1ll eo.,solata 43 .... in Germania ed in Svizzera; vietava l'espor· tazione del bestiame e delle granaglie dallo Stato. Vittorio Amedeo II sperava di mettersi così in grado di uscire in campo nella primavera del 1704 con un esercito mobile non disprezzabile, dopo aver destinato il .numero occorrente di soldati a presidiare le fortezze. Ma frattanto urgeva parare i colpi che, nonostante la stagione avanzata e poco propizia alle operazioni militari, il nemico non .avrebbe verosimilmente mancato di tentare ancora in quello scorcio del 1703. A tal uopo il duca non poteva contare che sulla metà -circa delle truppe che contava di radunare: le levate in paese e fuori richiedevano molto tempo, ed i nuovi reggimenti stranieri dovevano fare lunghi viaggi per raggiungerei loro posti; tuttavia anche con scarsi mezzi egli non dubitava di riuscire nell'intento. E poichè i gallispani minacciavano nello stesso tempo dalla Francia-e dalla Lombardi.a., affidò al marchese di Sales-Regis, governatore della Savoia, l'incarico di difendere quella provincia con un pugno di forze regolari e due -o tremila uomini della milizia locale, ed egli stesso si accampò col p;rosso dei suoi fra Villa nuova e Castelnuovo d'Asti, affine di opporsi al Vendòme che si aspettava di veder mar- -ciare da quella parte sopra Torino. E tale appunto era l'idea del maresciallo francese: «Bisogna terminare il più presto possibile la guerra in Piemonte, scriveva egli il 12 ottob, e a Luigi XIV, e correre difilato su Torino, senza starsi a baloccare davanti a Vercelli od a Verrua». Difatti, lasciando .a S. Benedetto sotto il Vaudemont, governatore di Milano, circa due terzi dell'esercito -che vi era accampato, coll'altro ter7o egli risaliva la sinistra del Po ed il 20 ottobre giungeva dirimpetto a Casale. Secondo il suo piano, un altro esercito, occupata la Savoia, doveva scendere per la valle di Susa e raggiungerlo sotto le mura della capitale del Piemonte, che assediata senza darle tempo di prepararsi, non avrebbe tardato a cadere. E siccome Torino, benchè solidamente fortificata, era in quel tempo molto lontana dalle o perfette condizioni di difesa in cui fu posta più tardi, il disegno del maresciallo di Vendòme aveva molte probabilità di buona riuscita, se fosse stato eseguito con maggior nerbo di truppe e sopratutto con molto più grande celerità. Ma alla salvezza di Torino già vegliava quella forza sovrumana che si manifestò poi nel momento decisivo in tutta la sua splendida potenza. La lentezza dei gallispani, se fu conforme ai costumi guerreschi del tempo, fu però errore che sorprende se si pensa che - come venne poi assodato - Luigi XIV ed il Vendòme meditavano quel colpo su Torino fin dal giugno precedente. Quell'errore intanto, mentre diede tempo a Vittorio Amedeo II sia di opporre abilmente al nemico le ristrette forze di cui disponeva, sia di ricevere un primo soccorso dai suoi nuovi alleati, fece trascorrere invano lo scorcio di stagione utile per le grandi operazioni militari. Perciò quando i torinesi trepidanti già si aspettavano di veder comparire sotto le loro mura le insegne franco-ispane, seppero con lieta meraviglia che il nemico retrocedeva. Infatti il Vendòme che, non senza aver saggio del valore dei piemontesi e degli imperiali, già s'era spinto fino a Chieri, avendo trovato il luogo ben fortificato e ricevuta inoltre la notizia che l'esercito da lui atteso non era pronto ancora a passare le Alpi, stimò prudenza rimandare alla primavera vegnente l'assedio di Torino, che però nei consigli della Provvidenza era fissato a tre anni più tardi. La campagna del 1704, nel concetto dei due avversari, doveva essere definitiva, perciò entrambi vi si erano preparati con ardore durante il breve intervallo portato dalla stagione. Nuovi arruolamenti eseguiti nel corso dell'inverno ed un contingente di 12 mila imperiali condottogli dallo Starhemberg, avevano portato a circa 24 mila i soldati che il duca di Savoia poteva condurre in aperta campagna. Disposto pertanto ogni cosa per prendere l'offen;iva, se gliene venisse il destro, egli si accampò a fronteggiare il nemico, aspettando consiglio dalle sue mosse. Se nell'ottobre del 1703, quando Vittorio
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