Missioni Consolata - Maggio 1906

- l 111 eortsolata 75 c « Un giorno trovai il caro vecchio seduto sulla riva di un fossatello presso il suo villaggio: aveva seco, accomodati uno per ginocchio, due suoi nipotini che veniva catechizzando: Dov'è Dio?- Imparatelo ben~: Iddio è in cielo, .in terra .... sì, anche sotto terra, giacchè chi altri se non Lui spinge fuori dal suolo il miglio e la meliga che noi mangiamo?-Nonno, l'interruppe uno dei 'ragazzi, l'hai tu veduto Iddio? - Sciocco che sèi, ribattè pronto il vecchio, hai tu veduto forse il vento, anche quando soffia forte? « U n'al~ra volta, in un'assemblea di uomini, dopo l'esaurimento della discussione per cui si erano adunati, vedo Giovanni alzarsi-e tuonare con enfasi oratoria: - I bianchi, quando ha~no bisogno di sapere le cose di Dio, guardano le carte e sanno; noi che non abbiamo carte, come faremo a sapere le cose di Dio, se non andiamo dal Padre?- E ancora: -Il sole, la pioggia ed il vento esegui· scono i comandi di Dio; solo noi rifiuteremo 4i ascoltare la voce di Dio, che ci parla per bocca del Padre? . « Grazie allo zelo di questo nuovo cri- ,stiano, ora tutta la di lui ampia parentela conosce a perfezione le verità necessarie per salvarsi; nè egli si lascia sfuggire occasione alcuna per. es~rcitare a modo, suo l' apostolato fra la sua gente. Ma più ancora che le sue parole opera sui neri la sua condotta, veramente irreprensibile ed esemplare sotto tutti gli aspetti; e di lui certo si può dire che, come l'operaio chiamato all'ora undecima il quale guadagna ciononpertanto la mercede dell'intera giornata,. Wawéru-Giovanni redimerà con un tesoro prezioso di opere b11one i molti inutili suoi anni tr11scorsi. Ed intanto questa primizia, decoro d'una delle nostre cristianità nascenti, ci apre il cuore alle più liete speranze». P. ANTONIO BORDA. TUTTI GLI ABBONATI potrebbero farci un gradito favore e sarebbe quello di mandarci l'indirizzo di loro parenti o conoscenti stabiliti all'estero. A questi noi spediremo gratis numeri di saggio del perio· dico, àllo scopo di diffondere sempre più la di· vozione alla Consolata. o L'assedio e la bafitaglia di Toriqo nel 1706 ~--tl""\Y~== Le campagne del 1704--1706 (&gue l'articolo IIL I limiti di questa sommaria trattazione non ci consentono di tenere mimttamente dietro alle vicende, alle modificazioni e di· versioni che lo svolgimento del piano di guerra suindicato ebbe nelle due campagne del 1704-1705. Quanto alla prima, diremo che essa fu quasi esclusivamente occupata dagli assedi posti dai galli-ispani alle maggiori fortezze al ai qua ed al di là-delle Alpi, e che ebbe materialmente l'esito più infausto per i piemontesi. Non tutte le piazze successivamente assalite opposero quella resistenza lunga e tenace, che Vittorio Amedeo se ne attendeva e di cui - indovinato presto il piano del nemico- aveva fatto il perno del suo, progettando di dividere e logorare le forze degli · eserciti delle due corone, costringendoli a conquistare pal:no a palmo e pietra dopo pietra il terreno e le mura delle fortezze, mentre· egli non avrebbe lasciato di molestare il ne· mico colle truppe mobili di cui poteva disporre. Prima Susa, assediata dal maresciallo La Feuillade che già aveva occupata la Savoia, tranne il castello di Montmellian capitplò il 12 giugno, avanti ancora che fosse aperta la breccia; i~ 19 luglio fu la volta di Vercelli, dopo una resistenza che non mancò di bravura nè di abnegazione, ma che avrebbe po· tuto prolungarsi ancora. Il forte d'Ivrea, all'incontro, fu difeso strenuamente dalla sua guarnigione finchè · fu possibile, ma dovette cadere anch'esso sul finire di settembre, malgrado gli sforzi del duca d'aiutarlodall'esterno, sia con un assalto dato alla città, sia con una mossa offensiva verso Asti. Le forze delle schiere piemon~esi ed imperiali andavano intanto rapidamente diminuendo, oltrechè per le morti sul campo e per le malattie cagio· nate dagli strapazzi, per la dispersh•ne a cui le obbligava la lotta da sostenere in diversi

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