Missioni Consolata - Gennaio 1906

Gennaio 1906 A:n.:n.o VIII • N. 1 ~u~~ ~~j AUGUST.IE TAURINORUM ~ CONSOLATRIX ET PATRONA ~ ~~~~ '1 feriodico f\eli~ioso Meflsile ESCE AL PRINCIPIO DEL MESE DIREZIONE PIAZZA DELLA CONSOLATA TORINO J~ ff ~r~ ~t.~ ~ TIPOGRAFIA ~ J PIETRO CELANZA & c.• "')) TORINO ~~

-- ..... u u .. u '" • . """ PEI REGALI DEL CAPO D'ANNO Per la ricorrenza del Capo d'anno, presentiamo ai nostri lettori un brève elenco degli oggetti che meglio sono indicati per far regali a persone care, e sui quali l'Effigie venerata della Vergine Consolatrice sempre tiene il posto · d'onore. Svariatissimo è l'assortimento di oggetti sia da pochi centesimi sia di maggior valore, che si possono scegliere nel nostro Deposito di Specialità Religiose della Consolata (accanto al campanile del santuario): oggetti di divozione, di utilità pratica, di ornamento, ecc. Md . l' in alluminio: l o tipo ordinario rotonde , ovali o rinascimento da 8 80 ~~2 al soldo, da. 5 e 10 centesimi ca.duna. - 20 Tipo artistico, rotonde, commemorativ!l del centenario da L. 0,05 caduna e 0,50 la. dozz.; 0,10 caduna e 0,90 la dozzina. - 3° Tipo artistico più grandi da L. O, 15 caduna e 1,50 la dozzina. In argento: l 0 argento lucido, rotonde, ovali, rinascimento, traforate, di· segni fantasia (a seconda del prezzo) da L. .0,10 · 0,15 · 0,20 · 0,30-0,40 • 0,60 • 0,70 . 0180 • 1,00 • 1,50 • 1,75 • 2,00 • ecc. caduna. - 2° Tipo argento ossidato più artistico, da. L. 0,80 • 0,95 - 1,15 - 1,35 · 1,75 • 2,80 • 3,00 · 4,75 caduna:-3° In smalto e contorno argento da L. 1,15 · 1,25 caduna. In oro: l q con smalto.da L. 2,50 • 2,75 • 4,00-5,00 caduna..- 20 Incise da L. 3,00 • 4,40 . 5,10 · ,6,50 · 9,50 • 10,15 • 11,50 • 14,00 • 16,50 · ecc. caduna. C Il t il prezzo varia. secondo la loro lunghezza e grossezza., ed atena e argen o anche secondo la. fattura degli anellini che possono essere semplici, faccettati o mezzo·tondi, e sempre saldati fra loro, e si possono avere da L. 1,20 · 1,30 - 1,50 · 1,60 - 1,75 - 2,00 - ecc. caduna.. L b h iliricercate e preferite sempre, di esse l'assortimento è svariatissimo, l rOC l~ompleto, curandosi in pa.rticolar modo l'Effigie della. Consolata: con 10 • 15 · 20 - 25 • 35 • 40 • 45 • 70 -75 centesimi, si hanno graziose broches con imagine in fotografia e contorno assortito in metallo. Ma il tipo artistico in metallo imitazione argento antico inalterabile, è quello del quale si possiede l'assortimento più completo, cosi da soddisfare qualsiasi richiesta. È impossibile riepilogarne qui le forme ed i disegni. Il prezzo varia da L. 0180 -0,85 - (),90 - 1,00 - 1,15 · 1,25 - 1,50 • 1,60 - ecc. La figura della Consolata, anch'essa in metallo ossidato, è artisticamente riprodotta. Spille di sicul.'ezza. con l'effigie della Consolata, graziosissime, O, 15 caduna. P l tutte coll'Effigie della Consolata in fotografia, e monta- enne 8 SI YIPU0t8 tura in metallo nichellato. - Penne tascabili colla relativa matita 0,50 caduna. - Matita a chiusura ccn anello per appenderla 0,40. - Penna e matita unite 0,30 - Salvapunte, matita e gomma 0,20. - Salvapunte con matita 0,10 caduno, 1,10 la dozzina. S in metallo argentato, bianche od ossidate, da L. 0,40 • 0,50 - 0,60 . tatueHeo,90 • 1,45 - 1,60 - 3,50 caduna. Le stesse, montate su piedestallo, pure di metallo, in stile ba~occo o gotico da L. 1,00 • 1,20 • 1,40 • 1,90-2,20 - 2,50, 3100 · 3,25 • 3,50 caduna. Le stesse entro cappellette, stile barocco o gotico, da L. 3,25 · 3,75 - 4,80 • 6,75 - 10 caduna. Astucci tascabili a chiusura, colla relativa statuetta della Consolata. da. L- 0,10 - 0,25 • 0,35 . 0,45.

Anno VIII - N. l Gennaio 1908 ~· • :--.. l. MENSILE ~~nsolata PERIODICO RELIGIOSO ~~~~- DffiEZIONE ~\( SOA:!:aii".AEHO. j Il 1905 nel santuario e nelle Missiom della Consolata: PREsso LA Bila• cio morale - Generosi rimpianti - Un'appello dall'Africa - Per la commemorazione bicentenada d~lla bat- ~ taglia di Torino del 7 settembre 1706 I tramvieri e la Consolata - Oro11aca n•enst"le del santu.ort"o: Relazioni compendiate di grazie recenti- Sacre funzioni: Consacrazione J del nuovo altare di S. Val• rico abate, compatrono di Torino - Oggetti offerti in dicembre - Indulgenze a chi visita il santuario nel mese di gennaio - Orario delle Sacre Funzioni ~~ pel mese di gennaio. ( O/l'erte per le missioni della Consolata in Africa. Il 1905 nel saqtuario e qelle Missioni della Consolata BILANCIO MORALE l loro un nobile e vasto campo di attività, invitandoli a partecipare all'apostolato fra le genti nell'Africa lontana. quanti pronti e generosi risposero al di Lei invito. l Orbene, i fatti avvenuti durante il 1905 attestano il gradimento di Maria SS. a Eccoci un'altra volta felieemente ar-· Il breve riassunto della storia delle " rivati col nostro periodico al S. Natale ed a capodanno, e posti così nell'occasione - a Jlfili sempre gratissima - di presentare i migliori auguri agli abbonati , • ~ e lettori del periodico, vale a dire ai fedeli àmici, ai costanti cooperatori delnostre fondazioni d'Africa e la succinta esposizione del loro stato presente (vedi periodico di settembre-ottobre 1905) hanno mostrato come l'opera di evangelizzazione, intrapresa dai missionari della Consolata nella parte della provincia del Kénya già aperta agli europei, sia stata al di là di ogni umana previsione benedetta da Dio. Il Decreto del . f l'opera nostra. E come in questi giorni ~ si usa nelle assemblee di persone unite " , da comuni intendimenti, ci è caro intrattenerci alquanto con essi su quanto 14 settembre p. p., con cui la S. Consi è fatto . nel nome dolcissimo di Maria ~ gregazione di Propaganda erigeva dett~ Consolatrice. fondazioni in Missione indipendente, è da Al termine del 1904 - l'anno glo- segnarsi in lettere d'oro all'attivo del rioso del centenario- noi accennavamo .bilancio morale del 1905, come fatto come la Consolata, quasi a premiare i l che è venuto a dare alle Missioni dell~ suoi divoti di quanto avevano fatto in Consolata vita propria, e quell'autonomia suo onore nel santu,ario di Torino, aprisse .che è condizione prima·del libero e po-

