110 J.2 eof}SOlata Non è a dh;e quanto questi fatti rialzassero . il coraggio dei torinesi, spingendoli a perseverare in quelle preghiere il cui frutto già appariva evidente. Malgrado i molti in· genti lavori compiuti dai francoispàni ed il formidabile loro bombardamento, l'assedio in -quasi due mesi dacchè ne erano principiate le operazioni non aveva fatto sostanziali pro- ' grassi; anzi in questo primo periodo.della lotta il vantaggio era in complesso rimasto ai difensori, i quali ancora non avevano ceduto un palmo delle fortificazioni ed avevano inflitto al nemico una perdita d'uomini doppia di quella da essi medesimi subita. L'esperienza aveva dimostrate fallaci le speranze e le vanterie del Vendòme e del La Feuillade, il primo dei quali, fin dal marzo 1705 aveva scritto a Luigi XIV che avrebbe quandocchessia ridotta in polvere la cittadella diTorino colle artiglierie, ed il secondo nel set - tambre dello stesso anno si era vantato di poter schiacciare in sei giorni la cittadella. stessa con 100 cannoni e 45 mortai. I ·due duchi marescialli, pertanto, cogli altri generali già stavano discutendo se non fosse il caso di modificare l'indirizzo delle operazioni, quando 1'8 luglio giunse a Torino il duca d'Orleans fratello di Filippo V, mandato in Italia a sostituire in qualità di ge neralissimo delle due corone, il Vendòme chiamato in Francia contro il duca di Marlborough, uno dei celebri capitani della Grande Alleanza, al quale una brillant.e vittoria ri · port.ata a .Ramillies nelle Fiandre pareva aprire la via di Parigi. L'arrivo dell'Orleans, rimasto anch'egli pochissimo soddisfatto dei risultati fin allora ottenuti, rinnovò e riaccese le suaccennate discussioni; ma infine in un consiglio plenario da lui presieduto si decise di persistere nelle operazioni contro la cittadella, accrescendo gli sforzi e mettenta.o in òpera specialmente le mine, di cui arasi fino a quel punto fatto pochissimo uso. Come abbiamo accennato, Torino possedeva un sistema assai bene architettato di mine. Esso consisteva in un doppio ordine di gal- . lerie costrutte a due diverse profondità di otto e di quattordici metri e dette rispettivamente di mina e di contromina. Le principali di queste gallerie, partendo dali@. piazza come i raggi di una stella, si avanzavano oltre l'avanspalto · nella campagna a due a due, l'una sopra l'altra, seguendo la capitale dei baluardi, cioè la linea retta èhe si'fosse tirata dal mezzo di ciascuno di essi. Le due gallerie comunicavano fra l!)ro mediante scale, in modo che entrando dalla campagna, per mez.zo di un pozzo, in qualunque di esse, si sarebbe potuto penetrare fin nell'interno della pia~za, ae scale e gallerie non fossero state chiuse con molteplici porte di ferro. Altre gallerie secondarie, correnti nel senso della cinta della città, si diramavano dalle princi-· pali, permettendo cosi ai difensori, non solo di passare speditamente da una galleria principale all'altra, ma di minare qualunque punto delle fortificazioni che fosse opportuno far saltare in aria per respingere un assalto. All'avvicinarsi dell'assedio le gallerie erano state messe in perfetto ordine, e munite di tutto l'occorrente per la costruzione ed il funzionamento delle mine; esse erano ora vigilate con ogni cura, rimanendovi notte e giorno accese le lanterne; quelle dei bastioni della cittadella, contro cui s'appuntavano gli sforzi del nemico, avevano una robusta guardia di granatieri all'ingresso interno; in ciascuna di esse inoltre due minatori, per turno, stavano giorno e notte in ascolto_colla consegna di avvertire gli ufficiali del più.piccolo rumore che avessero av:vertito. Dopo la decisione dei loro génerali, gli ·assedianti, sotto,la guida di un ufficiale competentissimo, si diedero a scavare per la campagna una serie di pozzi per cui, incontrate qua e là le gallerie, cercavano di arrecarvi i maggiori danni possibili, diroccandole con bombe e cogli scoppi di barili di polveri, oppure allagandole colle acque dei vicini torrenti. A partire dai pozzi più opportunament.e collocati poi, si diedero a e.cavare alla lor volta gallerie conducenti sotto le forti- . ficazioni. E tutto ciò s'intende tra i più fieri contrasti degli assediati, l'assiduo loro ripa· rare ai danni del fuoco e dell'acqua1 mentre prendevano energicamen~e la controffensiva. Gli sforzi sotterranei dei franco-ispani non approdarono ad alcun effetto notevole fino alla notte dall' 11 al 12 luglio, quando una loro mina fatta brillare - come si dice in termine tecnico - sotto la fréccia dell'Opera a corno (l) vi recò danni cosi grandi che l'indomani, montati all'assalto, essi pateron,o impadronirsene. Di là la lotta divaJllpò più fiera che mai, sotto e sopra terra, davanti alle freccia dei bastioni oppugnati della cittadella. Ma, nonostante l'efficacia delle mine piemontesi a sconvolgere gli .approcci del nemico ed una · ·audacissima grande sortita del presidio della cittadellp. appoggiato da quello della città, le freccia contrastate (2) il 22 luglio rimasero· (l) Nel triangolo segnato colle lettere S, a, b, b. (2) Vedi lettere e-f, g-h, Q-n nella pianta in copertina,
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