tii Gof}solata 91 L'assedio e la battaglia di Toriqo nel 1706 ======~~·~===== III. Gli apparecchi ·per la difesa di Torino. Nella primavera del 1706 erano cessate le ragioni che avevano indotto il La Feuil-. lade a sospendere l'assedio di Torino, cioè: la stagione non .propizia, l'eserci-to stanco e troppo esiguo per l'impresa, il bisogno di nuovi studi e consigli, dacchè aveva constatato da 1 presso che nel! e fortificazioni di To~ino s'erano . fatte molta novità, e che esse eranq più for· midabili di quanto avesse da prima creduto. E la ripresa della guerra, sia per il dec~so volere degli interessati come per la necessità stessa delle cose, doveva decidere delle sorti del Piemonte, dandD o togliendo alla Fraucià l'agognato predomirìio in Italia. ' Luigi XIV aveva coi suoi generali deliberato. che la nuova campagna subalpina dovesse avere come primo' obbiettivo l'espugnazione di Torino; dalla parte opposta la Grande Alleanza aveva riconosciuto che l'impresa più urgente era il soccorrere il Duca di Savoia. Per questi poi l'uscire dalle strette del nemico invasore era oramai questione di vita o di morte, ed egli era più che mai risoluto di fare gli estremi sforzi per vinre're la terribile partita, la cui posta era la stessa sua capitale. · Ben diverse però ed impa i erano le condizioni dei due avversari. L'esercito del La Feuillade, ·ristorato dai passati danni e fatiche, era stato raddoppiato e fornito a dovizia di cannoni, di munizioni, di materiale d'ogni maniera, e muoveva all'assedio diTorino protetto dalle schiere del Vendòme, che aveva l'incarico di impedire agli alleati del i duca di mandargli aiuti. Per contro se Vittorio Amedeo, colla consueta prodigiosa sua attività, era nell'inverno riuscito a rifarsi un esercito di 16.000 uomini contando circa ~ 6000 imperiali' giuntigli alla spicciolata con mille stenti - aveva però dovuto riempire . molti vuoti, lasciati nelle schiere piemontesi dalla morte di espert.i soldati, con nuove reclute' o con battaglioni scelti nella milizia cittadina. Oltr' Alpi tutto era perduto: il 'fortissimo castello di Montmelian il 17 novembrA 1705,,e la cittadella di Nizza il'6 gennaio 1706 avevano dovuto capitolare, sebbene co.n tale onore che i relativi presidi, lasciati liberi con armi e bagagli, erano venuti a raggiungere in Piemonte l'esercito ducale. L'esercito imperiale d'Italia, accampato fra Brescia ed il lago di Garda, ben lontano ancora dal contare i 2"'0.000 soldati promessi dagli alleati, aveva subìto il 19 aprile una ·nuova sconfitta a Calcinato, quindi, a presci!fdere pure dall'impedimento che al suo passaggio in Piemonte poneva il nemico, il duca Amedeo non poteva certo· attenderne quel sollecito e poderoso aiuto di cui necessitava, ed a recargli il quale da due anni il principe Eugenio teneva costantemente rjvolte le sùe mire. V'era dunque un'enorme sproporzione tra le fòrze materiali dei due belligeranti, ma così non 'era delle morali. ~e i gallo-ispani erano animati dai passati successi, dall'ottima loro posizione strategica e dai grandiosi preparativi pres!"nti che parevano loro arra di sicura vittoria, il duca di Savoia, oltrechè dall'indomito .suo coraggio, sentivasi rincorato dalle prove eroiche dei suoi fedeli soldati e generali. I suoi dominii in Piemonte, sebbene oramai ridotti al piccolo tratto di paese che da Torino e il Po si stende alle Alpi marittime ed all'Appennino occidentale, oltre la piazza di Cuneo, contavano ancora terre munite quali Asti, 1\.lba, Cherasno, Mondovi e Ceva, ma sovratutto una pop.olaziQne in massima parte pronta a qualunque sacrifizio per il suo sovrano. La fiducia di Vittorio Amedeo si ap· poggiava poi specialmente sulla resistenza di Torino, nella quasi certezza che mediante la .medesima egli avrebbe ·potuto tener testR al nemico fino all'arrivo degli attesi liberatori. Chi visita oggi Torino, divenuta un'ampia ed aperta città moderna, difficilmente può farsi un!idea del suo aspetto al tempo in cui era essenzialmente una piazza forte stretta- •
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