Missioni Consolata - Giugno 1906

Giugno 1906 A:n.:n.o VIII • N. 6 ~<Fì~ - ~~j AUGUST.IE TAURINORUM ~ o CONSOLATRI>( ET PATRONA ~- ~~~,}~~ ~ ( periodico R.eli$ioso Me11sile )- ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE 'l'ORINO . T••••o:81o :l:81i:erprovJ.a1o:le.1e N. 22•77

• uu • • ...,......... . ..... = tJM4 uoan ne PER REGALI Al DEVOTI DELLA CONSOLATA ---x--- Presentiamo ai nostri lettori un breve elenco degli oggetti che meglio sone indicati per far regali a persone care, e sui quali l'Effigie della Consolata sempre tiene il posto d'onore. Svariatissimo è l'assortimento di oggetti sia da pochi centesimi sia di maggior valore, che si possono scegliere presso la Direzione di questo periodico in piazza Consolata, n. 1. Medanr:ll in alluminio: l" tipo ordinario rotonde , ovali o rinascimento da 1ll 2 al soldo, da 5. e lO centesimi caduna. - 2" Tipo artistico, rotonde, commemorative del centenario da L. 0,05 caduna e 0,50 la dozz. ; 0,10 caduna e 0,90 la dozzina. - 3° Tipo artistico più grandi da L. 0,15 caduna e 1,50 la dozzina. In argento: 1° argento lucido, rotonde, ovali, rinascimento, traforate, di· segni fantasia (a seconda del prezzo) da L. 0,10 · 0,15 · 0,20 · 0,30-0,40 · 0,60 · 0,70 • 0,80 - 1,00 · 1,50 · 1,75 · 2,00 • ecc. caduna. - 2° Tipo argento ossidato più artistico, da L. 0,80 · 0,95 • 1,15 • 1,35 · 1,75 · 2,80 • 3,00 · 4,75 caduna.- 3° In smalto e contorno argento da L. 1,15 · 1,25 caduna. In oro: 1° con smalto da L. 2,50 · 2,75 • 4,00-5,00 caduna.- 2° Incise da L. 3,00 · 4,40 · 5,10 • 6,50 · 9,50 · 10,15 · 11,50 - 14,00 · 16,50 • ecc. caduna. Catenllla arnanto il prezzo varia secondo la lor~ lung~~zza e grossezza, ed l anche secondo la fattura degh anellim che possono essere semplici, faccettati o mezzo-tondi, e sempre saldati fra loro, e si possono avere da L. 1,20 · 1,30 · 1,50 · 1,60 · 1,75 • 2,00 • ecc. caduna. · LI brochll ricercate e preferite sempre, di esse l'assortimento è svariatissimo, completo, curandosi in particolar modo l'Effigie della Consolata: con 10 · 15 · 20 - 25 · 35 · 40 · 45 • 70 -75 centesimi, si hanno graziose broche& con imagine in fotografia e contorno assortito in metallo. Ma il tipÒ artistico in metallo imitazione argento antico inalterabile, è quello del quale si possiede l'assortimento più completo, cosi da soddisfare qualsiasi richiesta. È impossibile riepilogarne qui le forme ed i disegni. Il prezzo varia da L. 0,80 • 0,85 • 0,90 · 1,00 · 1,15 · 1,25 · 1,50 • 1,60 - ecc. La figura della Consolata, anch'essa in metallo ossidato, è artisticamente riprodotta. Spille di sicu~ezza. con l'effigie della Consolata, graziosissime, 0,15 caduna, P l t tutte coll'Effigie della Consolata in fotografia, e monta- anni l SI rapun 8 tura in metallo nichellato. - Penne tascabili colla relativa·matita 0,50 caduna. - Matita a chiusura con anello per appenderla 0,40. - Penna e ·matita unite 0,30 - Salvapuilte, matita e gomma 0,20. - Salva· punte con matita 0,10 caduno, 1,10 la dozzina. SIIIUBHI in metallo argentato, bianche od ossidate, da L. 0,40 • 0,50 . 0,60 • _ 0,90 • 1,45 · 1,60 · 3,50 caduna. Le stesse, montate su piedestallo, pure di metallo, in stile barocco o gotico da L. 1,00 • 1,20 · 1,40 · 1,90 · 2,20 - 2,50, 3,00 - 3,25 · 3,50 caduna. Le st-esse entro cappellette, stile barocco o gotico, da L. 3,25 · 3,75 • 4,80 -6,75 · 10 caduna. Astucci tascabili a chiusura, colla relativa statuetta della Consolata da L. 0,10 - 0,25 • 0,35 · 0,45. . A t ' • con su applicata la statuetta della Consolata, in metallo argenCQUISin IDI tato, bianco, ossidato o dorato, con vaschetta smaltata da L. 2,00 • 2,50 · 3,25 - 3,75 · 5,00 · q,OO • ecc.

~-~nsoiata 'PERIODICO RELIGIOSÒ MENSILE DffiEZIONE ç~~~~y~ ~ 80Acl:a.:I:A.HIO . ·Il Santuario della Consolata. eretto irl Basilica. Pcintificia -Breve di Sua Santità. Pio X dichiarante Basilica. Pontificia PIAZZA DEllA CONSOLATA fasso - Inaugurazione delle solenni feste rerigiose bicente- ~ il Santuario della. Consolata - Il Venerabile Giuseppe Ca- , narie nel Santuario-Basilica. Pontificia della Consolata: Di- · TORINO scorso di S. E m. il Card. Richelmy- L'assedio e la. battaglia. J di Torino nel 1706- Un miracolo nel dì della. Cons()lata?- Indulgenze a chi visita il Santuario in giugno- Orario delle Sacre Funzioni per giugno. ( Offerte .Per le miBBio••i della ConBolata in Africa. c~----a=-=7ER?~~, sz .C .._.-;-;zgg Il Santuario della Consolata eretto tn BASILICA PONTIFICIA Con animo pieno di santa esultan:ra, - ~ mano dels'uo Legato, aveva cinta di nuovo partecipiamo a tutti i nostri buoni lettori serto l' ]magine taumaturga della Conunafaustissima noti:ria. S. S. Pio X, con salata, fornendo pure per questo splenBreve de/7 aprile 1 go6, controfirmato dal- ~ dide gemme, ne corona ora di nuova gloria l' Em.m• Cardinale lYiacchi, degnavasi ele- il Santuario: sia in considera:rione delvare il Santuario della Consolata in To- l'antichità del medesimp e degli innumerino alla dignità di Basilica Pontiflcia, revo/i benefiti ivi ottenuti dai torinesi, con tutti gli onori e privilegi spettanti sia altresì per commendare il concorde per diritto alle Basiliche Minori di Roma.~ volere ed i sacrifiti del Clerò e del popolo, Sua Eminen:ra il Cardinale Richelmy onde il tempio fu recentemente rinnovato Arcivesco~o volle, di propria initiativa con straordinaria magnificen:ra. ed addossandosi tutti gli , oneri della ~ Salgano al Vicario rfi Gesù Cristo i procedura, umiliare alla S Sede la do- . reverenti sensi della profonda riconoman·da del singolarissimo. favore. Ed il scen:ra nostra, di quella dei tor,inesz e dei ~itissimo Pio X, non solo l'accolse be- devoti tutti della Consola'ta. E voglia pure nignamente, ma mostrò il sovrano suo l il degno successore di S. Massimo e di compiacimento dipoterrinnovare la prova . Mainarda accogliere l'espressione della di sua devo:rione a Maria S S. invocata ·gratitudine del suo popolo, che Egli, colsotto il più dolce dei titoli, nonchè il suo l'atto pio e munifico, ha stretto a sè con . · plauso pre:riosissimo alla pietà di Torino. ~ nuovi vincoli nel nome del comu~e amore: Pertanto Egli che già nel' 1904, per ~ Maria SS. Consolata. =-~====~~========

