Missioni Consolata - Gennaio 1906

8 12 eo.,solata Q mente, ci permetterebbe di battezzare tutte quante queste creature disgraziate, avendo l'assoluta certezza di poter allevare quelle che scampano alla morte nella vera religione, dando loro altresì il modo di guadagnarsi il pane e di potere, a suo tempo, fondare nel paese buon numero di famiglie cristiane. Ma se qui ogni bambino costa pochissimo individualmente, il numero immenso di quelli che verrebbero ad esserci affidati ci cagionerebbe una spesa non indifferente, obbligandoci ad un'azione più lenta nell'evangelizzazione degli adulti. E questa pure urge, e per i frutti di vita eterna che promette prossimi, e per il pericolo protestante, di cui noi dobbiamo ad ogni costo scongiurare le minaccia e sventare le insidie, per non perdere irreparabilmente terreno, con danno enorme di queste anime, che sempre più ben disposte si affidano a .noi per avere la luce e la gioia della verità. Prima di finire, mi permetta V. S. Reverendissima d'accennare ancora ad un ultimo titolo, che ci mette in speciali rapporti coll'Opera da Lei ègregiamente diretta nell'insigne Archidiocesi Torinese. Alludo al nostro Collegio dei Catechisti. N elle missioni di tutte le parti del mondo è oramai conosciuta e provata l'efficacia straordinaria dell'aiuto che i catechisti indigeni - ben scelti e ben formati- possono dare al missionario, come coloro che conoscono a perfezione tutta la topografia del paese, la lingua ed i costumi indigeni, e sanno, colla naturale eloquenza, trovare la via del cuore dei loro compaesani. Nelle nostre stazioni di missione poi la loro cooperazione è preziosa anche per un altro motivo: i catechisti formano la squadra volante dei nostri cacciatori di bimbi. Essi, senza destare allarmi o sospetti di sorta, quali persone che son dapertutto di casa, possono penetrare anche là dove noi potrebbe il missionario, nè la suora; per loro non esiste difficoltà di luoghi, avvezzi come sono a questi p infiniti rigiri di colli e di creste montuose, nè hanno duopo di essere avari del loro tempo, come il missionario affaccendato in mille occupazioni, costretto a portare su mille punti la sua attenzione e la sua attività. Senza il concorso dei catechisti, molti bambini non avrebbero mai potuto essere rintracciati e battezzati. Ma occorrerebbe aumentarne progressivamente e di molto il numero, per porci in grado di sostenere validamente e vincere la lotta contro le crudeltà dell'ignoranza e della superstizione, giacchè su un milione di abitanti chi può dire quanti infanticidi - malgrado ogni nostro sforzo - ancora si consumano; chi può dire quanti piccoli poveri esseri ancora perdono la vita materiale, senza acquistare la pienezza dell'eterna e perfetta? Tutto questo lavoro e quello che seguirà dall'attuazione dei nostri progetti non è possibile, senza un sufficiente personale e gli adeguati mezzi richiesti in paesi così lontani e selvaggi, e nello stesso tempo cosl densi di popolazione. Occorrerebbero perciò nuove spedizioni da Torino di Sacerdoti, Fratelli e Suore, che ivi attendono già preparati per le missioni; nuove grandi provviste di medicinali per gl'indigeni e di cose indispensabili alla più modesta vita ed all'igiene dei bianchi in questi paesi; di cento piccoli oggetti manufatti e strumenti di lavoro, che debbono essere importati tutti con grandissimo dispendio dall'Europa, non offrendo queste località altre risorse che le naturali. Il nostro venerato Fondatore ha oramai speso centinaia di migliaia di lire nell'impianto e nell'avviamento di queste missioni; ma, senza poderosi aiuti, non potrebbe più oltre bastare alle gravissime spese di un'opera, che d'altra parte sarebbe oltre ogni dire triste e fatale alle anime troncare o lasciar deperire, nell'istante in cui più visibile appaiono su di essa i disegni della Provvidenza e la benedizione di Dio. l l ~-- Il ••• . ·' .• ~

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