare 1!-lla volontà_dei superiori, ·si adaossò volentieri la. scuola lascia.ta. dal' teol. Gua.la per motivo di malattia. E non è a stupire se diffuse in larga. copia tra i suoi a,lunni e discep'oli, sacerdoti l giovàni ed ancb,e anziani, le salutifere acque di sapienza che a.vea attinto dal suo antecessore e dalle opere p.recla.re di S. Francesco di Sales e di S. Alfonso d?' Liguori. Nell'aÌmo 18481'Arcivescovo diTorino diede a. Giuseppe ancora a.ltr\ incarichi che tenne fino alla morte. Stabilito rettore della chiesa. di S. Francesco d'Assisi, preside della . con• gregazione dei mercanti, rettore del convit~ ' ecclesiastico ed amministratore del santuario di S. Ignazio di Loiola presso Lanzo, lasciò dovunque le traccia del suo Apostolato..Finalmente il fedel Servo di Cristo, dopo aver fatto ogni cosa buona, retta e vera. davanti a. Dio Signor suo nel coltivare ogni ministero .nella casa di Dio,. in e~ di 49 anni nel convitto di S. Francesco cadde infermo e tollerò la malattia con ogni .pazienza. Ridòtto ·agli estremi·e munito e confortato dai' sacramenti della,chie!ja il giorno 23 giugno dell'anno 1860 placidamente si addormentò nel Signore. . Frattanto la fama di santità, che Egli si era acquistata in vita, in modo mirabile si fece chiara dopo la morte.' Ne fa fede il concorso di clero e ~i popolo ai funerali celebrati pr:àesente corpore nella parrocchia dei SS. Martiri, e ripetuti poi nella trigesima con maggior pompa quando celebrò la s. messa Anglesio padre della Piccola Casa della Divina Provvidenza e disse · l'elogio funebre Gio.anni Bosco, Fondato·re della Società Sa· lesiana. =====-====~==·==~===~ ' ' cente archipresbytero 'Dassano, integrum biennium l) nensis alia (llf:.Oque ojficia contulit Josepho1 qui'eadem impendit; atque mense Octobri exeunte,an. r8Jo,Cherii l usque ad obitum tenui!. S. Francisci Assisiensis eccle· inter alumnos seminarii a1scitus1 theologiae cursum siae atque· opificu'm r:ongregationi praesesl Collegii summa cum laude, amplissimo.superiorum testimonio ecclesiastici mòderator 1 atque ,templi S. Ignatii de confirmata, feliciter explevit. Ad sacerdotium rite pro- ~ Loyola in oppido Lanzo administrator eleclfiS et conmotus die 21 Septemb1·is 18331 sacri huius mi~isterii . stitutus1 Apostolatus sui vèstigia ubique reliquit. Tanmunia diligenter obivit. Quo magis idoneum Dei dem fidelis Christi Servus annum aetatis nonum supra ministrum se redderet, Taurinum profeelus est una ·quadragesimum agens 1 postquam «'operatus fuerit c_um ,R. D. Ioanne Al/amano ·sibi arriicitia studiisque · bonum1 et rectum1 et verum coram Domi~o Deo s~ò1 coniuncto; atque1 prius in seminario metropolitano, ~ in.universa cultura ministerii domus Dei » 1 f!enes conpostea in c ollegio ecclesiastico a theologo Gua/a fu n- victum S. Francisci1 in morbum incidit1 qu:m patiet;· , ~ato1 qui lectiones de morali theologia tradebat1 aùdftor tissime .toleravit. Ad extrema deductus et -sacramentis extitit Huius collegii alumnus die 28 Ianuarii an. 1834 · ecclesiae refectus ac roboratus, die 23 I unii anno r86o, renunciatus1 triennio vix exacto, ac facto ·experimento, ~ placide obdormivit in Domino. Interim sanctitatis famii ad confessiones audiendas probatus fuit1 atque ipsi ma- quam Ips~ sibi adeptus fuerat vivens1 posi obitum mi- , gistro adiutor datus. Post aliquot annos magisterium. r~fice .inclaruit. Testis est.cleri pop'ulique concursus ad a theologo Gua/a ob aegritudinem dimissum, INe su:· •funus1 praesmte cqrpore, in paroecia SS. Martyrum periorumvoluntati obtemperans libenter suscepit. Nequé 1 ce/ebral!tm1 et die trigesima, maiori pompa renovatum, mirandum si salutiferas sapientiae aqt?as quas ab an-· 1 sacrum' ·Utante parvae domus a divina. pro·llidentia tecessore et a praeclaris S. Francisci Salesii et S. Al- moderatore Anglesio, habita etiam laudativa oratione . Jonsi de Ligorio 'operibus hauserat, in suos alumnos a Ioanne Bosco Socielatis Salesianae Institutore. Testis ac discipulos1 sacerdotes iuvenes et senes large lateque ~ quoque est Taurinensium civium atque advenarum fre· effuderit. Anno t autem 1848 Archiepiscopus T auri· ~ queitlia ad sepulcrum in quo ' co1·pus Servi 'Dei, tertio . '