82 o • BREVE DI SUA SANTITA PIO X che eleva alla dignità di BASILICA PONTIFICIA il Santuario della Consolata ,pro PP. x A PERPETUO RICORDO DEL FATTO. Seguendo le vestigia dei Sommi Pontefici nostri Predecessori, formiamo oggetto delle nostre premurose sollecitudini il condecorare cpn peculiari titoli onorifici i tempi di Dio, celebrati non meno per magnificenza d'opere d'arte che per antica religiosità del popolo cristiano. Orbene, sorge in Torino un celebre Santuario a ·Dio sacro, dedicato ad onore della Beatissima Vergine Maria, il quale fu primieramente eretto; come afferma la tràdizione, da S.. Massimo, Vescovo d} Torino. Quivi si v~nera un'antichisf!ima Effigie della stessa Madre di Dio, sorreggente fra le braccia il Bambino Gesù, la quale Immagine · ~ / fu dapprima onorata dai çittadini Torinesi presso la chiesa di Sant'Andrea Apostolo sotto il titolo di Madre delle Gr~zie per la innumerevole copia di prodigi e di favori; ~ poscia, verso il l!lecolo decimosecondo venne ~ appellata della Consolazione- volgarmente, la Consolata. - Ed in fatto la Beatis~ima Vergine Madre di Dio si rivelò realmènte peifedeli efficacissima Consolatrice. Sempre in Lei trovarono i Torinesi il rifugio ed il sollievo della propria Città e nel largo infierire della pestilenza, e nelle carestie, ed in ogni pub· blica gravissima calamità. Venne tale Santuario da Martino V, di v. m., Nostro Predecessore piamente visitato ed ·arricchito di splendidi doni nell'anno. 1418. lvi ancora all'Altare della Consolatrice Madre di Dio, celebrò il s. Sacrifizio nell'anno 1578 il santo Vescovo di Milano, Carlo Borromeo, il quale, pellegrinante dalla sua Sede, aveva compiuto a piedi il lungo cammino; colà parimenti si recò nel 162.2 ·il santo Presule di Ginevra Francesco di Sales, Dottore di S. Chiesa, per venerare la Taumaturga Immagine della Genitrice Divina. La quale Immagine, già incoronata di aureo diadema per decreto del Capitolo Vaticano nel1829, fu nuovamente, ~==========~=============== ===·:==-~~ PIUS PP. X . Ad perpetuam rei memoriam,. Tempia Déinon minus artis operum magnificentia, quam antiqun christian_i populi religione celeb•ia, Romanorum Pontificum Decessorum Nostrorttllt vestigiis insistentes, peculia~ibus honorificis titulis cohonestare, libenti quidem mtimo satagimus. Iamverv Augustae Taurinorum psrcelebris aedes Dea sacra extat, in honorem dicata Vir[[Ùiis Reatissimae Mariae, quae saeculo quinto a S. Maximo Taurinensium Praesule primitus, uti traditur, condita fuit. Vetustissima ibidem colitur Imago ipsius Deiparae Virginis Puerum Iesum ulnis gestantis, quam olim ad S. Andreae Apostoli venerati suni cives Taurinenses sub nomine primum Grafiarum ex innumela prodigiorum et berze{iciorum copia, dein saeculo decimo secundo a Consolatione vulgo - la Consolata - nuncupata. Et sane opiferam so/atricem, Bealissim~ Virgo Dei Mater, fidelibus civibus se prne- () t buil, Illam pestilentia late ingruente, Illalll inop.ia anno•we, Illam in aliis pub/icis gravissimis calamitntibus praesidium ac so/amen Civitatis ·suae jugiter Taurinenses experti fuere. Sacram illam nedem Martinus •PP. V ven: me: Decessor Noster anno MCCC.:CXVll l piissime invisit ac magnifiCis donariis locupletavit. l bidem ad A ilare Detparne Solatricis rei sacrae opel'llltts fuit anno MDI.XXVlll Sanctus Mediolanensis A ntisles Carolus Borromaeus, quiperegrinus a Sede.sua longum iter pedes emensus fuerut: ttemque il/uc se f contu/il anno .'.fD<;XXII Sanctus Genevensium . Pon tifex I l ~:~:~~~: ~~:~~~:~:;::;a~::;~:a~;::~::::~ tum ·aureo diademate redimita, rursus anno superiore l nureis coronis est cohonestata. Nuper vero, coniata fidelium st>pe, templum ipsum insignibus artis operibus ornatum est, et sacella eius ditata, ampliata, immutatum ac germanum erga Deiparam Virginem sola-

83 CQ~~~-=CRR~=-==vY~~~~·~a~~SC;-~~~~~~~'Zh~~~r-~~~~~~~~~~~~~•oo due anni or sono, insignita di auree corone.~ favore vien data questa Nostra Lettera, con Recentemente poi, per le ablazioni dei fedeli, la Nostra Apostolica Autorità, in forza della. lo stesso tempio venne abbélli?to con insignì presente eleviamo alla dignità ed al titolo opere d'arte, e le varie sue cappe1le arric- ~ di Basilica Minore il.Santuario della B. Verchité ed ampliate attestàno luminosamente gina Consolatrice, sotto il titolo popolàre l'ossequio ed il fervore della divozione sia di « Consolata », esistente in Torino, e del Clero come del popolo cristiano verso gli conferiamo tutti gli onori e privilegi la Vergine Conso~atrice, Madre di Dio.~ ·che competono di diritto alle Basiliche MiMentre tutte queste cose rievocavamo alla . nori di questa Nostra Alma Città. Decrementa, il nostro Diletto Figlio, Agostino tiamo pertanto che questa Nostra Lettera Richelmy, Cardinal Prete di S. R. C. per ~ abbia e continui ad avere per l'avvenire · apostolica dispensazione Arcivescovo di To- tutto il suo vigore, la sua validità ed effirino, implorò da Noi con istanza di preci cacia, produca ed ottenga i suoi pieni ed che ci fossimo degnati di elevare un tempio interi effetti, che giovi pienamente in tutto cosi insfgne alla dignità di Basilica Minçre; e per tutto a coloro cui Essa riguarda, e e Noi, cui nulla sta maggiormente a cuore ~ che cosi, secondo quanto è prfmesso, debba. che di vedere il culto dei fedeli verso la Ver- essere giudicato e definito da. qualunque gina Consolatrice acquistar di giornoin giorno Giudice ordinario o delegato, e si debba. più grande .incremento, e che il Sant~ario di ~ considerare nullo e senza. effetto quanto Lei rifulga per opera Nos~ra di una nuova. possa. venire attentato o scientemente o per gloria, con tutta l'effusione del cuore ci ignoranza contro di Essa da qualunque, risiamo .affrettati ad annuire a questi supplici vestito di qualsiasi autorità. Non ostante voti. Stando cosi le dette cose, mentre-per -~ qualsiasi disposizione in contrario. questo solo effetto assolviamo e riteniamo Dato a Roma presso S. Pietro, sotto l'aassolti da qualunque vincolo di scomunica nello del Pescatore, il 7 aprile 1906, Anno e di interdetto, da qualunque altra eccle- ~ Terzo del Nostro Pontificato. siastica sentenza, censura o pena, se mai in esse fossero incorsi, tutti coloro in cui LUIGI Card. MACCHI. ~==============·====~= lricem lum Cleri, cum christiani populi obsequium studiumque pietatis luculente testantur. Haec omnia animo repetentes, cum Dilectus Filius Noster Augustinus S. R. E. Presbiter Cardinalis ·Richelmy ex dispensa/ione Apostolica Archiepiscopus Taurinensis Nos enixis precibus ftaf?ilaverit ut templum tam insigne ad Basilicae Minoris dignitatem evehere dignaremur; Nos, quibus nihil antiquius est, quam !fl fidelium cultus in Solatricem Virginem magis magisque in dies augeatur et sedes 11/ius novo per Nos honore refulgeat, bisce supplicibus votis ultra libenterque an· nuendum existimavimus. Quae cum ila sint,,omnes et singulos quibus hae Nostrae Litterae (aveni, a quibusvis excommunicationis et interdicti, aliisque ecclesiasticis sententiis, censuris et poenis, si quas forte incurrerint, hr1ius tantum rei gnstia absolventes et absolutos fore censentes. Aeiiem B. Mariae Virginis Consolatricis, sub vulgari titulo - la Consolata - Augustae Taurinorum existentem Auctorila!e Nostra () ~ ===============--==~ Apostolica, praesentium vi, Basilicae Minoris titulò ac dignitate cohonestamus, illique honores omnes àc privilegia conferimus, quae min"ribus Almae huius Urbis Nostrae Basilicis de jilre competunt. Decernentes has Litleras firmas, validas et efficaces existere et fore, suosque plenarios atque integros effectus sortiri et obtinere, illisque ad quos spectat vel spectare. poterit in , omnibus et per omnia pienissime sujfragari, sicque in praemissis per quoscumque Iudices ordinarios et delegatos iudicari et definiri debere, atque initum et inane i si .secus super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter contigerit attentari. Non obstantibus contrariis quibuscumque. Datum Romae apud s; Petrum sub annulo Piscatoris die Vll A,prilis MDCCXCVI Pontiftcatus Nostri ~ A•M T"lW, ALOIS. Card. MACCHI.

