Aprile 1906 ~=..~ " Aru:a.o VIII • N. -4 or'tU~~ Jit ~~J ~p ~ . r~ AUGUST.€ TAURINORUM 1 )\ CONSOLATRIX .ET PATRONA ~ ~ ~~~~ . . periodico R.eli~ioso Mef1sile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE TORINO
·' Presentiamo ai no!'tri lettori un breve elenco degli oggetti che meglio sono indicati per far regali a persone care, e sui quali l'Effigie della Consolata sempre tiene il posto d'onore. Svariatissimo è l'assortimento di oggetti sia da pochi centesimi sia di maggior valore, che si J-Ossono scegliere presso la DirPzwne di questo pP1·iodico in piazza Consolata, n. 1. M d r: in alluminio: 1° tipo ordinario rotonde, ovali o rinascimento ·da 8 11111 2 al soldo, da 5 e 10 centesimi caduna. - 2° Tipo artistico, rotonde, commemorative del centenario da L. 0,05 caduna e 0,50 la dozz. ; 0,10 caduna e 0,90 la dozzina.- 3° Tipo artistico più grandi da L. 0,15 caduna e 1,50 la dozzina In argento: l 0 argento lucido, rotonde, ovali, rinascimento, traforate, disegni fantasia (a seconda del prezzo) da L. 0,10 · 0,15-0,20-0,30 · 0,40-0,60-0,70 · 0,80 · 1,00 · 1,50 · 1,75 · 2,00 · ecc. caduna. - 2° Tipo argento ossidato più artistico, da L. 0,80 · 0,95 - 1,15 · 1,35 · 1,75 · 2,80-3,00- 4,75 caduna.- 3° In smalto e contorno argento-da L. 1,15 · 1,25 caduna. In oro: 1° con smalto da L. 2,50 ·. 2,75 • 4,00-5,00 caduna.- 2° Incise da L. 3,00 • 4,40 · 5,10 · 6,50 · 9,50 · 1.0,15 · 11,50 · 14,00 · 16,50 · ecc. caduna. C t Il t il prezzo varia secondo la loro lunghezza e grossezza, ed 8 Bnl 8 argan O anche secondo la fattura degli anellini che possono essere semplici, faccettati o mezzo-tondi, e sempre saldati fra loro, e si poss6no avere da L. 1,20 · 1,30 · 1,50 · 1,60 · 1,75 · 2,00 · ecc. caduna. LI b OChls ricercate e preferite sempre, di esse l'assortimento è svariatissimo, f completo, curandosi in particolar modo l'Effigie della Consolata: con 10 · 15 · 20 · 25 - 35 - 40 - 45 · 70 · 75 centesimi, si hanno graziose broches con imagine in fotografia e contorno assortito in metallo. Ma il tipo artistico in metallo imitazione argento antico inalterabile, è quello del quale si possiede l'assortimento più completo, così da soddisfare qualsiasi richiesta. È impossi· bile riepilogarne qui le forme ed i disegnL Il prezzo varia da L. 0,80 -0,85 · 0,90'. 1,00 . 1,15 . 1,25 · 1,50 · 1,60 - ecc. La figura della Consolata, anch'essa in metallo ossidato, è artisticamente riprodotta. Spille di sicut"ezza con l'effigie della Consolata, graziosissime, 0,15 caduna. P l t tutte coll'Effigie della Consolata in fotografia, e montaanni l SI npun l tura in metallo nichellato. - Penne tascabili colla relativa matita 0,50 caduna. - Matita a chiusura con anello per appenderla 0,40 - Penna e matita unite 0,30 - Salvapunte, matita e gomma 0,20. - Salva· punte con matita 0,10 caduno, 1,10 la dozzina. Stai B1t in metallo argentato, bianche od ossidate, da L. 0,40 · 0,50 -0,60 · U 8 0,90 · 1,45 · 1,60 · 3,50 caduna. Le stesse, montate su piedestallo, pure di metallo, in stile barocco o gotico da L. 1,00 · 1,20 · 1,40 · 1,90 · 2,20 · 2,50, 3,00 . 3,25 · 3,50 caduna. Le stesse entro cappellette, stile baroeco o gotico, da L. 3,25 · 3,75 - 4,80 · 6,75 · 10 caduna. Astucci tascabili a chiusura, colla relativa statuetta della Consolata d~o L. 0,10 -0,25 · 0,35 · 0,45. R d H' . t Il verniciati a gran fuoco, inalterabili alla pioggia, tipo .,ua re l tn me 8 o indicatissimo per mettere sulle porte, sui muri delll- case e per regali a fanciulli del catechismo, ricordi di missione, ecc. N. l cm. 50 X 40 L. 1,50 più 0,85 per imballaggio e spediz. raccomandata • 2 » 34 x 23 ,. 0,60 » 0,75 ,. » • 3 » 17 X lO » O, l O » 0,05 per spedizione, o 0,15 se raccomandata.
Aprile 1906 ~~nsoiata PERIODICO · RELIGIOSO MENSILE ~~~' l{., ~- ~J- DIREZIONE La. spedizione del Duca. degli Abruzzi nel Ruwenzori nel- ( l'Africa equatoriale - Un bel fiore africano- I Nove Sabati 8 O 1\11:1\II:.A.RIO PIAZZA DEllA CONSOLATA in preparazione alla Festa della Consolata- Brevi relazioni TORINO la spedizione dèl Duca degli Abruzzi di grazie pervenute alla sacrestia del santuario - Indul- J genze a chi visita il santuario nel mese di aprile - Orario delle Sacre Funzioni pel mese di aprile. ( O/l'erte per le missioni della Consolata in Afro'ca. le o;iva alla Ve.::e SS., per~== salvezza in tremendi pericoli ed il felice ritorno dell'Augusto esploratore. Come, al Ruwenzori nell'Africa equatoriale ~ dunque, potremmo non volgere ora da queste colonne un pensiero ed un augurio a lui che, finita la sosta religiosamente Il nostro periodico, quale specchio ed iniziata presso l'altare di Mari{l SS. Coneco della vita del santuario della Con-~ solatrice, ripiglia - alto esempio ai giosolata, non può rimanere indifferente vani - le balde sue corse e le rudi alla nuova spedizione che S. A. Luigi fatiche in nome di alti ideali di scienza, di Savoia, duca degli Abruzzi, sta per di progresso, di glorja nazionale? intraprendere in Africa, e della quale Ma un'altra speciale ragione, di tutta già si sono occupati tutti i giornali del attualità, ci spinge a seguire col mas· mondo civile. Qui nello storico tempio, simo interesse il nuovo viaggio del Duca davanti alla taumaturga Effigie· a cui s'inchinarono revérenti i più gloriosi l'Africa di cui la Consolata ha pure resuoi antenati, s'invocò la benedizione centemente voluto il suo lembo ; seguirà celeste su quella che rimarrà certo la ~ · per giungervi la stessa via battuta dai più grande impresa del giovane Prin- di Lei missionari muoventi all'apostocipe, cioè il suo viaggio al polo nord; lica conquista, e del loro campo d'azione qui ancora si sciolse l'inno di ringra- rasenterà i confini nel percorrere il tratto ziamento per il glorioso esito della spe-~ della ferrovia dell'Uganda che fianchegdizione, ·e rimane - perpetuo ricordo gia il Kikùiu e passa per Limùru, dove di esemplare, tradizionale pietà - il trovasi la stazione-procura dei nostri dono votivo che S. M. la Regina Madre missionari.