102, Ne fa anche testimonianza la frequenza dei Torinesi e dei fore~~eri al sepolcro in cui adesso, trasportato per la terza volta, riposa il corpo del Servo di Dio, cioè presso il santuario della Consolata elevato di recente dal -s." Padre Pio X alla dignità di Basilica Minore: E questa fama di santità del Servo di Dio, · persever11-ndo fino ai nostri tempi, accresciuta anzi di giorno in giorno, essendo nota a, tutti, l'Em.mo e Rev·mo Signor Cardinale Agostil;10 Richelmy, 'Arcivescovo di Torino, fece il Pro- . cesso Informativo di essa fama di santità. Questò 'compiu~o, e fatta ed approvata la re.. visione degli scritti dello stesso Servo di Dio, ottenu'ta inoltre la dispensa Apostolica sul decorso di 10 anni e sull'intervento e -voto .dei Consultori, essendo ogni ~osa preparata, ad istanza del Rev.mo sig.,Ra:f;l:'aele M. Virili, Vescovo tit. di Troade e Postula· tore della Causa, avuto riguardo alle letterè ed alle suppliche di' alcuni Em.ml Cardinali di S. R. C. di molti ·Rev.ml Vescovi e di altri u~mini insignì per dignità ecclesiastiche e civili unitamente al clero ed al popolo dj To-: l rino, di Chieri e-di Castelnuovo d'Asti, l'Eminentissimo e Rev.mo sig. Cardinale Domenico Ferrata, Pònente cioè Relatore della stes.sa Causa nell'Ordinaria adunanza della Congre- ~=======~==F==------- . translatum, nunc quiescit, penes templu"J f3· Mariae ' Il Virgini a Consolatione dicatum nuperque a SanctissimÒ Domino Nostrp Pio Papa X ad 'Basilicae Mi· noris dig~tatem evect,um. Quae quid(m sanctitatis, Servi Dei ,opinio ad haec usque ) empora perseverans ·ac in die.s aucta, quum omnibus perspecta" foret, Em.us et Rev.us Dom.us Augustinus Cardinalis Richelmy Arcbiepiscopus T{lJlrinensis super ta Informativam Inquisitionem instituit. Hac expleta, et peracta ac probata revisione scriptorum ·ipsiùs Servi Dei, obte_nta · insuper Apostolica dispensatione a lapsu d~ cennii et ab 'interventu et voto Consultorum, quum omnia in promptu esseni, a~ instantiam Rev.mi Domini Raphaelis M. Virili Episcopi tit. Troadensis et Causae Postulàtoris, attentisque litteris ac postulatio- . nibus quorundam .Em.orum S. R. E. Cardinalium, plu- ' rium Rev:~rum Sacrorùm Antistitum aliorumque virorum ecclesiastica vel civili dignifate praestàntium una l cum clero et populo Taurinensi, Cherensi et Castrinovi,Astensis,Em.us et Rev.us Dom.us Do~inicus Cardinalis Ferrata eiusdem Causae Ponens·sw Relator in Ordinario Sacrorum ·Rituum Congregationis toetu ~ 'mbsi~nata di~, ad Vaticanum habito, sequens dubium ~ gazione dei Sacri Riti, tenutasi in Vaticano nel giorno sottoscritto, propose alla discus- 'sione il dubbio seguente: « Se si "debba firmare la Commissione per l'Introdfl/t,ione della Causa di cui si tratta ed aU'etfetto di cui ~ tratta». Gli E.m! e Rev.mi Padri, preposti alla tutela dei sacri Ri~i, dopo la relazione dell' Eminentissimo Ponente, udito anche per voce e per iscritto il R. P. D. Alessandro Verde, Proino· toradellaSant!!-Fede, tuttomaturatamenteponderato, rispOS\lrO .Atfirmativamente; cioè si deve stabilire la Commissione se piacerà al s: Padre. Ciò succedeva il giorno 15 maggio 1906. Di tutto quant~ sopra fece relazione a1 S. Padre Papa Pio X il sottoscritto Cardinale Pro-Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, e Sua Santità il giorno 23 maggio 1906 ratificò ed appr<>;vò il Rescritto della stessa Sa'cra Congregazione e di proprio pugno si . degnò firmare la Commissione per l'Introduzione dell~ Causa del predetto Venerabile Servo di Dio Giuseppe Ca.fasso, sacerdote secolare, rettoré del convitto ecclesiastico di Torino. LuiGI Card. TRIPEPI · L. t S. Pro-Prefetto S. R. C. t DIOMEDE PANICi, ·Arciv. di Laodicea Segretario S. R. ç. l discutiendum proposuit: «An sit signanda Commissi o lotroductionis Causae in casu et ·ad effectum .de quo agitur ». Porro Em.mi et Rev.mi Patres sacris tuendis Ritibus praepositi, post relationem ipsius Eminentissimi Ponentis, audito etiam voce et scripto , R. P. D. Alexandro Verde Sanctae Pidei Promotore, · omnibus sedulo perpensis respondere censuerunt: « Affirmative seu Commissionem esse signandam si San-· ' ctissimo placuerit , .' Die I 5 Maii 1906. .Quibus omnibus Sanctissimo Domino Nostro Pio Papae X ptr infrascriptum Cardinalem Sacrae Rituum. Congregationi Pro-Praefectum relatis, Sanctitas Sua Resc'riptum Sacrae eiusdem Congregationis ratum habuit et probavit, propriaque manu signare dignata est Commissionem Introductionis Causae praefati Venerabilis Servi Dei IosEPHl CAFAsso, sacerdotis saecùlaris, collegii ecclesiastici Taurinensis moderatoris, die 2 3, eisdem mense et an'no. ., ALOISIUS Card. TRIPEPI L. t S. S. R. C. Pro-Praefectus t DroMEDES ~ANICI, .Archiep. Laodicen. S. R. C. Secretarius
