Jl1 eo.,solata 11 veicolo dell'influenza. Quest'incolumità apparve veramente mirabile a tutta la cittadinanza, e da molti tramvieri delle due Società Belga e Torinese - che in allora si dividevano l'esercizio delle nostre linee - fu attribuita a speciale protezione della Consolata, di cui essi individualmente erano divoti e veneravano la benedetta effigie nelle loro case. Li per lì un moto spontaneo di gratitudine li unì in un solo pensiero: una colletta raggranellò prontamente la bella somma di 85 lire, che servirono a comprare ed a far incorniciare elegantemente, con dedica votiva, un grande cuore d'argento sormontato da fiammelle d'oro, il quale poi venne offerto alla Consolata con solenne funzione il mattino del 26 aprile 1900. S. E. Monsignor Spandre celebrò la santa messa ; tenne discorso ad 80 tramvieri accorsi ed impartì la benedizione col SS. Sacramento. Ma siccome l'omaggio alla C:msolata non era frutto di momentaneo fervore, ma aveva salde radici in un sentimentoJprofondo e robusto, quale conviene a forti lavoratori, la funzione del 1900 si ripetè poi ogni anno successivo, poichè ogni anno i tramvieri trovarono di essere stati protetti dalla Madonna tra i pericoli del loro servizio come tra le mura domestiche; mentre di più in più sentivano il bisogno di conservarsi la celeste benevolenza della mite Signora di Torino. . Da parte sua, la Consolata si compiacque di mostrare in mille incontri quanto gradisse la loro devozione e la fiducia che essi avevano in Lei riposta. Segni palesi di benedizione ebbe il tramviere Mirabelli Luigi, che fu appunto l'iniziatore della prima funzione e poi il più zelante promotore delle seguenti. Nello stesso 1900 un suo bambino di 4 anni trovavasi a:ffiitto da un male gravissimo all'occhio destro: per guarirlo non giovavano cure e rimedi di specialisti, i quali pronosticavano male assai. Visti insufficienti i soccorsi dell'arte umana, l'a:ffiitto padre si rivolse alla Consolata con una novena, che venne a cadere appunto nei giorni in cui erasi iniziata la colletta per il cuore votivo. La grazia fu immediata: il terzo giorno della novena il male sparì completamente, in modo quasi istantaneo, ed il povero piccino, liberato da un terribile tormento, riebbe gli occhietti vivi e penetranti di prima, con gioia immensa dei suoi genitori. Un'altra grazia grandissima ricevette il Mirabelli nel 1902, e la riportiamo quale risulta da una relazione, che il bravo tramviere si fece allora premura di stendere e trasmettere alla Sacrestia del santuario. « Verso le 9 del 18 giugno (1902) la mia bambina Isabella di 6 anni, guardata da sua madre che sedeva lavorando, si trastullava con altri bimbi in un prato nella località detta l'Eroico (regione Vanchiglia). Per un' improvvisa mossa, con spensieratezza compatibile alla sua età, la piccina corsa con impeto sul ciglio del prato, cadde in una sottostante bealera d'irrigazione. La rapida corrente dell'acqua subito trasportò quel leggero corpicino nel vicinissimo fosso della cinta daziaria, d'onde in men che non si dice passò nel canale sotterraneo che attraversa il Lungo Po e va a scaricarsi nel fiume. «Appena la bimba cadde, la mamma ed alcune altre donne presenti al fatto, avvertendo l'orribile pericolo, avevano levato alte grida, alle quali era tosto accorso un tal Bertolino Carlo di 30 anni, che trovavasi poco distante. Ma sebbene egli subito si gettasse nel fosso, non fece a tempo ad afferrare l'Isabella prima che essa entrasse nell'emissario sotterraneo. « La povera mia moglie allibita non respirava più, non aveva più forza nè coscienza per muoversi... Però il bravo Bertolino non s'era dato per vinto; non aveva perduta la presenza di spirito, nè lasciato scorrere inutile un minuto secondo. Uscito rapidamente dal fosso, corse al punto ove esso sbocca nel Po... Là, provvidenzialmente trova il barcaiuolo Bertero, che l'aiuta a fermare e raccogliere la bimba, prima che sia travolta nelle torbide onde del fiume. Ella è fuori dei sensi, ma è salva..... Restituita alla mamma sua che, per le premure di caritatevoli donne si è riavuta e non sa credere ai suoi occhi, e piange per gioia e per
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