50 1l1 eo.,solata È giusto peutanto che .associandoci noi pure, coli orgoglio di italiani, agli augurii universali che accompagnano l'Augusto viaggiatore, diamo qui alcuni cenni sulla prima parte del suo viaggio ~ attraverso quell'·Africa che, quasi ripu- < "diando· l'antico appellativo di tenebrosa, dall'ultimo qua~to del secolo XIX ha svelato ad illustri ed . arditi esploratori tanti meravigliosi segreti, e va aprendo sempre nuove parti del suo territorio alle conquiste gloriose della civiltà. I. I monti della luna - Il Illttcenzori. Come i nostri lettori già sanno, lo scopo della spedizione del Principe è l'ascensione del Ruwenzori, il gigantè dei celeberrimi· Monti della luna, intorno a cui fin dal tempo d'Omero ..:._ quaranta secoli or sono- esercitavano la loro scienza e la loro fantasia i geog;afi greci, che già li segnavano sulle loro , car.te · rudimentali verso l'equatore. Questi monti misteriosi, detti allora gene• ratori del mare 'di tenebre (il lago Victoria Nianza?) e delle sorge'nti del Nilo il fiume sac~o datore di vita all'Egitto, continuarono ad essere costante oggetto di dotte ricerche nei secoli posteriori, ed esistono innumerevoli mappe di scienziati arabi ed europei descriventi a loro modo la meravigliosa regione africana dei grandi laghi equatoriali. Ad Enrico Stanley, il quale in 22 anni di 'viaggi africani attraversò per ben . due volte il continente nero, toccò la fortuna di co~templare ,per il primo la stupenda catena del Ruwenzori coi suoi picchi di straordinaria altezza, coronati di nevi e ghiacci eterni ·sotto l'equatore. Ma ciò fu soltanto nel maggio 1888: la nebbia densissima e nera come la notte, di cui si ammanta quasi in ogni giorno dell'anno il re delle nubi e della pioggia (così appunto suona il nome del Ruwenzori nelle lingue indigene), l'avevano fin allora sottratto alla vista dello Stanley stesso, e di altri diligenti esploratori, quali l'italiano Gessi, Mas()n Bey, Emin Pascià, che già avevano in precedenti viaggi raggiunte località d'onde il Ruwenzori avrebbe dovuto essere visibile in un'atmosfera serena. Ed il mare di nebbia fittissima e tenebrosa, coi conseguenti immani rovesci teniporaleshi, gli scoscendimenti dei fianchi montuosi e le piene dei fiumi circostanti, costituì fin qui un ostacolo insuperabile per i provetti alpinisti che in .questi ultimi, tempi tentarono l'ascensione del Ruwenzori, compreso Mr. Douglas V. Freshield, il quale nel 1905 toccò altezze fin allora insuperate, ma senza raggiungere ];ultima cima. ,Egli però in una recente intervista avuta in Londra col Duca degli Abruzzi, gli espresse la convinzione che la nuova impresa possa riusçire, perchè tentata in stagione più propizia di quella ch'egli stesso aveva scelta (il novembre) su informazioni e calcoli dimostratisi praticamente fallaci. , \ S. A. Luigi di Savoia parte dunque sotto buoni auspici. Egli salperà il 16 aprile da Napoli per· l'Oceano Indiano e Mombasa, d'onde, attraverso ad un paese estremamente pittoresco, giungerà in 48 ore di rapido e comodo viaggio ferroviario a Port Florence sul lago Victoria. Al di là dellago il Duca dovrà procedere in carovana fino ai piedi del Ruwenzori. Riservando ad altro numero le notizie che si hanno su questo gigante dei monti africani, riteniamo che non siano prive d'interesse per i nostri lettori alcuni cenni sulla regione attraversata dalla grandiosa ferrovia dell'Uganda. (Vedi carta geografica a pagine 56 e 57). II. MomfJasa- Il Forte Gesù- RiDordi eroiDi e rioordi religiosi - .La Mom!Jasa moderna. Non suona certo nuovo ai .nostri lettori il nome di Mombasa, da noi più volte ricordato annunziando l'arri;vo in Africa di nuovi drappelli di missionari della Consolati_!.. Al navigante che vi approda dall' dce~no Indiano, essa si presenta nell'aspetto caratteris~ico delle città arabe con fabbricati bassi .
12 eo.,solata 51 . e piatti, pittorescamente adagiata tra densa vegetazione d'arbusti su d'un isoletta madreporica a sponde scoscese, la quale ha quasi cinque chilometr'i. di lunghezza su poco meno di larghezza, ed è così poco distante dalla èosta che il suo carattere di isola non risulta se non nelle grandi carte. L'interesse storico di Mombasa antica, la cui fondazione i flotta araba, i Portoghesi si riduss.ero .nella · loro grande cittadella, da essi chiamata il Forte Gesù o del Redentore (vedi la presente incisione). Quivi resistettero per 33 mesi, l aspettando dalla madre patria un aiuto che non giunsè se non due giorni dopo la caduta del forte. N~n conviene dimenticare che.allora · non esistevano nè il telegrafo, nè il Avanz~ del forte portoghese detto di Gesù o del Redentore a M:ombasa risale al secolo XI, si concentra per il visitatore in un grande e vecchi.n forte che fu il baluardo de~la dominazione portoghese, durata con varia vicenda nel periodo 1505 1698 su buona parte della costa est africana tolta agli Arabi. Però specialmente per la conservazion~ di Mombasa, divenuta la capitale dei loro possessi, i Portoghesi dovettero sostenere tremende lotte, che ebbero il loro epi- ~ logo nel grande assedio del1696 rimasto ce-. lebre nella storia, -ed in cui 'essi emularono i vinti delle Termopili. Perduta, non senza far. prova di strenuo ~ valore, la città bloccata da un~ formidabile ~ canale di Suez, nè lè potenti corazzate a vapore. Ma quando dopo una lotta accanita, implacabile - quale solo poteva ispirare il fanatismo mussulmano, l'odio di religione e di razza-gli Arabi dalla breccia aperta nel· l'ultimo muro si slanciarono nell'interno della fortezza brandendo le scimitarre avide di sangue cristiano, si trovarono di fronte ad ..... undici uomini! , A tale termine le battaglie, la peste e stenti senza nome avevano ridotta l'eroica guarnigione. Eppure anche poche ore prima gli undici gloriosi superstiti gridavano dagli spalti come mille, si facevano vedere dapertutto, tanto che il loro