J1t eot'}SO(ata. JOS Dalle Missioni dalla Consolata in Africa ------~~~------ Per cortèsia della signora Teresa Soldati ved. De~Luca p<!Ssianio pubblicar~ la seguente lettera d'un nostro missionario, nella quale sonò graziosa~ente narrati quattro i della Consoiata in Africa, colla sollecitudine . consentitami dàlla distanza .io presenti a lei ed a tutta la sua distintisf\!in'la famiglia 'le condoglianze per la perdita del suo signor marito, condoglianze tanto più vive quanto l più profonda e la riconoscenza che a loro ci lega. A noi si uniscono tutti i nostri confratelli presenti in Africa. Immediate preghiere furono fatte in Missione per l'ottimo estinto, . ma anche per v. s. e per i suoi, affinché la Consolata, di cui sono tanto devoti, vogli~ con le sue consolazioni alleviare il loro grande dolore. A questo stesso intento stimo opportuno darle particolareggiata relazione di alcuni battesimi: nel constatare i buoni frutti con cui Dio si degna benedire il nostro apostolato, V. S. e la . famiglia ·meglio si conforteranno al pensiero della mercede già a quest'ora conseguita in Cielo dal suo consorte cotanto benemerito delle nostre Missioni, come nella certezza delle benedizioni che si perpetueranno sul di lui casato, fedele seguace di si generosi esempi. Circa un mese fa mi si venn·e a dire che un vecchio stregone era molto gravemente ammalato, ma che una mia visita sarebbe stata inutile, giacché egli non voleva saperne ne del Padre ne delle sue medicine. Non facendo caso di quest'osservazione, decisi di recarmi egualmente a trovare l'infelice, pensando che se da solo il missionario può ben poco, con gli aiuti della Consolata non dev!'l mai disperare di vincere qualunque anche più ardua difficoltà.. Vado, adunque, ed in meno di tre quarti d'ora giungo alla capanna dello stregone. Lo trovo in cortile, steso su un po' d'erba all'ombra di una fitta , bananiera. È circondato da una mezza dozzina d'altri stregoni, dal cui continuo confabulare facihnente s'intende come già disperino della loro arte per salvare il confratello. Mi avvicino, li saluto e vengo risalutato; solo l'infermo, certamente molto graye, non si dà per accorto della .mia venuta. ,. Vecchio stregone akikùin (da negat. del P. F. Perlo) Osservare i due ricchi braccialetti d'avorio. Fingendo d'essere capitate là a caso, faccio il nuovo: interrogo sul paziente e sul suo stato, sulle cure che gli furono battesimi coi nomi d'altrettanti membri della famiglia De-Luca·, il cui compianto capo sig. Cav. Giacomo, fu molto generoso ~erso le nostre missioni. Stazione della Madonna .della Provvidenza in Wambogo - ' 16 aprile 1906., Egregia Signora, Voglia permettermi che a nome pure di mio fratello teor. Filippo, Superiore delle Missioni prestate e chiedo se rimangano spe1 ranze di gu_arigione·. Gli stregoni vedendo il mio interesse, e lieti ch'ie non dimostri verso di loro alcuna diffidenza, parlanQ liberamente, anzi chiedono se ·io abbia qualche medicina, ·più potente di quelle di cui essi dispongono,. che ancora possa guar~re l'ammàlato. l Coltp. l'occasione, CElrco di far loro poco a poco comprendere che tutte le medicine hanno una forza relativa per la guarigione, ma che la 'vera forza e nel padrone della vita e della. morte, in Dio. Faccio loro toccar con mano
104 fll eoflSO{ata . la propria impotenza a salvare un ammalato quando'il Signore ne ha decretata la morte; aggiungo che 1'oi europei ci curiamo bensì colle medicine, ma più ancora ricorriamo colle preghiere a Dio, jl quale sovente ci esaudisce e consola. Questi stregoni s'ono tutti vecchi, e come tutti i vecchi akikùju profondamente riflessivi. Quindi se il mio parlare non li persuade interamente, almeno li fa meditare; taciono e dalle loro fisionomie espressive, dal muovere degli occhi, dall'accennare col capo, da tutta una mimica caratteristica, capisco che essi seguono il filo di interiori ragionamenti. .... D'un tratto il paziente, che non aveva dato ancora alcun segno di sè, sorge a sedere sul suo giaciglio e mi rivolge la parola: - «Se è come tu dici, perchè non preghi il tuo Dio a guarirmi?- Pregare il mio Dio?