2 1!1 eot'}SO{ata tente convergere di un'azione al fine segnato, con unità d'indirizzo. Le ultime lettere pervenute dall'Africa ci danno notizie sempre più consolanti. Il movimento degli Akikùiu verso la vera religione va facendosi ognor più vivo ed esteso: quei poveri selvaggi si sentono attirati dalla nuova Stella a loro - come già ai Magi - meravigliosamente apparsa: è Maria SS. che li chiama al suo Gesù. Accorrono ai catechismi folle che - mutati i colori del quadro - riproducono le scene delle campagne di Galilea, al tempo della predicazione del divino Maestro. Mentre in Africa sorge un tempio di pietre viventi, in Torino stanno per avere degno compimento i lavori del santuario. L'opera potè in questo 1905 apparire lenta perchè poco visibile, ma essa continuò assidua. Si sono compiuti i due altari monumentali che rimanevano a costruirsi nelle nuove cappelle, e toccando ornai al fine il colossale lavoro richiesto dalla preparazione dei marmi per tutto il pavimento, quanto prima se ne comincierà la posa, coronando -così l'opera che dirà ai posteri come il popolo subalpino abbia saputo mantenere e sorpassare le antiche sue tradizioni di fede. S. S. Pio X in una recentissima, sapiente allocuzione, constata che nelle regioni infedeli del mondo intero si diffonde la fede e si mccolgono messi migliori appunto là dove, secondo il giudizio umano, le semine dovrebbero dare minore prodotto, mentre nelle nazioni cattoliche i tempi volgono al peggio giorno per giorno, in modo da destare la più grande trepidazione e tristezza e da lasciare ap - pena intravvedere giorni migliori. Temiamo davvero, soggiunge il S. Padre, che si verifichi il detto della Scrittura: sarà tolto a voi il regno di Dio, e sarà dato ad altro popolo che produca i suoi buoni frutti. Certo la divina minaccia non mai parve più vicina a compiersi che fra le agitazioni ed i pericoli presenti. Per l'uomo che confida nell'uomo l'anno novello :,.i presenta dall'alba intorbidato da nubi paurose; ma chi sp.era in Dio sotto il manto di Maria SS. può tuttavia, senza pie illusioni, guardare fidente l'avvenire. Da una parte la storia di otto secoli ci dice che la Consolata custodì e difese il suo popolo sempre quando questo tenne alto il di Lei culto; dall'altra ci è di felicissimo presagio la nascente cristianità d'Africa che anche essa, come il rinnovamento del santuario di Torino, è opera delle nostre mani. Sulle vergini regioni, che sono come il giardino dell'Africa equatoriale, aleggia tutta la divina poesia del Natale. Lambiti dall'aura sacra da un capo all'altro del paese eccheggiante della parola di Dio, i colli ubertosi di naturale fecondità stillano dolcezza; risplendono di luce celestiale i sommi vertici del Kénya scintillanti di nevi eterne, e nelle profondità misteriose delle foreste si agitano a festa i lussurreggianti festoni di liane e di fiori. Sulle anime semplici già curvate in adorazione, aspettanti in ancora indistinta ma nuova e grande speranza, passa - divina carezza- la soavissima promessa del Bambino Gesù: Pace sulla terra agli uomini di buona volontà. Ed a tutti i divoti della Consolata, a quanti sono i benefattori delle Missioni sorte nel di Lei nome, prosperate sotto il Suo visibile patrocinio, giungano e si estendano le benedizioni co-

3 1a 8ortsolata - piose di quel Natale fecondo di pace; ~ le promesse magnifiche di tempi nuovi, ~ prodromi di un rinnovamento del mondo in Gesù Cristo. Accolgano essi gli auguri, i non fallaci auspici, e sotto l'egida delle sante loro opere di preghiera e di apostolato, possano felicemente cominciare e finire il 1906. RINGRAZIAMENTI DOVEROSI Abbiamo in queste ultime settimane provata una grande consolazione, ricevendo prove ineccepibili del crescente, santo intere.~samento che cominciano a destare le Missioni della Consolata. Moltissimi non solo ci usarono la cortese premura - cosi preziosa per le grandi amministrazioni di periodici - di rinnovare per tempo il loro abbonamento, ma riconoscendone tenuissimo il prezzo, vollero aggiungervi un'offerta a favore delle nostre Mi:ssioni: offerta più o meno copiosa, :secondo le loro forze, ma doppiamente significativa, perchè presentata con bellissime parole di simpatia, di approvazione e di augurio. A tutti questi generosi giunga l'espressione della nostra profonda riconoscenza, e la promessa che facciamo, anche a nome dei nostr·i missionari, di pregare affìnchè t'l Signore faccia loro trovare in ogni impresa l'incO?·aggiamento e l'aiuto, di cui son larghi alla nostra, indirizzata alla sola gloria di Dio ed alla salvezza delle anime. o GE~E~OSI ~IMpiANTI Chi di noi non ha rimpianti ? Chi nelle ore di intimo raccoglimento, di spassionata riflessione su se stesso, non ha sentito farsi più viva in fondo al cuore un'amarezza che vi era latente, pensando a eiò che avrebbe potuto fare e non ha fatto in passato; al diverso indirizzo che avrebbe potuto dare alla propria vita, raccogliendo ben maggiori soddisfazioni morali, ben altra copia di meriti per il cielo? Ognuno di noi, quando negli anni fiorenti della giovinezza « l'alblJ. negli occhi e l'avvenir davanti» guardava la vita, sentì l'attrazione di alti egenerosi ideali; il desiderio di uscire dalla folla, di operare qualche cosa di o-rande e di straordinario nel campo del o bene, sull'esempio dei santi e degli eroi di cui apprendeva ed ammirava le gesta. E fra le sante aspirazioni di quel tempo felice, chissà quanti equante non avranno vagheggiato l'idea di dedicarsi alle missioni; di abbandonare con supremo sacrificio patria e parenti, per andarsene lontan lontano in paesi infedeli a civilizzare e convertire i poveri selvaggi; a dare, se occorreva, il sangue e la vita per la dilatazione del regno di Gesù Cristo l Chissà quanti, anche negli anni maturi, non avranno passate ore ed ore leggendo avidamente i racconti meravigliosi dei primi missionari d'America contemporanei di Colombo e di Vasco de Gama; oppure le eroiche fatiche di quella gloria tutta nostra che fu il cardinale Massaia; la vita di tanti aposto]j martirizzati in Cina e nel Giappone; gli annali della Propagazione della Fede, della Santa Infanzia ed altri libri e periodici che descrivono sc>jme, narrano av-

