Missioni Consolata - Marzo 1906

46 J.2 eof1SO(ata buona signora aveva con infiammata invocazione chiamata in aiuto la Consolata, di cui è divotissima e tiene in venerazione l'imagine nella propria camera; la piccina poi, rispondendo al grido della mamma sua, aveva anch'essa invocata Maria SS. Consolatrice, e, ripetendo un atto a lei famigliare, ne aveva stretto nelle manine la medaglia che le pendeva al collo da una catenella, divoto regalo d'un amica di famiglia. All'intervento della Consolata la signora Robino attribuisce l' insieme dì fortunate circostanze, che concorsero a salvarla da una orribile morte insieme colla sua diletta figliolina: prima fra esse la prontezza del bravissimo manovratore nel far agire il freno elettrico; poi il perfetto funzionamento del medesimo, la posizione in cui senza alcun loro atto volontario ella stessa e la bimba rimasero sotto il carrozzone, ed altre circostanze, minime in sè, ma che ebbero la loro bella parte nel produrre un fatto veramente singolare e meraviglioso. Fin dal dicembre 1903 la graziata presentò alla sacrestia del santuario un pregevole quadro votivo qui riprodotto (vedi incisione a pag. 45), chiedendo la presente pubblicazione ad attestare quella riconoscenza che è esca e richiamo a nuovi celesti favori. Grazie alla .f!enerosità di pz'a persona, che ha j'atto un'offerta speciale al precz'so scopo dz' promuovere gli abbonamenti al perz'odico, siamo in grado di spedire i r1 p re m :lo a chz'unque ci procurerà un nuovo ai'JI'Jonato una magnifica fotocromia (nuovo processo dz'jotograjia colorata) tratta dalla veraj'otografla della Consolata, della mz'sura di 0,-26X 0,1/J, adatta cioè a j'arne un grazz'oso quadro da camera. È opera di vero apostolato per le Missioni ilprocurare un nuovo abbonamento. Relazioni di grazie portate al Santuario Torino. - Il mio cuore ed il mio povero cervello erano davvero in tempesta. Persone che mi amavano mi avevano finanziariamente aiutato a migliorare la mia posizione. D'un tratto, per gelosia di falsi amici, le cose volgevano ben altrimenti. Calunniato, messo in discredito presso chi mi stimava, nella mia casa entrò lo sconquasso e la desolazione. Ero a tal punto di vedermi rovinato, e per quanto mi studiassi di pacificare le persone colle quali avevo interessi, e di aggiustare le cose, a nulla di bene io riuscivo. Disperato, vagavo per Torino, senza sapere dove andassi. Passai davanti al Santuario della Consolata. Molte persone di ogni età e condizione entravano ed uscivano. La mia poca fede non era tale da suggerirmi di andare anch'io dalla Madonna ad implorare aiuto. Vivendo nei continui affari di commercio, non ero guari abituato a pregare ed avere confidenza in Chi tutto può; tuttavia non so qual cosa mi spingesse ad entrare in quel tempio, dove tanti andavano e ritornavano dal pregare. Vi entrai. La vista di un gran numero di fedeli in atteggiamento devoto mi suggeriva di imit.arli, ma confesso che, poco uso ad andare in chiesa, temevo di esser visto là inginocchiato ad implorare grazie dalla Madonna. Però il tormento di trovarmi in quelle condizioni, l'onore del mio nome, finallora stimato, messo a pericolo; il bisogno di far fronte a certi impegni per calmare chi voleva rovinarmi, ebbero il sopravvento. Mi inginocchiai. Verbalmente non ho pregato, ma col cuore rivolsi alla Madonna una fervente prece. Quando uscii mi trovavo calmo di mente e fiducioso nella protezione della Consolatrice degli affiitti. L'indomani ritornai al Santuario e cosi per più giorni di seguito, promettendo a Maria SS. di offrirle un cuore d'argento e di far celebrare qualche messa. Qualche giorno dopo le cose di casa mia,

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