84 J11 8of1solata - GGb-~,~~~~~~~~~r~ie~~~~~~~~~~ca~~~~~--oo · Il Veqerabile GIUSEppE OAF~S~O ==axF"= l DEo GRATIAS! Ecco il motto che vorremmo imprimere in capo ad ogni pagina di questo' fascicolo del periodico, fatto messaggero di straordinaria, multiforme letizia in questo· giugno fulgente e benedetto. Sì, Deo gratias! perchè si è finalmente compiuto un lungo, ardente voto del nostro cuore, del cuore del buon popolo piemontese; perchè furono coronati i nostri sforzi, esau· dite le nostre preghiere unitamente a quelle di migliaia e migliaia di ani~e pie. Il giudizio inappe1labile, l'autorità suprema del Capo della Chiesa, che parla in nome dello Spirito Santo, ha dato il suo placet per l'Introjluzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del servo di Dio Don Giuseppe · Cafasso, il quale acquista perciò il titolo di VENERABILE. Così la Consolata ha voluto a parte jlella nuova sua gloria il devoto suo ferventissimo, la cui spoglia da un'decennio riposava al- .l'ombra del suo santuario: il santuario si è trasformato in Basilica e l'umile, disadorna tomba si tramuterà -'- speriamo -:--in altare', compiendosi le parole del salmista: Beneplacitum est Domino in populo suo, et exaltabit mansuètos in salutem (Ps.148). Il Ven. Cafasso fu veramente un mansueto secondo il cuore di Colui che, pure essendo il mite per eccellenza, trionfò del mondo e dell'inferno. L'umile e pio sacerdote di Gesù Cristo,' senza chiasso, senza l'ombra di acrimoniose ~edarguzioni e polemiche, fu in Piemonte un vero riformatore del clero per mezzo dell'insegname~to teologico; · come fu un apostolo tra il popolo ed un pubbliço be efattore, non rivelandosi se non per i salutari frutti dell'opera sua: cosi lo squisito profumo dei frutti rivela Falbero che li produce. . Nato a Castelnuovo d'Asti il 15 gennaio 1811, dopo essere stato qualificato da fanciullo un santetto nel paese nativo, ed un nuovo S. Luigi da chierico nel seminario di Chieri, Don Cafasso si trovò ad esercitare il mini~tero sacerdotale in tempi difficili sotto ogni rispetto per il Piemonte. L'insegnamento ufficiale della teologia morllle ancora vi si ispirava al Rigorismo, mala derivazione del Giansenismo; le massime regalistiche tendevano ad accrescère sul giovane clero la loro influenza per il segreto lavorio delle sette, che sotto il velo e l'egida dei moti patriottici prepa~avano una nuova, feroce persecuzione alla Chiesa. Una cert'aura insidiosa di licenza, camuffata da libertà, andava ispirando in tutti l'insubordinazione ad ogni legittima Autorità, cominciando da quella· del Papa e dei Vescovi, e cosi si aveva il curioso fenomeno che la troppa severità dell'insegnamento da una parte, e la rilassatezza della disciplina dall'altra concorressero allo stesso effetto, rendendo insipido il sale della terra, ed allontanando uioltè anime dalla soda pietà religiosa, a loro ruina ed a danno della stessa civile convivenza. Il teol. Luigi Guala, rettore della chiesa di ·s. Francesco d'Assisi in Torino e fondatore del Convitto Ecclesiastico per la formazione del_ giovane clero, aveva preso a combattere il Rigorismo giansenistico introducendo l'insegnamento .della Teologia Morale sugli scritti di S. Alfonso de' Liguori, i quali ad una sa'na dottrina - approvata recentemente dalla Chiesa -congiungevano quella mitezza che ispira ii vero amor di Dio ed incoraggia alla perfetta osservanza dei suoi . comandamenti, rendendola un giogo soave e leggero, secondo la parola del Divino Maestro. • Il V en. Cafasso, discepolo prima, poi coadiutote ed in:!Ì.ne successore del Guala, seppe in non molti anni portare a compimento lariforma da lui iniziata. Col l!lell'ingegno nutrito di forti studi, colla chiara parola, coll'operosità meravigliosa, senza quasi far avvertire agli avversari-l'acutezza e la potenza delle sue armi - tanto esse erano cortesi - egli procurò fra noi il pieno trionfo delle dottrine del Liguori. Per merito suo si formò in Piemonte un piccolo esercito di sacerdoti

