36 1l1 eo.,solata I m1e1 boys, in segno di amiCIZia, si sono oggi scambiate le vesti. Così pure, per testi moniare loro il proprio affetto, i giovanotti sogliono portare gli ornamenti delle fanciulle a cui sono fidanzati o sperauo di fidanzarsi. Di uno dei miei boys sono assai contento. Si chiama Kebéra (vedi ritratto a pag. 37), ed uno di questi giorni volle spiegarmi l'eti· mologia di questo nome, impostogli in memoria del suo avo paterno e che significhe· rebbe pressapoco rimestatore di brodo. Il vecchio Kebéra era molto ricco, poteva perciò di tanto in tanto darsi il piacere di uccidere un montone e di rimestarne il grasso brodo, d'onde il suo nome, rimasto in grande onore nella famiglia. Il nipote è molto intelligente e buono, e si presta assai bene a fare il catechismo ai suoi coetanei. La sera, all'ora in cui i ragazzi del vicinato vanno a dormire, Kebéra si reca ad insegnar loro le orazioni, e le fa ripetere loro ad alta voce, affinchè anche gli adulti ed i vecchi le odano e le imparino. Ha poi una semplicità straordinaria. La sera dopo cena viene infallantemente a farmi le sue confidenze. Ieri sera, per esempio, mi disse:- Quest'oggi l'anima mia è contenta, perchè stamane ho cucinato bene; il dopo pranzo ho insegnato il catechismo a molta gente; solo però mi dispiace perchè Kombàci (un altro boy più piccolo) nel portarti i banani li lasciò cadere e te li porse sporchi di terra.- E stassera: - Oggi sono contento, perchè ho aggiustato bene tutte le panche per i vecchi della domenica; l'anima mia è però un tantino adirata perchè Moko (un ragazzo del vicinato) non vuole darmi un uccello che ha acchiappato col mio lacciuolo. I\Ia non voglio rissare nè battermi con lui: solo lo dico a te, a:ffinchè domani tu lo chiami e ne faccia giudizio. Domenica, 5 1lOvemlJre. Domenica piena di soddisfazione per il concorso e la buona disposizione della gente. Stavolta invece di mancare gli uditori - come accadeva qualche tempo fa - difettano i catechisti. Veggo con grande consolazione che son venuti numerosi anche i fabbriferrai: ciò vuoi dire che il riposo festivo entra nelle idee della popolazione, giacchè quello del fabbro ferraio è l'unico mestiere conosciuto e, con mezzi e strumenti primitivi, praticato nel Kikùiu. In generale qui gli indigeni non fanno che coltivare i loro campi, e man mano che, istruiti dal missionario, si persuadono che Iddio in tal giorno non benedice i loro raccolti, cresce il numero di quelli che sospendono in esso i loro lavori. Fortunatamente gli Akikùiu son portat.i al riposo festivo anche dai loro tradizionali pregiudizi. Il loro numero di sfortuna è il 7 con tutti i suoi multipli: 14, 21.... 70, ecc. Essi perciò ragionano così: la domenica è il giorno settimo, non sbaglia dunque il Padre a dire che chi lavora in tal giorno non è benedetto dal Signore, perchè anche noi lo sappiamo che il sette è cattivo..... Dormiamo noi forse in sette in un luogo? oppure teniamo sette montoni nella stessa capanna? oppure ci fermia.mo sette giorni ospiti? -No, certo: dunque non ci può portare ricchezza il lavorare sette giorni di seguito..... Mancando però la Missione di campane, la gente non viene tutta ad un'ora fissa al catechismo, e l'affiueuza dura per quasi tutta la giornata con un marcato crescendo verso il mezzogiorno. Perciò la domenica, quando posso, anticipo il pranzo e lo faccio alle 10, altrimenti mi tocca aspettare a pranzare la sera. Martedì, 7 novembre. Stassera sono, non solo stanco, ma quasi storpiato per i cattivi sentieri che mi toccò percorrere e resi più difficili dalla notte già caduta. Ritorno dal visitare un vecchio ed una vecchia ambedue.malati gravi, ed in che stato! Si direbbe che Keinuru, così si chiama il vecchio, come l'antico Giobbe sia stato dal Signore abbandonato a Satana, dandogli potestà di tormentarlo, onde dalla tribolazione e dall'abbiezione sorgesse un'anima perfetta. l Il missionario davanti a certi quadri dell'umana miseria resta sorpreso, ma poi finisce per benedire le vie del Signore, di cui si ri-
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