Missioni Consolata - Giugno 1904

il8 1ll eoflSO{afa stissima ricorrenza di questi santi giorni, ricordando il vero motivo delle presenti solennità centenarie, che è appunto la ristorazione del culto di Maria Consolatrice in seguito al fatto prodigioso clel 20 giugno 1104, narrato nel seguente CAPO VII. Scoprimento della cappella e dell'imagine tli N. S. delle Consolazioni. La notizia dello straordinario forestiero fu subito portata in Testona al vescovo di Torino, che era allora un certo .M:ajnardo o .M:aginardo, uomo di grande prudenza e pietà, stato eletto nel 1099 a questa sede episcopale, che egli poi santamente tenne fino al 10 dicembre del 1116, data della sua morte. Il buon prelato volle vedere e conoscere il messaggero di .M:aria SS., scrutarne i sentimenti ed il cuore. Fattolo, dunque, venire a sè, lo interrogò minutamente: si fece ripetere tutti i particolari della visione, del viaggio, della missione di cui dicevasi incaricato, ed ebbe a convincersi che non era in lui nè menzogna, nè allucinazione. Tuttavia prima di accondiscendere alle ardenti brame del pio cieco e d'iniziare le ricerche della sepolta cappella, il santo prelato volle invocare i lumi e l'aiuto di Dio, propiziandolo colla penitenza. Indisse perciò a tutto il suo popolo tre giorni di preghiera e di digiuno; la sera del terzo giorno, così sentendosi ispirato, decise di far incominciare fin dall'indomani gli scavi. Infatti il seguente mattino, quello cioè, del 20 giugno 1104, accompagnato dal clero scovo ordinò che si desse principio all'opera. Si dovette prima sgombrare il terreno dagli ammassi di pietre e di rottami che lo coprivano, ma il lavoro, molto e faticoso, procedette con tanta volenterosa alacrità che fu in breve compiuto. Si intraprese in seguito lo sterro con gran vigore di pie- l coni e di vanghe. Ecco apparire finalmente le vestigia di una devastata costruzione, la quale col progredire degli scavi si mostra i nell'antica sua forma. È una cappella, non l . grande, le cui mura portano stemmi ed iscrizioni e resti di pregevoli ornamenti, moltiplicati nel luogo dell'unico altare ancora i chiaramente riconoscibile. Una lapide infissa in un frammento di colonna accenna a guarigioni da morbi mortali; altre lapidi man mano raccolte fra i rottami, fanno fede che quel luogo già era sacro al culto di .M:aria SS. quattro secoli innanzi. e da ragguardevoli personaggi, il vescovo .M:ajnardo si portò sul luogo che dalla luce celeste apparsa al cieco era stato designato. � Colà già lo aspettavano non solo i pochi l torinesi rimasti nella città, ma moltissimi Infine vien scoperto un lembo di antico dipinto: fra la generale ansietà si attende con ogni precauzione a toglierlo di mezzo alle macerie. Gli sforzi dei devoti lavoratori sono coronati da felice esito: il dipinto dissepolto viene portato in alto fuor degli scavi. Un fremito di profonda, religiosa commozione si propaga fra la turba: erompe dai cuori un grido di gioia: La santa effigie! la santa effigie! - S'avanza il vescovo, la prende riverente fra le sue mani e la leva a vista di tutto il popolo: il cieco che primo le si prostra davanti, ottiene istantaneamente il lume degli occhi (Vedi incisione a pag. 89). Chi potrebbe al vero descrivere la sovrumana esultanza di lui, la letizia di tutto il popolo, unito in un solo pensiero di fede, di gratitudine e d'amore verso la .M:adre di Dio? Il vescovo .M:ajnardo intanto, commosso fino alle lagrime, invita il suo popolo alla preghiera e pronuncia solennemente questa formala : Om pTO nobis, intercede p1·o populo tuo, Virgo Consolat1'ix. altri rientrativi nei tre giorni precedenti da Testona e da altre terre, per unirsi a Giovanni Ravacchi, il quale non s'era più allontanato àa Torino e tutti infervorava colla parola e coll'esempio alla preghiera. Implorata solennemente la benedizione di Dio e l'intercessione di .M:aria SS., il veL'ispirata invocazione viene ripetuta a gran voce e con devotissimo slancio da quanti sono congregati intorno alla ricuperata sacra effigie, consecrando coll'unanime consenti-

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