4 Ut eof}SO(ata venture di missione; parlano delle peripezie terribili, delle fatiche e dei trionfi di antichi illustri pionieri della religione e della civiltà, o dei nuovi campioni che anche oggi ne ricalcano le orme! E dai libri e dai fogli sorgevano luminose visioni che spremevano lagrime di commozione ed accendevano veementi, santi desideri ; la mente, il cuore si sentivano attratti verso di esse dalla stessa spontanea forza che alla pianta fa allungare lo stelo e protendere i rami per fiorire e fruttificare al sole. Ma poi - ahimè! - le mille svariate vi<:ende, i mille interessi di famiglia e della convivenza sociale furono all'<mima ciò che alla pianta sono la mano prepotente del coltivatore, le intemperie, i parassiti, l'ombra delle piante vicine. Languirono i santi entusiasmi; le aspirazioni scesero dalle alture serene, e la meta sublime a cui s'erano appuntati desideri e speranze, rimase come un punto splendente sull'orizzonte del passato; un punto al quale, quasi a stella ammiccante dalle profondità del firmamento, s'alza mestamente la nostra pupilla nell'ora dei rimpianti. Ripensando ora con rimorso a quella che temono fosse una chiamata di Dio non bene avvertita tra le leggerezze della gioventù; o troppo tardi comprendendo quanto il giogo del Signore sarebbe stato più doke e leggero di quello che son costretti a portare, quanti e quante vanno esclamando: Oh, fossi io sacerdote o suora nelle missioni l Ma dovranno rimanere sempre sterili e vani questi pii, profondi rimpianti? Dovranno essi attraversare la mente, turbare il cuore nelle ore meste, senza ' lasè1are di sè maggior traccia che il lampo nell'aria o la scìa della nave sulle vie del mare? - No, perché anche i rimpianti sono un provvidenziale rio chiamo; sono ritorni dell'anima che ritrova se stessa, scintille indicatrici di un fuoco sacro sopito, ma ancor vivo sotto le ceneri. E d'altronde, fortunatamente, mai come ai tempi nostri, così fecondi d'iniziative, fu possibile riparare deficienze e riempire lacune. Dice un forte poeta contemporaneo : « . . . . . . . . . . . . . io per vicende, non giudicai compiuto alcun destino » e prima di lui il Manzoni nostro, con profonda osservazione, aveva rilevato che la religione cattolica ha la singolare facoltà di rinnovare una vita, di concedere tutto il merito, tutte le gioie di una vocazione a chiunque si dia - da qualunque punto-a praticarneleopere. Tutti adunque, se vagheggiammo un tempo questo ideale, possiamo ancora farci missiunari. Pur rimanendo, capi o gregari, nelle nostre mansioni di famiglia e sociali; senza nulla sottrarre del nostro tempo n è della nostra attività ai doveri del proprio stato, noi possiamo partecipare direttamente alle fatiche, alle glorie ed al frutto dell'apostolato fra gl'infedeli, della civilizzazione dei popoli barbari. Ma in qual modo'? con quali mezzi? Tra i molti che si potrebbero suggerire, uno assai pratico e facile ne abbiamo proposto (vedi numero di dicembre del periodico), che già incontrò il gradimento di parecchi benefattori. Questo mezzo è il farsi iscrivere nell' Albo d'onore dei benefattori insigni per la redenzione dell'Africa. ('bi fa, anche in diverse rate, l'offerta.di almeno 50 lire per le Missioni della Consolata ha il suo nome segnato in quest'albo, dal quale - in ordine di precedenza - i nostri missionari toglieranno i nomi da imporsi ai bimbi africani, ai quali man mano viene amministrato il santo battesimo :

u. eo.,solata 5 l'offerente - o quella persona della sua famiglia, che egli creda far iscrivere in suo luogo - è di diritto padrino o ma~ drina del battezzando. Così mentre direttamente si partecipa all'opera sublime di popolare il Cielo di angioletti e di gettare le basi di una nuova cristianità, concorrendo a coprire le enormi spese che importano le missioni - specie le africane-si dà modo a chi le dirige di moltiplicare gli operai sul campo evangelico, di procedere agli impianti che si fanno di giorno in giorno più urgenti. Se beneficare i servi, i figli, è onorare la padrona, con:;;olare la madre, avranno certo la benedizione di Maria SS. Consolatrice, che così visibilmente s'interessa alla salvezza dei poveri Africani) quanti La seconderanno nella materna tenerezza verso di essi, sia coll'iscriversi nell'Albo, sia - non potendo tanto - con obolo più modesto, e sia coll'offrire quotidiane preghiere, sante comunioni per l'incremento delle nostre Missioni. I pagani favoleggiarono del re Mida a cui gli Dei avevano concesso di cambiare in oro quant'egli toccava. La nostra religione divina, traducendo in mirabile realtà quel mito, ci consente di cambiare in oro mistico con cui si compra il Cielo anche i rimpianti che, trascurati, non sarebbero se non vano lamento, sospiro lieve di vento tra le fronde, che si perde nell'immensità della campagna. C'i si perntetta ripetere che l'abbonamento at periodz'co è intieramente devoluto a vantaggio dette Mz'ssioni delta Consolata z·n A/rica. .l bene/attorz· che cz' mandano offerte sono vi11amente prega# di indicarcz· ogni volta se queste sono pet santuario, oppure per te Missionz· detta Consolata. Le o/- /erte inviatecz' senza alcuna z'ndicazione, s'z'ntenderanno /atte a beneficio dette Missz'oni. o UN'A ppELLD DALL'AFRIDA Crediamo che anche su queste colonne sarà letta con interesse e diletto la seguente lettera, diretta dal Padre Filippo Per·lo al Rev.mo canonico Giuganino, zelantissimo Dir·ettor·e Diocesano dell' Opera della S. ln(anzza. Essa, parlando dei costumi locali, darà ai nostri lettori la giusta idea dell'urgenza · che il Supe?"iore delle nostre Missioni in Africa ha di pr·ocedere a fondazioni irnpenosamente reclamate, non soltanto dalla religione, ma altresì dall'umanità. lll.mo e Rev.mo sig. Dirett01•e Diocesano dell'Opera della S. Infanzia, Il riconoscimento ufficiale del nostro Istituto da parte dell'Autorita suprema coll'affidarci una Missione indipendente, estesa quanto tutto il Piemonte, mi dà animo di rivolgermi a V S. Rev.ma, per pregarla ad avere la bontà di raccomandare la nostra Missione alla carità dei fanciulli d'Europa, i quali, privilegiati da Dio col farli nascere nella vera religione, sentono quanto nobile e generosa sia la cooperazione che essi prestano per estendere questa grazia ai loro infelici fratelli dell'Africa equatoriale. Parecchi sono imotivi che mi spingono a rivolgermi in particolar modo alla carità dei fanciulli. Mi permetta che a brevi tratti glie ne esponga qualcuno, fiducioso che l'appello fatto a nome dei poveri e disgraziati bambini nati fra le te· nebre dell'ignoranza e della barbarie, troverà nn'eco nei cuoricini gentili, già così presto apertisi al soffio della carità cristiana. Uno dei primi titoli che ci raccomanda è senza dubbio il numero assai rilevante di battesimi dai miei missionari e suore confe~ riti fin qui a bambini morenti: battesimi che