- rispondo - Ma Egli non mi esaudirebbe certamente a favore di un uomo che non vuol essere suo figlio; che, non curando il parlare del Padre, .non impara a conoscerlo e sel'virlo. Io nulla posso per te presso il mio Dio, finchè tu pure non lo adori, e non· unisci la tua umile preghiera alla mia per muovere la misericordia di Lui ·a tuo riguardo. - Io, ribatte pronto . il paziente, ascolterei la tua parola e adorerei il tuo Dio, ' quando Egli veramente mi guarisse; fammi dunque da Lui ridonare la salute e allora..... - Senti,interrompo fingendo di andarmene, è inutile che io perda qui il mio tempo e che tu· ti stanchi a parlare. Il Signore che io venni a far eonoscere nel Kikùiu è il creatore del cielo e della terra e di tutti gli uomini: è il padrone di tutto e di tutti. Perciò se Egli ha decretata la tua morte, tu non potrai scampare dalla medesima, per quanto tu e questi stregoni facciate, giacchè Egli e il solo forte. Ma il peggio per te si è che se tu morrai senza aver dato ascolto al Padre, quivenuto per mandato di Dio, tu sarai per sempre e sempre miseramente condannato a soffrire fra le fia'Ilme atroéi dell'inferno,'in compagnia di tutti i demoni. Lagraziadivinacomincia a lavorare, giacchè son pregato di rimanere e continuare a parlare di Dio. Io che non chiedevo altro, mi fermo un'ora e mezzo: parlo dell'Unità El. Trinità di Dio; dico della sua misericordia verso gli uomini, insegno un po' a pregare e infine recito coi presenti il Pater noster e l'Atto di contrizione. L'ammalato più di tutti è scosso; è agitato,e pensoso: prima di lasciarmi partire mi prende la mano e mi supplic~t di venirlo presto presto a ritrovare per insegnargli il mio Dio, e non più perchè lo abbia a guarire, ma piuttosto affinchè se, caso mai, debba mQ: rire non l'abbia a condannare all'inferno. Ritorno il mattino di buon'ora, nonostante piova e la nebbia sia densa. Trovo che lo stato· del povero stregone si è assai aggravato; egli è solo nella capanna: gli amici ed i parenti non sono ancora venuti, e le di lui mogli stanno in un'altra capanna, preparando il cibo per i figliuoli. Coll'aiuto del mio catechista gli parlo del battesimo e della sua necessità; ripeto le istruzioni della sera precedente, e con mia gra·nde consolazione trovo che il moribondo si è mantenuto nelle buone disposizioni in cui l'avevo lasciato, anzi, colla poca voce che ha, mi prega, a battezzarlo subito perchè si s·ente morire ..... Si, l'ora solenne è venuta, e non posso aspettare di più. Ringrazio "la miserico~dia divina cosi visibile su costui che ne pareva indegno; ringrazio Maria SS. per gli aiuti di cui sempre mi fu prodiga. L'antico stregone ha compresa la preziosità del battesimo, e mi mostra vivis.. sima .la volontà di diventare figlio di Dio; si pente dei suoi peccati, recita con me devotamente il Credo e l'Atto di contrizione e quindi, aiutato dal catechista, si pone a sedere sul suo giaciglio. Nella mezza oscurità della misera capanna, in un angolo della quale pecore e . capre saltano 'e belano; tra il fumo che mi fa bruciare gli occhi, pur mi pare di essere in un augusto tempio mentre pronuncio la formola sacramentale·:/0 Giacomo, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, nè mai come in quel momento compresi la grazia grande che è l'essere missionario. Oh, qual gioia provò il povero vecchio, come senti che qualche. cosa di grande si era operato in lui, di essere veramente divenutò figlio di .Dio. Al timore della morte erano suben, trate nel suo cuore una viva confidenza nel Signore ed una sincera rassegnazione ai di Lui -yoleri. Sull'~mbrunire del giorno medesimo egli abbandonava questa t~rra, per volarsene a lodare in eterno la divina bontà. Pensi, egregia signora, come sarà stato beljo l'incontro in 8ielo tra quest'anima e quella del di lei consorte.; come il povero ex-stregone avrà diqJ.òstr(lota al suo padrino e benefattore la propria riconoscenza ! Otto giorni dopo, andando colle suore alla solita visita dei vill&ggi, c'imbattiamo in una . donna, la quale ha in braccio una sua bimba di pochi mesi, che ci presenta affinchè gliela guariamo. Unò sguardo solo. e vediamo che non è più questione di guarire il corpo, ma di salvar l'anima della piccina. Ella non è più se non uno scheletrino: tutta piagata, tutta sofferente, ispira la più viva pietà. Mentre le buone suore ne lavano le piaghe e le medicano, io, tirata fuori una spugnetta inzuppata d'acqua santa, battezzo la creaturina còl nome di Teresa, regalando a lei, buona signora, una figlioccia che pochi giorni appresso divenne un bell'angioletto di Dio in Cielo, dove prega per la sua madrina. Un terzo battesimo col nome di un membro della sua famiglia, e precisamente del ,di lei figlio sig. Pietro, fu in questi giorni amministrato dal mio collega Padre Toselli. Eccole il fatto, come egli stesso me lo descrisse « Ieri sera sul tardi seppi a caso di un moribondo in un villaggio assai lontano dalla \ .