52 . numero era dai terribili assedianti reputato di poco inferiore a quello dei primi mesi dell'assedio. Oltre il Forte Gesù, due altri preziosi· ricordi restano a Mombasa della domina· 'zione portoghese nell'Africa Orientale. L'uno rimaue come gloria imperitura del passato, ed è la breve dimora che la tradizione narra aver fatto a Mombasa e Malindi S. Francesco, Zaverio nel recarsi nell'India a predicarvi il Vangelo; l'altro si è perpetuato, ed è tuttora vivo e presente nel bel numero di ferventi cattolici goanesi, impiegati a Mombasa, i quali sono appunto i discendenti degli Indiani convertiti dallo Zaverio a Goa sulla costa del Malabar, capitale dei possessi portoghesi nell'India. La Mombasa moderna, ,specie dopo lo stabilimento dei protettorati inglese e germanico nell'Africa Orientale, si è venuto rapidamente sviluppando i~ grande scalo del com· m!lrcio mondiale. Dopo il1902 ha acquistato una nuova grandissima importanza per l'aper· tura della meravigliosa ferrovia dell'Uganda che vi fa capo, congiungendo cosi direttamente colla costa e con tutto il mon'do civilizzato il maggiore f~a i laghi africani, per raggiungere il quale i primi esploratori dovevano faticare lunghi mesi in marcia laboriosissime, ~ra stenti e pericoli d' ogni maniera. , Mombasa offre oggi non uno, ma due porti grandiosi: l'antico, éhe è rimasto la città degli indigeni, ed il nuovo <li Kilindini (vedi incisione a pag. 53) che, è il più bello e più ben situato di tutta la costa dell'Africa Orientale. ·La parte europea della città si amplia e si abbellisce di giorno. in giorno, offrendo al .viaggiatore il comfort moderno con buoni alberghi, passeggiate e luoghi di sport. Le dimore dei funzionari del governo . e dei ricchi commercianti sono vere ville orientali di còstruzione graziosa, attorniate da giardini fioriti, ombreggiate da boschetti di palme e congiunte fra loro da un sistema di tramways uso ferrovia Deucaville. Il clima di Mombasa, ove il vento non troppo forte tempera costantemente' gli ardori del sole, è abbastanza confacente anche agli europei. o III. Il capolinea della ferrovia dell'Uganda Sttll'Oceano Indiano-'-La sta~ione ed il treno -Da Mombasa al Taita. ll porto di Kilindini è in diretta comunicazione colla stazione ferrovi!j.ria, ampia, ben costrutta, piena di movimento e di vita alla partenza dei treni. Vi si incontrano i più svariati tipi umani in figure bianche, gialle, nere ed olivastre; vi si notano i co· stumi più diversi e bizzarri, dalla perfetta tenuta da viaggio dell'inglese e del tedesco, dai ricchi e fantasiosi vestimanti dei grandi • mercanti e banc.llieri arabi, fino alla.lunga camicia bianca degli Swaili ed ai sommari costumi dei coolies' indiani e dei facchini indigeni. Sebbene siasi recentemente parlato della scoperta di qualche filone di carbon fossile· nell'Africa Orientale inglese, finora tale prezioso combustibile manca colà completamente; perciò sulla ferrovia dell'Uganda la vettura ·che fuma - cosi gli indigeni. chia· mano il tren;- cammina a combustione di legna, -di cui fortunatamente abbonda· il paese. Come per salvaguardarli dal terribile lavorio distruggitore delle termiti (formiche bianche) si dovettero•porre in ferro tutte le traverse della ferrovia ed i pali del telegrafo, così sono interamente costrutti in ferro i carrozzoni per le merci. Quelli per i viaggiatori, a difesa del sole tropicale, sono coperti di doppio tetto: una specie di grande cappa, scendente ai due fianchi fino a metà dei finestrini. Nell'interno, al luogo delle nostre reti portavaligie, sono letti sospesi a. uso cabina. Fin dal suo punto di partenza la ferrovia dell'Uganda.mostra la gran(iibsa solidità con cui fu costrutta: il treno uscendo da Mombasa attraversa il braccio di mare che divide l'isoletta dal continente sul Salisbury bridge, un'magnifico ponte in ferro detto anche di Ma· . cupa, lungo 500 metri, èhe è un vero capolavor,o del genere (vedi incisione a pag. 55). In Africa la forma dominante è l'altipiano: oltrepassata la striscia della costa le terre . si innalzano, ed alle zone di varia estensione formate dalle ondulazioni del terreno più o
111 eoflsolata 53 szt;==a meno accentuate in valli, colline e dirupi, si alternano gli altipiani, quasi giganteschi gradini agli alti bacini dei laghi centrali. .A causa di questa conformazione del paese da attraversare, per la costruzione della fér· rovia dell'Uganda si dovettero vincere tali e tante difficoltà tecniche, èhe si rivelano ed impongono l'ammirazione anche al viag· giatore più profano in ingegneria, tant~ più se si considera che tutta la linea - lun~a o ~ Ma non possiamo far meglio che togliere ~ ai diari dei nostri missi<;>nari, i quali l'hanno percorsa, le impressioni -di paesagg'io sulla f ferrovia dell'Uganda. Al di là del gran ponte .di Kilindjni, scrivono essi, si arrest~~;· per ora la vita europea che ha invasa la costa e l'Africa, la vera Africa, riprende il suo do-. l minio. Dapprima il treno attraversa una serie poco interessante di ondulazioni del suolo. Poi il paesaggio si fa bellissimo in Nuovo· porto (in costruzione) di Kiliildini a Mombasa (vedi pag; 52). 850 kilometri da Mombasa a Port Florence- . ~· una zona di circa 40 miglia, ove, la VlCl· fu costrutta in cinque anni e mezzo, quanti nanza·del mare e la 'direzione dei venti porne corsero dall'agosto 1896 al principio tano pioggia ~eg'olari: si direbbe di viaggiare del 1902. Essa da 24 :n;tetri sul livello del attraverso ad un parco inglese ove ~iano state mare da cui parte a Mombasa, raggiunge ~ profuse tutte le piante esotiche. Le prime un'altezza di 2254 metri sulle montagne del stazioni di Cangamwe e Mazeras sorgono tra Kikùiu, e do,po averne ridiscesi bruscamente il verde ed i fiori, tra palme del cocco, manghi, circa un migliaio, risale rapidamente e sor- banani, aranci offrenti i loro freschi frutti. passa di alquanto il suaccennato massimo Procedendo, la vegetazione si fa in certi punti livello, per ridiscendere fncora a poco più cosi lussureggiante da divenire impenetradi 1000 metri al capolinea, sulla sponda del bile: .baobab ed altri alberi giganteschi, so· Lago V{tt~ria. E tutto ciò in mezzo 'a:d un vèrchiati dalle liane, hanno perduta la pro· paesaggio, dove, come dice il Ruskine, la pria -forma e paiono cespugli enormi di mano dell'uomo non ha ancora' cancellato la verdura, tra l'uno e l'altro dei quali si scorge firma dell'artista supremo: il Creatòre; dove qualche piccolo villaggio, i cui abitanti .fan _si passa per tutti i generi delle più st«;:- ~ timidamente capolino a vedere. il treno che pende e selvagge bellezze naturali, dalla lus- ' fugge: essi sono co:Rerti appena da uno strac· sureggiante vegetazione tropicale alla nuda cio turchino e da ~lcuni ornamenti. ... maestà del dEl!i'erto e dei monti scoscesi. La ferrovia sale· e scendé"éontinuamente; l '