, 6 J.ll eo.,solata sono in continuo aumento per la facilità, crescente di mano in mano, di penetrare nei villaggi e nelle famiglie indigene. Il che ci è dato principalmente da un mezzo che - come in molte altre Missioni - si è dimostrato eccellente qui nel Kikùiu, per guadagnare la benevolenza e la stima delle popolazioni indigene ed indurle ad ascoltare volentieri la parola del missionario: la cura gratuita dei malati. Secondo risulta dai registri dei nostri ambulatorii, ben ottantacinque mila di tali cure già vi furono praticate, tra cui moltissime a bimbi; e siccome questi sono nella famiglia considerati come una vera ricchezza, quasi ogni guarigione di piccolo malato segna per il missionario la conquista dei suoi genitori. Col pretesto di curare i bambini, la suora specialmente, s'introduce, spesso chiamata, gradita sempre, nell'interno delle famiglie anche le più timorose e diffidenti, e mentre medica il figlioletto catechizza tutti i presenti nella casa. Appena poi intravvede prossimo il pericolo di vita, secondo i casi, battezza o chiama il sacerdote missionario a battezzare i piccoli moribondi, dei quali sovente - date le costumanze del paese - non sarebbe stato possibile avere altrimenti contezza. E siccome un eletto manipolo di 22 suore attende giornalmente, nelle varie nostre iltazioni alla visita dei villaggi ed alle cure a domicilio, è facile comprendere quanto sia proficua l'opera loro a favore di questa infanzia disgraziata. Ma un secondo titolo « di pietà degno e di soccorso » si presenta alla benevola attenzione di V. S. Rev.ma, e chiama i gentili fanciulli ad espandere i loro impulsi caritatevoli in ·ben più vasto campo. Come testè ho detto, i bimbi sono fra le nostre ropolazioni indigene tenuti preziosi, e la loro nascita è una festa per le famiglie, le quali già ~ vedono in essi futuri robusti guerrieri e lavoratori, che daranno onore e ricchezza alla o casa; oppure fiorenti giovanette, che saranno pagate a caro prezzo da chi le desidererà in matrimonio. Ma purtroppo la superstizione trionfa in certi casi dell'amore paterno e materno, e perfino dell'interesse. La nascita dei gemelli è considerata come infausta, ed uno stolto e fatale pregiudizio secolare fa credere che, se essi si lasciassero vivere e crescere, la madre ne morrebbe o diventerebbe sterile, e le più orribili disgrazie piomberebbero sulla famiglia. Perciò, ad evitare tantajattura, una megera qualsiasi s'incarica di strozzare i due innocenti, gettandone poi i corpicini in pasto alla iena. È una legge comune, a cui non sfuggono nemmeno i gemelli delle pecore e delle capre. Inoltre, se una madre muore nei primi mesi della vita del suo bimbo, cioè quando esso è ancora incapace di nutrirsi altrimenti che col latte materno, egli pure deve morire, giacchè nessuna altra donna del paese, per cosa del mondo, prenderebbe ad allattarlo, nel timore di avere la stessa sorte della di lui madre. E non è cosa infrequente che le nostre suore, accanto ad un cadavere ancor caldo di donna - secondo l'uso del paese lasciato alla iena - trovino abbandonato e raccolgano un bimbo che vagisce, mentre già la belva va adocchiando la doppia preda. Nè alla primissima età dei poveri infanti sono limitate le crudeltà, alle quali solo l'ignoranza e la superstizione spingono questi indigeni naturalmente buoni, e fra cui gli affetti famigliari sono assai vivi e rispettati. È uso del paese che nessuno più abiti nelle capanne dove una persona morì. Perciò, ad evitare gli imbarazzi ed i danni cagionati sovente da un cambiamento di dimora, eccettuati il padre e la madre di famiglia - dopo la cui morte la capanna s'abbrucciatutti gli altri membri d'una famiglia, quando il loro stato si giudica disperato, vengono portati nel bosco, e lasciati al posto dove morranno e saranno pasto alla iena. Tra gli agonizzanti abbandonati all'aperta campagna ad

J.l1 8o11solata 7 Q attendervi la morte, sono pure bimbi e fan- t ciulli, moltissimi dei quali sono trovati e battezzati dai missionari. Ma chi può dire quanti ne muoiano, senza che l'acqua batte- () simala abbia potuto loro schiudere il Cielo? Di fronte a questi spettacoli è oltremodo penosa la posizione del missionario, condannato a vedere e constatare il male gravissimo senza potervi porre riparo, unicamente per mancanza di mezzi. Tuttavia egli non perde il coraggio, :fidando in Dio e nella carità dei buoni. E noi abbiamo formato un piano grandioso, che mi permetto sottoporre a V. S. Reverendissima, nella speranza che Ella vorrà aiu,tarci a realizzarlo. Q dirsi d'assai, vorremmo aggiungere un grande orfanotrofio e collegio per questi fanciulli abbandonati. Quando noi saremo in grado di far fronte alle richieste, che, certo ci pioveranno da ogni parte, il governo inglese promulgherà una legge, per cui saranno passibili di pene gra·~issime i colpevoli di soppressione di gemelli o di abbandono d'orfani e di bambini moribondi. Ma perchè la legge possa essere emanata e messa in vigore, senza troppo violentare i costumi indigeni - cosa che il governo, ancor poco assodato nel paese, non potrebbe per ora permettersi - occorre che sia pront o a funzionare il progettato nostro stabilimento, a cui tutti sarebbero invi" tati a portare i gemelli invece di ucciderli, e gli altri bambini trovantisi In una delle nostre stazioni più centrali già abbiamo iniziato una specie di Asilo per la t t an ti, diretto dalle nostre suore, Il piccolo cuoco della missione di Limùru, Giacomino, nelle condizioni su indicate. Tutti vi sarebbero accolti ed allevati gratuischiavetto liberato della Colonia Italiana del Benndir. raccogliendovi i poveri orfani abbandonati presso le madri de- ~ funte, come sopra ho detto. Alcuni ven- ~ gono allattati artificialmente, altri da brave ~ l nostre catecumene, spogliatesi già delle loro superstizioni. All'asilo, che dovrebbe ingrantamente, e per di più- per altra legge, che il governo inglese s'impegnerebbe pure ad emanare - diverrebbero nostri :figli adottivi, i quali certo, fatti grandicelli, non cercheranno di abbandon!c\rci. - Ciò, natura)-

