Missioni Consolata - Luglio 1906

w eot'}solata 109 la protezione di questo 'formidabile fuoco gli zappatori continuarono l'opera loro, ed -il .7 luglio il prolungamento delle trincee d~~ova loro modo di tracciare una terza parallela (l) sempre più vicina agli spalti della cittadella. Questo avanzarsi del nemico'- e lo indica l'a stessa lentezza cosi opposta alla prç>verbiale furia francese - non era stato senza assiduo, terribile e sanguinoso contrasto dei difensori di Torino. Non appena si era potuto conoscere contro qual punto delle fortificazioni si dirigessero le mire dell' assediarite, il · Duca dapprima ed il Daun in appresso, g~i òpposero la più vigorosa ed , intelligente resistenza. Continuando a dar prova di quell' otfensività rara già notata, le . artiglierie piemontesi, portate intrepidamente nelle più avanzate Gpere di difesa e spinte talora con suprema audacia fino a 150 passi al di là delle medesime, pr~ndevano di fianco e d'infilata le par11-llele dei francesi e ne battevano le trincee, sconvolgendole e menando non piccola·strage di lavoratori e soldati. Le audaci imprese degli artiglieri erano ben secondate dalle altre armi. Continuamente, e per lo più la notte, il presidio faceva piccole sortite con drappelli di 30, 50 o al massimo 100 uomini di fanteria, accompagnati da squadre di guastatori è talora appoggiati da un manipolo di cavalleria. Tali sortite, spesso dirette da ufficiali superiori, anch~ qu,ando non arrivavano a distruggere il lavoro del nemico, lo intralciavano e lo ritardavano, sempre ottenendo l'effetto di tenere i guastatori in continua inquietudine. Ma il maggioré sforzo <ilei difensori era · naturalmente diretto a controbattere di fronte le batterie dell'assediante. Qui la lotta fra i due a.'"versari, che schieravano ciascuno oltre 100 pezzi jn linea, era verament~ gigantesca. I franèesi lanciarono in un giorno fin 8300 tra palle e bombe, i difensori ·4500, sicchè « non di rado i proiettili. delle due· parti si urtavano in aria con fragore » • come scrive il-valorosissimo conte Solaro della Margherita, generale d'eli' artiglieria piemontese nel tempo dell'assedio ed uno dei più esatti cronisti del medesimo. Cominciata su queste proporzioni dall'armamento della seconda parallela, il 19 giugno, la lotta crebl;ìe di violenza il 24 e continuò poi più o meno furiosa con successi alternati, ma spesso con vantaggio ·della difesa. Parecchi pezzi dei francesi furono smontati e guaRti: il 26 giugno 15 o 16 cannoni ebbero questa sorte e di più (l) Vedi lettere b, b, z, x nella sopraoitata pianta. 1 saltò in aria un loro magazzi-llo di polvere. A tali brillanti risultati assai concorreva l'uso dei piemontesi di illuminare nottetempo lo spalto con fiaccole e fiammate di fascine~ nonchè di tirare con palle incandescent-i, il che permettev11.1 di giustamente dirigere il loro tiro. Tuttavia anche i difensori avevano i loro rovesci. Una grande sortita operata il3() giugno ebbe esito sfortunato e porse 'il destro di disertare ad un discreto numero di soldati;. e sebbene, grazie all'ottimo disegno delle fortificazioni di Torino ed anche alla scarsa abilità dei cannonieri francesi, il ne· mico non recasse ai bastioni oppugnati tutto il guasto· che avrebbe potuto, esso riusciva. però in certi giorni a produrvi tali rovine che 300 e più operai del presidio riuscivano a. mala pena a riparare nella notte. Gravissimi poi erano i danni recati in città, sia dalle palle dei cannoni mal dirette contro la cittadella, sia dalle più micidiali bombe che nell'abitato si scagliavano a bella posta coi mortai. Molti edifici rovinavano o venivano incendiati, molte persone rimanevano ferite ed uccise « La vehemenza et frequenza di qtf.eSte· pignatte d'inferno- scrive un testìmonio oculare sotto la data 21 giugno- intimorì i cittadjni che fuggirono all'altro est1•emo della città :. cioè 'Dei quartieri verso ~l Po. Però già da quel tE)mpo era 'in Torino generalmente notato il fatto che sebbene· moltissimi si recassero continuamente a pregare al santuario della Consolata, nessuno rimaneva offeso dalle bombe, tanto fatali in altre parti della città anche remote dalla cinta. Cosi rimaneva incolume ilaantliario stesso: nei giorni 25, 27 e 30 giugno il medesimo veniva particolarmente preso di mira, o intendesse il nemico demolirne la grande cupola che da quella parte impediva .la vista della città, oppure sloggiare. le vedette che s'up· poneva appostate nell'interno della cupola stessa o sul vicino campanile, secondo ·l'uso del tempo. Ma sebbene le bombe assai danneggiassero le case·nei dintorni di esso; non recavano guasto di sorta al tempio: una bomba di enorme grossezza penetrata il 25 nel chiostro del monastero ed un'altra caduta il 30 sull'orlo del campanile, restarono - immobili nel sito raggiunto senza scoppiare; una palla di cannon& che lo stesso giorno 30 entrò in una cella del convento in cui giaceva infermo un converso dei Cisterciensi, non causò al medesimo· che un po' di paura, sebbene spaccasse il muro all'altezza di un solo palmo dal di lui capo.

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