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-. l 86 '1 a 8of}solata - ca. &:w;fjc s~ ··~ dotti, pii, zelanti con prudenza e carità, la cui influenza ancora oggidl largamente si manifesta nella morigeratezza e pietà di molta parte delle nostre popolazioni. Ma non soltanto in mezzo al clero si esplicò l'opera del Ven. Cafasso. Sperando di poter presto dare ·su queste colonne una vita alquanto diffusa del servo di Dio, ci limiteremo ora a pochi altri cenni, estraendoli d~~olle testimonianze del Processo Diocesano di Bea· tificazione. La predicazione frequepte ed avidamente ascoltata del Ven. Cafasso «andava veramente al cuore, come quella di un apostolo ìspù·qto da Dio a commuovere, C0'1'1'eggere, santificare ». \ Ed i frutti ne erano copiosissimi, specialmente nei corsi di Esercizi 'Spirituali che egli sole'i_a tenere nel santuario di S. Ignazio sopra Lanzo, sia ad ecclesiastici che a secolari. - « Il suo confessionale. i?Ì S. Francesco d'Assisi » dove egli restava almeno tre ore ogni mattino «era sempre assf!d?ato da penitenti d'ogni condizione ed età » che egli accoglieva « con quel suo fare tranquillo, sereno, affabile » spingendo· colla piene~za . della carità le anime alla conversione od al perfezionamento. Innumerevoli persone poi ricorrevano al. Venerabile per consiglìo. Al suo giudizio illuminato, oltrechè da profonde conos?enze teologiche, da lumi specialissimi di Dio, sottomet~vano casi di poscienza o 'importanti decisioni i più illustri personaggi del tempo: basti' citare Mr Fransoni, Arcivescovo d'i Torino ed il conte Solaro della Margarita, ministro di Carlo Alberto; la marchesa di Barolo e D. Bosco, il quale guidato dal Cafasso a conoscere la propria vocazione e da lui aiutato col consiglio e col danaro ad attuarla, soleva dire che « se qualche cosa aveva fatto di bene, di tutto a D. Cafasso era de· ' bito1·e ». L'amore del prossimo, derivazione diretta di quello ond' era infiammato verso Dio, si manifestò nel Ven. Cafasso veramente eroico nel soccorrere ed assistere materialmente e moralm.ente i poverelli e gli ammalati. « Q,ttandd di qtta,lche infermo, fosse povero o di. alto ceto, si disperava la conversione7 si chiamava D. Cafasso, e si era certi che il demonio sarebbe stato sconfitto ». Un campo prediletto al · suo zelo soave erano pure le carceri senatorie, ove si trovavano sempre circa cinquecento detenuti, o in attesa di giudizio, o già scontando la lorocondanna. Coi doni materiali, permessi dai regolamenti del tempo, e più col trattarli da carissimi amici - come ei soleva chiamarli -Don Cafasso.domava gli spiriti più fieri e ribelli, ottenendo. prodigi di conver· si:one. Quando poi Ùno di quei disgraziati doveva saÙre il patibolo egli- e DiQ solo sa superando quali repulsioni ed angosce - rivendicava a sè il privilegio di assisterlo fino all'ultimo, .s sempre riusciva ad eccitarlo ,al pentimento ed alla rassegnazione, e.più d'una volta pèrfino a senTtimenti di gioia -pel desiderio di riparare colla mor'te ignominiòsa i propri delitti ' e di meritare così il paradiso. Tra i giustiziati assistiti dal nostro Venerabile sono celebri Pietro Mottino, il leggendario bersagliere di Candia Canavese, ed il generale Rainorino fucilato dopo il disastro di Novara: : , « :ç.a corona di un Sjl.Cerdoteh Cielo devono essere le anime da lui salvate» soleva dire il Cafasso. Ed a ·formarsi questa corona intese con tutte ~e forze, e ,pe; tutta la vita, e continuò dopo l'a morte a spingere le anime al paradiso eoll'edificazione. degli esempi lasciati e colla preziosa eredit'à deWindulgen~a in articulo mortis, detta:1 appu~ di D. Cafasso, perchè primàment~ da lui1l9-eata, e poi l concessagli dal Sommo ·Pontefice. Don Cafasso morì i~ Torino nel Convitto Ecclesiastico presso S. Francesco d'Assisi, il di 23 giugno 1860, avendo egli poco più di 49 anni. Ed ancora fu prodigio che il suo gracile corpo, macerato da continue penitenze, abbia potuto tanto resistere ad un lavoro assiduo, faticoso ed assorbente come quéllo da lui compiuto. I funerali di colui che aveva sempre tanto sinceramente cercato di scomparire, di farsi piccino, furono un vero trionfo: la voce concorde della cittadinanza torinese d'ogni ceto, degli antichi allievi del Convitto,

Q di quanti avevano da vicino conosciu~o Don Cafasso lo proclamò un santo; si andò a gara a far toccare alla salma benedetti) rosari e medaglie, si asportarono come reliquie gli abiti usati e ciocche di capelli del servo di Dio. · La memoria di lui rimasta in benedizione nel cuore di due gem•razioni, si risvegliò più viva dopo che nel 1892 fu::.-ono pubblicate le sue' Meditazioni pe·r Ese·rcizi spirituali 'al clero, seguite l'anno dopo dalle Istruzioni, che erano il compendio non solo di ciò che il Venerabile aveva detto, ma di ciò che. aveva fatto. La sua tomba rimasta fino al 1.896 in un com· partimento particolare al Camposanto generale, fu in quell'anno trasportata al santuario d.ella Consolata, presso il quale aveva preso sede il Convitto Ecclesiastico. E sebbe.ne la· sciato disadorno e quasi obliato, in omaggio alle prudenti prescrizioni della Chiesa, al sepolcro benedetto cominciò tosto e cr~bbe l'affi n enza di visitatori. Per secondare i pii voti dei piemontesi, come per . de~iderio di glorificare Iddio nel su? servo e di cooperare ai santissimi fini per cui questi .aveva consumata la vita, il suo quarto suncessore alla direzione del Convitto Ecclesiastico, can. G. Allamano, nipote di D. Cafasso, promosse presso l'Autorità diocesana nel 1894 il processo Ordinario di Beatificazione, presentato poi nel 1899 alla S. Sede, la quale ammise ora l'introduzione di questa causa colla faustissima dichiàrazione sopra annunciata. N on resta che da affrettare colle preghiere il giorno in cui alla virtù eroiche del servo di Dio sia data anche in terra degna corona colla solenne Beatificazione, la quale, se accrescerà al Cafasso la gloria in Cielo, ridonderà pure a vantaggio del popolo che egli ha tanto amato e beneficato. In omaggio ai decreti di Urbano VIII e della Sacra Congregazione dei Riti si dichiara che ai fatti riferiti n~l corso di questo Periodico non si vuol attribuire altra fede che quella pu- ' ramente umana. Can. G. 0AMISASSA, Direttore. 87 c ~ INAUGURAZIONE ~ delle solen~i festereligiosebineq'teqarie nel Santuario-Basilica Pontificia della Consolata ii:e3~==== Il 12 maggio si iniziarono nel SantuarioBasilica della Consolata i festeggiamenti religiosi per la commemora~ione bicentenaria dell'assedio e della vit.toria di Torino nell'i06. Appunto il 12 maggio di quell'a.nno glorioso nei fasti militari e religio!ti del Piemonte, i gallo-ispani facevano le prime mosse per ·..assediare Torino, e nel giorno istesso, dettate dall'urgente pericolo della patria, principiavano le fervide preghiere alla Consolata, per cui i torinesi impetrarono la .forza morale che poi li sostenne meravigliosamente nel lung0 ed aspro cimento. Il mattino S. Em. il Cardinale Arcivescovo celebrava la messa all'altare della taumaturga Effigie - per la circostanza adornata della corona di veri brillanti - distribuendo di sua mano la santa comunione ad una folla di divoti e pronunciando un op· portuno fervorino. La sera poi,· alle 17, con una solennissima funzione ebbe luogo l'inaugurazione ufficiale. 1 Assai prima dell'om fissata un'immensa accolta di popolo stipava la chiesa di S. Andrea, a cui si poteva liberamente accedere, mentre la chiesa superiore era riserbata alle Autorità ed agli i~vitati. Pastore sollecito e vigilante, sempre dal desio pm·tato quando si tratti della Consolata, giunge in perfetto orario S. Em. il Car· dinale Richelmy e, ricevuto dal Rettore del santuario, salutato dall'orchestra coll'Ecce sacerdos magnus, 'va a prostrarsi all'altare per l'adorazione del SS. Sacramento. Entrano poco dopo le LL. AA. RR. il Duca e la Duchessa dL Geno'va, i soli Principi presenti a Torino, e presa l'acqua santa dal Rettore accedono ai banchi per loro preparati nel presbiterio dove, in posti speciali, già si trovano M.r Spandre Vescovo ausiliare di

