Missioni Consolata - Giugno 1906

l ' 1ll eof1SO{ata 95 per giorno. Nè le loro preoccupazioni al riguardo cessarono mai del tutto in seguito, anzi si fecero più vive quando, essendo ella sui dodici anni, videro l'Angiolina incurvarsi man O::ano nella schiena. A bella prima, per il velo proverbiale che l'amore materno e paterno pone sugli occhi deigenitori, essi s'illusero che si tràttasse di cattiva abitudine, an· zichè di vero e proprio difetto, é la mamma si provò ad ammonire con amorevole insistenza la figliuola di portar eretta la testa, di tenersi ben diritta sulla persona. Ma invano, pur~ troppo, ed in breve dovette accorgersi che il crescente inèurvamento era prodotto da cause contro cui la fanciulla non poteva reagire. Presentata quindi premurosamente a spe cialisti, ella fu visitata dal dott. prof. Motta. primario della Sezione Bambini all'ospedale ·Maria Vittoria, quindi dal dottore l!'aus~ Bravetta, condirettore peli'Ambulatorio Kinesiterapico all'ospedale di S. Giovanni e da altri sanitari. Tutti riscontrarono nella co· lonna vertebrale della malata una deviazione di terzo grado, la quale ha: forma di S ed è la più grave di tutte. I poveri ge~itori, desolati, ben avrebbero voluto, come fu loro proposto, .lasciare la fanciulla in cura all'ospedale Maria Vittoria, ma ciò importava una spesa che la famiglia non ·era in grado di sostenere in quel momento, e vi si dovette, almen? per allora, rinunziare, acéontenta,ndosi di fare quanto fosse possibile in casa. Il cav. prof. Motta, ad impedire che la deformazione progredisse, ordinò un busto. meccanico, di ·cui egli stesso diede il modello all'ortopedico. Ma eseguito che fu l'Angiolina mal potè sopportarlo: oltre l'impedirle tutti i movimenti, il busto le cagionava dolori fortissimi, sicchè nor! poteva tenerlo che un'ora o al più due per giorno; anzi passava talot:a un'intera settimana senza poterlo in· dossare, a causa della salute sempre più malandata. Si provò pure un collare per sospensione, ma neanche tale metodo di cor· razione del suo difetto potè dall'infelice gio· vinetta essere seguito, e questi esperimenti chiarirono che ella sarebbe stata tanto meno in grado di sottoporsi ad una cura energica l e continuata: la sola che presentasse ancora speranza, se non certezza; di guarigione. Da dieci mesi ornai l'Angiolina aveva la· sciato definitivamente busto e collare; la deformazione della sua colonna vertebrale si accentuava, e pr~sto ella sarebbe stata irre· missibilmente gobba, nella forma più dannosa ed incomoda, per tutta la vita. Fu allora che all'affiittissima madre v'enne suggerito dalla signora Rosa Bussolino, maestra mu· nicipale di Torino, di ricorrere all'intercessione di D. Cafasso, assicurandola che molte persene già l'avevano esperimentata efficacissima presso Maria Sa:ntissima. Il buon consiglio fu accettato, senza w verchio entusiasmo però: cosa del resto perfettamente naturale. Sperare lì per lì una specie di miracolo pareva una scìoéca pre· sanzione; eppure non ci vÒleva di meno a porre riparo ad un male ·cosi vecchio, svi· luppatosi, si può dire, colla fanciulla e.con· naturato col suo organismo. Ma ecco che alla vigilia della festa della Consolata del 1905, mE\ntre la signora Dardana stava pregando alla balaustra davanti all'altare dell'Imagine taumaturga · e al solito, tra le grazie più. desiderate, chiedeva alla Vergine un rimedio per la diletta sua infelice Angiolina, si senti fortemente spinta ad andare alla tomba di Cafasso, la quale - come è noto - si trova in un cantuccio nascosto del santuario, e precisamente in uno sfondo sul ripiano della scala · scendente alla cappella sotterranea delle Grazie. Vi andò difatti,· s'inginocchiò presso il sepolcro benedetto e tra le lagrime prese a dire: « O D. Cafasso, voi che a be· neficio di tante persone ottenete grazie dalla Consolata, pregate anche per noi: impetratemi la guarigione della mia povera figliuola !» . E reiterando con crescente fervore la preghiera appassionata, la supplicante madre senti va crescerai in cuore la fiducia, ingi· gantire la speranza d'esser esaudita, tanto che con un'insistenza perdonabile all'amore materno andava ripetendo: «È da voi, D. Cafasso, che io voglio questa grazia e la voglio di domani. Non importa se essa sarà l'ultima che si otterrà domani in questo santuario :' ' .

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