44 Jl1 eof}SO{ata Q= Amedeo si trovava impreparato e solo, erasi giudicato un felice ardimento l'assediarne senz'altro la capitale, la cosa si presentava sotto diverso aspetto nella primavera del 1704. II maresciallo di Vendòme persisteva invero anche allora nella sua idea, tanto più che la guerra impegnata in diversi altri punti colla Grande Alleanza si sarebbe assai avvantaggiata da un pronto scioglimento da una parte. Ma diverso era il parere di Luigi XIV e dei suoi consiglieri. Il re di Francia, sollecito da una parte per Milano, era dall'altro persuaso che per ridurre alle strette il duca di Savoia convenisse anzitutto reciderne i nervi, occupandogli quanto più fosse possibile dello stato e intercettandogli le comunicazioni, sia colla Svizzera e Germania d'onde Vittorio Amedeo traeva soldati, cavalli e risorse d'ogni maniera, sia col Mediterraneo d'onde potevangli venire soccorsi dalle potenze marittime della Grande Alleanza. Intanto il Piemonte, invaso per le valli d'Aosta e di Susa e dalla Lombardia, sarebbe stato schiacciato insieme col suo sovrano. Questo sagace quanto poderoso piano di guerra, prevalso nei consigli dei generali francesi, venne definitivamente adottato. Ma a renderne ben diverse le finali conseguenze, a mutare anzi in trionfo la preconizzata rovina, valsero l'illuminata e impareggiabile tenacia del duca, la straordinaria scienza strategica del principe Eugenio e l'eroismo dei piemontesi, sorretti dal potentissimo ausilio dell'antica titolare Patrona della Casa di Savoia e del popolo subalpino. Prima però doveva passare lenta e dolorosissima l'ora amara della prova. (Continua). UN FAVORE che potrebbero farci tutti gli abbonati sarebbe quello di mandarci l'indil'izzo di loro parenti o conoscenti stabiliti all'estero. A questi noi spediremo gratis numeri di saggio del perio· dico, allo scopo di diffondere sempre più la divozione alla Consolata. o SALVATE IN UN INVESTIMENTO TRAMVIARIO Nel suo numero del 22 luglio 1902 un giornale liberale di Torino parlava nella. CRONACA CITTADINA di una scena raccapricciante che aveva strappato grida d'orrore a tutti gli astanti: una madre colla sua bambina erano state investite da un carrozzone tramviario in modo così impetuoso e fulmineo che una grave disgrazia era parsa a tutti inevitabile, e fu scongiurata soltant(} per la meravigliosa prontezza ed abilità del conduttore del carrozzoni', Antonio Palazzi. Anche noi abbiamo reso e rendiamo pieno omaggio al merito del bravissimo manovratore; ma, dato a Cesare ciò che è di Cesare, dobbiamo pure dare a Dio ciò che è di Dio, esaudendo finalmente il desiderio della principale protagonista del fatto, che da tanto tempo ne aspetta la pubblicazione sul periodico, a pubblica attestazione di ricono1 scenza alla Consolata. Ecco come passarono precisamente le cose. La sera del 21 luglio 1902 la signora ~ RoBINO ALBINA con una sua bambina di 4 anni e la persona di servizio si trovava in piazza Solferino, presso allo sbocco di via Arcivescovado, intenta, come molte altre persone, ad udire il piccolo concerto che seralmente nella bella stagione dà in quella località la fanfara della Brigata ferrovieri del Genio, per la ritirata dei soldati. Tutte e tre stavano ferme presso il binario della linea tramviaria dei Viali, sulla quale - come i torinesi ben sanno - i carrozzoni transitano con una celerità straordinaria, specie in quel tratto che appunto fiancheggia la piazza Solferino. Le alte note squillanti della musica, che attutivano gli altri rumori; l'assembramento di persone che impediva di veder lontano; fors'anco lo scorgere tra i presenti qualche persona conosciuta, il porgere l'orecchio a qualche dialogo di vicini, o chissà quale altra momentanea distrazione, tolsero alla signora Rubino ed alla sua fantesca di avvertire in tempo il sopraggiungere di un carrozzone
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