88 Torino e M.r Castrale Vicario Generale dell ' Archidiocesi. Il tempio presenta un 'imponente spettaèolo: pare di essere tornati alle indimenticabili giornate dell'ottavo centenario. La calca divota ha raggiunto il suo massimo in S. Andrea; le quattro nuove cappelle laterali del santuario accolgono, tra una fitta d'invitati, l'eletta della pia nobiltà e della benef;icente borghesi~ torine~e; nei banchi ael centro, sontuosame,nte parati, stanno illustri rappre-, sentànze civili, militari ed ecclesiastiche. Vi si nç>tano: il Grand'Ufficiale Efisio Onnis, primo presidente di Cassazione ; il comm. Ostermann, primo presidente di Corte d'Appello; il comm. Garelli, procuratore generale di ·Corte d'Appello; il generale Bar- _ bieri, comandante il primo corpo d'armata; il generale Ponza di S. Martino, comàndante la Divisione militare; l'assessore comm. Palestrina, rappresentante il Sindaco; il consigliere delegato comm. Focaècetti, rappresentante il Prefetto; il comm. Bianchi e il comm. Dumontel, rappresentanti il Comitato per le commemorazioni bicentenarie della vittoria di Torino; l'ex ministro on. Marsengo Bastia, presidente dell'Opera pia di S. Paolo; il comm. Barisone, intendente di finanza; il comm. Guazzo, rappresentante il Questore; l'Eqonomo generale dei benefici vacanti; il conte di Collegno,· gentiluomo di Corte della Regina Madre; il march. Scozia di Calliano, mastro di cerimonie del Re ; il conte Tornielli, consigliere provinciale; l'assessore Usseglio, presidente · della Congregazione di Carità; il comm. Reycend. I professori delle Facoltà Pontificie e teologica e legale sono presenti nelle loro divise, in un colle rappresentanze del_Capitolo Metropolitano, dei Cappellani Palatini, degli Ordini Religiosi, delle numerose Opere pie di Torino. Una quindicina di bandiere di Associazioni torinesi e del territorio, sono · schierate ai due lati, completando Q.ella~ente la rappresentanza popolare. La funzione comincia col mottetto: « O gloriosa Virginum » eseguito dalla Schola Cantorum dell'Oratorio Salesiano diretta d~ll' l'egre.gio M.0 cav. Dogliani, la quale dà pròva · di mirabile studio ed ~ffiatamento. S. Em. il Cardinale Arcivescovo, ,nella maestà della porpora romana, sale il pergamo. Breve, come vuole la circostanza, è il suo discorso (che riportiamo qui appresso) ; ma con vibrati ricordi, con 'accenni rievocanti il connubio felicissimo stretto nel '1706 tra la Fede e la Patria, riaccende negli animi l'antica riconoscenza verso l'augusta· Liberatrice di Torino. Ed in fipe del suo dire, quasi a nuova suprema 'sanzione di questo titolo - a nome di Pio X - saluta per la prima volta col nome di Basilica Pontificia lo storico tempio della Consolata. . La gioia, l'assentimento dell'immenso uditorio erompono poderosi e dolcissimi nelle Litanie Lauretane, che sembrano riassumere il sermone e rievocare l'antico ambiente nella stupenda unione dei Principi e delle Autorità col Clero e col popolo, innalzanti, come ai giorni eroici dell'assedio, ·a Maria Consolatrice l' Ora pro nobis pieno di speranze sublimi, foriero di vitt?:r;ia. Il mottetto Ave verum ed il Tantum e-r:go, opera lodatissima del conte Gromis di Trana, precedono la benedizione del SS. Sacramento, impartita da Sua Eminenza, assistito dai canonici del Capitolo Metropolitano. Il tempio si sfolla lentamente nella dolce ora ve·spertina. Degni e pari all'importanza degli eventi da commemorarsi furono gli inizii delle feste religiose bicentenarie: la Consolata impetri che cosi felicemente- pa· rallelo a quello dei festeggiamenti civili - se ne possa svolgere l'intero programma, rinfrescando nel forte Piemonte le a...vite, pie e patriottiche tradizioni. Discorso di 8. Em. il Card. RICHELMY Altezze Reali, Eccellenze, Signori, Fratelli e Figliuoli, Uno scrittore lodatissimo per venustà_di forma e per altezza d'ingegno, ma sv~ntura· tamente ligio ai dettami di uno sconfortante scetticismo, ebbe a 'chiamare illusione la ce- •

