di fare, non l’urlo della folla che lo festeggia riconoscendo soltanto quello che lui è. Allo stesso modo la «gloria» di Dio non consiste nelle parole di lode che noi diciamo, ma nel suo mostrarsi per quello che Lui è davvero. Mosè, insomma, chiede a Dio di poterlo vedere, di poter capire chi è, senza più filtri. Ne avrebbe il diritto, dopo aver fatto per lui tanta fatica. Ed è poi anche il desiderio di ogni innamorato, che vuole sempre contemplare il volto dell’amato. È la richiesta di ogni mistico. Se ci pensiamo, capita anche a ognuno di noi, magari con meno meriti di Mosè e con parole diverse, di chiedere la stessa cosa: «Dio, se ci sei, fammi capire che cosa vuoi, che cosa progetti... Fammi capire perché tanta ingiustizia, tanta sofferenza... Mostrati, facci vedere chi sei davvero». Noi potremmo anche pensare di non meritarcelo, ma chi negherebbe che Mosè, forse, questo eventuale privilegio se lo è proprio guadagnato? UN DIO INVISIBILE? E invece no, Dio non lo concede. «Non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedere il mio volto e restare vivo» (Es 33,20). Ci sembra veramente di trovarci davanti a un Dio spietato, insensibile. Forse persino un po’ ottuso. Perché mai bisognerebbe morire solo per averti visto? Non puoi fare in modo che ciò non accada? Non puoi fare un’eccezione almeno per un campione della fede come Mosè? «Ti coprirò con la mia mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere» (Es 33,22-23). Meglio di niente, certo, anche se dalle spalle non siamo sicuri di riconoscere una persona. E quanto previsto accade: Dio pone Mosè in una fessura della R MC «Signore, mostrami la tua gloria» (Es 33,18). Se ci sembra una frase uscita dal nulla, senza collegamento con il discorso, è perché non ne cogliamo i sottintesi. La «gloria», nella lingua e nello stile dell’Antico Testamento, è mostrare chi si è davvero. Non si glorifica qualcuno perché lo si acclama o lo si esalta, magari in modo esagerato. La «gloria» di un atleta, ad esempio, può essere la sua medaglia d’oro, il suo record personale, che dicono chi è e che cosa è stato capace sapevole dei limiti dell’altro e della relazione stessa, ma anche determinato a portarla avanti. È l’amore più tormentato ma anche il più profondo, quello che parte dal cuore, ma coinvolge tutte le dimensioni della persona. È l’amore con cui ora anche Dio sa di amare Israele. Perché non si ritrova semplicemente attratto dal suo popolo, ma lo ha scelto. LA GLORIA DI DIO È a questo punto che Mosè decide di porre a Dio una richiesta: 33 agosto-settembre 2022 MC
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