, 6 J.ll eo.,solata sono in continuo aumento per la facilità, crescente di mano in mano, di penetrare nei villaggi e nelle famiglie indigene. Il che ci è dato principalmente da un mezzo che - come in molte altre Missioni - si è dimostrato eccellente qui nel Kikùiu, per guadagnare la benevolenza e la stima delle popolazioni indigene ed indurle ad ascoltare volentieri la parola del missionario: la cura gratuita dei malati. Secondo risulta dai registri dei nostri ambulatorii, ben ottantacinque mila di tali cure già vi furono praticate, tra cui moltissime a bimbi; e siccome questi sono nella famiglia considerati come una vera ricchezza, quasi ogni guarigione di piccolo malato segna per il missionario la conquista dei suoi genitori. Col pretesto di curare i bambini, la suora specialmente, s'introduce, spesso chiamata, gradita sempre, nell'interno delle famiglie anche le più timorose e diffidenti, e mentre medica il figlioletto catechizza tutti i presenti nella casa. Appena poi intravvede prossimo il pericolo di vita, secondo i casi, battezza o chiama il sacerdote missionario a battezzare i piccoli moribondi, dei quali sovente - date le costumanze del paese - non sarebbe stato possibile avere altrimenti contezza. E siccome un eletto manipolo di 22 suore attende giornalmente, nelle varie nostre iltazioni alla visita dei villaggi ed alle cure a domicilio, è facile comprendere quanto sia proficua l'opera loro a favore di questa infanzia disgraziata. Ma un secondo titolo « di pietà degno e di soccorso » si presenta alla benevola attenzione di V. S. Rev.ma, e chiama i gentili fanciulli ad espandere i loro impulsi caritatevoli in ·ben più vasto campo. Come testè ho detto, i bimbi sono fra le nostre ropolazioni indigene tenuti preziosi, e la loro nascita è una festa per le famiglie, le quali già ~ vedono in essi futuri robusti guerrieri e lavoratori, che daranno onore e ricchezza alla o casa; oppure fiorenti giovanette, che saranno pagate a caro prezzo da chi le desidererà in matrimonio. Ma purtroppo la superstizione trionfa in certi casi dell'amore paterno e materno, e perfino dell'interesse. La nascita dei gemelli è considerata come infausta, ed uno stolto e fatale pregiudizio secolare fa credere che, se essi si lasciassero vivere e crescere, la madre ne morrebbe o diventerebbe sterile, e le più orribili disgrazie piomberebbero sulla famiglia. Perciò, ad evitare tantajattura, una megera qualsiasi s'incarica di strozzare i due innocenti, gettandone poi i corpicini in pasto alla iena. È una legge comune, a cui non sfuggono nemmeno i gemelli delle pecore e delle capre. Inoltre, se una madre muore nei primi mesi della vita del suo bimbo, cioè quando esso è ancora incapace di nutrirsi altrimenti che col latte materno, egli pure deve morire, giacchè nessuna altra donna del paese, per cosa del mondo, prenderebbe ad allattarlo, nel timore di avere la stessa sorte della di lui madre. E non è cosa infrequente che le nostre suore, accanto ad un cadavere ancor caldo di donna - secondo l'uso del paese lasciato alla iena - trovino abbandonato e raccolgano un bimbo che vagisce, mentre già la belva va adocchiando la doppia preda. Nè alla primissima età dei poveri infanti sono limitate le crudeltà, alle quali solo l'ignoranza e la superstizione spingono questi indigeni naturalmente buoni, e fra cui gli affetti famigliari sono assai vivi e rispettati. È uso del paese che nessuno più abiti nelle capanne dove una persona morì. Perciò, ad evitare gli imbarazzi ed i danni cagionati sovente da un cambiamento di dimora, eccettuati il padre e la madre di famiglia - dopo la cui morte la capanna s'abbrucciatutti gli altri membri d'una famiglia, quando il loro stato si giudica disperato, vengono portati nel bosco, e lasciati al posto dove morranno e saranno pasto alla iena. Tra gli agonizzanti abbandonati all'aperta campagna ad
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