Missioni Consolata - Giugno 1906

l J1l 8o11solata 89 lebrazione dei giorni anniversari, i quali, egli dice, non hanno che fare coll'avvenimento che si vuol ricordare più che qualunque altro dì dell'anno·. Ma tosto, quasi correggendosi,. sente egli stesso il bisogno di chiamare bella ed amabile tale illusione; per essa, ei soggiunge, par quasi risorga un'ombra del passato e ritorni ad essere quello che fu. L'augusta vostra presenza, o Altezze Reali, i sensi unanimi dei Grandi e dei piccoli, del Clero e del Popolo in questi giorni e in questo luogo, dicono con voce potente che la gentile Torino punto non s'accorda coll'infelice Leo· pardi; dalla cui penna, accogliamo volentieri l'accenno all'amabilità e alla mite bellezza. A me non ispetta descrivere qui le pietose vicende della città nostra nell'inizio del seco-lo decimottavo: oggi appunto si compiono due· cento anni, e dattorno alle nostre mura anguste avevano principio i trìsti lavori dell'assedio; e per ragioni a tutti note, è oggi la prima volta, che di tal fatto viene solen· nemente commemorata la ricordanza centenaria. Alle menti elette dei miei Concittadini il riflettere; ai cuori teneri e genèrosi il nu· trire magnanimi affetti; a labbra delle mie più eloquenti il dire degnamente dell'eroismo dei padri. · Altro il mio compito: invìtarvi alla rico· noscenza, alla fiducia, alla venerazione, al· l'amore verso Colei, che alle preghiere ed alle lacrime dei nostri maggiori rispose colla materna sua protezione consolando gli afflitti, affratellando leclassi tutte della cittadinanza, donando valore e costanza ai combattenti, e impetrando dal Dio degli eserciti al Principe ed al Popolo la desiderata vittoria. Non si vuole ai giorni nostri artificio di retorica; non piaciono. i ragionamenti fondati sopra presunzioni o idee preconcette; si ama, pure talvolta con affetto soverchio, la critica severa e spassionata. Or bene, è la storia in ·tutto il fulgore della sua semplicità e chiarezza che ne assicur'a la liberazione della Città nostra nell'anno 1706 dal Principe come dai sudditi, dal Clero come dal Popolo eilsere stata riconosciuta quale grazia insigne di Maria· Consl)latrice. Converrebbe abbracciare p più crudo scetticismo per ri fiutare tale asserto. Chi può nee;are la fede religio~a di Vittorio Amedeo, di Eugerrio di Savoia? q negli soltanto che alzati ~li occhi alla sommità del colle, che tanta vaghezza dona (dall'oriente) alla nostra Torino, si ostina a negare l'esistenza stessa della Basilica di Supere;a. E chi non sa delle preghiere incessanti, delle commoventi funzioni, che col consenso l unanime, coll'entusiasmo santo di tutto il popolo si moltiplicarono nella città nostra durante i mesi dell'assedio? colui, che non ha letto mai le pagine della storia, e che volontariamente sconfessa la luce del sole nel pieno meriggio. E perchè non sembri che io sfugga ad ogni aècenno particolare, perchè non venga da qualche critico indiscreto menomato il con· cetto che deve nutrire ogni Torinese della divozione specialissima professata verso questo stesso nostro Santuario, credo cosa opportuna fare miei i sensi ed i detti di un illustre cul· tore delle scienze storiche (1). Fu sovr'ogni altro il P. Sebastiano Valfrè che spinse i T.qrinesi a congiungere cogli o:ffici del soldato, coi doveri del buon citta-. ·dino ·nell'ora del pericolo, la fede viva e la pietà ardente, colle quali si piega a favore .dell'opera umana la potenza d~vina. Egli si rifaceva de(continuo, dice il mio recente autore, dalla necessità di supplicare la Vergine, ne dava incessantemente l'esempio, e con la sua parola piena di fede e vibrante di amore scoteva in pubblico e in privato le fibre dei Torinesi, eccitandoli al culto di Maria. Nei famigliari colloquii, e sovratutto nei discorsi che tesseva o tra il silenzio dei monasteri o dal pergamo di S. Eusebio, la sua parola ripeteva sempre con accento persuasivo la necessità della preghiera a Maria, la Conso· lata. Ma la cosa veramente singolare si è che questo Santuario era vicinissimo alle bat · terie francesi che fulminavano del continuo la città; eppure dei molti accorsi qui ai piedi di Maria Consolatrice per impetrarne l'aiuto, non uno venne tocco menomamente dalle bombe nemiche. L'avea detto e ripetuto in fatti le cento vòlte il sant'uomo coll'accento della persuasione: andate a Maria, visitatela nel luogo da Lei scelto e prediletto e non temete. Saprà ben Ella deviare le palle micidiali e difendere i suoi figli. Alcuni ipercritici dei nostri giorni, quasi dimenticando l'orrore che i fautori delle infauste teorie moderne dimostrano verso ogni argomentazione a prim•i, pure non potendo negare la confidenza in Maria del buon Filippino e di tutti i Torinesi, ebbero a dire che non già in questo tempio, troppo esposto all'ira nemica, ma nella piazza di S. Carlo-ed in altri luoghi destinati al culto si'adunavano.i fedeli ad invocare la Vergine. Ma a sbugiardarli stanno le attestaziòni solenni dei contempo· ranei, avvalorate dal fatto degli ossequi riconoscenti resi a q,uesta nostra cara Madre (l) Il Prof. Can. V. Papa. r

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