fll eortsOlata 107 L'asse~io e la baUaglia di Toriqo nel 1706 --.-~~ L'i~izio dell'assedio !(Segue art. III)' I duchi di Vendòme e de La Feuillade, contro il ~rere dell'illustre maresciallo Vau· han - una vera autorità in fatto di assedi - espressamente inviato da :r:.uigi XIV, avevano deciso che l'aasediodi Torino dovesse cominciare dall'espugnazione della cittadella. Non avendo saputo tLPprezzare alloro giusto valore le recenti opere del Bertola, essi gin· dicavano che, per l'oramai antiquata sua costruzione, la fortezza non fosse più in grado 1 · di resistere al di là di due mesi alle artiglierie, molto progredite dal tempo di Emanuele Filiberto. · Pertanto, rifaèendo pressapoco la via per- .corsa nell'antecedente autunno, il 12 maggio il La Feuillade portava nella pianura'a set· tentrione di Torino il grosso del suo esercito, composto di 44 mila uomini, con 110 cannoni d'assedio, 59 mor-tai·e 62 pezzi da campagna. Quel giorno fu notevole wr,un ecclisse totale di sole, e siccome nel mome.nto culminante si vide brillare fulgida nel cielo la costellazione che ha nome dal toro, emblema di To· 'rino, mentre era completamente oscurato il sole, scelto per sua divisa da Luigi XIV, il popolino torinese trasse dal fatto lieti presagi per la guerra ed occasione ad arguti motti all'indirizzo del Re Sole. Il 13 le schiere gallo-ispane si avanzarono verso la citt~, disponendosi parallelamente alla Dora Riparia, colla sinistra appoggiata alPovicinoal Parco Vecchio e la destra alla Dora presso Lucento, mentre un altro corpo di truppe proveniente dalla parte di'Susa si accampava a Pianezza. Il giorno stesso 8000 zappatori cominciarono a costruire una linea di circonvallazione lungo la fronte del grosso dell'esercito, intanto che altri gettavano ponti militari ·sulla Dora. Vittorio Amedeo, risoluto di contrastare palmo a palmo gli approcci al nemico, si era subito disposto a contendergli, prima d'ogni· altra cosa, il passaggio dei due fiumi che esso doveva varcare per circuire Torino. A tal uopo egli distese le poche sue forze lungo il Po, col. centro a Torino, la destra verso S. Mauro e la sinistra a Moncalieri, facendo poi avanzare la cavalleria a Collegno sulla Dora rimpetto a Pianezza. Nè contento di ·stare sulla 1 difensiva, si diede tosto a travagliare il nemico colla sua artiglieria, la quale a giudizio , di tecnici competentissimi « spiegò un'offensività più unica che rara». E ·nella stessa stupenda attitudine, che la brevità ci vieta di seguire nelle. singole gesta:, continuando il duca, mirabilmente secondato dal suo piccolo esercito mobile e dal presidio rimasto in To- ._rino, col tiro dai fortilizi delle colline e dalla· cittadella; con sortite ed evoluzioni di fanti e con audacissime punte di cavalleria, rese assai difficili e sanguinosi gli approcci al nemico, il quale anìiava man mano, e certo non colla desiderata rapidità, circondando Torino colle opere d'assedio, prima a tramontana, poi a pçmente ed infine a levante e mezzogiorno. L'investimento non fu pressochè completo che alla metà di giugno, quando il generale Fels degli imperiali, vedendosi in pericolo di essere circondato, si ritrasse da Moncalieri, abbandonandola al La Feuillade e riparando colla cavalleria a Carmagnola. Pochi giorni avanti il maresciallo francèse, giusta le , cavalleresche usanze del tempo, · aveva invitato Vittorio Amedeo a notificargli dove fosse il suo quartiere generale nella città, a fine di poterlo risparmia.re colle bombe, facendogli nello' stesso tempo l'offerta di un salvacondotto per la libera uscita da Torino di lui e della famiglia ducale. Ma il Duca quanto al primo punto gli fec~ rispondere che «.tirasse pure, essendo il suo quartiere generale sui bastioni della città » e quanto al secondo rifiutò alteramente il salvacondotto, non dubitando di poter provvedere alla salvezza propria e dei suoi, senza chiederne il permesso al .nemico. Infatti il16 giugno, visto che la strada di Moncalieri rimasta finallora libera correva pericolo di chiudersi, cominciò col far partire alla volta di Cheras.co la duchessa madre Giovanna Battista, la du- .chessa regnante Anna d' Orleans coi due piccoli figli Vittorio Filippo e Carlo Emanuele, nonchè il principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano colla moglie. Da Cherasco la famiglia ducale per Mondovi e Savona si trasferi poi a Genova; sempre portando seco, come il più preziosò suo tesoro, la Santa Sindone. Ventiquattr'ore dopo i suoi, cono-· sciuta la ritirata del Fels d~ Moncalieri, Vittorio Amedeo usci anch'esso da Torino sottò buona scorta, accompagnato dai principi Amedeo di Carignano ed Emanuele di Soiasona, recandosi a raggiungere la sua cavalleria. Prima di partire tenne ai capi della guarnigione ed ai .principali cittadini un'energica concione : disse che lasciava la piazza in ot-
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