42 1lt eo.,solata ~G~-.--~m~-.~~~~~~~--~----~~~--~~~--~~--~~~am~~~~--~•oo uomini e talora erano ancora più forti. Ri· guardo alle qualità di queste soldatesche, che tenevano il mezzo fra le antiche compagnie di ventura e gli eserciti moderni, basterà notare che il maresciallo di Villeroy, parlando del contingente di truppe fornito dal duca di Savoia, affermava che per la disciplina esso poteva servire d'esempio all'interoesercitogallispano. La milizia paesana, come quella che continuamente mutava per il numero, l'età e l'attitudine dei suoi membri, non aveva stabile ordinamento tattico, ma ad ogni nuova chiamata sotto le armi veniva divisa in reggimenti e compagnie secondo le convenienze.Anch'essa però ave' a ottime tradizioni, ed al momento in cui la nuova guerra stava per accendersi la memoria ancora vi· vissima della costante abnegazione e del valore dimostrato dalla milizia nelle campagne .del 1690 96, assicurava il sovrano ed il paese che anche su di essa si poteva contare con sicura fiducia. Il valore difensivo di queste truppe combattenti era poi in Piemonte notevolmente accresciuto dalla natura del paese e dalle molte fortezze ond'era munita. Da un lato i numerosi fiumi della pianura piemontese e specialmente il Po offrivano all'esercito frequenti linee di difesa; dall'altro la catena delle Alpi, se non valeva ad arrestare un invasore, opponeva però alla sua marcia ostacoli assai gravi. Quanto a fortezze, le principali erano : verso ponente Susa e Cuneo; verso levante Vercelli, grande piazza di guerra che difendeva la linea della Sesia e minacciava la Lombardia; Verrua che fronteggiava Casale e, collegata con Crescentino, dominava il corso del Po e proteggeva Torino; poi Ivrea sulla Dora Baltea, Alba e Cherasco sul Tanaro. Nelle guerre colla Francia però erano causa di debolezza i dominii d'oltr'Alpi, cioè la contea di Nizza e la Savoia, soggette per la loro posizione a cadere facilmente nelle mani di un nemico numericamente più forte. La contea di Nizza era difesa dal grande forte omonimo e da altri minori; la Savoia, invece, come la più esposta e dove le fortificazioni sarebbero state ad ogni guerra rase al suolo, non aveva che il castello, invero fortissimo, di Montmellian presso Chambery. A queste fortezze più o meno atte a proteggere le frontiere del Piemonte, ed a cui si potevano aggiungere Bard, Chivasso, Asti e Ceva, serviva quale ridotto centrale ed ultimo baluardo contro l'invasione Torino, capitale e piazza più forte di tutto lo Stato. I generali dell'esercito del duca di Savoia, numerosi come portavano i costumi del tempo, erano tutti valorosi ed esperti ed alcuni di stintissimi per qualità morali, ma nessuno godeva fama di grande capitano, e su tutti prevaleva di gran lunga Vittorio Amedeo II. Senza avere le straordinarie doti strategiche del suo grande cugino, il principe Eugenio, egli possedeva molte della qualità che costituiscono il vero uomo di guerra: una rara bravura, una tenacia di propositi senza pari, una grande autorità sui soldati, una profonda conoscenza di tutti i particolari dell'arte militare del tempo, una sapienza ordinatrice non comune. Queste doti, che già si erano palesate in passato, stavano per rifulgere maggiormentein una nuovanobilissima prova. Il duca di Savoia avendo, come abbiamo detto, risoluto di raccogliere la sfida che gli era stata gettata colla sorpresa di S. Bene· detto, il giorno 7 ottobre dichiarava formalmente la guerra a Francia e Spagna. Si adoperò quindi a ricavare dagli elementi di forza che abbiamo enumerati tutto il partito che la gravità e l'urgenza del caso richiedevano. Lo stesso giorno 3 ottobre già aveva emanato l'editto che chiamava sotto le armi il Battaglione di Piemonte, e dati negli immediatamente successi vi le disposizioni, sia per il pronto ordinamento di questo, sia per levare altri battaglioni di milizia nelle provincie cisalpine ed in Savoia. Quindi, senza più darsi riposo nè badare a spesa, provvedeva ad aumentare la forza dei reggimenti che gli rimanevano sì di fanteria che di cavalleria, nonchè degli artiglieri e minatori; ordinava la leva di quattro reg· gimenti stranieri; metteva le piazze forti in istato di difesa; faceva acquisti di cavalli
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