105 Missione. Le tenebre e la distanza mi scon- ~ modo e tempo di farlo? Ciò m'inquietava assai, sigliarono dal partire sul momento per visi- sebbene fossi fermamente deciso di non muotare il disgraziato, tanto più che essendo egli" vermi di là, finchè avessi potuto conchiudere b- come ci _s'era detto.- gi~ st1atod_portat~ ne~ _ qutatlche 1c1osa. ~ad. pDr~so ~l patr~_itto di n:1e1ttter osco, avre1 corso ser10 penco o 1smarr1rm1 tu o ne e man1 1 10 m1 sen n ranqm a o. per gli intricati sentieri o d'incontrarvi una ~ «Ad 1,1n ·certo punto il mio conduttore si iena o un leopardo. Ma il seguente mattino di ferma: E qui, dice. -E mi ad!lita a sette od buon'ora, a passi affrettati mi avvio a quella otto metri una capannuccia provvisoria, stata Ragazzi akikùin nella loro positura abituale (da-negat. del P. F. Pe1·lo). volta con mÌ cateéhista. Dopo un viaggio lungo quanto laborioso, arriviamo al bosco dove il paziente si trova; però sul più bello restiamo in grande imbarazzo, non sapendo da che parte volgerei per .rintracciarlo. Ma provvidenzialmente troviamo un uomo alla custodia del suo gregge: costui, richiesto d'informazioni, di buon grado si fa nostra guida. Man mano che mi av.vicinavo alla meta desiderata sentivo crescermi in cuore un timore grande. Si trat-tava di un uomo. maturo, sempre vissuto lontano 'dalla Missione, e col quale perciò pensavo che si dovrebbe cominciare ab ovo riguardo, alle disposizioni ed al catechismo. Avrei io avuto i formata riunendo in alto i rami di due cespu@:li vicini e sovrapponendovi un tetto d'erbaccia. «Devo introdurmi carponi e piangente nell'interno pieno di densissimo fumo, prodotto dalla combustione d'un gran ceppo di leg~o verde sul piccolo focolare; nè,· entrato, posso -~ rialzarmi senza batterebil capo nella volt1_a1, o nelle pareti vegetali. A ituatomi un po' a o· scurità, scorgo su un giaciglio di foglie secche l l'ammalato: il confidente che lo assiste mi lascia subito il posto, ed io lo occupo sedendo sulla mia cassetta dei medicinali. Interrogo l'infelice il quale conserva la mente lucida e la parola lenta, ma chiara, e dal complesso del- -l
106 1!1 eortsolata l'esame che faccio accurato su di lui, mi·accorgo che il caso è gravissimo, disperato. Gli somministro un calmante per l'alta.-febbre; ma vedo che il miglior rimedio per lui è pensare all'anima... Glielo faccio capire, ed egli che all'aspetto già si a.ppa.lesava. a tutti un buon ometto; volentieri si presta. ad udirmi. Quale non è la mia dolce meraviglia, quan,do entrato a pa.rlargli ,dell'Unità e Trinità di Dio e nòmina.te le due prime persone: Padre, Figliuolo, mi udii prevenire da lui, che aggiunse ·pronto: e Spirito Sant.o! . « Il catechista.~i spiega la cosa, narra.ndomi che assai prima del mio arrivo in questa Missione, egli era venuto qualche volta a fare il catechismo nei villaggi qui intorno. Quella del mio paziente era una felice reminiscenza, ed insieme un indice prezioso che il seme di- <vino era stato ben accolto e custodito. Di più in più animato, passo alle verità essenziali, facendo, quando occorr_e, prendere la parola al catechista e termino collo spìegargli la necessità e gli effetti del santo battesimo, chiedendo poscia. all'infermo se era disposto ariceverlo. A que!!to invito, con voce fioca, ma risoluta e come d'uomo sollevato, il poverino risponde: - Sì, sì, voglio essere (Ja.ttezza.to! «Quanto gioissi nel mio interno non saprei esprimere. Spiegai ancora in breve al neofito gli bblighi che contraeva, ricevendo il battesimo, di osservare i comandamenti di Dio; gli raccomandai in modo speciale che se si faceva qualche sacrificio di montoni per la sua guarigione fo·sse ad onore e gloria dì 'Dio solo; e non per placare lo spirito del male, come usavano gli Akikùiu prima di udire la parola dei Padri. E sulla sua sincera volontà e pro- . messa di fare in tutto il dovere di buon cri'- stia.no; dopo il Credo e Ì' Atto di contrizione, lo battezzai imponendogli il nome di Pietro De Luca. ·E indescrivibile la felicità che dimostrava il malato dopo ricevuto il sacramento: mi guardava con occhio espressivo, pieno di riconoscenza, ripetendo le giaculatorie che gli suggerii prima di allontanarmi. Erano lietissimi anche tutti