Missioni Consolata - Giugno 1906

,· 90 J..p Cof}solata QQ-~----~~--~~~·•z~~~--~~--~~~~ .. ~~--~~--~~·~~~~.-.--.go delle consolazioni non appena ottenuta _la ·vittoria. Io non dico della voce comune, cui ancora ricordavano i nostri avi nel principio del secolo passato: io non dico di quei fatti prodigiosi, che sono pur registrati in libri degni di fede: io accenno qui alla testimonianza giurata di quelli che, sotto commina- . zione delle pene più sèvere, ebbero a deporre dopo la ln.Orte del Padre Valfrè; io .dico di quelli che furono interrogati giuridicamente per mandato della più alta autorità della terra. Dice ·fra gli altri tal Giovanni Francesco Caballino che fu procuratore generale dei preti dell'oratorio: «la ,verità fu ed è che pendente l'assedio della città di Torino (nel- 'anno 1706) ebhe ca;mpo il Servo di Dio di ·!fare lampeggiare lo zelo per la propagazione ed avanzamento della divozione verso la SS. Vergine, e specialment.e verso l'Imma· , gine di Lei nella chiesa della Consolata ;..... in una dottrina fra le altre, che fece in tempo di detto assedio, raccomandò con tanto fervore la devozione alla Vergine della Consolata, che quasi apertamente. disse non esservi altro mezzo per liberarsi dall'assedi6 cbe il ricorso alla protezione di quella santa Immagine... Per tutta la città (continua lo stesso Padre Giovanni) ravvivossi a tal segno la devozione verso la suddetta santa Immagine che concorreva gente a tutte 1\Jre a quella chiesa, tutti comunemente facendosi animo · l'uno coll'altro col dire: il Padre Valfrè ha detto che se saremo devoti della Madonna. della Consolata saremo liberati dall'assedio». Vi'ene assicurato ancora nella stessa testimonianza che destò ammirazione «il concorrere con sì grande continua frequenza tut.to il popolo al Santuario della Consolata, non ostante che il medesimo fosse tanto esposto alle batterie dei Francesi assedianti, e molto, per conseguf'nza, pericolosa la contrada in vicinanza del medesimo, e pure di tanti che ci andavano spinti dalla divozione e fiducia concepita per consiglio ed insinuazione del Servo di Dio, nessuno patì la minima offesa dalle bombe o cannonate, come accadde bene. spesso in altre parti della città più remote e meno esposte alle batterie dei nemici». Che debbo qui io soggiungere, o Fratelli, o Figliuoli? · . Se la storia è maestra della vita, se il ricordo· delle gesta dei maggiori dev'essere sprone a forti pensieri e a sante risoluzioni, troppa io ho ragione di chiedere e sperare per la mia diletta Torino, in questa solenne commemorazione bicentenenaria, un vivo au- .mento di fiducia e di amore allà Consolata. Lungi dall'essere querulus laudator tem- . poris acti, io riconosco i port.ati della civiltà e del progresso; e chiamo vano il timore che altri potesse avere del rinnovamento degli orrori degli antiphi assedi; ma insieme con Voi, o Dilettissimi, io piango sopra i mali, che sono dovuti allo spirito di irreligione; insieme. con Voi io temo per quei pericoli cui non sa prevenire ed allontanare la mano dell'uomo, se non è diretta ed aiutata dal braccio dell'Onnipotente. Ed è Maria, è la Consolata la depositaria dei divini favori, .l'arbitra delle grazie dell'Altissimo. Non la forza soave ·della gratitudine soltanto, .ma l'istinto stesso della propria conservazione, il desiderio innato del benessere, la brama nobilissima del proprio perfezionamento, ne spingono oggi gagliardamente a raddoppiare l'ardore e lo zelo nella devozione e nel ricorso a Maria. L'esempio vostro, o AA. RR., non tor1;1erà vano o ·sterile fra i Torinesi devoti cotanto: all'Augusta Casa di Savoia; a Voi l~J. mia ammirazione e il mio plauso; a Voi ed ai nobili rappresentanti del Potere, del 'Foro, della Milizia. Ai Prelati, ai Sacerdoti, ai miei diletti Concittadini, agli abitatori tutti del Piemonte, sia gradito l'augurio del cuore, che tutti e sempre siamo fatti degni di sperimentare, come i padri nostri, la potenza e l'amore di Maria Consolatrice. . Ed a questo Santuario, teatro sempre antico e sempre nuovo della reciprocità dei più santi affetti fra la Madre e i figli, non dice nulla l'animo mio in questo istante? A nome del Vicario stesso di Gesù Cristo, per l'a,utorità del dolcissimo Pio, il quale per le mani di un suo eminente Legato, incoronava di prezioso diadema questa devotissima Imagine, .interprete della pietà riconoscente di tutti i miei Fratelli e Figliuoli, io mi compiaccio di salutare oa-gi per la prima volta col nome di BASILICA ·questo tempi~ insigne, gloria del Piemonte e delizia dei Torinesi. Qui furono versate e si verseranno ancora lacrime moltA; ma qui ancora è scaturita · sempre con vena abbondante e qui non verrà meno mai la fonte ineffabile delle celesti consolazioni. Q "'fl@~ o · FRANCOBOLLI USATI Accettiamo con riconoscenza francobolli usati tanto nazionali che esteri, ma nreleribilmente quelli di nazionalità estere. Essi saranno ridotti in collezioni da vendersi a benefizio delle nostre Missioni d'Africa.

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