Missioni Consolata - Febbraio 1906

J11 eof1SO{ata 27 STORIA DI U~' AJIM~ Non sapremmo travare più adatto titolo alla seguente relazione, scritta nella ~emplicità del cuore da un'umile figlia delle Mar·che, a ctd furono unici maestri di lettere il natur·ale ingegno, l'ingenita gentilezza dell'animo ed una soda pietà. Questa è vemmente la storia di un'anima che la Consolata elesse e chiamò alla sua divozione, dandole in essa un mezzo potente per cammina1·e nella via d.ella vù·tù e della salvezza tra indicibili amarezze, e nel tempo stesso un 'mezzo di temporale (01·tuna. Solo dopo anni di ritm·do si sono vinte le ritrosie dell'umile autrice per la pubblicazione di uno s):ritto sgo1'gato dall'esuberanza del cuore, ed a cui abbiamo voluto conservm·e il suo carattere. Pe1'ò se per· accontentare la scrivente dobbiamo anc01·a tenere nascost!l il suò nome, .ciò nulla to_glie al diletto ed all'edificazione che può dm·e il mcconto, nè gli vièta di raggiungere il fine ultimo di chi sc1·isse, il quale collima ·col desiderio nostro e dei singoli .lettor·i del pm·iodico: l'onore e la gloria della nostra Madre e mitissima · celeste Regina. « Non contavo che cinque o sei anni quando da un cugino a me coetaneo mi venne donata, non ricordo a quali patti, una piccolissima imagine di non più che quattro centimetri, ove a spiccati colori vedevasi r_appresentata la Vergine SS. col Bambino. Trovai quell'imaginetta tanto singolare,. tanto diversamente bella dalle altre solite, che n'ebbi una profonda, indicibÙmente soave impressione. Il divino infante aveva verde vesticciuola e rosso manto; il rotondetto collo quasi celato da sottilissimo lembo figurante aerea camicina; ignudi i piedini gentili. Stringendo colla mano sinistra il pollice della sua .dolce mammina e, con la destra, in atto di chi dà la benedizione, appoggiata sul seno di lei, pareva proprio ch'egli volesse parlarmi coll'atteggiamento e coll'espressione del vaghissimo viso. ' o Non potrei poi in alcun modo esprimere quali sentimenti e quali dolci affetti mi destassero in cuore le sembianza belle, maestose, indefinibilmente celesti di quella Madre, ammantata quasi interamente di cupo azzurro, con una stella d'argento' impressa al di sopra della spalla destra. « ErJt incantevole per me quella stampa e spendevo buon tratto di tempo a riguardarla silenziosamente, come assorta a rilevare bellezze celesti nelle fisionomie amabilissime delle due sacre figure in essa rappresentate: Fatta in seguito timorosa che alcuno me la involasse o me la sciup~~osse nell'ammirarla, la nascosi, e passavo giorni intieri senza vagheggiarla, privandomi, per gelosia, del tl)..nto contento che m'apportava la dolcezza di quei volti divini. «- Che Madonna è questa? - domandai un giorno a mia madre. Ella non seppe dirmelo. Ma io bramavo tanto conoscerne il titolo che, pur trepidando ch'ei rivolesse il suo dono, mi azzardai ad interrogare il cugino donatore. - È la Madonna di S. Luca - mi rispose. Insistetti: Perchè Madònna di S. Luca? - Ed egli di rimando: Perchè S. Luca l'ha dipinta-- o· semplice fanciullo, indovinasti? sbagliasti? - Sappi che venti anni più tardi ho conosciuto il titolo della tua piccola madonna: era la Consolata! «Come venni a saperlo? Ecco. Io ebbi a luogo di mia dimora una deserta collina delle Marche, lontana due miglia di cammino da ogni paese. Capitò a passare colassù un forestiere venditore d'imagini; io però noi vidi. Uno degli abitanti della. collina, il signor Basilio, forse il piu facoltoso, comperò alcune stampe delle piu vistose e colorite, e fra le . altre mirai un giorno in casa sua, cinta di discreta cornice, la bella imagine che bambina avevo tanto amato, con sotto l'iscrizione: La Consolata di Torino - Oh, di Torino! Che Madonna estera l -:-. esclamai tra me stessa Torino, se non isbaglio, è capitale del Pie-· monte, è fuor di stato; è dove regna Vittorio Emanuele, che ho inteso nominare qualche volta. Ma perchè appellasi Consolata questa soave Madonna, e non piuttosto Consolatrice?

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