8 12 eo.,solata Q mente, ci permetterebbe di battezzare tutte quante queste creature disgraziate, avendo l'assoluta certezza di poter allevare quelle che scampano alla morte nella vera religione, dando loro altresì il modo di guadagnarsi il pane e di potere, a suo tempo, fondare nel paese buon numero di famiglie cristiane. Ma se qui ogni bambino costa pochissimo individualmente, il numero immenso di quelli che verrebbero ad esserci affidati ci cagionerebbe una spesa non indifferente, obbligandoci ad un'azione più lenta nell'evangelizzazione degli adulti. E questa pure urge, e per i frutti di vita eterna che promette prossimi, e per il pericolo protestante, di cui noi dobbiamo ad ogni costo scongiurare le minaccia e sventare le insidie, per non perdere irreparabilmente terreno, con danno enorme di queste anime, che sempre più ben disposte si affidano a .noi per avere la luce e la gioia della verità. Prima di finire, mi permetta V. S. Reverendissima d'accennare ancora ad un ultimo titolo, che ci mette in speciali rapporti coll'Opera da Lei ègregiamente diretta nell'insigne Archidiocesi Torinese. Alludo al nostro Collegio dei Catechisti. N elle missioni di tutte le parti del mondo è oramai conosciuta e provata l'efficacia straordinaria dell'aiuto che i catechisti indigeni - ben scelti e ben formati- possono dare al missionario, come coloro che conoscono a perfezione tutta la topografia del paese, la lingua ed i costumi indigeni, e sanno, colla naturale eloquenza, trovare la via del cuore dei loro compaesani. Nelle nostre stazioni di missione poi la loro cooperazione è preziosa anche per un altro motivo: i catechisti formano la squadra volante dei nostri cacciatori di bimbi. Essi, senza destare allarmi o sospetti di sorta, quali persone che son dapertutto di casa, possono penetrare anche là dove noi potrebbe il missionario, nè la suora; per loro non esiste difficoltà di luoghi, avvezzi come sono a questi p infiniti rigiri di colli e di creste montuose, nè hanno duopo di essere avari del loro tempo, come il missionario affaccendato in mille occupazioni, costretto a portare su mille punti la sua attenzione e la sua attività. Senza il concorso dei catechisti, molti bambini non avrebbero mai potuto essere rintracciati e battezzati. Ma occorrerebbe aumentarne progressivamente e di molto il numero, per porci in grado di sostenere validamente e vincere la lotta contro le crudeltà dell'ignoranza e della superstizione, giacchè su un milione di abitanti chi può dire quanti infanticidi - malgrado ogni nostro sforzo - ancora si consumano; chi può dire quanti piccoli poveri esseri ancora perdono la vita materiale, senza acquistare la pienezza dell'eterna e perfetta? Tutto questo lavoro e quello che seguirà dall'attuazione dei nostri progetti non è possibile, senza un sufficiente personale e gli adeguati mezzi richiesti in paesi così lontani e selvaggi, e nello stesso tempo cosl densi di popolazione. Occorrerebbero perciò nuove spedizioni da Torino di Sacerdoti, Fratelli e Suore, che ivi attendono già preparati per le missioni; nuove grandi provviste di medicinali per gl'indigeni e di cose indispensabili alla più modesta vita ed all'igiene dei bianchi in questi paesi; di cento piccoli oggetti manufatti e strumenti di lavoro, che debbono essere importati tutti con grandissimo dispendio dall'Europa, non offrendo queste località altre risorse che le naturali. Il nostro venerato Fondatore ha oramai speso centinaia di migliaia di lire nell'impianto e nell'avviamento di queste missioni; ma, senza poderosi aiuti, non potrebbe più oltre bastare alle gravissime spese di un'opera, che d'altra parte sarebbe oltre ogni dire triste e fatale alle anime troncare o lasciar deperire, nell'istante in cui più visibile appaiono su di essa i disegni della Provvidenza e la benedizione di Dio. l l ~-- Il ••• . ·' .• ~

.·., ... \ . . ' l ·' '"'· ... w eo.,solata 9 ~~--~~~~~~~·~~~~-~-~aK--~~~~~-~-~ ~--~~~~~~----~0~ Oh, faccia Egli che la carità dei fortu- ~ nati fanciulli d'Europa sia abbondante, e la S. V. in modo particolarissimo ci raccomandi affinchè la risposta generosa al nostro appello ~ sia una nuova conferma della divozione profonda alla Consolata, che è la più bella gloria del forte Piemonte, e permetta ai missio· nari che delia Consolata portano il nome di l) PER LA COMMEMORAZIONE BICENTENARIA della battaglia di Torino del 7 settembre 1706 Nell'entrante 1906 ricorre il secondo centenario del memorando assedio di Torino nel 1706, e della gloriosa battaglia che vi pose termine nel giorno 7 di settembre. Un CoTre giovani catechisti del Collegio dell'Immacolata presso Nière (da negat. del P. Perlo} annunziare tale Madre anche ai selvaggi fanciulli dell'Africa equatoriale. Coi miei anticipati ringraziamenti, aggradisca pure, Reverendissimo sig. Direttore, i sensi del mio profondo ossequio. Di V. S. Ill.ma e Rev.ma Devot.mo ed Obb.mo Padre FILIPPO PERLO Superiore della ]\fissione del Kénya nell'Africa Equatoriale ~====~~~====== ~ mitato di distinte personalità si è formato ~ fra noi, e da parecchi mesi alacremente lavora allo scopo di promuovere una degna i commemorazione di quegli avvenimenti di massima importanza, e che costituiscono la più bella pagina della storia del Piemonte. Facciamo plauso al pensiero nobilissimo, certi che la rievocazione gloriosa sia per esercitare anche ai giorni nostri quell'alto magistero ch' è proprio della storia, e rinnovi negli animi il felice connubio di sensi patriottici e di pietà religiosa che fece dei torinesi un popolo d'eroi, e diede al bello e generoso ardimento dei loro duci quel fon-

10 J1l eortsolata c damento di saggezza che fu il segreto della mirabile vittoria. A noi intanto, a doppio titolo incombe il dovere di portare il nostro contributo alla celebrazione del prossimo bicentenario: quali cittadini torinesi e quali figli devoti della Consolata, sotto i cui auspici t~i lottò e si resistette nella citta; si combattè e si vinse sul campo, cosicchè si può dire che tutta l' epopea svoltasi dal maggio al settembre 1706 - tra due tempi sacri a Maria Santissima - fu un continuo cantico a Lei, il quale passando per tutte le sublimi note dell'implorazione e della speranza, termina coll'osanna della gioia più viva, della più entusiastica gratitudine alla Celeste Liberatrice. Appunto colla storia del santuario, che veniamo pubblicando su queste colonne, siamo giunti all'assedio ed alla battaglia di Torino. Orbene, come vuole l' occasione lietissima, noi apriremo - per così dire - una larga parentesi nel contesto di questa storia, ed in luogo del solito breve capitolo riassuntivo, daremo sull'argomento una serie di articoli. Saranno altrettanti piccoli quadri che, riportandoci ai giorni epici della stupenda e vittoriosa lotta da Torino sostenuta contro la prepotenza straniera, ne tratteggieranno i più salienti episodi e metteranno in bella luce le principali figure che, accanto a quelle dei duci, emersero pure tra l'eroismo generale, su cui la defezione di pochi getta appena quell'ombra che in un bel dipinto è necessaria a dare più splendido rilievo all'insieme. E su fatti e persone vedremo dall'alto troneggiare, ministra della Provvidenza, Maria SS. Consolatrice, il cui santuario, fatto bersaglio all'artiglieria nemica, colla sua resistenza materiale stupendamente simboleggiò la forza morale di cui era centro: forza che tutti unendo nell'opera sostenuta dalla preghiera e dalla certezza dell'aiuto celeste, a tutti ispirava quella calma intrepidita che ebbe parte immensa, anzi valore decisivo l nella vittoria finale, come riconobbero unanimi i più eminenti scrittori di cose militari. o Ben venga dunque il solenne bicentenario storico del 1706, che per noi devoti della Consolata sara come il naturale complemento dell'indimenticabile ottavo centenario. E tra il lieto movimento delle grandiose feste patriottiche che si preparano; tra le folle che da tutto il Piemonte verranno a dare per qualche tempo vita più intensa alla nostra citta, siano nella loro integrità. rievocati gli avvenimenti gloriosi, e si rinnovino nelle coscienze quegli alti ideali di patria e di fede per cui pugnarono con fortuna pari alla concordia principi e popolo, soldati e clero: ideali che ancora e sempre possono soli accrescere la grandezza della nostra Torino, del Piemonte e dell'Italia tutta. I tramvieri B la Coqsolata Gia più volte su queste col .nne ci occorse parlare della divozione che un forte drappello dei nostri bravi tramvieri, pubblicamente ed in corpo, professa verso la Consolata. Ed i nostri più antichi lettori ricorderanno certo altresì l'occasione che fu bella origine di questa esemplare concordia di pii sentimenti e fatti, la .quale appare tanto più nobile e commendevole per i tempi che sì gran folla di lavoratori asserviscono al rispetto umano. Nell'inverno del1900 l'influenza imperversò terribilmente insidiosa nella nostra Torino, elevandovi d'assai la cifra della mortalità giornaliera, e causando malattie gravi e permanente indebolimento di salute a gran numero di persone. Orbene, dei nostri tramvieri neppur uno morì vittima dell'influenza, ed i pochi da essa colpiti lo furono senza gravita e senza conseguenze dannose. Eppure a quel tempo l'orario dei tramvieri era più lungo e più pesante assai che oggidì, e le piattaforme dei carrozzoni, non avendo neanco l'attuale piccola difesa di vetri, lasciavano conduttori e fattorini esposti alla neve, alla pioggia, al vento e all'umidità. continua, ch'è sì buon

