Missioni Consolata - Febbraio 1906

.\ '' / 30 J1t eortsotata chiesta licenza! Però passato il primo momento di gioia, pensa~ seriamente alla mia posizione: quel-giorno stesso doveva finire l'ospitalità della mia amica; io ero senza alloggio, senza vitto, nel cuore d'un rigido inverno, disoccupata chi sa fino a quando.•.. « Era un sabato di gennaio: brillava fulgido il sole nel firmamento ed un limpidis- .simo azzurro f~ceva yieppiù spiccare il vasto tappeto candido ed imperlato che tutta quanta ricopriva la campagna, abbagliando la vista.' La campana della pJ!-rrocchia del paes~ di~de il segno che si portava il SS. Viatico ad un ammalato nella campagna. Io volli accompagnarlo;· si andò lungi, perchè vi fu tempo di recitare le quindici poste del rosario ·e molte altre preci. · «Ritornata a mezzogiorno in casa' della buon111 mia amica, trovai una lettera, che certàmente fu dettata dalla SS. Vergine Consolata: la lettera della provvidenza che veniva nel .giusto momento per me povera derelitta,, Quella lettera m'invitava a re· carmi subito alla città di ....... dove mi aspettava una casa propriamente ed unicamente adatta per me: non tardassi un giorno, perchè la mia tardanza sarebbe stata una rinunzia al posto, ambito da moltissime aspiranti. . • « Io pensai tosto: E se la mia padrona non mi lasciava libera? E se non fosse stato di. questa mia lieve malattia? Io sarei rimasta legata al mio primo servizio, e non potrei accettare ora si grande e bella offerta: il sogno d'oro di tanto tempo, la sospirata grazia, per cui tante suppliche ho rivolte alla, Vergine Consolatrice. Sebbene stanca ed esausta per le improbe fat~che di quel mattino, subito corsi a prendere il treno per la nuova mia destinazione. Lo mancai: do- , vetti aspettare la corsa successiva, ma giunsi ancora in tempo per essere accettata. « È per me indubitato, chiaro come la luce del sole, che tutto fu diretto a mio vantaggio dalla Consolata, che fingeva di farmi il bron• cio. Entrai nella nuova casa il 17 gennaio H:s94: e da quel punto incominciò per me un· periodo di santa tranquillità, quale non ebbi mai nella mia vita: nu1la mi manca nè temporalmente nè spiritualmente; in ogni evento sono felice perchè ho certezza che qui adempio ciò che brama Maria SS., ed alle volte mi pare che ella sia la mia signora direttamente e ch'iÒ non abbia a fare che con Lei sola. Oli, che amabile servitù! Ed ora possiedo una perfetta copia della Consolata di Torino: dessa è venuta nelle vere. sembianza dell'imagine taumaturga a felici· tarmi di sua celestiale presenza: come vivrò e morrò contenta sotto gli·occhi suoi! «A. S.». Sal"o sot~o le ruiqe d'una bettoia Era il ~attino del 2 febbraio 1902, un mattino rigido per l'abbondante nevicata d~lla notte. Ciò malgrado MICHELE BER· TELLO, da buon massaro, erasi levato innanzi giorno per attendere al governo delle sue vacche: le aveva munte; aveva loro rifornita la mangiatoia, q_uindi affine di ·preparare loro uu nuovo letto fresco e pulito, era uscito a cavar paglia sotto una tettoia nel cortile. . Mentre egli è intento alla sua bisogna ode uno scricchiolio sinistr() in alto, ma non ha tempo ad alzar· gli occhi che, con schianto repentino, il tetto sovrastante precipita, seppellendo il povero uomo sotto le tegole e la. neve che su vi stava, alta circa 60 centimetri. La moglie del Bertello, chiamata sull'uscio 'dal rumore, vede e comprende la disgrazia occorsa al marito; cade in ginocchio sulla. fredda neve e le mani e gli occhi alzati al cielo esce in un grido straziante: « O Madonna. della Consolata, s;~.lvatelo, salvatelo! O Madonna Sant111, abbiate .pietà di noi; vi porteremo un quadro! ». S'avvicina e guarda quasi disperata il mucchio di rovine: oh, ecco, la neve s'agita. in un angolo, un braccio n'esce e si protende. Suo marito, dunqu~, è vivo, è salvo! D'un salto è là presso, e si dà a rimuovere con infinite cautele, frettolosa, la neve e intanto l

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