Missioni Consolata - Marzo 1906

.fll 8o11solata 37 Q conosce sempre indegno ministro. Ciò che io non avrei potuto fare in replicate visite e con mille esortazioni, l'han fatto il dolore e l'umiliazione, ed il povero nero che mai non ~ p gl'insegnai per prepararlo al battesimo, solo in fine mi domandò: Battezzato ch'io sia, il Signore mi farà morire subito? - Gli risposi commosso che tutti gli istanti dell'uomo sono nelle mani di Dio, che l'avrebbe certo chiamato presto a sè, a godere ogni sorta di beni. - Se è così, battezzami dunque presto, disse, e si mise a recitare l'atto di contrizione. Il poveretto era fra sofferenze indicibili, essendo corroso per tutto il corpo da certi animaletti, ma appena ricevuto il battesimo, in cui gli imposi il nome di Gaudenzio M..., apparve sollevato da una profonda letizia: benediva al suo Creatore di cui fino a quel punto nulla aveva saputo, ma che ora lui misero, da tutti abbandonato, aveva accolto amorosamente fra le sue braccia e l'aspettava per dargli una eterna felicità. Nel salutarmi con effusione di riconoscenza, pronunziò con tutta semplicità alcune frasi di così perfetta rassegnazione, che si sarebbe detto uno dei nostri pii vecchi, vissuti sempre nel servizio di Dio.... Il piccolo boy Kebéra (Vedi pagina 36) Ben diverse trovai le disposizioni della vecchia, che giaceva in una capanna attigua. Niente ella voleva da me, se non la medicina. Tuttavia a più riprese le parlai di Dio e del battesimo, !asciandole intervalli di riposo, a fine di non stancarla e darle agio a riflettere. Ma, quando ritentavo, eguali erano sempre le risposte della disperazione: Faccia udì parola di fede e d'amore è maturo per la redenzione. Keinuru, udendomi parlare di un Dio buono, che ama come tenero padre tutti gli uomini e se permette che soffrano è per dar loro maggior premio in un'altra vita, beveva avidamente le mie parole, le quali parevano rispondere ad un'indistinta speranza che già fosse stata da lungo tempo nell'anima sua, ispiraudogli la pazienza di cui dava prova. Egli non mi fece alcuna abbiezione su quanto ~ Dio quello che vuole; se mi vuole mi uccida l pure..... Lasciami stare, perchè morirò egualmente..... Non voglio, non posso ascoltarti: son troppo stanca, troppo sfinita! -Ed al l fi~liuolo che le stava accanto ripeteva incessantemeute: - Fa fuoco, fa fuoco: ho freddo!- Eppure il calore era oramai così intenso nella capanna da far soffrire, ed il l fumo accecava. Non riuscivo più se non con grande sforzo a star là dentro; la notte s'inoltrava, tuttavia non avevo il coraggio di an-

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