Missioni Consolata - Agosto-Settembre 2022

cooperando © Chiara Giovetti e Matteo Pettinari / scrieen shot 74 agosto-settembre 2022 MC Lo scorso maggio, nei giorni 26 e 27, si è svolto in modalità ibrida - in parte online e in parte in presenza al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione interazionale, Maeci - il convegno Italia e Africa@. Organizzatore ne è stato il consorzio SpeRA, un coordinamento che riunisce diverse associazioni di volontariato attive nella cooperazione in Africa e che ha l’obiettivo di favorire la collaborazione e lo scambio di informazioni fra organizzazioni impegnate nel Continente@. Le due giornate di tavole rotonde hanno permesso il confronto tra una ventina di partecipanti appartenenti a quattro articolazioni della società: l’università, la chiesta missionaria, l’imprenditoria e il volontariato, inteso quest’ultimo - nelle parole del direttore centrale per l’Africa subsahariana al Maeci, ambasciatore Giuseppe Mistretta - come cooperazione spontanea, cioè non istituzionale. A rappresentare la chiesa missionaria sono stati i tre interventi di suor Paola Moggi, direttrice di «Combonifem», la rivista del Centro di comunicazione delle Suore missionarie comboniane, di padre Matteo Pettinari, missionario della Consolata in Costa d’Avorio e di chi scrive, in qualità di responsabile dell’ufficio progetti di Missioni Consolata Onlus e collaboratrice di MC. La sessione del 26 maggio mattina ha affrontato il tema dei progetti e delle opere italiane nei paesi africani. In questo contesto, la chiesa missionaria ha presentato tre iniziative: una scuola nella contea di Foya, Nord Ovest della Liberia, illustrata con un video inviato da padre Lorenzo Snider, missionario della Società delle missioni africane (Sma) responsabile della scuola; il progetto educativo delle Suore missionarie comboniane a Butembo, Nord Kivu, Rd Congo, presentato nel video inviato dalla superiora regionale suor Cinzia Trotta; il Consolata hospital Ikonda, descritto attraverso il video ufficiale visualizzabile online sul sito dell’ospedale@. Il 26 pomeriggio il convegno ha affrontato il tema «La società civile e religiosa italiana: processi di integrazione in Africa», mentre la mattina del 27 è stata dedicata alle sinergie per la salute globale, o «OneHealth», ossia «un modello sanitario basato sull’integrazione di discipline diverse» e «sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono legate indissolubilmente»@. La sessione finale del pomeriggio del 27, dedicata agli interventi istituzionali e alla sintesi dei lavori, ha visto l’emergere di un dibattito in corso da tempo nel mondo del volontariato: per molte piccole associazioni è impossibile operare gli adeguamenti - principalmente tecnici, di personale e di bilancio - necessari per essere riconosciute come attori della cooperazione istituzionale. Nonostante questo, con grande impegno e spesso sopportando costi anche notevoli, svolgono numerose attività in Africa e nel mondo, sono a tutti gli effetti una parte della cooperazione dell’Italia e vorrebbero vedere riconosciuto dalle istituzioni il loro ruolo. La risposta delle istituzioni - affidata alla viceministra degli Esteri Marina Sereni - è stata di voler certamente valorizzare il mondo delle piccole associazioni e della cooperazione spontanea, ma di volerlo e doverlo fare nel contesto indicato dalla legge 125/2014 sulla cooperazione, a sua volta frutto di un adeguamento legislativo alle modalità di cooperazione adottate dagli altri paesi europei. Se non possiamo costringere nessuno a adattarsi a un modello unico, ha detto la viceministra riferendosi al modello della cooperazione istituzionale, non possiamo nemmeno pensare che questo modello si adatti alle piccole organizzazioni. L’Italia è sottoposta alla valutazione dell’Ocse-Dac, il comitato di controllo sull’aiuto pubblico allo sviluppo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, e certe procedure che per le piccole associazioni appaiono come rigidità sono tuttavia necessarie per rispettare gli impegni che l’Italia ha preso a livello internazionale. È legittimo e giusto, ha concluso, che la piccola organizzazione non si iscriva al Registro del Terzo settore, non abbia la forza di partecipare ai bandi, non voglia stare all’interno di regole rigide, così come è giusto che questo tipo di volontariato venga riconosciuto e valorizzato sia dalla rete diplomatica italiana che dalla cooperazione istituzionale, in modi che volontariato e istituzioni devono cercare di definire insieme. Chi.Gio. Italia in Africa Il XII Convegno SpeRA (26 e 27 maggio 2022)

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