54 12 eo.,solata nelle discese prende una velocità straordinaria onde avere la spinta necessaria per la auècessiva-salita' sicchè al viaggiatore conviene spesso aggrapparsi al carrozzone per non essere sballottato qua e là, come dal becche-ggio della nave. Si viaggia avvolti in una lieve onda di fumo di grato odore, ·• proveniente dal legno resinoso che alimenta il fuoco della locomotiva, e di cui s'incontrano grandi cataste in vicinanza delle stazioni. Queste consistono per lo più in una tettoia di ferro zincato, con una casetta costrutta sullo stesso sistema per il capo sta· . zione. Moltissimi, di questi e degli altri ìmpiégati dell~ ferro~ia sono .cattolici goanesi, scelti dal governo' per la loro ' ~ntelligenza ed onestà. ' Poco a' poco il terreno si fa pianeggiante: si è raggiunto un primo 'altipiano, iloto sotto H nome di Taru, all'estremità del quale, a ~50 metri sul livello del mare, i Voi, la :e_rima stazione importante dopo Mombasa, esseJ!dO il punto ove fan capo le strade carovaniere del Taita e del Kilima-Ngiaro. L'altipiano di 'Taru, nei mesi lontani delle pioggia è un vero deserto cocente e'desolato. Poi il treno ripre~~:da una lenta salita attraverso alla regione chiamata il Taita, e tra una vegetazione tornata grado a grado più bella e _le torri delle termiti, si giunge ad un'altra stazione importante: Makindo,d'onde si ha .uno splendido colpo di vista sul ver- - sante settentrionale del Kilima-Ngiaro colla ·sua sommità biancheggiante di neve. IV. l Nsl rsgno dtJI leone - (!(:(coia nott11rna-Tragioa fine d'un cacciatore, Le stazioni seguenti: Simba, Kiu e Machacos Road sono tristaniènte famosé. ll ~ome di Simba in lingua indigena significa leone, e sta appunto ad indicare che quelle località sono infestate dal terribile felino. E ~iùJo erano prima che il fiachio acutO della looomotiva fàcesse echeggiare il luogo selvaggìo, imi>onendo i freni della civiltà anche al libero re della foresta: durante la costruzim:ì~ 'della. f~rrovia ogni notte poveri operai indiani - di cui ben 25 mila erano stati assunti per i lavori colossali - costretti a pernottare in aper.ta campagna, venivano divorat{ dai leoni, e le vittime furono così numerose, chEj nessuno più voleva prestarsi ai lavori ~ei dintorni di Siinba è di Machacos Road. A questo proposito, il nostro P. Borda· Bossana, riporta un drammatico aneddoto Iiarratogli da uno dei protagonisti. Togliamo l'interessante pagina dal taccuino del missionario. «È stato ·ospite di passaggio alla stazione-procura S. Giuseppe di Limùru un nostro connazionale, certo signor Parent(di Firenze, che è in ·Afric~~o da 12 anni; impiegato dapprima,alla Società Coloniale Italianat è attualmente titolare di un ufficio di rappresentanze. Ha trent'anni; parla con mag- . gior scioltezza l'inglese e'l'arabo che l'italiano; ma benchè siasi africanizzato fino a perd~re un po' l'uso della dolce sua lingua patria, è rimasto fedele ai precetti della religione cattolica, in cui fu allevato dalla: pia' sua madre. Quest'o, unito alle gentili maniere e ad una composta ed intelligente gio~ialità, fanno simpatica la persona del Parenti e gradita la di" lui compagnia. Ieri a tavola - l'unico momento in cui noi poteva~o ascoltarlo - egli cj ha narrato alcune sue avventure d'Africa, fra cui la seguente che già fece il giro dei giornali d'Europa. "«Il Parenti viaggiava sulla linea dell'Dganda, d!!- poco ap-erta. diretto a: Nairobi in compagnia del tedèsco Hubner, che tiene colà una fiorente banca, e di un signore inglese. Avendo per ·via udito parlare assai delle é;esta di un grosso leane che da qualche giorno s'~ggirava nei din'torni della stazioneferroviaria di Simba e già aveva fatto par-ècchìe . vittimè. umanè, . i tre yiaggiatori l s'invo~liarono di dargli la,cacèia. Detto fatto. «Il treno• giunge verso sera a Simba: l'italiano, l'inglese ed il tedesco ne scendono, lasciando che esso prosegu~ per la sua via. Coll'influenza ed il denaro dell'Hubner ottengono dal capo-stazione un carrozzone; lo fanno trainare ad l kilometro circa oltre la stazionè, ed"i.vi làsciare sulla linea"in ·aperta.
l l 12 eortsotata 55 Q= - campagna: sarà la loro capanna da caccia, ~ per far la posta· al leone. Scende in breve ~ la notte: la notte imponente e maestosa della sconfinata stappa africana, dove, sotto un ~ cielo che ha splendori sconosciuti in Europa, . il silenzio non è rotto che dal lontano bra· mito delle fiere notturne. «I cacciatori improvvisati, legata a<i un l palo· una capra che deve servire di richiamo . al leone, si ritirano ·nel carrozzone e per Q il sudore: è visibilooente in preda all'amo· zione provocata dal ricordo di qualche cosa di terribile che egli sta per evocare. Il rac-. conto è sospeso per un istante in cui tac· ciono anche i piatti e s'arrestano le forchette, malgrado il gagliardo nostro appetito. Il narratore ripiglia: Ad un tratto provo nel sonno l'impressione di un peso enorme che ~i schiaccia lo stomaco e mi impedisce*il dilatar dei polmoni. Mi sveglio di soprassalto Ponte di Macupa sul braccio di mare che divide llombasa dal contin~nte (v. pag. 52). qualche ora giocano a scacchi, non rispar- colle fauci aperte per gridare, come succede miando i bicchierini di fino liquore. quando nei cattivi sogni si reagisce contro « Verso mezzanotte l'inglese si stende sul un incubo immaginario. Ma non era immaletto sospeso; Hubner si corica, sul sedile si· · ginario il peso che m'opprimeva: la ~ia nistro e Parenti sul pavimento,ovehastesoun destra, protesasi per allonta.narlo, afferra una plaid. Viene abbassata la piccola cortina che grossa zampa irsuta, e la sinistra, che cerca intorno alla lampada fa ufficio di paralume. d'istinto la carabina, affonda in un tepido L'inglese è incaricato di montar la guardia i vello che comprendo' essere attaccato alla per le prime due ore ; egli ·dovrà tenere co· pancia di un leone..... Mi sento rizzare i stantemente l'occhio alla finestra aperta che capelli . sul capo, immobilizzare le membra . gli sta di .fronte e sv:egli~re i compagni al da un subito gelo, e la perèezione - che non menomo rumòre: le carabine sono a -portata ho più se non in modo confuso - della mia di mano sul sedile destro. iMa mezz'ora dopo l impotenza a reagire contro il terribile !lg~ la stanchezza e le forse troppo,copiose liba- gressore, ·mi rende come pazzo per il terrore: zioni avevano fatto il loro effetto, ed i tre Col barlume di ragione che mi rimane rac- - compreso chi aveva il turno di guardia- t comando·la mia anima a Dio e nel rapido dormivano saporitamente. · · scorrere di un istante, come in orrenda, fan· «A questo punto ....,. continua il P. Borda , tastica visione di febbricitante, al. debole -il ParenF impallidisce, si tergedalla fronte .lume che trapela dalla lampada velata, vedo
CARTA DELL~ AFRICA ABYSSlNIA Spiegazione delle abbreviature e nomi principali: B.o Ba,y ba.ia - C. capo · F. t forte - Hills colline- I. i, Le altezze sul livello· del mare sono segnate in piedi in
ORIENTALE INGLESE B o R J!. .IV -t " 4> .. "" .. C> "' Il .. .... ... .s H .- <li " ~ 11' ~ ~ [ R [ ... a -i ~ ~ ., "' "' o ~ r' _/ (/ ,!,J / ( ~ __ :/ if r / / > M A P of th.e SOUTHERN PORTION OF G:nnpiled in the lntelli',l<=e Division. War Ofllce . ' Tr&hu, l&r!l• ~ __ sluJ..-,., eAu.. - --- __ .il-FA SAI ~--- _____ __ XIt~t-y& IJ~'at"-cta . ~· _. _ _ ___ _ ._ ]{Q IG ____ -- - H.etosh N ountll013,1nlls. _ _ _ ,, ____ ___ M• "''"'N""'J""o H•i!?At-s in. r116e alwv• ,j.._,, t_..l , o L.o La.ke lago o M. t monte- P. porto o Plateau aUipiano o R.o River fiume o Rance catena di montagne si, pari a metri 0,305 - tre piedi fanno circa un ·metro
