Missioni Consolata - Agosto-Settembre 2022

77 agosto-settembre 2022 MC Frutto della sua esperienza di uomo di Dio, affermava: «Se si vuole fare del bene, bisogna essere sempre allegri. Quanti ci osservano possano dire: “guardate questi missionari: hanno lasciato casa, parenti, tutto, eppure sono sempre allegri”: il prossimo ne resta edificato ed è attratto alla virtù». La casa dell’allegrezza «Non voglio che questa casa - si riferiva alla Casa Madre - sia malinconica, ma che sia la casa dell’allegrezza. In Africa, se non vi saprete vincere, se non saprete frenare i malumori, i disappunti inevitabili, farete solo del male, del male… Questa è la casa dell’allegrezza, perciò non si deve mai fare il “muso” [broncio]. Fare il muso è segno che o non si sta bene, o che si hanno pene spirituali. Taluni, però, che si dicono disposti a faticare, a vivere, a morire da missionari, se il Signore manda loro un maluccio, si abbattono. Bisogna avere pazienza e, poco alla volta, passerà. Con la malattia o senza la malattia, il Signore ci farà morire quando piace a lui. A me piacciono quelli che stanno sempre nella volontà di Dio, che trovano la loro sicurezza nelle mani di Dio e tirano diritto. Avanti così. Vi voglio sempre allegri. Qui bisogna stare bene di anima e di corpo. Talvolta non vi vedo tanto allegri, e invece io desidero che in questa comunità si conservi e si accresca sempre più lo spirito di scioltezza, di allegrezza. Conosco comunità religiose che hanno una pietà amabile: tutti i membri sono tranquilli in se stessi e danno agli altri questo spirito, che è precisamente lo spirito che voglio in questa casa: sempre in gioia, sempre con facce allegre». Il mite sorriso del padre Le fotografie dell’Allamano che più ci sono care sono quelle che lo ritraggono con il volto atteggiato a sorriso mite, pacificante. Dicono di lui più di quanto potrebbe dirci un libro. Ho conosciuto confratelli come p. Giuseppe Bonaudo, Vladimiro Bazzacco, Domenico Feyles, che incontrarono il fondatore fin da piccoli, nel nostro seminario minore. Tutti lo ricordavano e me lo descrivevano vividamente, magari ad occhi lucidi, presi da quel mite sorriso del padre, dallo sguardo che ti leggeva fino in fondo, senza condizionarti. Ciascuno si sentiva amato come un beniamino. Tutti mi hanno ripetuto che, anche se ormai anziani, lo ricordavano con riconoscenza e nostalgia e continuavano a volergli quel grande bene che li aveva resi perseveranti e sereni fino a tarda età. Mi dico: a questa scuola voglio trarne profitto. padre Giuseppe Mina Giuseppe Allamano è stato per i suoi missionari e missionarie un padre, nel senso più profondo e bello. Molti libri hanno raccolto le sue parole paterne, tramandando la sua saggezza e testimoniando il suo affetto verso i suoi figli. Nella raccolta delle «Conferenze» alle suore (raccolte tra il 1913 e il 1925), c’è una particolarità che impreziosisce il suo ritratto: alcune sorelle, particolarmente abili e veloci nel prendere nota, oltre a registrare le sue parole, hanno annotato i suoi atteggiamenti, con semplici espressioni messe tra parentesi. «Sorride»: questa è la nota più ricorrente nel descrivere gli atteggiamenti del fondatore; del resto il sorriso è uno degli elementi più cari della sua persona, testimoniati anche nelle fotografie e nelle deposizioni. suor Stefania Raspo

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