94 la - 8o11solata , sedio poterono all'uopo trovarvi riparo uomini e cavalli del presidio; un sistema di mine ben architettato diramantesi in gallerie fin sotto all'avanspalto, cioè all'estremo limite scoperto oltre la cinta; dava, specialmente alla cittadella, una grande forza controffensiva. In ultimo si aggiunsero su tutto il perimetro della città dei ridotti ed altre opere provvisorie, costrutte per lo più in terra e fascine ·e guernite alla base di due o tre file di aguzzi pali. Tali erano le difese di Torino: per sostenere l'assedio esse vennero armate di 254 pezzi di artiglieria, cannoni e mortai, di cui ben 110 si accumularono nella cittadella. A costituire il _ presidio della piazza, ·Vittorio Amedeo destinò tutte l truppe di fanteria dell'esercito suaccennato ed una.piccola parte della cavalleria, un . battaglione di a'rtiglieri e qualche centinaia di minatori, questi tutti. piemontesi: in ·totale circa 10.500 uomini, compresi gli ufficiali e gl'ingegneri. A:i soldati regolari si aggiunsero otto ben disciplinati e scelti battaglioni di milizia cittadi~a, comandati da ufficiali appartenenti alla più chiara nobiltà del Piemonte, a capo dei quali fu ."preposto, col' titolo d'ispettore, il conte Giuseppe Provana. Il conte La Roche d'Allery ed il marchese di Caraglio, èopertisi di gloria nella difesa di Verrua e di Nizza, conservarono gli uffici che già tenevàno: il primo di comandante della cittadella, il secondo della citta; il conte Solaro deÙa Margherita ebbe il comando dell'artiglieria, il Bertela la direzione degli ingegneri. La direzione suprema della difesa di Torino,,tenuta finchè rimase nella citta dal Duca stesso, quando dovette uscirne fu da lui affidata al tenente maresciallo conte Virico Daim, comandante ·generale delle forze imperiali in Italia, il quale, sebbene non contasse che 39 anni, già erasi dimof'!trato generale di prim'ordine. Quali che fossero le ragioni della scelta, essa apparve alla prova dei fatti sagace e quale non si sarebbe potuta desiderare migliore. I più .saggi provvedimenti vennero presi per mantenere l'ordine, la tranquillità e, fi~ ·dove fosse possibile, il benessere della città : o ' cosa in cui ebbero la loro parte di merito i due sinda~i di Torino, che erano allora il conte Nomis di Valfenera e l'avv. Giovanni Michele Boccardo. Per diminuire i danni del tiro nemico si tolse il selciato ,dalle vi4 e si coprirono di terra i tetti·; le case e le botteghe che sarebbero state più esposte al medesimo vennero sgombrate, riponendone.le masserizie più preziose nei magazzi~i del palazzo ducale sotto appositi custodi: Si provvide abbondantemente all'acqua anche per spegnere gli incendi; i viveri furono assicurati per cinque mesi e b'astanti anche al mantenimento gratuito dei mendicanti, c~e vennero raccolti nell'Ospizio di Carità. Si stabilirono norme per la vendita; si comminarono pene severissime contro i ladri ed i perturbatnri dell'ordine pubblido, 'affinché nessuno potesse servirsi a malo scopo delle p~bbliche calamità: tutto insomma fu preveduto; a tutto fu provveduto; soltanto la polvere, malgrado gli sforzi indici bili del Duca per fornirsene in paese e fuori, scarseggiava. 'Questo particolare però, essendo noto solo ai capi supremi, non poteva scemare la bella sicurezza che i pròvv~dimenti presi, la fiducia nel sovrano e nei capi, la coscienza del proprio valore e sovratutto la speranza nell'aiuto di Dio e della .Vergine SS. davano alla popolazione ed al presidio di Torino, nell'aspettazione del nemico che s'avanzava e stava per rinchiudèrli in un cerchio di ferro e di fuoco. (Continua). , O n Il}iracolo nEl dì della Coqsolata? ANGIOLINA DARI•ANA, giovinetta di 16anni, torinese, all'~tà di soli sei mesi fu incolta da una gra:vissima malattia che pose .in serio pericolo la sua esistenza, e le lasciò poi nel tenero organismo una debole_zza tale da osta-. colar grandemente la regolare e robusta formazione dei tessuti ed in special modo delle ossa. Fino aì tre anni la salute della bimba tenne in continuo affanno i suoi buoni genitori, che ancora temevano di perderla giorno
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