58 Jl1 eo.,solata iÌ 'leone afferrare colle enormi ganascia il collo dell'inglese e via portarselo, saltando per la finestra aperta del carrozzone. Nell'atto lo stivale del disgraziato mio compagno percorre e riga la mia gota con una lunga escoriazione ..... « Allorchè il sangue che tutto mi s'era ristagnato' al cuore prese a rifluire per le vene, mi ritornò un po' di vigore, col quale, senza ancora ben sapere quello 'che mi fa- 'cessi- t'anta era l'atrocità dello scioglimento i~provviso! - scivolai, ventre a terra, per la parte inferiore dello sportello, aperta, e vagai un bel pezzo alla ventura. Quando tornai in me mi trovai accoccolato dietro un cespuglio, battendo i denti per il freddo e per lo spavento. Spiando la càmpagna intorpo, con mille precauzioni mi recai alla stazione, 1 •pve con grida disperate riuscii a f~rmi aprire dal capo-stazione. « S'era intanto fatto giorno. Acco,mpagnato dal capo-stazione tornai al c~rrozzone, dove l'Hubner s'era asserragliato nella ritirata, stringendo tuttora nervosam~nte il manubrio della porta. Dopo un'ora di ricerche, trovammo il cadavere a mezzo divorato dell'inglese sulle sponde d'un ruscello: dal ventre squarciato mancavano le interiora; il collo era da parte a parte forato dalle zanne del leone, il quale aveva lasciato gli avanzi del suo pasto alle iene' che, senza il ·nostro intervento, non avrebbero mancato di farvLonore la notte seguente..... ~. · · v . . Nei paese dei cacciatori-I l tratto pt'ù meraviglioso delta linea dell'llgo,da- Il Forte Ter~tan. Alla stazione di Machacos Road la ferrovia salita a 1500 metri, ha raggiunte le highlands . (alte terre) del P.:.-otettorato inglese dell'Africa Orientale ed entra nella pianura del fiume Athi, immensa estensione ondulata ed erbosa, ehi!lmata il paradiso. te1"1'estre dei cacciatori. Infatti, anche nel rapido passaggio del treno, si scorgono strupi composti di centinaia di oapi di grossa selvaggina: antilopi, kongoni,· · zebre, struzzi, gazzelle ed altri animali sconosciuti al viaggiatore europeo, il quale mira con diletto e sorpresa le variazioni ~i quel grandiosissimo quadro vivente sullo sfondo monotono del paesaggio. Dove finisce la piana dell'Athi giace Nairobi: meschino villaggio di capanne· fino a pochi anni or sono, ed ora cittadina simpatica e piccola piazza commerciale, destinata a divenire un centro importante per la sua posizione e la salubrità del suo clima. Il percorso della ferrovia trovasi qui di fronte ad una prima catena di montagne, le quali correndo 'in direzione nord est si stendono fino al Kénya, e nel loro versante orientale, frastagliato in cento e più colline parallele, formano l'incantevole regione del Kikùiu. Il versant~ occidentale precipita invece bruscamente, con dislivello di circa quattrocento metri, nella famosa Rift valley, la grande spaccatura africanà sulla r.ui formazione geologica tanto si è disputato, e che è ancor un'incognita per gli scienziati. Quindi appena lasciata Nairobi il treno s'inerpica - è la parola propria- sulle alture del Kikùiu, attraversando dapprima una zona di magnifica vegetazione tra cui pullulano i pitto. reschi villaggi indigeni, poi la brughiera selvaggia per entrare infine in piena foresta vergine. Si giunge cosi in due ore di salita continua alla stazione di Liinùru (vedere carta geograficd in copertina), accanto a cui trovasi la Casa-procura delle missioni della Consolata, ove speriamo che i missionarii di quella: stazione potranno ossequiare l'Augusto viaggiatore. Poco oltre Limùru la ferrovia tocca uno dei suoi più alti livelli, cioè 2250 metri, presso 'Escarpement, nome che significa pressapoco china ripida e precipitosa, ed esprime eloquentemente-l'ardua accidentalità del terreno presso cui la, stazione è situata. Agli inizii dell'esercizio della linea le corde nìeta.Jliche e gli argani dovevano qui venire in aiutò al treno, p~:~r fargli superare, sia nella salita che nella discesa, il' brusco dis'tivello da Escar- .pement a Kijabe. In questo tratto della linea ···le opere d'à.rtè sono ' profuse ·in ogni ·punto. (ti. incis. a pagi~ ~eguente)1 e)a vittor!a da
-· o ~ ·s. - ~ ]11 eorpiolata 59 o esse riportata sopra difficoltà che parevano insormontabili, dicono quale sia la possan·za data da Dio all'ingegno dell'uomo sulle forze brutè della ma· ' teria. .A-mmirevoli sono specialmente i grandi ponti-viadotti americani, che secondano colle ardite loro curve metalliche quelle tracciate dagli ingegneri inglesi nei fianchi rocciosi dei monti per raddolcire la discesa. E q,uesta ,continua, dopo Kijabe, fatta più lenta e graduata, fino a Naivasha sul lago omonimo, antico cratere vulcanico, rispecchiante ora l'azzurro o le nubi del cielo nelle sue acque tranquille. Poi il treno riprende la salita per guadagnare l'opposto versante della Rift valley costituito dalla catena del Mau; ritorna, anzi oltrepassa di qualche poco la massima altezza già toccata e passa. accanto al paese dei Nàndi, le fiere tribù per la cui sottomissione il governo inglese deve quasi, ogni anno ricorr"ere alle armi. Oltrepassate le colline di Nandi, la ferrovia è tornata a 1500 metri a Fort Ternan, ove, come a Naivasha, la ferroviaria fu preceduta dalla stazione militare, con stabilimenti che ·di ·fortezza hanno poco più che il nome è la posizione, ma che im· piantati qua e là nel Pro· · tettorato; colla forza ap- ' •
60 J.l1 eof}SO{ata punto del ~ome e di qualche centinaio di fucili, furono il primo,strumento di cui si servì il governo inglese per affermarsi nel paese. VI. Il capolinea delta ferrovia s~c<l gran lago - I-e vittorie della civiltà .••ei disegni della .. Provvidenza. L'ultimo tratto della ferrovia dell'Uganda percorre il Kavirondo, paese fertilissimo, rassomigliante per il clima e la vegetazione tropicale all'altro capo della linea: la costa. Ciò 'che là fa il mare, qui fanno le emanazioni del gran lago, il Victoria Nyanza, simile veramente ad un piccolo mare interno coll'immensa sua estensione e la maestà delle sue ond'e, così spessifagitate dai venti per la poca profondità del bacino in confronto coll'amplissimo giro delle sue sponde : qui' aperte in baie verdissime, là elevate in irte scogliere grigie o in promontori digradanti in piccoli istmi alle isole ed ai minuscoli arcipelaghi che le circondano. Al touriste moderno che attraversa il Victoria Nyanza sui con{ortevoli e rapidi ferry -boats che ne fanno il servizio da Port Florence -la caratteristica città africana del secolo XX -ad Entebbe sulla sponda dell'Uganda, deve.parere un sogno delizioso l'esser giunto in sì breve tempo ed in sì comoda maniera al gran lago misterioso da cui esce il ramo. principale del Nilo ; al lago che, insieme coi Monti