i neri presenti, al pensiero che oramai il demonio più non poteva nuocere al morente e che presto egli sarebbe stato con Dio- E .difatti egli spirò sull'ip1brunire dello stesso gwrno ». Fin qui la relazione datami dal P. Toselli. • Una settimana fa un povero vecchio, mio amico di antica data. e già molto istruito nella religione, mi manda a chiamare in fretta. da sua moglie. Io ero fuori di Missione e non vi ritornai che a tarda sera, quindi non potei, se non a notte avanzata, rispondere all' appello. Con mio grande dispiacere, arrivato al .villaggio dell'infermo, trovo che .er-li è già stato portato nel bosco, perchè ;moribondo. Corro a lui: sul principio non riesco a farmi conoscere, tanto violento è il male del pove- 'retto. D'un tratto però egli mi fissa , e dopo vari tentativi riesce a dirmi con un filo di voce: · Padre, dammi il battesimo, che io muoio! -Oh, con qua.lè sollecitudine, con quale commozione accontento il morente ! Gli dico di ·accompagnarmj col cuore nel recitare il Credo e .l'Atto di contrizione. e quindi l'acqua battesimale scende su di lui e ne lava l'~nima., proprio nell'ultimo quarto d'ora della sua vita, ma ancora in tempo per applicargli i meriti del sangue di -Gesù Cristo col sacramento di eterna vita. Lo battezzai col nome di Roberto De Luca. Eccole, egregia signora, quattro battesimi che debbono essere una consolazione grande al suo cuore, sia per la soddisfazione sublime di concorrer.e alla sa~vezza di questi poveri' infedeli, sia per la certezza che i quattro nuovi battezzati, legati alla sua famiglia da perpetua riconoscenza, potranno sfogarla là in Cielo, chiedendo su di essa continuamente grazie e celestiali benedizioni. Voglia conservare sempre alle Missioni della Consolata i suoi generosi aiuti materiali, e più ancora gli spirituali delle preghiere. Aggradisca. intanto i miei profondi ossequi. Di V.S. . . · · Obbl.mo / P. PERLO GABRIELE Assai pochi sono quelli, ma pur ve ne sono ancora, che avendo /atto offerte pelsantuario della Consolata, credono che questo periodico sia' toro spedito per quelle, e -si r~'tengono poi o/fesi vedendosi sospesa la spedizionè del medesz'mo. Rz'pe#amo perciò t'avviso già più volt~ sì ampato, che cioè il periodico da oltre un anno e mezzo è passato a benefido delle Missz'oni della Consolata in A/rica- opera alfqtto distinta dal santuario - e che viene mandato soltanto a chi /arà una tenue offerta annuale a /avore di queste Mz'ssioni. , I bene/attori che ci mandano offerte sono vivamente pregati di ~·ndicarci ogni volta se queste sqno pel santuario oppure per le Missz'oni della Consola_ta~ L~ offerte i~- . viateci senza indicazz'one alcuna s'intenderanno /atte a beneficio delle Mz'ssz'onz', •. J
fll eortsOlata 107 L'asse~io e la baUaglia di Toriqo nel 1706 --.-~~ L'i~izio dell'assedio !(Segue art. III)' I duchi di Vendòme e de La Feuillade, contro il ~rere dell'illustre maresciallo Vau· han - una vera autorità in fatto di assedi - espressamente inviato da :r:.uigi XIV, avevano deciso che l'aasediodi Torino dovesse cominciare dall'espugnazione della cittadella. Non avendo saputo tLPprezzare alloro giusto valore le recenti opere del Bertola, essi gin· dicavano che, per l'oramai antiquata sua costruzione, la fortezza non fosse più in grado 1 · di resistere al di là di due mesi alle artiglierie, molto progredite dal tempo di Emanuele Filiberto. · Pertanto, rifaèendo pressapoco la via per- .corsa nell'antecedente autunno, il 12 maggio il La Feuillade portava nella pianura'a set· tentrione di Torino il grosso del suo esercito, composto di 44 mila uomini, con 110 cannoni d'assedio, 59 mor-tai·e 62 pezzi da campagna. Quel giorno fu notevole wr,un ecclisse totale di sole, e siccome nel mome.nto culminante si vide brillare fulgida nel cielo la costellazione che ha nome dal toro, emblema di To· 'rino, mentre era completamente oscurato il sole, scelto per sua divisa da Luigi XIV, il popolino torinese trasse dal fatto lieti presagi per la guerra ed occasione ad arguti motti all'indirizzo del Re Sole. Il 13 le schiere gallo-ispane si avanzarono verso la citt~, disponendosi parallelamente alla Dora Riparia, colla sinistra appoggiata alPovicinoal Parco Vecchio e la destra alla Dora