l J1l 8o11solata 89 lebrazione dei giorni anniversari, i quali, egli dice, non hanno che fare coll'avvenimento che si vuol ricordare più che qualunque altro dì dell'anno·. Ma tosto, quasi correggendosi,. sente egli stesso il bisogno di chiamare bella ed amabile tale illusione; per essa, ei soggiunge, par quasi risorga un'ombra del passato e ritorni ad essere quello che fu. L'augusta vostra presenza, o Altezze Reali, i sensi unanimi dei Grandi e dei piccoli, del Clero e del Popolo in questi giorni e in questo luogo, dicono con voce potente che la gentile Torino punto non s'accorda coll'infelice Leo· pardi; dalla cui penna, accogliamo volentieri l'accenno all'amabilità e alla mite bellezza. A me non ispetta descrivere qui le pietose vicende della città nostra nell'inizio del seco-lo decimottavo: oggi appunto si compiono due· cento anni, e dattorno alle nostre mura anguste avevano principio i trìsti lavori dell'assedio; e per ragioni a tutti note, è oggi la prima volta, che di tal fatto viene solen· nemente commemorata la ricordanza centenaria. Alle menti elette dei miei Concittadini il riflettere; ai cuori teneri e genèrosi il nu· trire magnanimi affetti; a labbra delle mie più eloquenti il dire degnamente dell'eroismo dei padri. · Altro il mio compito: invìtarvi alla rico· noscenza, alla fiducia, alla venerazione, al· l'amore verso Colei, che alle preghiere ed alle lacrime dei nostri maggiori rispose colla materna sua protezione consolando gli afflitti, affratellando leclassi tutte della cittadinanza, donando valore e costanza ai combattenti, e impetrando dal Dio degli eserciti al Principe ed al Popolo la desiderata vittoria. Non si vuole ai giorni nostri artificio di retorica; non piaciono. i ragionamenti fondati sopra presunzioni o idee preconcette; si ama, pure talvolta con affetto soverchio, la critica severa e spassionata. Or bene, è la storia in ·tutto il fulgore della sua semplicità e chiarezza che ne assicur'a la liberazione della Città nostra nell'anno 1706 dal Principe come dai sudditi, dal Clero come dal Popolo eilsere stata riconosciuta quale grazia insigne di Maria· Consl)latrice. Converrebbe abbracciare p più crudo scetticismo per ri fiutare tale asserto. Chi può nee;are la fede religio~a di Vittorio Amedeo, di Eugerrio di Savoia? q negli soltanto che alzati ~li occhi alla sommità del colle, che tanta vaghezza dona (dall'oriente) alla nostra Torino, si ostina a negare l'esistenza stessa della Basilica di Supere;a. E chi non sa delle preghiere incessanti, delle commoventi funzioni, che col consenso l unanime, coll'entusiasmo santo di tutto il popolo si moltiplicarono nella città nostra durante i mesi dell'assedio? colui, che non ha letto mai le pagine della storia, e che volontariamente sconfessa la luce del sole nel pieno meriggio. E perchè non sembri che io sfugga ad ogni aècenno particolare, perchè non venga da qualche critico indiscreto menomato il con· cetto che deve nutrire ogni Torinese della divozione specialissima professata verso questo stesso nostro Santuario, credo cosa opportuna fare miei i sensi ed i detti di un illustre cul· tore delle scienze storiche (1). Fu sovr'ogni altro il P. Sebastiano Valfrè che spinse i T.qrinesi a congiungere cogli o:ffici del soldato, coi doveri del buon citta-. ·dino ·nell'ora del pericolo, la fede viva e la pietà ardente, colle quali si piega a favore .dell'opera umana la potenza d~vina. Egli si rifaceva de(continuo, dice il mio recente autore, dalla necessità di supplicare la Vergine, ne dava incessantemente l'esempio, e con la sua parola piena di fede e vibrante di amore scoteva in pubblico e in privato le fibre dei Torinesi, eccitandoli al culto di Maria. Nei famigliari colloquii, e sovratutto nei discorsi che tesseva o tra il silenzio dei monasteri o dal pergamo di S. Eusebio, la sua parola ripeteva sempre con accento persuasivo la necessità della preghiera a Maria, la Conso· lata. Ma la cosa veramente singolare si è che questo Santuario era vicinissimo alle bat · terie francesi che fulminavano del continuo la città; eppure dei molti accorsi qui ai piedi di Maria Consolatrice per impetrarne l'aiuto, non uno venne tocco menomamente dalle bombe nemiche. L'avea detto e ripetuto in fatti le cento vòlte il sant'uomo coll'accento della persuasione: andate a Maria, visitatela nel luogo da Lei scelto e prediletto e non temete. Saprà ben Ella deviare le palle micidiali e difendere i suoi figli. Alcuni ipercritici dei nostri giorni, quasi dimenticando l'orrore che i fautori delle infauste teorie moderne dimostrano verso ogni argomentazione a prim•i, pure non potendo negare la confidenza in Maria del buon Filippino e di tutti i Torinesi, ebbero a dire che non già in questo tempio, troppo esposto all'ira nemica, ma nella piazza di S. Carlo-ed in altri luoghi destinati al culto si'adunavano.i fedeli ad invocare la Vergine. Ma a sbugiardarli stanno le attestaziòni solenni dei contempo· ranei, avvalorate dal fatto degli ossequi riconoscenti resi a q,uesta nostra cara Madre (l) Il Prof. Can. V. Papa. r

,· 90 J..p Cof}solata QQ-~----~~--~~~·•z~~~--~~--~~~~ .. ~~--~~--~~·~~~~.-.--.go delle consolazioni non appena ottenuta _la ·vittoria. Io non dico della voce comune, cui ancora ricordavano i nostri avi nel principio del secolo passato: io non dico di quei fatti prodigiosi, che sono pur registrati in libri degni di fede: io accenno qui alla testimonianza giurata di quelli che, sotto commina- . zione delle pene più sèvere, ebbero a deporre dopo la ln.Orte del Padre Valfrè; io .dico di quelli che furono interrogati giuridicamente per mandato della più alta autorità della terra. Dice ·fra gli altri tal Giovanni Francesco Caballino che fu procuratore generale dei preti dell'oratorio: «la ,verità fu ed è che pendente l'assedio della città di Torino (nel- 'anno 1706) ebhe ca;mpo il Servo di Dio di ·!fare lampeggiare lo zelo per la propagazione ed avanzamento della divozione verso la SS. Vergine, e specialment.e verso l'Imma· , gine di Lei nella chiesa della Consolata ;..... in una dottrina fra le altre, che fece in tempo di detto assedio, raccomandò con tanto fervore la devozione alla Vergine della Consolata, che quasi apertamente. disse non esservi altro mezzo per liberarsi dall'assedi6 cbe il ricorso alla protezione di quella santa Immagine... Per tutta la città (continua lo stesso Padre Giovanni) ravvivossi a tal segno la devozione verso la suddetta santa Immagine che concorreva gente a tutte 1\Jre a quella chiesa, tutti comunemente facendosi animo · l'uno coll'altro col dire: il Padre Valfrè ha detto che se saremo devoti della Madonna. della Consolata saremo liberati dall'assedio». Vi'ene assicurato ancora nella stessa testimonianza che destò ammirazione «il concorrere con sì grande continua frequenza tut.to il popolo al Santuario della Consolata, non ostante che il medesimo fosse tanto esposto alle batterie dei Francesi assedianti, e molto, per conseguf'nza, pericolosa la contrada in vicinanza del medesimo, e pure di tanti che ci andavano spinti dalla divozione e fiducia concepita per consiglio ed insinuazione del Servo di Dio, nessuno patì la minima offesa dalle bombe o cannonate, come accadde bene. spesso in altre parti della città più remote e meno esposte alle batterie dei nemici». Che debbo qui io soggiungere, o Fratelli, o Figliuoli? · . Se la storia è maestra della vita, se il ricordo· delle gesta dei maggiori dev'essere sprone a forti pensieri e a sante risoluzioni, troppa io ho ragione di chiedere e sperare per la mia diletta Torino, in questa solenne commemorazione bicentenenaria, un vivo au- .mento di fiducia e di amore allà Consolata. Lungi dall'essere querulus laudator tem- . poris acti, io riconosco i port.ati della civiltà e del progresso; e chiamo vano il timore che altri potesse avere del rinnovamento degli orrori degli antiphi assedi; ma insieme con Voi, o Dilettissimi, io piango sopra i mali, che sono dovuti allo spirito di irreligione; insieme. con Voi io temo per quei pericoli cui non sa prevenire ed allontanare la mano dell'uomo, se non è diretta ed aiutata dal braccio dell'Onnipotente. Ed è Maria, è la Consolata la depositaria dei divini favori, .l'arbitra delle grazie dell'Altissimo. Non la forza soave ·della gratitudine soltanto, .ma l'istinto stesso della propria conservazione, il desiderio innato del benessere, la brama nobilissima del proprio perfezionamento, ne spingono oggi gagliardamente a raddoppiare l'ardore e lo zelo nella devozione e nel ricorso a Maria. L'esempio vostro, o AA. RR., non tor1;1erà vano o ·sterile fra i Torinesi devoti cotanto: all'Augusta Casa di Savoia; a Voi l~J. mia ammirazione e il mio plauso; a Voi ed ai nobili rappresentanti del Potere, del 'Foro, della Milizia. Ai Prelati, ai Sacerdoti, ai miei diletti Concittadini, agli abitatori tutti del Piemonte, sia gradito l'augurio del cuore, che tutti e sempre siamo fatti degni di sperimentare, come i padri nostri, la potenza e l'amore di Maria Consolatrice. . Ed a questo Santuario, teatro sempre antico e sempre nuovo della reciprocità dei più santi affetti fra la Madre e i figli, non dice nulla l'animo mio in questo istante? A nome del Vicario stesso di Gesù Cristo, per l'a,utorità del dolcissimo Pio, il quale per le mani di un suo eminente Legato, incoronava di prezioso diadema questa devotissima Imagine, .interprete della pietà riconoscente di tutti i miei Fratelli e Figliuoli, io mi compiaccio di salutare oa-gi per la prima volta col nome di BASILICA ·questo tempi~ insigne, gloria del Piemonte e delizia dei Torinesi. Qui furono versate e si verseranno ancora lacrime moltA; ma qui ancora è scaturita · sempre con vena abbondante e qui non verrà meno mai la fonte ineffabile delle celesti consolazioni. Q "'fl@~ o · FRANCOBOLLI USATI Accettiamo con riconoscenza francobolli usati tanto nazionali che esteri, ma nreleribilmente quelli di nazionalità estere. Essi saranno ridotti in collezioni da vendersi a benefizio delle nostre Missioni d'Africa.

