' ' la eo.,solata ~ 26 Q :una metà di fronte allo Starhemberg, e passando coll'altra nel Tirolo meridionale, per aiutare l'azione diretta anche da settentrione contro l'Austria. Grazie a tale errore del ne· mico, l'esercito dello Starhemberg aveva potuto mantenersi nei ben fortificati suoi accampa.menti , attendendovi di piè fermo i nuovi assalti, che non potevanp tardare, giacchè il Vendome, essendogli mal riuscita la campagna nel Tirolo, aveva nel settembre 1703 di nuovo riunito le truppe colà condotte all~ altre rimaste in Italia che ave- , vano il campo a cavallo del Po, col quartiere generale a S. Benedetto. L'esercito di nuovo congiunto in un solo corpo, stava per riprendere le operazioni offensive contro lo Starhemberg' .quando un avvenimento inaspettato venne a cambiare le cose. La. diffidenza di Luigi XIV e Filippo V contro il duca di Savoia, giunta allo stadio acu,to a cui abbiamo più sopra accennato, prorompeva senza. ritegno. Il Vendome, per istruzioni avute, indisse una rivista generale del suo esercito _per il 29 settembre, e · quando francesi, spa.gnuoli e. savoiardi fu rono schierati nei posti stabiliti, il mart1 sciallo, chiamati a sè tutti i generali, espose loro che il re di Francia, suo signore , es. sendo venuto a conoscere che il duca dì Savoia stava per abbandonare la parte delle due corone per passare a quella dei loro nemici, gli aveva comandato di prevenirne il tradimento levandogli il modo di offen· dere, e anzitutto disarmando e sostenendo prigionieri i soldati piemontesi che 'militavano nell'esercito gallo-ispano. • · E così fu fatto. I piemontesi presenti sommavano in quel momento a soli 2400, francesi e spagnoli erano dieci volte e più tanti; i primi, come usavasi in tali parate, non avevano , seco munizioni, i secondi erano armati' di tutto punto. Ogni tentativo di resistenza sarebbe quindi tornato vanò; ed i soldati di Vittorio Amedeo II che in .tre successive campagne avevano militato con onore al fianco dei gallo-ispani, benchè feriti ' nel più vivo dell'animo dall'atto sleale e dal· l'atroce accusa lanciata al loro sovrano, doo vet~ero piegare il capo alla violenza, riser· bando a più propizia occasione il mostrare il ' loro risentimento. La notizia della sorpresa di S. Benedetto, co.n celerità notevole per i tempi, giunse a Torino il 3 ottobre, sollevandovi immenso disgusto e fiero sdegno. Nell'ordinaria Luigi XIV aveva sperato che il duca di Savoia, atterrito, si sarebbe ·senz'altro sottomesso ai patti che il Vendome era incaricato di proporgli, e che l'avrebbero viep· più ridotto ad·umile vassallo di Francia e Spagna. Ma l'effetto fu diametralmente opposto. Vittorio Amedeo II, che fino a quel punto aveva mandato in lungo le trattativ~ colla Grande Alleanza, e che forse non le avrebbe condotte a conclusione se neHsun fatto nuovo fosse intervenuto,· conosciuto l'affronto fatto alla sua bandiera, non esitò un istante a raccogliere il guanto che gli era gettato. Una parte delle sue truppe regolari si trovava prigioniera,, l'altra dispersa nei pre· sidi di tutto lo Stato; la Savoia era esposta qu~si senza difesa all'invasione, e mentre i nemici battevano alle porte, i nuovi amici erano così lontani da lasciar temere che il Piemonte potesse venire prima prostrato che soccorso. Tuttavia,. risoluto a difendere a qualunque costo la sua. dignità ed i suoi diritti, il duca di Savoia dichiarò che preferiva di morire colle armi alla mano all'onta di lasciarsi opprimere, e lo stesso giorno 3 ottobre, con audaci rappresaglie sui francesi che erano alla sua corte e nei suoi stati, e coll'impartire i primi ordini ai suoi soldati, si preparò alla nuova guerra a cui era sfidato. ' (Continua). UN FAVPRE che potrebbero farci tutti gli abbonati sarebbe quello di mandare! l'in'dirlzzo di loro parenti q conoscenti stabiliti all'estero. A questi noi spediremo gratis numeri di saggio ·del perio· dico, allo scopo di diffondere sempre più la divozione alla Consolata. -1
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