Missioni Consolata - Febbraio 1906

\ 20 .Jll eo.,solata continua di cui hanno bisogno, gli eroismi di carità che danno tanto valore alle loro parole, lo ·zelo che di più in più li accende per la salute delle anime. Raccontano i sacri libri che mentre gli Israeliti erano impegnati in fiera battaglia, Aronne stava fervidamente implorando dal Dio degli eserciti la vittoria per il suo popolo. E finchè egli teneva le braccia levate al cielo gli Israe- ·liti vincevano, mentre invece perdevano terreno appena la stanchezza lo obbligava a~ 'abbassarle, cosiccbè fu necessario incaricare alcuni uomini di sostenere io alto le braccia del s<Jnto· pontefice, perchè la vittoria finale fosse com:essa ai suoi. Così mostrava il Signore visibilmente l'efficacia della preghiera. Oh, divoti della Consolata, a~ime pie quante siete che vi interessate alle Missioni da Lei volute, da _Lei benedette, con.tinuate ad esserne gli Aronni; continuate a tener in alto le mistiche braccia dell'anima vostra colla preghiera; continuate ad unire alle vostre offerte materiali le spirituali; moltiplicate le opere sante da cui, come da fonti purissime, si levino incessantemente al cielo · effiuvii àtti a formare nubi feconde di benedizioni. Siate certi che dando riceverete; che il ricambio vi verrà da turbe d'angioletti saliti per merito vostro al cielo; da legioni d'anime che pregheranno per voi adorne della candida stola battesimale, che grideranno a Dio il vostro nome nell'impeto della più sincera ri- -conoscenza. E Maria SS. Consolatrice, accogliendo a festa nel suo seno i poveri neri africani come un vostro dono, saprà colle finezze della sua predilezione mostrarvi quanto Ella lo abbia prezioso e gradito. Il prirqo rBgalo dBlla Consolata ad un quovo suo missionario Dal Padre Giovanni Toselli, partito da Torino per l'Africa il 27 novembre u. s., insieme col Superiore Padre Filippo Perlo che vi si 1·estituiva, riceviamo la prima let· tera da cui st~alciamo la seguente nm·razione: «Sbarcati a Mombasa verso Ie 4 porrteridiane di giovedì 14 dicembre, potemmo fortunatamente ripartire l'indomani stesso per Limùru, dove si·giunse nel pomeriggio di sabato 16, ricevuti a festa, non soltanto dai nostri, ma da una grande folla di neri, accorsa a dimostrare ·coi segni più cordiali e rumorosi là 'gioia vivissima causata dal ri· torno del nostro Superiore. « Il mattino seguente, domenica, un nuovo commovente spettacolo mi si o:fferse entrando nel cortile esterno della missione. Più di 300 indigeni vi stavano radunati per il catechismo festivo, spartiti in tre grandi gruppi: i fanciulli e le donne; la gioventù maschile; gli anziani. Allogati, quali su ogni varietà di sedili improvvisati, quali a terra, in un insieme oltre ogni dire pittoresco, coll'espres· sione del viso, col gesto, con animate brevi parole, che capivo dall'intonazione essere domande di spiegazioni, tutti dimostra~ano . di prendere il più grande intere~se all'argo· mento del catechismo di quel giorno, che era il mistero della SS. Trin'ità. Al primo gruppo presiedevano le suore, agli altri i catechisti indigeni, mentre il superiore locale, P. Ber- · tagna, andava dall'uno all'altro riepilogando, dilucidando i vari punti della lezione, fa· cendosi tutto a tutti e' fermandosi Rpecialmente cogli ahziani, tra cui spiccavano parecchi capi. « Gli espressi il mio stupore di trovare un sì gran · numero di neri al catechismo nella stazione di Limùru, che sapevo situata, per necessità della sua destinazione, in luogo di popolazione assai scarsa, la quale ancora pareva da principio di difficile conquista

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