2 1!1 eot'}SO{ata tente convergere di un'azione al fine segnato, con unità d'indirizzo. Le ultime lettere pervenute dall'Africa ci danno notizie sempre più consolanti. Il movimento degli Akikùiu verso la vera religione va facendosi ognor più vivo ed esteso: quei poveri selvaggi si sentono attirati dalla nuova Stella a loro - come già ai Magi - meravigliosamente apparsa: è Maria SS. che li chiama al suo Gesù. Accorrono ai catechismi folle che - mutati i colori del quadro - riproducono le scene delle campagne di Galilea, al tempo della predicazione del divino Maestro. Mentre in Africa sorge un tempio di pietre viventi, in Torino stanno per avere degno compimento i lavori del santuario. L'opera potè in questo 1905 apparire lenta perchè poco visibile, ma essa continuò assidua. Si sono compiuti i due altari monumentali che rimanevano a costruirsi nelle nuove cappelle, e toccando ornai al fine il colossale lavoro richiesto dalla preparazione dei marmi per tutto il pavimento, quanto prima se ne comincierà la posa, coronando -così l'opera che dirà ai posteri come il popolo subalpino abbia saputo mantenere e sorpassare le antiche sue tradizioni di fede. S. S. Pio X in una recentissima, sapiente allocuzione, constata che nelle regioni infedeli del mondo intero si diffonde la fede e si mccolgono messi migliori appunto là dove, secondo il giudizio umano, le semine dovrebbero dare minore prodotto, mentre nelle nazioni cattoliche i tempi volgono al peggio giorno per giorno, in modo da destare la più grande trepidazione e tristezza e da lasciare ap - pena intravvedere giorni migliori. Temiamo davvero, soggiunge il S. Padre, che si verifichi il detto della Scrittura: sarà tolto a voi il regno di Dio, e sarà dato ad altro popolo che produca i suoi buoni frutti. Certo la divina minaccia non mai parve più vicina a compiersi che fra le agitazioni ed i pericoli presenti. Per l'uomo che confida nell'uomo l'anno novello :,.i presenta dall'alba intorbidato da nubi paurose; ma chi sp.era in Dio sotto il manto di Maria SS. può tuttavia, senza pie illusioni, guardare fidente l'avvenire. Da una parte la storia di otto secoli ci dice che la Consolata custodì e difese il suo popolo sempre quando questo tenne alto il di Lei culto; dall'altra ci è di felicissimo presagio la nascente cristianità d'Africa che anche essa, come il rinnovamento del santuario di Torino, è opera delle nostre mani. Sulle vergini regioni, che sono come il giardino dell'Africa equatoriale, aleggia tutta la divina poesia del Natale. Lambiti dall'aura sacra da un capo all'altro del paese eccheggiante della parola di Dio, i colli ubertosi di naturale fecondità stillano dolcezza; risplendono di luce celestiale i sommi vertici del Kénya scintillanti di nevi eterne, e nelle profondità misteriose delle foreste si agitano a festa i lussurreggianti festoni di liane e di fiori. Sulle anime semplici già curvate in adorazione, aspettanti in ancora indistinta ma nuova e grande speranza, passa - divina carezza- la soavissima promessa del Bambino Gesù: Pace sulla terra agli uomini di buona volontà. Ed a tutti i divoti della Consolata, a quanti sono i benefattori delle Missioni sorte nel di Lei nome, prosperate sotto il Suo visibile patrocinio, giungano e si estendano le benedizioni co-
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