tii Gof}solata 91 L'assedio e la battaglia di Toriqo nel 1706 ======~~·~===== III. Gli apparecchi ·per la difesa di Torino. Nella primavera del 1706 erano cessate le ragioni che avevano indotto il La Feuil-. lade a sospendere l'assedio di Torino, cioè: la stagione non .propizia, l'eserci-to stanco e troppo esiguo per l'impresa, il bisogno di nuovi studi e consigli, dacchè aveva constatato da 1 presso che nel! e fortificazioni di To~ino s'erano . fatte molta novità, e che esse eranq più for· midabili di quanto avesse da prima creduto. E la ripresa della guerra, sia per il dec~so volere degli interessati come per la necessità stessa delle cose, doveva decidere delle sorti del Piemonte, dandD o togliendo alla Fraucià l'agognato predomirìio in Italia. ' Luigi XIV aveva coi suoi generali deliberato. che la nuova campagna subalpina dovesse avere come primo' obbiettivo l'espugnazione di Torino; dalla parte opposta la Grande Alleanza aveva riconosciuto che l'impresa più urgente era il soccorrere il Duca di Savoia. Per questi poi l'uscire dalle strette del nemico invasore era oramai questione di vita o di morte, ed egli era più che mai risoluto di fare gli estremi sforzi per vinre're la terribile partita, la cui posta era la stessa sua capitale. · Ben diverse però ed impa i erano le condizioni dei due avversari. L'esercito del La Feuillade, ·ristorato dai passati danni e fatiche, era stato raddoppiato e fornito a dovizia di cannoni, di munizioni, di materiale d'ogni maniera, e muoveva all'assedio diTorino protetto dalle schiere del Vendòme, che aveva l'incarico di impedire agli alleati del i duca di mandargli aiuti. Per contro se Vittorio Amedeo, colla consueta prodigiosa sua attività, era nell'inverno riuscito a rifarsi un esercito di 16.000 uomini contando circa ~ 6000 imperiali' giuntigli alla spicciolata con mille stenti - aveva però dovuto riempire . molti vuoti, lasciati nelle schiere piemontesi dalla morte di espert.i soldati, con nuove reclute' o con battaglioni scelti nella milizia cittadina. Oltr' Alpi tutto era perduto: il 'fortissimo castello di Montmelian il 17 novembrA 1705,,e la cittadella di Nizza il'6 gennaio 1706 avevano dovuto capitolare, sebbene co.n tale onore che i relativi presidi, lasciati liberi con armi e bagagli, erano venuti a raggiungere in Piemonte l'esercito ducale. L'esercito imperiale d'Italia, accampato fra Brescia ed il lago di Garda, ben lontano ancora dal contare i 2"'0.000 soldati promessi dagli alleati, aveva subìto il 19 aprile una ·nuova sconfitta a Calcinato, quindi, a presci!fdere pure dall'impedimento che al suo passaggio in Piemonte poneva il nemico, il duca Amedeo non poteva certo· attenderne quel sollecito e poderoso aiuto di cui necessitava, ed a recargli il quale da due anni il principe Eugenio teneva costantemente rjvolte le sùe mire. V'era dunque un'enorme sproporzione tra le fòrze materiali dei due belligeranti, ma così non 'era delle morali. ~e i gallo-ispani erano animati dai passati successi, dall'ottima loro posizione strategica e dai grandiosi preparativi pres!"nti che parevano loro arra di sicura vittoria, il duca di Savoia, oltrechè dall'indomito .suo coraggio, sentivasi rincorato dalle prove eroiche dei suoi fedeli soldati e generali. I suoi dominii in Piemonte, sebbene oramai ridotti al piccolo tratto di paese che da Torino e il Po si stende alle Alpi marittime ed all'Appennino occidentale, oltre la piazza di Cuneo, contavano ancora terre munite quali Asti, 1\.lba, Cherasno, Mondovi e Ceva, ma sovratutto una pop.olaziQne in massima parte pronta a qualunque sacrifizio per il suo sovrano. La fiducia di Vittorio Amedeo si ap· poggiava poi specialmente sulla resistenza di Torino, nella quasi certezza che mediante la .medesima egli avrebbe ·potuto tener testR al nemico fino all'arrivo degli attesi liberatori. Chi visita oggi Torino, divenuta un'ampia ed aperta città moderna, difficilmente può farsi un!idea del suo aspetto al tempo in cui era essenzialmente una piazza forte stretta- •