della luna, esercitò per tanti secoli u~ giusto fascino sulle ·fantasie e sugli intelletti uinani, e la cui scoperta ed esplorazione costò tanti travagli. Sonò le vittorie delle civilt~! Il primo treno. di collaudo ,giunse al Victoria il 19 dicembre 1901 e due ore dopo~ per la linea telegrafica della ferrovia ed il cavo sotto· marino, la lieta notizia giungeva a Londra. Il telegrafo sopprime le distanze per il pensiero umano, come la ferrovia le sopprime per i corpi. Ora dal lago i' fili elettrici si stan prolungando con febbril~ attività verso' il Cairo per raggiungere dall'opposto lato l'Europa, mentre con gigantéschi lavori è titanici ardimenti le rotaie avanzano da vari ' ' . punti, per formare la grande rete tranaafricana, di cui la ferrovia dell'Uganda non rappresenterà presto più che una 'sezione. La civiltà avanza! E la Pr6vvidenza, pure senza il consenso dell'uomo e anche contro di essp, si serve dei suoi progressi per i divini disegni: le locomotive che divorano lo spazio appaiono veramente nelle mani di Dio le ruote di fttoco profetate da Ezechiele, c~e coi missionari portano ,la salute ai popoli lon· tani sedenti ancora nell'ombra di morte. Gli eserciti romani nella civiltà antica aprirono inconsciamente il mondo all'Evangelo; nella· civiltà moderna compiono lo stesso' ufficio gli eserciti pacifici, ma non meno poderosi, degli seienziati e dei pionieri. Ben venga, adunque, anche sotto questò aspetto e sia benedetta dal Cielo la nuova spedizione di Luigi di Savoia, e sia essa felice presagio dei giorni in cui la croce di Gesù Cristo risplenda se~no di vittoria, anche fra le tribù che circondano le falde del Ruwenzori e ne contemplano, chi sa da quanti secoli, le vergini vette immac9late. UJ BEL FIORE ~FRIGA~o · Fra i pattezzatUn questi ultimi tempi merita più specialmente questo nome un piccolo nero, per le rare disposizioni con cui ricevette il sacramento di vita e se ne volò al cielo. Ei fu veramente simile al selvaggio fiore che sboccia .all'ardente raggio del sole, ' profuma l'aria intorno a sè e poi piega la sua corolla, avendo compito in una giornata il suo bel destino. La breve storia del caro fanciulletto è in una lettera da un nostro ìnissìonario diretta all'egregio Dottor Carlo Precerutti in Torino. Eccola senz'altro: ·Limùru • Missione di S. Giuseppe • 19 genJ;laio 1906. Ill;mo Sig. Dottore, « Veda com~ . la nostra cara M~mma, la Consolàta, le 'vuol ben-e e come volle subito premiare V. s. . della sua generosa offerta. To-
/ .fll eof}SOlata 61: gliendolo dall'Albo d'onore dei benefattori insignì delle nostre missioni, ebbi testè occasione ·di imporre il nome del suo diletto Giacomino a un caro fanciullo nero, che fu battezzato il 29 dicembre, ed il giorno seguente già se ne volava tra gli ~ngeli del Paradiso, a pregare per i suoi benefattori ed in modo spe: cialissimo pel suo piccolo padrino, onde otte-· ,nergli che crèsca sano e robusto e faccia una brillante carriera in questa vita, e che trovi poi preparato un hel posticino nell'altra, presso il trono di Maria Santissima. « Eccole in breve come fu battezzato questo fortunato fanciullo. Mentre per riusèire a ciò ci vuole con tanti altri grande circospezione e prudenza, questo ci fu, direi, condotto in casa dalla divina Provvidenza in modo piuttosto unico che raro. · « S'era a tavola, a mezzogiorno, e quasi in fine della refezione, quando una suora mi viene a chiamare in tutta fretta per un malatino che, portato fin qui a stento e deposto nel bel mezzo del còrtile, parev-a lì lì per spirare. Accorro subito, col boccone in bocca, e quale non è la mia sorpresa nel riconoscere un fanciullo di circa 10 anni che veniva sovente alla Missione, dimostrando P!'lr · le reverende suore l'affetto ingenuo e la tenera confidenza d'un cuoricino ben fatto! Che pietà, sig. Dottore, vedere disteso a terra sotto gli ardenti raggi solari quel corpicciuolo tutt~ nndp, non altro più che pelle ed ossa, che par esalare l'ultimo soffio di vita! Il petto è ansante, quasi nullo il polso, e nel delirio il caro negretto prega di essere condotto dalle buone mamme, come sempre soleva chiamare le suore, e piange..... Il suo stato miserando, la sua fievole voce dolente mi scuotono le più · intime fibre del cuore. Gli somministro un cordiale, e fra la comune soddisfazione il" malatino si rimette alquanto, torna in sè; fissa me e le suore con espressione di gratitudine, ed un sorriso di compiacenza gli sfiora le labbra. • Lo faccio trasportare nell'ambulatorio e resto presso .di .lui mentre le suore, con quella carità e premura per i malati che tanto le fanno atnare dai poveri neri, sono tutto cuore materno per adagiarlo il meglio possibile e preparargli qualche buon rimedio. Procuro di allontanare gli importuni, i quali mai non ci mancano in simili casi; anche il fratello del malatirio, che l'a~eva qui un po' portato ed un po' trascinato, se ne va con· gli altri_. Di ·ciò pare gioire il fanciullo, che allora prende a dirmi: Padre, sono contento adesso..... non volevano !asciarmi venire, sai?· - Non volevano? Perchè? - Perchè, vedi,. il mio villaggio è molto lontano: temevano· che morissi in viaggio..... - Sì, è vero, è· molto lontano il tuo villaggio ; poverino,. quanto avrai sofferto a venire fin qui!... .. - Ho sofferto, sl, Padre~ tanto, tanto...'. Ma senti (e mi prendeva la mano con affetto· figliale) ora io non voglio più andare a casa.... voglio star qui con te..... me lo permetti?' - Tale domanda inaspettata mi rende alquanto imbarazzato; ma prendendo tempo a. riflettere, faccio al caro ragazzo una carezza dicendogli: Oh, vedremo, vedremo: per ora. sta tranquillo; sii sicuro che le more ti cureranno bene e ti faranno contento.- Quindi l'affido senz'altro all'ottima suor Opportuna. a:tfinchè, coadiuvata da un catechista, lo curi. .nel corpo, non solo, ma anche nell~anima e,. se è del caso, lo battezzi. « E fu prudenza, perchè il fanciullo rimasto solo con la suora, la sua buona mammina, aprì più liber,amente il cuore, non nascondendole nulla, proprio nulla: le raccontò- ,tutte le sue pene, le resistenze .che dovette vincere, specie da parte dello stregone, per· essere condotto alla Missione... Si lasciò curare con docilità e s'introdusse egli stesso· a parlare di ])io, quasi senza avvedersene. -Mamma mia, diceva ingenuamente alla sua infermiera, io non voglio andare dal demonio... - Oh, no: se sapessi com'è brutto! - Me l'hai detto altre volte, e me lo disse pure il Padre; m'hai capito? io col demonio non voglio andare, no davvero... -E non ci andrai: siine certo. Dimmi: ti piacere q be gua- ~ rire? - Si, oh tanto!... - Bene, figlio mio, sta sicuro che farò tutto quanto posso per te; ma e se tu non guarissi, ti piacerebbe andare nella casa del Signore? - Con Dio?
