10 J1l eortsolata c damento di saggezza che fu il segreto della mirabile vittoria. A noi intanto, a doppio titolo incombe il dovere di portare il nostro contributo alla celebrazione del prossimo bicentenario: quali cittadini torinesi e quali figli devoti della Consolata, sotto i cui auspici t~i lottò e si resistette nella citta; si combattè e si vinse sul campo, cosicchè si può dire che tutta l' epopea svoltasi dal maggio al settembre 1706 - tra due tempi sacri a Maria Santissima - fu un continuo cantico a Lei, il quale passando per tutte le sublimi note dell'implorazione e della speranza, termina coll'osanna della gioia più viva, della più entusiastica gratitudine alla Celeste Liberatrice. Appunto colla storia del santuario, che veniamo pubblicando su queste colonne, siamo giunti all'assedio ed alla battaglia di Torino. Orbene, come vuole l' occasione lietissima, noi apriremo - per così dire - una larga parentesi nel contesto di questa storia, ed in luogo del solito breve capitolo riassuntivo, daremo sull'argomento una serie di articoli. Saranno altrettanti piccoli quadri che, riportandoci ai giorni epici della stupenda e vittoriosa lotta da Torino sostenuta contro la prepotenza straniera, ne tratteggieranno i più salienti episodi e metteranno in bella luce le principali figure che, accanto a quelle dei duci, emersero pure tra l'eroismo generale, su cui la defezione di pochi getta appena quell'ombra che in un bel dipinto è necessaria a dare più splendido rilievo all'insieme. E su fatti e persone vedremo dall'alto troneggiare, ministra della Provvidenza, Maria SS. Consolatrice, il cui santuario, fatto bersaglio all'artiglieria nemica, colla sua resistenza materiale stupendamente simboleggiò la forza morale di cui era centro: forza che tutti unendo nell'opera sostenuta dalla preghiera e dalla certezza dell'aiuto celeste, a tutti ispirava quella calma intrepidita che ebbe parte immensa, anzi valore decisivo l nella vittoria finale, come riconobbero unanimi i più eminenti scrittori di cose militari. o Ben venga dunque il solenne bicentenario storico del 1706, che per noi devoti della Consolata sara come il naturale complemento dell'indimenticabile ottavo centenario. E tra il lieto movimento delle grandiose feste patriottiche che si preparano; tra le folle che da tutto il Piemonte verranno a dare per qualche tempo vita più intensa alla nostra citta, siano nella loro integrità. rievocati gli avvenimenti gloriosi, e si rinnovino nelle coscienze quegli alti ideali di patria e di fede per cui pugnarono con fortuna pari alla concordia principi e popolo, soldati e clero: ideali che ancora e sempre possono soli accrescere la grandezza della nostra Torino, del Piemonte e dell'Italia tutta. I tramvieri B la Coqsolata Gia più volte su queste col .nne ci occorse parlare della divozione che un forte drappello dei nostri bravi tramvieri, pubblicamente ed in corpo, professa verso la Consolata. Ed i nostri più antichi lettori ricorderanno certo altresì l'occasione che fu bella origine di questa esemplare concordia di pii sentimenti e fatti, la .quale appare tanto più nobile e commendevole per i tempi che sì gran folla di lavoratori asserviscono al rispetto umano. Nell'inverno del1900 l'influenza imperversò terribilmente insidiosa nella nostra Torino, elevandovi d'assai la cifra della mortalità giornaliera, e causando malattie gravi e permanente indebolimento di salute a gran numero di persone. Orbene, dei nostri tramvieri neppur uno morì vittima dell'influenza, ed i pochi da essa colpiti lo furono senza gravita e senza conseguenze dannose. Eppure a quel tempo l'orario dei tramvieri era più lungo e più pesante assai che oggidì, e le piattaforme dei carrozzoni, non avendo neanco l'attuale piccola difesa di vetri, lasciavano conduttori e fattorini esposti alla neve, alla pioggia, al vento e all'umidità. continua, ch'è sì buon
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