Jl1 eo.,solata 11 veicolo dell'influenza. Quest'incolumità apparve veramente mirabile a tutta la cittadinanza, e da molti tramvieri delle due Società Belga e Torinese - che in allora si dividevano l'esercizio delle nostre linee - fu attribuita a speciale protezione della Consolata, di cui essi individualmente erano divoti e veneravano la benedetta effigie nelle loro case. Li per lì un moto spontaneo di gratitudine li unì in un solo pensiero: una colletta raggranellò prontamente la bella somma di 85 lire, che servirono a comprare ed a far incorniciare elegantemente, con dedica votiva, un grande cuore d'argento sormontato da fiammelle d'oro, il quale poi venne offerto alla Consolata con solenne funzione il mattino del 26 aprile 1900. S. E. Monsignor Spandre celebrò la santa messa ; tenne discorso ad 80 tramvieri accorsi ed impartì la benedizione col SS. Sacramento. Ma siccome l'omaggio alla C:msolata non era frutto di momentaneo fervore, ma aveva salde radici in un sentimentoJprofondo e robusto, quale conviene a forti lavoratori, la funzione del 1900 si ripetè poi ogni anno successivo, poichè ogni anno i tramvieri trovarono di essere stati protetti dalla Madonna tra i pericoli del loro servizio come tra le mura domestiche; mentre di più in più sentivano il bisogno di conservarsi la celeste benevolenza della mite Signora di Torino. . Da parte sua, la Consolata si compiacque di mostrare in mille incontri quanto gradisse la loro devozione e la fiducia che essi avevano in Lei riposta. Segni palesi di benedizione ebbe il tramviere Mirabelli Luigi, che fu appunto l'iniziatore della prima funzione e poi il più zelante promotore delle seguenti. Nello stesso 1900 un suo bambino di 4 anni trovavasi a:ffiitto da un male gravissimo all'occhio destro: per guarirlo non giovavano cure e rimedi di specialisti, i quali pronosticavano male assai. Visti insufficienti i soccorsi dell'arte umana, l'a:ffiitto padre si rivolse alla Consolata con una novena, che venne a cadere appunto nei giorni in cui erasi iniziata la colletta per il cuore votivo. La grazia fu immediata: il terzo giorno della novena il male sparì completamente, in modo quasi istantaneo, ed il povero piccino, liberato da un terribile tormento, riebbe gli occhietti vivi e penetranti di prima, con gioia immensa dei suoi genitori. Un'altra grazia grandissima ricevette il Mirabelli nel 1902, e la riportiamo quale risulta da una relazione, che il bravo tramviere si fece allora premura di stendere e trasmettere alla Sacrestia del santuario. « Verso le 9 del 18 giugno (1902) la mia bambina Isabella di 6 anni, guardata da sua madre che sedeva lavorando, si trastullava con altri bimbi in un prato nella località detta l'Eroico (regione Vanchiglia). Per un' improvvisa mossa, con spensieratezza compatibile alla sua età, la piccina corsa con impeto sul ciglio del prato, cadde in una sottostante bealera d'irrigazione. La rapida corrente dell'acqua subito trasportò quel leggero corpicino nel vicinissimo fosso della cinta daziaria, d'onde in men che non si dice passò nel canale sotterraneo che attraversa il Lungo Po e va a scaricarsi nel fiume. «Appena la bimba cadde, la mamma ed alcune altre donne presenti al fatto, avvertendo l'orribile pericolo, avevano levato alte grida, alle quali era tosto accorso un tal Bertolino Carlo di 30 anni, che trovavasi poco distante. Ma sebbene egli subito si gettasse nel fosso, non fece a tempo ad afferrare l'Isabella prima che essa entrasse nell'emissario sotterraneo. « La povera mia moglie allibita non respirava più, non aveva più forza nè coscienza per muoversi... Però il bravo Bertolino non s'era dato per vinto; non aveva perduta la presenza di spirito, nè lasciato scorrere inutile un minuto secondo. Uscito rapidamente dal fosso, corse al punto ove esso sbocca nel Po... Là, provvidenzialmente trova il barcaiuolo Bertero, che l'aiuta a fermare e raccogliere la bimba, prima che sia travolta nelle torbide onde del fiume. Ella è fuori dei sensi, ma è salva..... Restituita alla mamma sua che, per le premure di caritatevoli donne si è riavuta e non sa credere ai suoi occhi, e piange per gioia e per

12 l!' 8oflsolata un resto di timore, l'Isabellina è portata a casa. Un sanitario, chiamato d'urgenza, le presta le cure del caso, che la rimettono completamente dal principio d'asfissia e dallo spavento; il corpicino accuratamente visitato ed auscultato non presenta alcuna lesione interna ed ha all'esterno soltanto alcune non gravi contusioni. «Io, unitamente alla mia consorte, riconosciamo le chiare prove della bontà di Maria SS. Consolatrice nel fatto meraviglioo~o, anzi miracoloso, della salvezza della nostra bimba, che a Lei sempre raccomandiamo cogli altri nostri figliuoli e tutte le cose nostre. Volendo poi ricordare in perpetuo l'insigne benefizio, ho fatto dono alla chiesa parrocchiale di S. Pietro in Felizzano, mio paese nativo, di un quadro grande della Consolata, che l'ottimo parroco, teologo Canestri, di buon grado accettò, collocandolo su un altare della sua chiesa alla venerazione dei fedeli. Ed ora, pieno di riconoscenza verso la Vergine benedetta che mai non abbandona alcun desolato, e persuaRo di essere stato favorito da Lei con un vero miracolo e ciò proprio nell'antivigilia della sua festa, desidero e prego che sia pubblicata questa relazione, affinchè sieno animati da sempre maggior fiducia quanti sperano nella misericordia di Maria SS., pronta in ogni tempo a soccorrere chi la invoca ». « MIRABELLI LUIGI ». Graz-le alla generosUà di pia persona, che ha /atto un'offerta speciale al preciso scopo dz' promuovere glz' abbonamenti al periodz'co, s~·amo z'n grado di spedz're i:n.. premio a chz'unque ci procurerà un nuovo al'Jl'Jonato una magnifica fotocromia (nuovo processo di j'otograjla colorata) tratta dalla vera f'otograjJa della Consolata, della m z'sura dz' 0,.26 X O,19, adatta cz'oè a /arne un grazioso quadro da camera. PEIREGALIDEL CAPO D'ANNO raccomandiamo di leggere gli annunzi che si trovano in copertina. Grazie recenti riferite alla sacrestia del santuario Colonia Ca:iìada de Gomez (Provincia di S. Fè nell'Argentina). - CHIABRO GIACOMO ed una sua figliuola, Bartolomea, aravano un largo campo, guidando ciascuno un aratro tirato da cavalli, all'uso americano. A quello che guidava la giovane, una poderosa macchina marca the Oliver, erano attaccati ben cinque cavalli. A capo di un solco, o fosse capriccio degli animali od una falsa manovra di colei che li ' guidava, intanto che ella cercava di voltare indietro per proseguire il lavoro nel solco seguente, i cavalli preseroall'improvvisoiltrotto verso casa. In un soprassalto, la povera Bartolomea cadde dal suo sedile tra il corpo dell'aratro e la ruota di destra, alla quale restò aggrappata per la manica della veste. I · cavalli intanto continuarono la veloce loro corsa, tirandosela dietro strisciante a terra. Il padre, esterrefatto alla terribile scena, abbandona in mezzo al campo il suo aratro, e disperato rincorre il fuggente convoglio di morte, invocando il Signm·e e la 88. Vergine Consolata per la sua figliuola (parole testuali della sua lettera). Ed ecco, dopo aver percorso un 200 metri circa, il cavallo di testa al timone inciampa, cade: gli altri si arrestano non solo, com'era naturale, ma rimangono immobili come fossero di bronzo. La Bartolomea, sebbene tutta intontita, ritrova subito la sua presenza di spirito: libera la sua manica, e così svincolata, con precauzione si trae dal posto pericolosissimo in cui si trova, uscendo fuori per di dietro all'aratro ed evitandosi così il taglio del potente coltello circolare di cui sono muniti i the Oliver.