62 Jll <2ortsolata - Si, si proprio con Dio. · Là si sta bene, · lo sai: no:q si patisce più nè freddo nè fame, e non si muore più.... « Queste cose, ripigliò dopo breve pausa il fanciullo, me le hai dette altre volte; ma, come posso io andarvi, se non ho ancora ricevuto l'acqua di Dio? -Vedi, carino, segui· tava la suora, facciamo così: ora ti curo bene il corpo, e poi ti lavo l'anima col santo batte. simo: sei contento? - Sì, sì dammi il battesimo, che sono molto contento. « La auora gli ri~ordò ancora le principali verità di nostra santa fede, gli effetti del sacramento di vita, e poi lo battezzò chiamandolo Gia~omino Precerutti. Ella mi diceva poi tutta commossa: Creda, padre, quel caro ragazzo ci fu proprio inviato dalla Co~ solata: mi chiedeva il battesimocon tanta per· suasione ed istanza, che a stento potevo trattenere le lagrime... - Deo gratias Ile risposi, 1è urr figlioccio degno dei suoi benefattori. « Quando poi si trattò di farlo trasportare a passar la notte da un suo parente qui vicino, dovetti far violenza a me stesso e durar fatica a persuadere il povero fanciullo. Il mio caro Giacomino mi diceva ·con tutta semplicità che egli ora era figlio di Dio come me; e non voleva perciò più andare cogli altri che non conoscono il nostro buon Gesù, e me lo diceva con tale affetto verso di Lui, che al solo mirarlo in volto s'intravvedeva tutto quanto il mutamento interiore operato dalla grazia santificante. Quanto volentieri l'avrei trattanuto con noi l Ma la prudenza, la necessità dovettero vincerla sull'affetto. ( . Io non potevo ·rendermi responsabile del dann·o che ne sarebbe potuto venire alla Missione, e per conseguenza alla causa di Dio ed alla salute delle anime, se il neo-battezzato fosse morto la notte nelle nostre mani. Il nemico infernale, che freme al vedere qui. progredire vittoriosa la croce di Gesù Cristo, non avrebbe certo mancato di suscitare contro fii noi le superstiziose dicerie. dei malevoli, che non mancano in nessuna parte del mondo, e prima di t,utti dallo stre>{one, il quale s'era opposto con ogni arte a che il fanciullo moribondo venisse condotto dal Padre... o « Chi sa se col tempo, .diminuite alquanto le ingenti spese attuali delle nostre, Mis~ioni, · non ci sia permesso di erigere un gran ba· raccone ad uso di ospedale, almeno per i malati gravi che vengono di lontano? Intanto il povero Giacomino, visto di non poter restare anche la notte presso le sue buone mamme, mi pregò che almeno lasciassi andare con lui il catechista testimone del rice;. vuto battésimo. Lo accontent~i ben volentieri. Dal catechista seppi poi che la notte il piccolo nuovo cristiano non si saziava di farsi ripetere le preghiere, specie il Pater noster, che s'ingegnava di accompagnare egli pure, per quanto glielo permettevano le deboli sue forze. « Il mattino del 20, nonostante le sue in· sistenze di essere di nuovo trasportato alla Missione, fu dai parenti - secondo l'usanza del paese - riportato ai suoi genitori, al villaggio natìo, dove giunse in fine di vita e venne subito collocato nel bosco vicino, sotto una frascata, con un piccolo fuoco accanto. Di lì, poche ore dopo, Giacomin~ se ne volava' ai piedi della nostra dolcissima Consolata, in Paradiso, a pregare per coloro che gliene hanno aperte le porte colla loro generosa carità. ~ Mi accorgo ora, egregio signor Dottore, che malgrado la mia promessa d'esser breve, mi sono dilungato anche troppo. Ella me lo perdoni, e mi permetta che rinnovandole i ringraziamenti per la cospicua offerta che già le meritò un primo e sì bel fiore di paradiso, la preghi di presentare i miei umili ossequii a tutti in famiglia ed in modo speciale al caro suo Giacomino. Ho l'onore di essere in Gesù e Maria SS. Consolatrice. Di V. S. Ill.ma Obbl.mo servo P. RonoLFO BE,RTAGNA Missionario della Consolata. FRANCOBOLLI USATI .Accettiamo con riconomnza francobolli usati tanto nazionali che esteri, ma vreferibilmente quelli di nazionalità estere; Essi saranno da noi ridotti in collezioni da vendersi a benenzio delle nostre .Missioni.
c I ~ove Sabati in preparazione ·alla Festa della Consolata Dite un po', cortesi lettori: quando volete festeggiare l'onomastico d'una persona singolarmente cara, aspettate forse la vigilia a prepararle il dono che l'affetto, la stima, la riconoscenza vi suggerisèono? No, per certo: Da lungo tempo,·anzi, con amorosa sol· lecitudine vi dedicate ogni cura; da lungo tempo studiate le parole più opportune, le frasi più acconcia, onde tradurre i voti che il c~ ore vi .detta e che il labbro vuole 'esprimere .nel migliore linguaggio, effondendovi tutta la dolcezza del sentimento. Poi, giunto alla perfì.ne il bel giorno tanto desiderato, non vi resta che la gioia di rac· cogliere i frutti della previdente opera vos~ra nel contento e neÌla gratitudine dell'amata creatura, che saprà rfcambiarvi centuplicata la prova di tenerezza ricevuta. Altrettanto, ma con più alta e ·salda ragiove, immaginarono i fedeli sudditi, gli affettuosissimi figli di Maria Consolatrice, Madre di Dio e Madre nostra. La festa della Consolata albeggia appena sull' orizzonte del tempo: i fecondi ardori del giugno sono ancora lontani, e già le anime · pie cominciano la preparazione per celebrare degnamente la Mariana solennità: preparazione fatta; di preghiere, di sacrifici, di atti speciali di religione e di virtù, i quali si concatenano di settimana in settimana colla benedetta pratica dei Nove Sabati, formando come una prolungata novena, che assorella in una triplice aspirazione di fede, di spe. ranza e di carità tutte le anime elette che alla Vergine professano quel culto speciale riguardato dai Santi Dottori della Chiesa come avventurato segno di predestinazione: "rl primo dei Nove Sabati·cade in quest'anno il_ 21 aprile. Quali opere di pietà e di mortificazione siano maggiormente indicate per questa bella divo~ione, è cosa ormai ben nota a tutti i divoti della Consolata. Pratichia· mole, adunque, con tutto lo slancio e fervore 63 o che c'ispirano l'affetto e la riconoscenza alla. nostra celeste protettrice (1). Sarann~ 'tante auree cifre segnate al nostro attivo nel gran libro del rendiconto; cifre che la Madre di ogni consolazione ci renderà con largo interesse, mutandole in grazie. Di queste niuno v'ha che non abbia a domandarne: cogliamo l'occasione propizia che ci è offerta per seguire il dolce comando di Gesù: Petite et accipietis. Si, giova il rinnovare le insistenza. Se i nostri demeriti ci fanno dtardare il chiesto favore, domandiamo di nuovo, supplichiamo ancora... l'amorosa violenza saprà . commuovere il cuore della Madre e far paghi i nostri voti. L'esperienza ce lo dice; l'esempio del passato ce lo prova: procuriamo di essere anche noi fortunati testimoni della potenza di una reiterata, costante preghiera. (l) Queste pie pratiche sono spiegate neU'ap· posito libretto: I Nove SafJati in preparazione alla festa della Consolata; prezzo 0,21 più 0,05 per spedizione. Brevi relazioni di grazie PERVENUTE ALLA SAGRESTIA DEL SANTUARIO Torino.