Missioni Consolata - Giugno 1906

84 J11 8of1solata - GGb-~,~~~~~~~~~r~ie~~~~~~~~~~ca~~~~~--oo · Il Veqerabile GIUSEppE OAF~S~O ==axF"= l DEo GRATIAS! Ecco il motto che vorremmo imprimere in capo ad ogni pagina di questo' fascicolo del periodico, fatto messaggero di straordinaria, multiforme letizia in questo· giugno fulgente e benedetto. Sì, Deo gratias! perchè si è finalmente compiuto un lungo, ardente voto del nostro cuore, del cuore del buon popolo piemontese; perchè furono coronati i nostri sforzi, esau· dite le nostre preghiere unitamente a quelle di migliaia e migliaia di ani~e pie. Il giudizio inappe1labile, l'autorità suprema del Capo della Chiesa, che parla in nome dello Spirito Santo, ha dato il suo placet per l'Introjluzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del servo di Dio Don Giuseppe · Cafasso, il quale acquista perciò il titolo di VENERABILE. Così la Consolata ha voluto a parte jlella nuova sua gloria il devoto suo ferventissimo, la cui spoglia da un'decennio riposava al- .l'ombra del suo santuario: il santuario si è trasformato in Basilica e l'umile, disadorna tomba si tramuterà -'- speriamo -:--in altare', compiendosi le parole del salmista: Beneplacitum est Domino in populo suo, et exaltabit mansuètos in salutem (Ps.148). Il Ven. Cafasso fu veramente un mansueto secondo il cuore di Colui che, pure essendo il mite per eccellenza, trionfò del mondo e dell'inferno. L'umile e pio sacerdote di Gesù Cristo,' senza chiasso, senza l'ombra di acrimoniose ~edarguzioni e polemiche, fu in Piemonte un vero riformatore del clero per mezzo dell'insegname~to teologico; · come fu un apostolo tra il popolo ed un pubbliço be efattore, non rivelandosi se non per i salutari frutti dell'opera sua: cosi lo squisito profumo dei frutti rivela Falbero che li produce. . Nato a Castelnuovo d'Asti il 15 gennaio 1811, dopo essere stato qualificato da fanciullo un santetto nel paese nativo, ed un nuovo S. Luigi da chierico nel seminario di Chieri, Don Cafasso si trovò ad esercitare il mini~tero sacerdotale in tempi difficili sotto ogni rispetto per il Piemonte. L'insegnamento ufficiale della teologia morllle ancora vi si ispirava al Rigorismo, mala derivazione del Giansenismo; le massime regalistiche tendevano ad accrescère sul giovane clero la loro influenza per il segreto lavorio delle sette, che sotto il velo e l'egida dei moti patriottici prepa~avano una nuova, feroce persecuzione alla Chiesa. Una cert'aura insidiosa di licenza, camuffata da libertà, andava ispirando in tutti l'insubordinazione ad ogni legittima Autorità, cominciando da quella· del Papa e dei Vescovi, e cosi si aveva il curioso fenomeno che la troppa severità dell'insegnamento da una parte, e la rilassatezza della disciplina dall'altra concorressero allo stesso effetto, rendendo insipido il sale della terra, ed allontanando uioltè anime dalla soda pietà religiosa, a loro ruina ed a danno della stessa civile convivenza. Il teol. Luigi Guala, rettore della chiesa di ·s. Francesco d'Assisi in Torino e fondatore del Convitto Ecclesiastico per la formazione del_ giovane clero, aveva preso a combattere il Rigorismo giansenistico introducendo l'insegnamento .della Teologia Morale sugli scritti di S. Alfonso de' Liguori, i quali ad una sa'na dottrina - approvata recentemente dalla Chiesa -congiungevano quella mitezza che ispira ii vero amor di Dio ed incoraggia alla perfetta osservanza dei suoi . comandamenti, rendendola un giogo soave e leggero, secondo la parola del Divino Maestro. • Il V en. Cafasso, discepolo prima, poi coadiutote ed in:!Ì.ne successore del Guala, seppe in non molti anni portare a compimento lariforma da lui iniziata. Col l!lell'ingegno nutrito di forti studi, colla chiara parola, coll'operosità meravigliosa, senza quasi far avvertire agli avversari-l'acutezza e la potenza delle sue armi - tanto esse erano cortesi - egli procurò fra noi il pieno trionfo delle dottrine del Liguori. Per merito suo si formò in Piemonte un piccolo esercito di sacerdoti

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