W eof1SO{ata 13 Quando suo padre riesce a raggiungerla, ella è già in piedi ed al di lui braccio può tornare tosto a casa. Ha riportato un taglio alla gamba sinistra, varie ammaccature ed abrasioni qua e là, ma sono cose senza conseguenze; un nulla appetto alla morte orribile di cui ha corso doppio pericolo: di rimanere sfracellata contro un ostacolo qualunque per gli sbalzi, nel percorso dei 200 metri per cui fu trascinata come corpo inanimato, oppure di essere mortalmente ferita dal taglien- ~ tissimo istrumento. Il Chiabro è uno dei più antichi abbonati al nostro periodico ed un zelante propagatore della divozione alla Consolata, non solo nella ~ sua famiglia, ma anche tra i conoscenti e gli amici. QOp~--~----~·~~~------~~--~-00 UN FAVORE che potrebbero farci tutti gli abbonati sarebbe quello di mandarci l'indirizzo di loro parenti o conoscenti stabiliti all'estt>ro. A questi noi sr•ediremo graNs numeri di saggio del periodico, allo scopo di diffondere sempre più la di· vozione alla Consolata. i l ~elazioni compendiate di grazie recenM DEllE QUUI fU CHIESTA LA PUBBliCAZIONE Torino. - NEGRI TERESA, dopo avere per intercessione della Consolata ottenuto il buon esito d'una operazione oculistica da lei dovuta subire, fu dichiarata poco dopo nella dolorosa necessità di sottoporsi anche a più grave operazione per liberarsi dalla cataratta. Ma la paziente si raccomandò con grande fervore alla Consolata, ed il terribile malanno potè essere scongiurato senza operazione, avendola il professore oculista dichiarata non piu necessaria. Torino.- «Prego caldamente V. S. a voler pubblicare un fatto a me occorso, in cui vedo chiaramente la protezione di Maria SS. Con· solatrice, di cui cerco essere molto divoto. « Stavo nel cortile della mia segheria cari· cando un carro di assi segate, quando ad un tratto mi sdrucciola un piede. Tentando di tenermi ritto coll'altro, pongo questo sopra il tornio che sta dinnanzi al carro, il quale essendo mobilissimo subit.o si mise a girare, onde io, perdendo l'equilibrio, caddi miseramente col r1apo all'ingiù dall'altezza di 3 metri circa. È chiaro che qualche grave accidente doveva seguire tale caduta, come attestano pure i pre· senti miei compagni di lavoro, invece, non solo nè morte nè contusione o ferita alcuna ne riportai, ma, con stupore di tutti, mi trovai,

14 llt eortsolata Q non so come, appeso col braccio ad una sbarra del carro sano e salvo, onde spiccando un salto potei ritornare sul carro e continuare liberamente il mio lavoro. «Riconoscentissimo alla Consolata, offro una tenue somma per la celebrazione d'una messa ed un cuore d'argento, unendo ai miei ringraziamenti quelli di un mio figlio chierico, il quale ottenne egli pure specialissima grazia. « CARLO BODRITO ». Torino. - TERESA TOSSANI da 53 giorni giaceva a letto ammalata di pleurite; già le si era una volta praticata la toracentesi che ora pareva necessario ripetere; ma il medico dubitava fortemente sia dell'esito di questa, come di quello finale della malattia pericolosissima. In tale frangente la Tossani manaò il marito a fare speciali preghiere al Santuario, mentre ella non cessava di raccomandarsi alla Con· solata, di cui teneva sotto il guanciale un'ima· gine. La fede dell'inferma le ottenne da Maria SS. la grazia: l'operazione non fu più necessaria e la maloittia volse ad esito favorevole, insperato. Verona. - ZOPPI TERESA da oltre un mese si trovava ammalata per atonia di stomaco e generale esaurimento. Dalla solerte cura del suo dottore aveva ottenuto bensì qualche miglioramento, ma questo progrediva cosi lentamente, che non potevasi sperare prossimo il tempo della guarigione. La paziente si rivolse fiduciosa alla Consolata con una novena e con varie promesse, qualora potesse ristabilirsi prontamente. «La Madonna -scrive la Zoppi -si degnò esaudirmi, e non passò gran tempo che mi trovai affatto guarita, in seguito al miglioramento sensibilissimo manifestatosi nelle mie condizioni di salute l'ultimo giorno della fatta novena ». Lanzo Torinese. - Una suora maestra nell'Istituto Albert, presa da violenta artrite al braccio destro e dolentissima di non poter più disimpegnare il suo ufficio per l'Assoluta im· mobilità del braccio, fece colle sue alunne una divota novena a Maria SS. Consolatrice. Compiutala appena, si trovò migliorata, ed in poco tempo fu libera affatto dal male. Le allieve, in riconoscenza, offrirono una tenue somma per la celebrazione di una messa nel Santuario. · Cbiavrie.-MARGHERITA PAGLIARELL01 malata di infiammazione intestinale, avendo troppo trascurato il suo male, già dava assai a pensare al dottore curante, quando cadde in deliquio così grave da parere all'intutto disperata. Il marito ed il figlio della poveretta, atterriti, fecero voto alla Consolata di un'offerta di L. 211 se ella si fosse riavuta. La Consolata gradi tanto l'atto pio, che l'amatissima madre e consorte si riebbe come per incanto e guarì in seguito interamente, onde il voto fu compito con riconoscenza. Nizza Marittima.-SuoR BERNARDINA, delle Fedeli Compagne di Gesù, si votò alla Cono solata per ottenere guarigione da male che necessitava una gravissima e difficile operazione. Pienamente esaudita, rende pubbliche grazie alla Vergine speranza degli affiitti. Torino. - «Assalita da gravi dolori cii.e mi impedivano di attendere ai miei lavori, sfiduciata dei rimedi che non giovavano, promisi alla Consolata che avrei fatto tenere al suo Santuario un ricordo, se mi avesse ottenuta la guarigione, tanto necessaria per poter sostenere la mia famiglia. Maria SS. accolse le mie suppliche, ed io con lieto animo offro un braccialetto d'oro in ringraziamento. « BARRA FELICINA ». Torino. - Il fanciullo BoccHI MARIO, di anni 9, venne al santuario colla mamma, per ringraziare la Consolata della guarigione a di Lei intercessione ottenuta da gravissima polmonite con sbocchi di sangue, guarigione che meravigliò lo stesso dottore curante. Montaldo Torinese. - TRUFFO MARIO, vispo ragazzetto di otto anni, è colpito da leggiera pleurite che tosto degenerando in violenta polmonite, dopo venti giorni di alte febbri lo trasse sulle soglie della tomba. I medici disperano della guarigione; non cosi i genitori del ma· latino, che fiduciosi lo votano alla Consolata, e con incessanti suppliche ottengono da Lei che il loro figliuolljtto sia presto fuor di pe· ricolo e poi guarisca in breve tempo benissimo. Spezia. - IsOLINA BIAGI, nel luglio 1903, veniva colpita da grave malattia interna, che rendeva necessario il di lei ricovero all'ospedale civile di Sarzana, dove fu sottoposta ad una pericolosa operazione chirurgica. Malgrado l'esito felice di questa, sopraggiunse alla malata una febbre che superò i 41 gradi e laridusse a siffatte condizioni di perieolo, da. far ritenere impossibile la sua guarigione e prossima la catastrofe. Invece, contrariamente alle tristi previsioni degli egregi sani~ri, dopo una lunga convalescenza, la Biagi guariva perfettamente, seuza risentire più alcuna con· seguenza della gravissima malattia sofferta. Ella, che è divotissima della Consolata e assidua lettrice del periodico, tutto attribuisce all'intercessione potente della Vergine Consolatrice da lei costantemente implorata, ed a cui rende pubbliche grazie. Torino. - GRAGLIA FRANCESCA offre la sua catena d'oro da sposa alla Consolata in riconoscenza di grazia insigne da Lei ricevuta, cioè la guarigione da polmonite complicata con più altre malattie, da cui era stata condotta al punto, c·he i dottori curanti avevano dato il caso come disperato e consigliati i parenti a provvedere per l'anima della paziente. Saluzzo. - « Se sono ancora viva; se sono di nuovo in salute, lo devo a Te, cara Madonna della Consolata, perciò ti ringrazio -proprio di cuore. Avevo cominciato assai male il tuo bel mese di maggio: la mia buona mamma piangeva da parecchi giorni presso

