J11 /eo.,solata 77 non avrebbe ceduto neppure se avesse perduto Cuneo e Torino. La campagna del 1704, contro gli usati costumi, si era prolungata fino all'aprile 1705; il giorno 8 di questo mese l'invitta Verrua era venuta nelle mani del ne~ico, che l'aveva rasa al suolo, '_come già i forti di Susa ed Ivrea. Quindi, sia per ragioni di tempo, come degli esaurienti avvenimenti della precedente, la campagna del 1705 fu relativamente breve e rapida. In sullo spirare dell'aprile, pochi giorni dopo la càduta di Verrua, il principe Eugenio, temporaneamente libero da altri impegni, riappariva in Italia alla testa del piccolo e disgregato corpo di truppe imperiali lasciate dallo Stachemberg nel Modenese alla sua partenza per il Piemonte, e che in seguito, sotto il generale Leiningen, aveva invano tentato qualche timida mossa per venire in aiuto a Vittorio Amedeo. Benchè egli non portasse con sè alcun grande soccorso di uomini nè di danaro, il solo apparire del vincitore dei Turchi che le recenti vittorie di Baviera avevatio incorooato di nuovi allori, bastò a rialzare il morale della sua parte-. Ma sebbene il grari capitano, con marcie e mosse oltremodo ardite e geniali .e con varia vi,eenda, si adoperasse dalla primavera all'autunno per portare diretto aiuto al cugino, non riuscì che a dargliene uno indiretto col tenere occupate verso la Lombardia gran parte delltrtruppe avversarie. L'avvenimento più saliente e finale della campagna da quella parte fu la battaglia di Cassano sull'Adda, avvenuta il16 agosto, nella q·uale però, malgradoi prodigi di valoredei soldati ela scienza strategica del principe, egli rimase soccombente, e si vide costretto· a rifare il suo esercito nei quartieri d'inverno prima di ritentare con miglior fortuna la sua entrata in Piemonte. Quivi intanto dai due avversari non si era perduto tempo. È verosimile che se appena presa Verrua il Vendome non avesse dovuto preoccuparsi di impedire il passo al principe Eugenio, ed avesse pqtuto incalzare colla spada alle reni verso Torino le reliquie del l'esercito austro pÌ.emontese, non avrebbe potuto arrestarlo tutta la bravura dei suoi duci. Ma giovandosi tosto del breve respiro, Vittorio Amedeo si affrettò a rimpolpare gli scheletri dei suoi reggimenti con nuovi battaglioni di milizia paesana; si provvide di vettovaglie e di munizioni e con ripieghi di ogni genere si pose in grado, se non di vincere un nemico troppo a lui superiore di forze numeriche e di ricchezze, almeno di prolungare la propria resistenza nell'attesa sempre viva del soccorso fattosi più.vicino. Le truppe piemontesi ed imperiali diedero prove di strenuo valore nella difesa di Chivasso, sotto cui Vittorio Amedeo, con fortificazioni quasi improvvisate ed a1tri sagaci ripieghi, fece perdere agli avversari un tempo prezioso che mandò a vuoto un primo ·diretto tentativo dei gallo-ispani verso Torino. Chivasso non pertanto, come era da prevedersi, cadde il 30 luglio, ed il duca con rapida, abilissima mossa sfuggito al La Feuillade che già sperava averlo nelle mani, riparò coi suoi nella capitale. Oramai nessun ostacolo più impediva ai gallo·ispani di compiere su Torino i !fisegni ·da tanto tempo vagheggiati. Il duca di Savoia aveva perduta la maggior parte dei suoi dominii; era stato posto nell'impossibilità ·ai ricevere per terra o per mare risorse guerresche e pronti soccorsi dai suoi alleati; il ,corso del Po da Casale a Torino era in potere dei suoi nemici. Infatti, caduta appena Chivasso, da Luigi XIV e dal Vendome, che ne era sempre il generalissimo in Italia, il La Feuillade ricevette l'ordine perentori~ d'incominciare subito le operazioDi per l'assedio. E così egli fece: posto dapprima il campo alla Venaria e poi accostatosi dalla parte settentrionale a Torino, cominciò a tracciare le linee di circonvallazione. Però esaminando più da vicino le fortificazioni della città, senti aumentare man mano le esitazioni da cui era stato preso dal bel principio, e che ingigantirono fino. ad imporsi anche al superbo monarca francese, tantopiù che le preoccupazioni d~ te dalla presenza del principe Euge11i~,, anche dopo Cassano, non permettevano di concentrare t"utt~ le forze intorno a Torino.
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