~ TORRE PIETRO da tempo soffriva acutissimi dolori ai reni, che sovente estendendosi a tutto il corpo, gli cagionavano spasimi e convulsioni violen.te. I dottori, avendo infine scoperta la causa .del male e degli .ac• cessi, lo ~ sottoposero ad una delicata e grave operazione, la quale migliorò alquanto le con· dizioni del malato. Ma mentre si avevano le più belle speranze di guarigione perfetta, il Torre fu improvvisamente colpito da un nuovo accesso più grave di tutti i precedenti: le convulsioni che lo agitarono e ne contorsero le membra in modo terribile, lo lasciarono poi fuori dei sensi in un estremo esaurimt-nto di torze. L'infelice giacque immobile sul suo letto, livido in volto, colle labbra nere e tutte enfiate, quasi privo di polso e di respiro: solo una _ contrazione automati~a, violAnta del volto e delle membra, di tanto in tanto indicava esservi ancora in quel corpo un rimasuglio di vita. Il medico, chiamato frettolosamente, dichiarò il ca'lo disperato e prossima l'ora estrema del paziente. In quel moménto di suprema ambascia la famiglia di lui si ri-
64 J.ll eo.,solata volse con fervore alla Consolata, e ne fu esau · dita. A poco a poco si sollevò alquanto lo stato dell'infermo, tanto che verso sera fu possibile amministrargli gli estremi sacramenti E parve che·la Madonna non aspettasse che quest'atto doveroso e pio, per manifestare la sua po· tenza presso Dio: invece di morire - come tutto umanamente faceva prevedere-il Torre migliorò ; in pochi giorni fu fuori ogni pericolo .ed avviato a guarigione: di ciò ora rende colla famiglia pubbliche grazie. .Alessandria. - MARIO BENSI, undicenne, da vari anni era affetto da crudele male ad un piede, che tanto all'Università di Pavia quanto negli ospedali di Torino era stato giudicato inguaribile, come era stato dichiarato che per salvare la vita al fanciullo si sarebbe resa necessaria, piu o meno presto, l'amputazione del piede. E per intanto si continuava a curarlo con punture dolorosissime. L'ultima volta che Mario si dovette portare a Torino per queste punture, essendo egli peggiorato, la mamma non ebbe il coraggio di accompa· gnarlo, temendo di sentirsi annunziare esser giunta l'ora della temutissima amputazione. Affidò dunque il figliuolo ad un 'amica, la quale ebl!e il buon pensiero di èondurlo alla Conso· lata raccomandandolo con tutto il cuore alla misericordiosa sua inte·cessione, prima di affidarlo ai dottori dell'Ospedale Mauriziano. E quale non fu la sua gioia e la sua meraviglia, quando ritornata colà l'indomani a trovare il ragazzo, se lo vide venire incontro tutto festante, dicendole che i professori avevano trovato migliorato il suo piede, tanto da non sottoporlo nemmeno all'usata puntura. La cosa venne alla buona signora confermata dalle suore e da~li stessi dottori, che già avevano tolta al piçcolo Bensì la stampella da lui usata. Tale miglioramento improvviso ella attribuì alla Consolata, la quale erasi degnata di esaudire la sua fervida preghiera. Il dì 8 marzo p. p. spirava placidamente nella nostra città il signor Giacomo De Luca, Ca-ualiere dell'Ordine di S. Gregoriò Magno, insigne benefattore del Santua1io della Conso· lata e tra i primi che concorsero con generose offerte alle nostre Missioni d'Africa. Industriale tra i più stimati di Torino, il Cav. De Luca lega all'eletta sua famiglia esempi di onestà adamantina e di munifica beneficenza, che lo fecero padre, più che padrone, dei suoi operai e benemerito di molte Opere pie. Al doveroso tributo di suffragi, già da noi prestatogli nel Santuario e nell'Istituto delle Missioni, vogliano i nostri·buoni lettori unire le loro preci per l'o.ttimo e.~tinto . Indulgenza i chi yisita il santuario nel 111818 di aprile Indulf]enza plen~ria quotidiana perpetua. · Indulgenza plena"ia a chi vi recita l'ufficio dei morti, o i 7 Salmi penitenziali o i S..Imi graduali. Recitando nel santuario il Miserere o 5 Pater e 5 Ave si acquistano tutte le indulgenze concesse per la visita delle chiese di Roma. · · · Indulgenza di 10 anni e 10 quarantene in tutti i giorni della Quaresima. · · Indulgenza di 25 anni e 25 quarantene nella domenica delle Palme (8 aprile). Indulgenza plenaria: l • nel Giovedì Santo; 2• nella solennità di Pasqua. Indulgenza di 30 anni e 30 quarantene: l • nel Venerdì e Sabato Santo ; 2• in ·ogni giorno dell' Ottava di Pasqua. · Tutte queste Indulf]enze sono applicabili alle anime sante f!el Purgatorio. -=~~--~~~-~~==~~~~~~== Oraria dalle Sacra Funzioni pal mese di aprila Messe consecutive dalle ore 5 alle 12. Benedizione del SS. Sacramento alle 10,30 ed alle 19, previa la recita del S. Rosario alle 18,45. Ogni Sabato esposizione del SS. Sacramento -dalle ore 8 alle 19,30 e Oorte di Maria. Ogni Sabato alle ore 8 all'altare della Consolata1 Messa. applicata esclusivamente secondo le intenzioru dei Confratelli e Consorelle della Compagnia della Consolata.. ' 1 Aprile - Do1'Ilenica di Passione - Esposizione della S. Sp.na all'altare del Crocefisso e bacio della medesima dopo la Benedizione della sera. 7 Aprile- ultimo Sabato di Quaresima - Fun:oione solenne dei Sabati (Juaresimuli- Ore 17, S. Rosario - Discorso del Rev.mo Can. Giuseppe Burdese, qu><resimalista alla. SS. Annunziata - Benedizione solenne. · 11 Aprile - Mercoledì Santo - Ore 16, Uffiziatnra della Settimana Santa . 12-13 Aprile- Giovedì e Venerdì Santo - Ore 9, Funzioni del mattino: ore 16, Uffiziatura. 14 Aprile - Sabato Santo - Ore 9, Funzione seguita dall'Esposizione del SS. Sacramento; ore 18,45, S. Rosario, Benedizione solenne. 15 Aprile- Pasqua di Risurrezione - Benedizione solenne alle 19 oon intervento del Clero. . 21 Aprile - Primo det Nove Sabati in preparazione alla festa della Consolata - Ore 8, Esposiz. del SS. Sacramento; ore 18,45, S. Rosario, Benedizione solenne. 23 Aprile - Festa di Sant'Anselmo, Patrono della Fa coltà Giuridica Pontificia - Ore lO, Messa sol~nne con intervento dei Dottori di Collegio componenti la Facoltà ed alunni - Discorso infra lJbssam del Dottore Coli. Prof. Can. Alessandro Grignoglio. - Il giorno dopo alle ore 9 sarà celebrato un Funerale solenne pei defunti Dottori di CoHegio. 27 Aprile - Novena in preparazione alla festa del Patrociuio di S. Giuseppe, celebrata per cura. della Ven. Compagnia di S. Giuseppe e 8- Anna - Ore18,45, S. Rosario, Benedizione solenne. - , 1 .Maggio- Principia il Mese Mariano - Ore 19,45. S. Rosario, Discorso del Rev.m• Can. Giuseppe Garroue della. Congregazione di S. Lorenzo e Benedizione solenne. Can,o GIACOMO CAMISABBA, Direttore. V.• per la stampa: Teol. Coll. I. M. VIGo, Rev. Arcitt. GILARDI ANTONIO, Gerente responsabile · Torino. 1906-Ti p. Pietro Celanza & C.o, via Garibaldi, SS
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