lii eof1SO{ata 15 Q • il mio letto, temendo di dover da un istante all'altro raccogliere il mio ultimo respiro. Ma tu, o Consolata, le mandasti la bella ispirazione di attaccare ad un mio braccio una tua medaglia, e da quel momento io non peggiorai più, anzi cominciai a migliorare tanto che ora finisco il tuo bel mese pienamente guarita. La tua piccola devota IDA GANO». Canale. - CATERINA AIRALDI, maestra, sciogliendo il voto fatto, con animo profondamente grato, rende vive e pubbliche grazie alla Consolata, dalla cui misericordiosa intercessione ottenne la guarigione di una gravissima malattia, da cui fu colpita nel 1902. Offre L. 10. Torino. - Il 7 maggio 1904, una bimba di tre anni e mezzo, LUIGINA MONGILARDI, abitante in Valle S. Martino, incontrato un sa· cerdote che tornava dal celebrare la messa in un vicino monastero, lo richiese d'una medaglia. Fu subito soddisfatta con una medaglina portantel'effigie della Consolata, che ella prese con molto rispetto e baciò ripetutamente. Il posdomani, 9 maggio, Luigina, vispa come un uccelletto, mentre stava trastullandosi sul balcone della sua casa d'abitazione, arrampicatasi sulla ringhiera per guardare abbasso, precipitò in cortile dall'altezza di quattro metri. Una signora che coi suoi due bimbi vide di lontano il volo fatale, esterrefatta si gettò in ginocchio a terra invocando pér la caduta piccina la Consolata. Vicini e passanti accorsero in grande affanno al luogo della disgrazia, ma quale non fu lo stupore di tutti nel tro· vare la Luigina, non solo incolume, ma tran- ~ quilla e lieta; come se quel salto fosse stato un puro giuoco per lei! E' più facile l'imma· ginare che il dire la gioia di tutti ed i ringraziamenti entusiastici che s'innalzano alla Consolata, la quale aveva salvato quell'angioletto. SACRE FUNZIONI Consacrazione del nuovo altare di S. Valerica abate compatrono di T orino Essa ebbe luogo il mattino del 21 dicembre, e fu compiuta dal venerato nostro Cardinale Arcivescovo, assistito dai Superiori e <ial Clero del santuario. Sua Eminenza dopo il santo rito, colla sapiente opportunità che sempre guida le sue parole, ne spiegava brevemente l'eccellenza ed il significato, soffermandosi principalmente alle materie che la Chiesa usa nelle consacrazioni: l'a.cqua, il sale, il vino e la cenere, o simboli rispettivamente della mondezza che deve avere l'altare - nuovo Calvario - ed il cuore di chi vi si appressa; della sapienza e della fortezza dei santi, che dobbiamo imitare per meritarne il patrocinio, e dalla pe· nitenza .che sola può rendere accettevole la preghiera. Alla messa immediatamente celebrata al nuovo altare ed alle altre che vi seguirono nel mattino assistevano divotamente molti pii torinesi, desiderosi d'essere i primi ad ossequiare il loro santo compatrono nella nuova sede ed averne primizie di grazie. Tutti ammirarono l'altare, imponente per grandiosità, elegante per linee architettoniche e per ese· cuzione inappuntabile (l), severo e grazioso insieme per il rilievo dei marmi candido e rosso sul predominante verde di Susa. Bella opera d'arte riusci l'icona, in cui il pittore.Clodoveo Clara seppe vincere le difficoltà che presentava la forma lunga e stretta del quadro, in modo che le figure non vi appaiono in alcun modo costrette o rinserrate, e vi si svolge libera e sciolta la duplice azione celi~ste e terrena che vi è raffigurata. In alto la Consolata accoglie la preghiera di S. Va· lerico, il cui effetto è simboleggiato da un angelo che ripone nel fodero la spada ministra della giustizia di Dio, con cui poc'anzi colpiva Torino. Nel primo piano del quadro si scorgono gl'attendamenti degli appestati con alcune figure che già sentono gl'influssi della divina misericordia, impetrata su di loro dal santo. Ai due lati dell'altare i magnifici quadri che già adornavano l'antica cappella di S. Valerico ricevono ora migliore risalto dal nuovo ambiente, e concorrono a formare un insieme veramente degno del santo abate Valerico e della antica divozione dei torinesi verso di Lui. (l) È opera della notissima Ditta Fratelli Catella di Torino, che già provvide tutti i marmi del rivestimento del santuario e sta ora preparando il nuovo pavimento. FRANCOBOLLI USATI si accettano con riconoscenza dalla Direzione del periodico, la quale ne procura la vendita a benefizio delle nostre missioni.

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