92 J1l 8of1solata . , PIANTA DELLA CIT'fÀ E CITTADELLA DI TORINO •

1.!1 eof1SO(ata 93 Q= ~ ~ ~ o mente rinchiusa. Nel 1706 l'area fabbricata ~ zaluna o rivellino (I, K, L, M, N) in previsione e la pop6lazione della capitale del Piemonte dell'assedio poi, davanti a buona· parte dei non erano che pressapoco l'ottava parte delle bastioni e delle mezzelune eransi costrutte presenti. Gli abitanti di Torino non oltre- opere avanzate di forma simile ai baluardi passavano i 47.000 e la città-non tenendo stessi, dette controguardie o freccl.e, desticonto delle poche case costituenti i sobborghi nate ad opporre altrettante· barriere succes· di Po e del Pallone- era compresa tra l'im· sive all'invasore (vedi F, G, H, Q, S, 17, boccatura di piazza Vittorio Emanuele I e 18, ecc., nella piantà di Torino). via della Consolata in un senso, e tra piazza L'entrata in città si aveva soltanto da Emanuele Filiberto e via Andrea Doria nel- quattro porte: Porta Palazzo a nord; Porta l'altro. Essa era tutt'intorno circondata dalla Nuova a sud; Porta di Po a levante e Porta fascia delle fortificazioni, costituite da una cor· Susa a ponente. Un'altra porta detta del Soctina (muro terrapienato) continua, e da 16 ba· corso s'apriva dalla cittadella sulla campagna, stioni (Vedi i N.i da l a 16 nella pianta diTo- ma era riservata ad uso militare. rino qui accanto), poligoni sporgÌmtibattezzati Al di là delle fortificazioni a cui si è testè con nomi di santi cari alle forti popolazioni accennatò- sotto l'immediata _sorveglianza piemontesi. A ponente della città, press'apoco del duca e sui disegni dell'avvocato Bertola, nel quadrato chiuso ora tra la via della Cer- torinese, chi~~:ritosi eccellente ingegnere mi· naia ed i corsi Umberto, O porto e Vi_nzaglio, ~ litare per vocazione - se ne erano di rect>nte torreggiava la cittadella, maestoso edificio costrutte molte altre, destinatè a tenere pentagonale eretto da Emanuele F1liberto su aperti i passaggi nelle varie direzioni, ad aldisegni di Francesco Pacciotto da' Urbino, largare il recinto della piazza, a collegarla principe degli ingegneri militari del suo' ~ coi due fiumi, ed a mantenere più lungamente tempo. Tre dei cinque bastioni della citta- che fosse possibile il possl)sso dei ponti e specie della erano rivolti alla campagna, facendo • delle alture dell'opposta sponda del Po. Cosa seguito ai 16 della periferia dE;llla città, e quest'ultima disupremaimportanza, perché se p~rteiido dalla parte di mezzodì s'intitola- ~ il nemico fosse da bel principio riuscito a s~abivano successivamente di S. Lazzaro, del lirsi sulle colline dirimpetto.aTorino, avrebbe B. Amedeo, di S. Maurizio; i due bastioni potuto a man salva mitragliare cittadella e. rivolti verso la città erano iletti del Duca città, e la piazza- a giudizio degli esperti e di Madama (Vedi lettere A, B, C, D, E nella ~-sarebbe irremissibilmente presto caduta. pianta di Torino (*). La cortina tra due ba· Le fortificazioni poi erano munite di tutti stioni contigui erà coperta da una solida mez- i mezzi di difesa suggeriti dall'arte militare , ~ 1del tempo: davanti ad esse correvano fossi (*) Dobbiamo alla cortesia del Rev. Oan. Giaume l'av:r asciutti, rivestiti in gran parte di muratura potuto rilevare questa pianta aa un esemplare anuchis- " a· h 1 t d Il' simo di proprietà dell'Opera della Madonna della S<1.tute. () e così ampi e pr010n l c e ne empo e as- ~==~==========·==~=== ======~=============~ Spiegazione dei numeri e delle lettere maiuscole nella pianta di Torino. Fortificazioni della Città. Bastioni: l.· S. Secondo. - 2. S. Avventore. - 3. Con: solata. - 4. S Solutore. - 5. S. Ottavio. - 6. .S. Lorenzo. -7. S. Maurizio. · 8, S. Carlo. - 9. S. Antonio.- IO. S. Vittorio. - Il. S. Adelaide. - 12. S. Giovanni Battista.- 13. S Cristina.- 14. B. Amedeo. · 15. S. Luigi. 16. S. Barbara. · Altre opere: 17. Freccie. - 18. Ridotti del Valentino. - 19. Opera a corona .nel Borgo Po. Forti: 20. Cappuccini. - 21. Milanesi_o. - 22. Giaglione. l· Fortificazioni della Cittadella e Porta Susa. BasÙoni: A . Duca. -D. Madama. · C. S. Maurizio1 • IJ. B. Amedeo. - .E. S. Lazzaro. Controguardie: F . S. Maurizio. • G. B. Amedeo. - H. S. Lazzaro. Mezzelune: I. Invalidi. - K. della ·Porta di Città. - L. S. Maurizio. - M. della Porta del Soccorso. N. S. Lazzaro. Altre opere: P. Tagliata Reale. - {J. Freccie della Citt adella.- R. Ridotto di Porta Susa.- S. Opera a corno.

94 la - 8o11solata , sedio poterono all'uopo trovarvi riparo uomini e cavalli del presidio; un sistema di mine ben architettato diramantesi in gallerie fin sotto all'avanspalto, cioè all'estremo limite scoperto oltre la cinta; dava, specialmente alla cittadella, una grande forza controffensiva. In ultimo si aggiunsero su tutto il perimetro della città dei ridotti ed altre opere provvisorie, costrutte per lo più in terra e fascine ·e guernite alla base di due o tre file di aguzzi pali. Tali erano le difese di Torino: per sostenere l'assedio esse vennero armate di 254 pezzi di artiglieria, cannoni e mortai, di cui ben 110 si accumularono nella cittadella. A costituire il _ presidio della piazza, ·Vittorio Amedeo destinò tutte l truppe di fanteria dell'esercito suaccennato ed una.piccola parte della cavalleria, un . battaglione di a'rtiglieri e qualche centinaia di minatori, questi tutti. piemontesi: in ·totale circa 10.500 uomini, compresi gli ufficiali e gl'ingegneri. A:i soldati regolari si aggiunsero otto ben disciplinati e scelti battaglioni di milizia cittadi~a, comandati da ufficiali appartenenti alla più chiara nobiltà del Piemonte, a capo dei quali fu ."preposto, col' titolo d'ispettore, il conte Giuseppe Provana. Il conte La Roche d'Allery ed il marchese di Caraglio, èopertisi di gloria nella difesa di Verrua e di Nizza, conservarono gli uffici che già tenevàno: il primo di comandante della cittadella, il secondo della citta; il conte Solaro deÙa Margherita ebbe il comando dell'artiglieria, il Bertela la direzione degli ingegneri. La direzione suprema della difesa di Torino,,tenuta finchè rimase nella citta dal Duca stesso, quando dovette uscirne fu da lui affidata al tenente maresciallo conte Virico Daim, comandante ·generale delle forze imperiali in Italia, il quale, sebbene non contasse che 39 anni, già erasi dimof'!trato generale di prim'ordine. Quali che fossero le ragioni della scelta, essa apparve alla prova dei fatti sagace e quale non si sarebbe potuta desiderare migliore. I più .saggi provvedimenti vennero presi per mantenere l'ordine, la tranquillità e, fi~ ·dove fosse possibile, il benessere della città : o ' cosa in cui ebbero la loro parte di merito i due sinda~i di Torino, che erano allora il conte Nomis di Valfenera e l'avv. Giovanni Michele Boccardo. Per diminuire i danni del tiro nemico si tolse il selciato ,dalle vi4 e si coprirono di terra i tetti·; le case e le botteghe che sarebbero state più esposte al medesimo vennero sgombrate, riponendone.le masserizie più preziose nei magazzi~i del palazzo ducale sotto appositi custodi: Si provvide abbondantemente all'acqua anche per spegnere gli incendi; i viveri furono assicurati per cinque mesi e b'astanti anche al mantenimento gratuito dei mendicanti, c~e vennero raccolti nell'Ospizio di Carità. Si stabilirono norme per la vendita; si comminarono pene severissime contro i ladri ed i perturbatnri dell'ordine pubblido, 'affinché nessuno potesse servirsi a malo scopo delle p~bbliche calamità: tutto insomma fu preveduto; a tutto fu provveduto; soltanto la polvere, malgrado gli sforzi indici bili del Duca per fornirsene in paese e fuori, scarseggiava. 'Questo particolare però, essendo noto solo ai capi supremi, non poteva scemare la bella sicurezza che i pròvv~dimenti presi, la fiducia nel sovrano e nei capi, la coscienza del proprio valore e sovratutto la speranza nell'aiuto di Dio e della .Vergine SS. davano alla popolazione ed al presidio di Torino, nell'aspettazione del nemico che s'avanzava e stava per rinchiudèrli in un cerchio di ferro e di fuoco. (Continua). , O n Il}iracolo nEl dì della Coqsolata? ANGIOLINA DARI•ANA, giovinetta di 16anni, torinese, all'~tà di soli sei mesi fu incolta da una gra:vissima malattia che pose .in serio pericolo la sua esistenza, e le lasciò poi nel tenero organismo una debole_zza tale da osta-. colar grandemente la regolare e robusta formazione dei tessuti ed in special modo delle ossa. Fino aì tre anni la salute della bimba tenne in continuo affanno i suoi buoni genitori, che ancora temevano di perderla giorno

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