presso Lucento, mentre un altro corpo di truppe proveniente dalla parte di'Susa si accampava a Pianezza. Il giorno stesso 8000 zappatori cominciarono a costruire una linea di circonvallazione lungo la fronte del grosso dell'esercito, intanto che altri gettavano ponti militari ·sulla Dora. Vittorio Amedeo, risoluto di contrastare palmo a palmo gli approcci al nemico, si era subito disposto a contendergli, prima d'ogni· altra cosa, il passaggio dei due fiumi che esso doveva varcare per circuire Torino. A tal uopo egli distese le poche sue forze lungo il Po, col. centro a Torino, la destra verso S. Mauro e la sinistra a Moncalieri, facendo poi avanzare la cavalleria a Collegno sulla Dora rimpetto a Pianezza. Nè contento di ·stare sulla 1 difensiva, si diede tosto a travagliare il nemico colla sua artiglieria, la quale a giudizio , di tecnici competentissimi « spiegò un'offensività più unica che rara». E ·nella stessa stupenda attitudine, che la brevità ci vieta di seguire nelle. singole gesta:, continuando il duca, mirabilmente secondato dal suo piccolo esercito mobile e dal presidio rimasto in To- ._rino, col tiro dai fortilizi delle colline e dalla· cittadella; con sortite ed evoluzioni di fanti e con audacissime punte di cavalleria, rese assai difficili e sanguinosi gli approcci al nemico, il quale anìiava man mano, e certo non colla desiderata rapidità, circondando Torino colle opere d'assedio, prima a tramontana, poi a pçmente ed infine a levante e mezzogiorno. L'investimento non fu pressochè completo che alla metà di giugno, quando il generale Fels degli imperiali, vedendosi in pericolo di essere circondato, si ritrasse da Moncalieri, abbandonandola al La Feuillade e riparando colla cavalleria a Carmagnola. Pochi giorni avanti il maresciallo francèse, giusta le , cavalleresche usanze del tempo, · aveva invitato Vittorio Amedeo a notificargli dove fosse il suo quartiere generale nella città, a fine di poterlo risparmia.re colle bombe, facendogli nello' stesso tempo l'offerta di un salvacondotto per la libera uscita da Torino di lui e della famiglia ducale. Ma il Duca quanto al primo punto gli fec~ rispondere che «.tirasse pure, essendo il suo quartiere generale sui bastioni della città » e quanto al secondo rifiutò alteramente il salvacondotto, non dubitando di poter provvedere alla salvezza propria e dei suoi, senza chiederne il permesso al .nemico. Infatti il16 giugno, visto che la strada di Moncalieri rimasta finallora libera correva pericolo di chiudersi, cominciò col far partire alla volta di Cheras.co la duchessa madre Giovanna Battista, la du- .chessa regnante Anna d' Orleans coi due piccoli figli Vittorio Filippo e Carlo Emanuele, nonchè il principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano colla moglie. Da Cherasco la famiglia ducale per Mondovi e Savona si trasferi poi a Genova; sempre portando seco, come il più preziosò suo tesoro, la Santa Sindone. Ventiquattr'ore dopo i suoi, cono-· sciuta la ritirata del Fels d~ Moncalieri, Vittorio Amedeo usci anch'esso da Torino sottò buona scorta, accompagnato dai principi Amedeo di Carignano ed Emanuele di Soiasona, recandosi a raggiungere la sua cavalleria. Prima di partire tenne ai capi della guarnigione ed ai .principali cittadini un'energica concione : disse che lasciava la piazza in ot-
108 llt . eo.,solata timo stato ben presidiata e ben fornita affidandola alloro senno e valore, non pot~ndo ----= come sarebbe stato suo vivo desideriori~chi~dervisi eg~i stesso, perchè stimava più utile l adoperarsi a procurare alla sua capitale sussidi daJl'esterno, finchè avesse potuto rientrarvi alla testa di un esercito liberatore il che promise di vofer fare, coll'aiuto di Dio' ad ogni costo e nel più breve tempo' possibile: Coll'uscita del duca da Torino .può dirsi che_l'~ssedio, _cominc~ato il 13 maggio c~ll'app~rizione dei gallo-Ispani alle ·p,orte della città, entrò nel suo pieno svolgimento. IV. - La prima fase dell'assedio. . Anche gli storici meno sospetti di bigottismo - e basti citare il Botta - hanno rilevato che durante l'assedio di Torino lÒ spirito relip;ios.o ebbe gran parte nel mantenere il presidiò e la cittadinanza in quella calma intrepidità, che tanto contribui all'eroica resistenza ed alla vittoria finale. La cronaca dell'assedio sotto la data del 24 maggio nota: Il Cònsiglio Civico, per accondiscendere ai desideri del)e LL. AA. il Du~a e la Duch~ssa, elegge li; compatroni di Tonno S. Francesco di Sales e S. Deodata · ordina novene ai Ss. Martiri, a S. Filipp~ ed all'Ospizio di Carità. 