Missioni Consolata - Novembre 1904

178 llt eof}SO(ata tennio e per la sola Torino 52 esecuzioni, in cui non sono comprese le fucilazioni di militari; molte volte poi D. Cafasso recavasi nelle vari città della provincia' ad esercitare la stessa su- , blime opera di misericordia. I più celebri con­ . dannati ai quali toccò la ventura di averlo allato negli estremi istanti, sono il generale Ramorino, fucilato dopo il disastro di Novara; ed il famigerato Pietro M�ttino, rimasto in terribile e leggendaria memoria · fra il nostro popolino, sotto il nome di bersagliere di Candia (dalla sua patria nel Can�J.vese). ' Attorno a costui, ardente giovane di 27 anni, D. Cafasso aveva faticato già indicibilmente senza riuscire a nulla di buono; tuttavia, punto scoraggiato, egli continuò a raccomandare ai suoi convittori di pregare e pregare. In· fine la perseverante sua sollecitudine fu coronata cosi che, tornato affranto dopo aver assistito Mottino 'sul palco ferale ed udita, come sempre soleva, la messa in suo suffragio, a quanti incontrava per il Convitto andava ripetendo: Vittoria; vittoria: sia ringraziato Iddio ! - È rimasto tipico nel genere il caso che fu già narrato nel primo numero · di questo periodico, di un certo Ferraro da Rossignano, convertitosi davanti ad un'imagine della Consolata, mentre già si trovava sul carro avviato al patibolo, che allora rizzavasi al rondò di Valdocco. Talora poi l'ardente zelo di D. Cafasso, avvalorato dall'alto, giunse a portare i condannati a tale spirito di perfetta contrizione e conformità al divino volere, da indurii a subire con gioia la morte px;ematura, violenta, ignominiosa che doveva espiare i loro misfatti, lasciando speranza ·che fossero salvi non solo dall'inferno, ma anche dal purgatòrio. Ma se D. Cafasso, simile al buon pastore evangelic·o, correva in traccia delle pecorelle smarrite, riseryava nel suo cuore tesori di infinita sollecitudine per quelle rimaste nell'ovile. Salvare, insieme èolla propria, quante più anime poteva; risparmiare loro ogni pena' ed ogni castigo nell'eternità, era il solo scopo della sua vita: quello a cui aveva subordinato l'impiego del suo tempo, delle sostanze, del s.uo ingegno, della sua energia morale e materiale: quest'ultima veramente meravigliosa, avuto riguardo alia delicata ed alquanto difet. tosa costituzione da lui sortita da natura ed indebolita ancora dall'immane lavoro, dai digiuni, dal. cilicio, dalla riduzione al minimo ,POSsibile di ogni comodità e ristoro. Con una discrezione sempre amabile ed opportuna, tanto più notevole in un uomo così severo con se stesso, egli sapeva trasfondere nei suoi penitenti ed in quanti si ponevano sotto la sua direzione qualche parte del suo intenso desiderio di giungere al cieìo, senza passare per ,il purgatorio. D. Cafasso che zelantissimo nel suffragare le sante Anime, spesso scendeva col pensiero in quel carcere di tremenda espiazione, aveva avuti nelle sue meditazioni lumi superni per comprendere specialmente l'acerbità dello spasimo che alle anime purganti dà la dilazione della vista di Dio, ed il suo cuore, tutto acceso di amore divino, ne provava così grande spavento da prorompere spesso in questa esclamazione: No, al purgatorio non ci voglio andare! -E con carità apostolica voleva per gli altri ciò che per se stesso. Per.ciò tutti dolcemente spronava ad evitare con ogni ' studio anche )e pii! piccole colpe avvertite; a far tesoro quotidiano di meriti coll'esercìzio delle virtù c_omuni e casalinghe, coll'attendere a pie pratiche arricchite d'indulgenze. - Fate gran caso delle indulgenze - era uno dei ricordi che egli soleva dare ai suoi allievi alla loro uscita dal Convittq. Oggettospecialissimodella premura di D. Cafasso erano i . malati gr a vi ; intorno ad essi s'industriava in ogni delicato modo per indurii a fare atti di pazienza, di·conformità ai divini voleri; per portarli a ricevere in tempo util� i sacramenti della Chiesa e ben disporsi a. luèra.re l'indulgenza plenaria in articulo martis. La gioia che prova l'avaro riponendo nel suo scrigno una nuova preziosa. moneta, può dare una pallida idea della consolazione cb� a D. Cafasso· inondava il cuore quando, essendosene adempiute tutte le condizioni, poteva. fondatamente sperare ch,e un'anima. da lui assistita al gran paeso avesse acquistata tale indulgenza, e fosse perciò passata dal letto di mòrte direttament'e ·al paradisò. Ma altrettanto sì rattristava l'uomo di Dio, quando un caso spe�iale o qualche sua meditazione lo portavano ·a riflettere sulla sorte dei molti che periscono di morte subitanea ed improvvisa. Certo, pensava D. Cafasso, è grandissima �a benigna larghezza della Chiesa nel concedere l'indulgenza plenaria in articulo martis; eppure lascia ancora una lacune •. . . . Difatti, sebbene siano molti i titoli per i quali la detta indulgenza si può lucrare, tutti sono

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=