'Il 2 giugno il Duca ·ordina una solenne novena alla Consolata e - s~condo 1a stessa·cronaca:._ essa si compie con Immensa affiuenza di cittadini d'ogni ceto malgrado il pericolo, essendo la chiesa vici: nissima alla cinta delle fortificazioni. Il 6 giugno, giorno anniversario del Miracolo, sebbene i proiettili nemici comincino a pio- ' vere in città, Vittorio Amedeo II colla du· chessa regnl!-nte e gli altri principi interven- ' go;no, colle rispettive Corti, in gran pompa alla processione del SS. Sacramento, secondo l'uso degli anni antecedenti. Il dì 11 giugno poi, s'intraprende con straordinario fervore la novena alla festa titolare della Consolata, nella cui intercessione si ripone la prima e più grande speranza. Continue preghiere si 'fanno pure nella cappella reale della Santa Sind.one. Ed intanto i difensori di Torino mostrano coi fatti se sia vero che la pietà rel_ig~osa indebolisce . le menti e fiacca . gli ammi. Già abbiamo detto che, movendO all'assedio di Torino, i generali francesi avevano deciso - come qui si può dire in doppio senso - di tagliare la testa al toro assaltando sem:a indugi la cittadella. Quindi appena investita la città da ponente, ~l La Feuillade fino dal 27 maggio già faceva aprire a circa 1100 m. dalla cittadella una prima grande trincea, a .fine di cominciare subito il fuoco contro di essa. .. Per i profani alle cose di guerra diremo che le trincee sono strade incavate mil suolo a forma di fossati, profondi circa la metà dell'altezza d'un uomo, che l'assediante dirige e moltiplica verso il tratto di fortificazioni scelto come fronte di attacco. Ad evitare il tiro diretto della piazza, le trincee si avanzano con frequenti risvolti a zigzag ed hanno una specie di .parapetto formato dalla terra tolta per iscavarle. Le diverse trincee correnti in una stessa direzione ,sono poi fra loro collegate mediante altre strade-fossati condotte nella direzione della fronte di attacco, alla.quale rimangono parallele, nome quésto con cui vengono appunto chiamate. Nella notte dal 2 al 3 giugno 4000 guastatori o zappatori dell'esercito franco-ispano, protetti da grossi nuclei di truppa, già inizia- . vano a circa 500 m. dalla cittadella la prima parallela (l) ; terminatala in breve e collocatavi una batteria: di 12 mortai(2) per fronteggiar~ il fuoco energico della difesa, gli assedianti presero di là le mosse per avanzare con cinque nuovi rami di trincea ai due attacchi simultanei che,si erano proposti: il primo e principale diretto ai due bastioni della cittadella Beato Amedeo (detto anche del Principe e da non confondersi coll'omonimo della città) e S. Maurizio (3) ed alla frapposta mezzaluna della porta del Soccorso; il secondo, tendente soltanto a facilitare il primo dividendo le forze del presi,dio, diretto all'Opera a corno(4): una delle recenti fortificazioni avanzate, cosidetta dalla sua forma risultante da due specie di mezzelune riunite, e che era stata costrutta a sett~ntrione ~i Porta Susa a fip.e di portare piÙ avanti da quella parte la fronte difensiva della cittadella. Nella notte sopra 1'8 giugno gli assedianti presero a riunire le cinque nuove trincee con una secoDda parallela (5), e compiutala vi collocarono due ba~terie formate complessivamente da 66 cannoni (6), oltre una terza ba t- _ teria di 6 cannoni che tiravano a palle infuocate ed una quarta di 34 mortai (7). So~to ' (l) Q'!-esta è. indi~ta colle let.tere mit1uscole q q q ·nella pranta dr_Tormo stampata m copertina. (2) Vedi l'attera r tra le lettere q q sopra citate. ' (3) Segnati colle lettere maiuscole C D nella pianta (4) Quest'Opera è contrassegnata colle lettjlre maiu: scola S S nella suddetta pianta di Torino. (5) Vedi lettere c, d, e, i nella citata pianta. (6) Q.ue~te batterie sono indicate dalle lettere i, i, d. (7) Vedr lettere c, d, e,_e, e.
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